Le foglie? Da scarto a risorsa

In ogni città, dai parchi e viali alberati al singolo giardino di un’abitazione privata, si nasconde (ma non troppo) una risorsa da sfruttare per coniugare innovazione e sostenibilità. Sono le foglie, cadute alla fine del ciclo di vita stagionale delle piante e, almeno fino ad ora, relegate alla voce rifiuti da smaltire. La biomassa residuale proveniente da foglie, sfalci e potature del verde urbano, al contrario, può offrire soluzioni ad alta innovazione per la produzione di nuovi materiali biobased e le Nature-Based Solutions che contengono i fenomeni dovuti al cambiamento climatico a scala urbana.

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Foglie: risorsa inaspettata per la sostenibilità

La start up Nantoo, sede a Milano, è specializzata nella raccolta intelligente delle foglie e nella trasformazione delle biomasse in materiali avanzati, utilizzabili in ambito industriale oppure per il ritorno al terreno di raccolta attraverso pratiche di buona coltura o cicli di compostaggio avanzato.

Questo è l’obiettivo del progetto Sfogliami che ha preso forma all’interno di ICESP, la piattaforma italiana degli attori dell’economia circolare nata su iniziativa di ENEA come interfaccia nazionale di ECESP in Europa. Cuore del progetto è la tecnologia BioPods, che consente di raccogliere e compattare in loco la biomassa verde con il confezionamento in Pods compostabili e rende possibile una raccolta differenziata efficiente delle foglie per tipologia vegetale, aprendo nuove prospettive di upcycling ad alto valore nell’ambito della bioeconomia circolare. Un approccio che nasce con la vocazione alla scalabilità e alla replicabilità in contesti diversi.

I vantaggi delle BioPods

La tecnologia BioPods ripensa la gestione delle biomasse provenienti dalle foglie secondo un processo che ne ottimizza la raccolta, la compattazione e il trattamento in chiave sostenibile e rigenerativa, riducendo l’impatto ambientale e il costo di smaltimento del materiale. Guardando, in prospettiva, alla costruzione di una filiera circolare che rigenera in nuova materia prima un materiale naturale fino a ora ritenuto un rifiuto.

tecnologia BioPods ripensa la gestione delle biomasse provenienti dalle foglie
Il sistema messo a punto da Nantoo utilizza una tecnologia di aspirazione potente che, a differenza dei metodi convenzionali basati su soffiatori, non solleva polveri o inquinanti atmosferici, ed è dotata di un sistema di filtrazione dell’aria in uscita. Il confezionamento diretto in loco delle Pods compostabili monouso permette di passare allo stoccaggio o trasformazione delle biomasse senza lo svuotamento manuale dei sacchi o dei camion. L’azione combinata di triturazione ad alta intensità e dei flussi d’aria controllati all’interno del sacchetto genera una biomassa con granulometria fine e omogenea, superiore a quella di un comune terriccio, e una riduzione volumetrica superiore al 90%. Il processo consente una compattazione efficace del materiale e una significativa ottimizzazione logistica, con una drastica riduzione dei trasporti, delle emissioni climalteranti e dei costi operativi.

L’implementazione di politiche di raccolta differenziata basate sulle diverse tipologie vegetali migliora la tracciabilità delle biomasse e permette una valorizzazione mirata in base alle loro caratteristiche chimico-fisiche, con importanti vantaggi soprattutto nel caso di colture omogenee, adatte alle applicazioni avanzate nella bioeconomia; a partire dall’estrazione di composti bioattivi o molecole ad alto valore per impieghi nel settore della chimica verde o della cosmoceutica.

La sperimentazione nel campo dei biopolimeri

Quali sono i campi di applicazione industriale e di rigenerazione urbana delle biomasse ottenute dalle foglie?

La valorizzazione della biomassa raccolta come materia prima seconda facilita la creazione di nuove catene di valore locale, con il reimpiego dei rifiuti verdi in processi industriali sostenibili. Grazie alla collaborazione con centri di ricerca, start up e imprese attive nel settore della chimica verde, Nantoo promuove progetti di sperimentazione per la produzione di nuovi materiali biobased, che comprendono lo sviluppo di miscele biopolimeriche, ottenute dalla miscelazione della biomassa con polimeri compostabili o biodegradabili per realizzare biomateriali destinati agli spazi outdoor, e la produzione e caratterizzazione di filamenti per stampa 3D e granuli per stampaggio a iniezione, dove le biomasse trattate con la tecnologia BioPods diventano la carica biobased all’interno di miscele compostabili.

