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Indice degli argomenti Toggle Lo scenario globale secondo la IEAOccorre accelerare sulle energie rinnovabili: l’analisi AlthesysElettrificazione al palo, in Italia e non soloServe una stabilità per gli investimenti e per la crescita delle rinnovabiliPuntare sulle rinnovabili e sciogliere i nodi: il parere delle associazioniFotovoltaico ed eolico: le criticità non mancano Occorre far avanzare la transizione energetica e sbloccare il potenziale delle energie rinnovabili per far fronte a uno scenario geopolitico destinato a complicarsi giorno dopo giorno, provocando insicurezza anche energetica. È questo il messaggio che è emerso al KEY Energy Summit, attraverso le voci di alcuni dei più autorevoli attori del settore energetico, in particolare quello associativo. I temi in ballo sono stati molti: la criticità del quadro globale e i conflitti che stanno spingendo i prezzi di gas e petrolio, la complessità normativa che ancora si fa sentire sullo sviluppo della transizione energetica, i data center e la domanda di energia prospetticamente in crescita, l’elettrificazione da una parte auspicata (dalla rappresentante IEA, come vedremo) dall’altro ancora al palo in Italia (come ha messo a fuoco l’analisi condotta da Althesys). Lo scenario globale secondo la IEA Maria Sicilia Salvadores, Head of the Electricity Systems & Markets Division della IEA ha aperto il convegno, con un discorso riguardante il contesto energetico attuale. Ha voluto ricordare, come emerso nell’ultimo World Energy Outlook, che stiamo entrando nell’era dell’elettricità. La domanda di energia elettrica è destinata a crescere fortemente nei prossimi decenni, sostituendo altri combustibili in usi finali nel settore dei trasporti, nella digitalizzazione e nei data center. «Allo stesso tempo, i nostri sistemi energetici sono nel mezzo di una profonda trasformazione. Oggi si basano molto di più sulle energie rinnovabili». Le FER, ha ricordato, hanno contribuito a quasi il 50% della produzione, mentre l’eolico e il fotovoltaico ora rappresentano una quota maggiore di energia elettrica rispetto a gas e carbone messi insieme. La parola chiave per la sicurezza del sistema elettrico moderno è oggi flessibilità. Essa include tutte le sue dimensioni, dall’energia programmabile, all’accumulo, alla gestione della domanda e ad altre fonti. Mantenere un mix energetico equilibrato è di fondamentale importanza. Fonti programmabili come il nucleare, il gas e l’energia idroelettrica sono fondamentali per mantenere l’adeguatezza del sistema e creare stabilità, ha aggiunto Salvadores. «L’elettrificazione è la strada da percorrere per coniugare sicurezza energetica e decarbonizzazione, ma ciò avverrà solo se il prezzo sarà giusto. L’accessibilità economica è una preoccupazione fondamentale in molti paesi, in particolare in Europa. Stiamo notando che il prezzo dell’elettricità è spesso troppo alto per le famiglie e le industrie. Sappiamo che le famiglie europee pagano il doppio di quanto pagano le famiglie statunitensi per MWh». Occorre accelerare sulle energie rinnovabili: l’analisi Althesys A oggi, come ha messo in chiaro Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, presentando l’analisi di scenario, per cogliere i target di energie rinnovabili al 2030 (PNIEC slow 92,5 GW e PNIEC policy 107,4 GW) “serve un’accelerazione in particolare per l’eolico, che deve crescere di circa 1,6-2,9 GW annui rispetto ad uno storico recente di circa 0,4-0,7 GW/anno”. Nella analisi Althesys, si è trattato anche di accumuli: essi devono crescere al 2030 (fino a 44 GWh nello scenario PNIEC Slow oppure fino 71 GWh PNIEC Policy): in questa configurazione BESS sposterebbero circa il 10% della produzione del fotovoltaico. Nell’analisi, svolta qualche mese prima della presentazione a KEY, Marangoni ha premesso che la situazione globale è stata stravolta in pochi giorni. Tuttavia, ha posto in evidenza che già prima «l’elemento geopolitico era comunque fondamentale, un fattore chiave per la transizione energetica e di conseguenza serviva una visione che mettesse insieme elementi molto differenti: geopolitica, tecnologia, profili economici, governance e sistema». Detto questo, andando nello specifico del sistema elettrico europeo e dell’Italia, uno dei temi fondamentali è trovare un bilanciamento tra domanda e offerta. Un primo elemento da analizzare riguardo alla centralità dell’energia nella geopolitica attuale è la politica energetica europea. Essa «è determinante per lo sviluppo economico e industriale del continente in un quadro quanto mai complesso ed influenzato da elementi sempre nuovi ed in continua evoluzione». A partire dal Green Deal, «che sta avendo un’evoluzione, un po’ imprevista e imprevedibile rispetto a qualche anno fa», ci sono poi strumenti come il CBAM (Cross-Border Adjustment Mechanism) o le politiche sulla componentistica europea che stanno ridisegnando le regole di accesso ai mercati e che ovviamente stanno incidendo sui costi, sulla catena di fornitura e quindi alla fine sugli investimenti che si fanno nel settore energetico. Questo avviene in una fase in cui la competizione industriale economica tra le diverse aree globali si fa sempre più intensa. Elettrificazione al palo, in Italia e non solo Tornando al bilancio domanda-offerta «vediamo come, nonostante scenari di attesa di grande crescita dei consumi elettrici, il livello di elettrificazione in Italia, e in molti paesi europei, sostanzialmente è rimasto al palo». Cosa accadrà ora con l’avvento dei data center? Essi sono