INFILL materiale biobased per la stampa 3D
INFILL materiale biobased per la stampa 3D

Gli usi sono molteplici. Dalla biomassa ottenuta con la tecnologia BioPods è possibile estrarre cellulosa per produrre carta ecologica e packaging compostabile, recuperare lignina, polifenoli e molecole bioattive per l’impiego nei settori della chimica verde, della cosmetica naturale e della nutraceutica, e produrre biopolimeri e materiali compositi per il processo di stampa 3D, lo stampaggio a iniezione e la bioedilizia.

Ma si contano anche bioplastiche, ammendanti e materiali di rivestimento, mentre l’impiego a scopo energetico come pellet o biochar è riservato solo alle frazioni di biomasse che non sono compatibili per gli utilizzi a maggior valore aggiunto. La porosità elevata e la struttura fibrosa delle biomasse fogliari le rende idonee anche come substrato tecnico nella produzione di lettiere biocompostabili per gli animali domestici, riducendo l’impatto di materiali sintetici di origine fossile.

È sulle città che si gioca una delle partite più importanti. Alla scala urbana, il contributo di innovazione portato dalle BioPods guarda alle opportunità portate dalla trasformazione dei sistemi tradizionali di raccolta e trattamento del verde urbano, spostando il baricentro dallo smaltimento dei rifiuti alla pianificazione e rigenerazione del verde, in un contesto più ampio di pratiche rigenerative e applicazione delle Nature-Based Solutions, così come di nuove pratiche di manutenzione sostenibile del verde, favorendo il rilascio in loco della biomassa finemente triturata e facilmente assimilabile dal suolo con l’uso come pacciamatura naturale e come miglioramento della fertilità del suolo. Il recupero e il riutilizzo delle BioPods per pratiche rigenerative e Nature-Based Solutions favorisce l’adozione di modelli circolari di gestione della biomassa nei contesti urbani, agricoli e agroforestali.

Laboratori verdi all’aperto

Il recupero delle biomasse dalle foglie cadute porta importanti benefici sia all’ambiente che alla cittadinanza residente, come punta a dimostrare dati alla mano l’esperienza che potrebbe partire a breve a Serrenti, in provincia di Cagliari.

La tecnologia BioPods è infatti, anche, il fulcro di Radici Circolari, una value chain cleantech progettata per trasformare la gestione degli scarti verdi in una filiera circolare ad alto valore aggiunto, grazie a innovazione tecnologica, logiche di simbiosi industriale e azioni sul territorio secondo un modello scalabile e replicabile. A dare corpo a questi obiettivi sono le LeafAir Lounge, laboratori verdi all’aperto ispirati al metodo delle Tiny Forest Miyawaki, progettati per trasformare spazi in disuso in ecosistemi ad alta densità arborea con impatti positivi misurabili sull’ambiente, sulla salute e sulla coesione sociale. Le LeafAir Lounge si configurano come hub rigenerativi che offrono servizi ecosistemici, culturali e sperimentali e contribuiscono alla costruzione di città più resilienti, vivibili e circolari. La LeafAir Lounge ha una superficie media di 1000 m² con perimetro boschivo a crescita rapida e un’area centrale multifunzionale, la funzione di purificazione dell’aria, con l’abbattimento delle polveri sottili e la capacità di riduzione della temperatura locale, oltre alla scelta delle specie arboree ottimizzata per la resilienza climatica, la biodiversità e quindi l’upcycling biotech delle foglie. Con il miglioramento della qualità della vita e benessere delle comunità locali grazie alla creazione di aree verdi che favoriscono l’interazione sociale e l’uso creativo degli spazi urbani, contribuendo al benessere psicofisico, in un processo partecipativo e inclusivo che coinvolge università, scuole, cittadini, enti pubblici, imprese e terzo settore.

Visione innovativa sulle biomasse

Il progetto Sfogliami affronta il recupero delle biomasse con uno sguardo innovativo e a visuale ampia sugli obiettivi e risultati da raggiungere. “Nantoo ha sviluppato una macchina con una tecnologia proprietaria brevettata che consente di aspirare, triturare e compattare le foglie grazie all’azione di flussi d’aria” – spiega Patrizia Bertolesi, Sustainability Strategist di Nantoo, della quale è anche cofondatrice con Beatrice Sileno –.

Foglie e biopods per la trasformazione delle biomasse in materiali avanzati

Il terriccio quasi polverizzato ottenuto si deposita sulla base del sacchetto compostabile creando le BioPods, pronte per diverse tipologie di recupero e di valorizzazione nel campo dei materiali biobased, dei progetti di rigenerazione ambientale e delle Nature-Based Solutions che prevedono la cura, la manutenzione e il recupero delle biomasse, in un’ottica di valorizzazione e non di dispersione. Un fattore che abilita una migliore transizione ecologica e permette all’industria della biotecnologia un approvvigionamento migliore di queste risorse. Abbiamo iniziato a sviluppare progetti di rigenerazione ambientale che trasformano le biomasse prodotte in risorse per il territorio stesso, con un’attenzione a questo processo già a partire dalle fasi di progettazione e di pianificazione del verde urbano: da qui deriva una scelta più accurata delle specie autoctone o comunque adatte al sito.

BioPods: quali sono i vantaggi?

Il recupero di una risorsa vergine che attualmente impatta come rifiuto, secondo cui le foglie urbane vengono bruciate con un costo molto alto per le amministrazioni, e nello stesso momento il grande efficientamento della raccolta. Le BioPods hanno un diametro da 40 cm per uno spessore che può essere pari a 10 cm e possono contenere una quantità di foglie intere secche pari a quattro sacchi condominiali, utilizzare questa soluzione vuol dire ottimizzare e ridurre i trasporti, insieme con la riduzione dell’impatto ambientale. La tecnologia BioPods integra diverse funzioni: aspirazione e triturazione delle foglie e di altri residui vegetali, compattazione meccanica del materiale all’interno di sacchi compostabili, sigillatura dei sacchi, tracciabilità e conservazione nel tempo. La filtrazione dell’aria in uscita ha una capacità di abbattimento delle particelle solide fino al 90%, contribuendo a ridurre le emissioni di polveri sottili in ambito urbano. Questo migliora la vivibilità degli spazi durante le operazioni di raccolta e pulizia, con particolare attenzione al comfort operativo e alla fruibilità degli spazi pubblici durante le operazioni di manutenzione. Il sistema integra fin dalla fase di raccolta una logica di valorizzazione delle biomasse, rispondendo ai più recenti Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’affidamento dei servizi di gestione del verde pubblico, che privilegiano la riduzione delle emissioni, la tutela della salute e il recupero di materia rispetto allo smaltimento come rifiuti.

Come si passa dalle BioPods ai materiali biobased?

Ci sono diverse opportunità di riutilizzo del materiale ottenuto dal trattamento delle foglie con le BioPods. Fra i progetti sviluppati ci sono bioplastiche e biopolimeri come il filamento per stampa 3D compostabile e i granuli per stampaggio a iniezione che utilizzano le tecnologie delle aziende partner lavorando con una biomassa che fino a ora non era possibile recuperare, a causa sia della difficoltà della raccolta che della mancanza di una filiera di valorizzazione.

Poi ci sono le ricadute sulle aree urbane: a che punto è il progetto a Serrenti?

La LeafAir Lounge rappresenta il passaggio dalla valorizzazione alla rigenerazione. Non è solo un’area verde, ma un’infrastruttura ecologica e sociale che traduce la bioeconomia in spazio pubblico. A Serrenti la proposta è stata accolta favorevolmente dall’amministrazione comunale. Le aree sono state individuate e sono in fase di definizione, in attesa dell’attivazione delle risorse finanziarie necessarie per avviare la fase operativa. L’obiettivo è restituire al territorio i materiali derivati dalle proprie biomasse, chiudendo il ciclo in modo tangibile: superfici drenanti, sottofondi per percorsi pedonali, aree gioco e spazi di attraversamento diventano espressione concreta di un modello circolare.

La LeafAir Lounge agisce come Nature-Based Solution avanzata: integra progettazione del verde ad alta densità funzionale, selezione di specie autoctone anche in funzione del tipo di foglie che verranno valorizzate, incremento della biodiversità e regolazione microclimatica. Attiva servizi ecosistemici misurabili – ritenzione delle acque meteoriche, mitigazione delle isole di calore, miglioramento della qualità ambientale – e al tempo stesso diventa un laboratorio a cielo aperto per la sperimentazione di materiali biobased sviluppati a partire dalle foglie raccolte nel territorio.

Non è un parco dimostrativo, ma un living lab permanente in cui ricerca, impresa e comunità si incontrano. Qui la biomassa non viene semplicemente rimossa: viene trasformata, testata, reintrodotta come materia e come valore.

Serrenti rappresenta un contesto particolarmente favorevole: territorio aperto all’innovazione, radicato nelle pratiche della bioedilizia e nell’uso della terra cruda, con una scala che consente sperimentazione reale e misurazione degli impatti. La dimensione sociale diventa leva strategica: cittadini, scuole, attori locali e terzo settore partecipano ai processi di cura, monitoraggio e utilizzo dello spazio, rafforzando il legame tra gestione del verde, economia circolare, qualità della vita e rispetto dell’ambiente.