ritenuti il nuovo driver della domanda elettrica. In base ad alcune stime impatteranno sulla domanda tra il 7% ed il 13%, influenzandone la crescita: a oggi ci sono richieste di connessione per 69 GW, ma ne saranno realizzati solo una parte: quindi, diventa difficile da stimare. Sull’evoluzione delle energie rinnovabili si è già detto relativamente ai numeri espressi dall’analisi. Di sicuro, per cogliere i target al 2030 serve accelerare. In ogni caso, lo sviluppo delle FER comprende anche un aumento dell’eccesso di produzione elettrica pari al 2,2% della domanda, che potrebbe essere mitigato dagli accumuli, oltre che da idrogeno e nucleare. Entrambe, però, pongono dubbi. «Sull’idrogeno si sono prefigurati scenari di crescita molto importanti negli anni scorsi che, per ragioni di costo e per tutta una serie di elementi, non si sono ancora concretizzati». Riguardo alle tempistiche di effettiva realizzazione del nucleare in Italia «oggi è ancora difficile andarla a individuare. D’altro lato, il combinato disposto di un rischio di over generation, di una domanda elettrica che stenta a crescere, andrà a incidere sulle scelte di investimento delle energie rinnovabili». Serve una stabilità per gli investimenti e per la crescita delle rinnovabili Nei messaggi conclusivi lo stesso Marangoni ha messo in luce il tema forse più cruciale: assicurare stabilità e programmabilità degli investimenti al sistema, evitando interventi retroattivi. «Uno dei messaggi chiave proprio degli eventi di questi giorni è che non bisogna rallentare la transizione, ma al contrario che va accelerata in maniera molto forte. Uno dei temi aperti è riuscire ad accelerare sul fronte degli schemi che permettono di realizzare a costi molto competitivi nuova capacità rinnovabile». Un aspetto che non va dimenticato è quello della decarbonizzazione. Il 2050 non è certo lontano. Conviene quindi «trovare un equilibrio tra obiettivi, sviluppo delle energie rinnovabili, sostegno al progresso tecnologico e ai costi come ETS», ha segnalato nelle considerazioni finali il Ceo di Althesys. Puntare sulle rinnovabili e sciogliere i nodi: il parere delle associazioni Tra le voci associative, diverse hanno concordato sulla necessità di puntare sulle energie rinnovabili. A partire da Gianni Vittorio Armani, presidente di Elettricità Futura: «dobbiamo cercare di guardare meno su prospettive a lungo o lunghissimo termine e fare una pianificazione per i prossimi 3-4 anni. È questo un orizzonte temporale che consente di mettere a terra qualcosa di concreto e che vada nella direzione giusta. Abbiamo già la tecnologia competitiva e sono le rinnovabili. Vanno fatte costare poco». Più nello specifico ha affermato che occorre avere un target efficiente dal punto di vista economico e in grado «di catturare il valore che possono dare competitività alle rinnovabili, ma che non le faccia costare troppo. E su questo ci aiuta il mercato spagnolo che, con un 70% di penetrazione, ha raggiunto un livello di prezzo molto competitivo, anzi il più competitivo in Europa oggi, con un mix che al netto dei 6 GW di nucleare è molto simile al nostro». Di parere concorde è stato il presidente ANIE Rinnovabili, Andrea Cristini: «le rinnovabili hanno raggiunto un livello di competitività ormai evidente. Parliamo, in alcuni casi, anche della metà del prezzo dell’energia che riescono a fornire le fonti tradizionali». Nell’ambito delle infrastrutture strategiche per consentire alle fonti rinnovabili di aumentare la penetrazione, «ci sono gli accumuli, anche per i servizi ancillari di rete». Pur ammettendo che al presente ci sia bisogno delle fonti tradizionali come pure di nuove fonti nel medio lungo periodo, in ogni caso, secondo Cristini, «le rinnovabili hanno una strategicità fondamentale per il Sistema Paese». Fotovoltaico ed eolico: le criticità non mancano Occorre, però, creare condizioni che permettano lo sviluppo delle energie rinnovabili, così da arrivare quanto prima alla transizione energetica. Tra queste condizioni, c’è la necessità di avere un quadro normativo quanto più chiaro, evitando situazioni di complessità. Italia Solare riguardo all’attuale formulazione dell’intervento sugli ETS nel Decreto Bollette, ha evidenziato incertezza nei tempi e nell’applicabilità. Proprio sul tema è tornato il presidente, Paolo Rocco Viscontini. A proposito del fotovoltaico, ha ricordato che è una tecnologia affidabile, conveniente, rapida nelle installazioni, integrabile, quindi ha davvero una serie di vantaggi enormi. «Si tratta di una soluzione tecnologica che può dare una mano e la sta già dando al Paese. Ciò nonostante sempre più frequentemente si frappongono ostacoli». Proprio in merito al DL Bollette ha confermato la preoccupazione, in particolare per l’articolo 6 relativo alla norma sugli ETS. Tra le rinnovabili a più forte impatto nel contesto europeo, la fonte eolica in Italia è quello più penalizzata. Lo ha evidenziato Simone Togni, presidente ANEV: «l’eolico sta avendo un percorso di crescita ancora più basso di quello previsto dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima. l’Italia sta decidendo di rinunciare ad alcuni GW di potenza e di svariati GWh di di energia elettrica prodotta dell’eolico a un prezzo che sarebbe tra il 50 e il 30% inferiore al prezzo di borsa prima della crisi». C’è un problema di tariffe, che avrebbero dovuto essere allineate a quelle europee e c’è un ormai noto problema autorizzativo, ha sottolineato Togni. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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