La LeafAir Lounge non è solo uno spazio riqualificato. È un prototipo replicabile di infrastruttura urbana circolare, in cui la gestione delle foglie diventa motore di rigenerazione ambientale, economica e comunitaria.

All’ultima edizione di Ecomondo avete presentato lo Smart Bin, come funziona?

Lo Smart Bin è rivolto alla cittadinanza per il conferimento dei BioPods ottenuti con il trattamento delle foglie raccolte sul proprio spazio privato. Rientra fra le potenzialità del progetto Sfogliami ed è stato sviluppato in partnership con un’azienda produttrice di cassonetti per isole intelligenti che funzionano attraverso smartphone o codice QR per Comuni, aziende e realtà diverse. Gli Smart Bin sono cassonetti con sensori IoT, completamente autonomi e alimentati da pannelli solari, che consentono il recupero delle BioPods sul territorio in prossimità: per esempio a Serrenti pensiamo di proporli all’interno di alcune aree di progetto per misurare il riscontro da parte della cittadinanza, allo scopo di identificare il prodotto e il servizio migliore da collocare sul mercato insieme ai partner di Nantoo.

Stiamo lavorando su una filiera che valorizza queste risorse anche con la creazione di un hub digitale, che sarà uno spazio di match making fra chi detiene le biomasse e le inserisce nello Smart Bin e chi le recupera attivamente, favorendo la tracciabilità delle filiere e il supporto a progetti di bioeconomia circolare nonché la collaborazione tra enti pubblici, imprese e cittadini.

La produzione delle BioPods avviene direttamente attraverso la tecnologia BioPods, progettata per operare direttamente durante la raccolta. Il sistema è già progettato per contesti privati e professionali – operatori del verde, aziende florovivaistiche, manutentori del paesaggio e realtà agroforestali – consentendo la trasformazione immediata delle foglie in unità standardizzate con unico flusso di lavoro, senza passaggi intermedi o movimentazioni manuali.

A partire da questa base tecnologica sono stati disegnati modelli integrati di raccolta all’interno del sistema Radici Circolari, che combinano servizi su chiamata, raccolte programmate porta a porta e punti di conferimento di prossimità dotati di cassonetti intelligenti. L’obiettivo è adattare la logistica alle caratteristiche dei territori, favorendo al tempo stesso la partecipazione di cittadini, imprese e operatori locali.

Il modello sta suscitando interesse anche in diversi contesti europei. A Rotterdam, ad esempio, una startup specializzata nella raccolta e differenziazione di flussi urbani complessi attraverso sistemi di logistica leggera con cargo bike – tra cui rifiuti elettronici, materassi, arredi dismessi, tessili e piccoli ingombranti – ha deciso di integrare una nuova linea di business dedicata alla cura del verde urbano e alla raccolta delle foglie. In questo contesto ha richiesto l’introduzione delle macchine BioPods all’interno delle proprie attività operative: la triturazione fine e la compattazione immediata consentono infatti di ridurre drasticamente i volumi delle biomasse movimentate, rendendo sostenibile anche la raccolta diffusa e aumentando l’efficienza economica senza incrementare l’impatto logistico, generando al contempo nuove opportunità occupazionali e percorsi di inclusione nelle comunità locali.

Un percorso replicabile e scalabile che, oltre alla sperimentazione avviata a Serrenti, viene proposto in diversi contesti urbani. A Milano, ad esempio, stiamo lavorando in collaborazione con associazioni di settore, enti accademici e con il patrocinio comunale alla realizzazione di una LeafAir Lounge come infrastruttura di rigenerazione ambientale e restituzione territoriale.

Quali saranno i prossimi step di evoluzione di questo percorso?

Il potenziale espresso dal sistema va oltre il trattamento del verde urbano e si propone come infrastruttura per la bioeconomia circolare nei contesti locali e metropolitani. La tecnologia BioPods si configura come uno strumento ad alto impatto per i contesti urbani che mirano alla transizione ecologica, alla decarbonizzazione e alla costruzione di un’economia resiliente e autonoma grazie alla capacità di essere scalabile, replicabile e caratterizzata da trasversalità settoriale. Le prospettive di sviluppo comprendono l’estensione delle sperimentazioni applicative delle biomasse a nuovi ambiti come la bioedilizia, i biocarburanti avanzati, i pellet litter e combustibili, i materiali compositi a basso impatto. Fra i passi da compiere si contano anche il completamento dello studio di LCA (Life Cycle Assessment), per validare scientificamente i benefici ambientali lungo l’intero ciclo di vita, e la replicazione del modello Radici Circolari in altri territori. Sfogliami è un progetto in evoluzione, siamo aperti a valutare nuove collaborazioni sia in termini di partner che di Comuni nei quali replicare il progetto.

 

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