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Indice degli argomenti Toggle Cosa si intende per Loss & Damage?Nuove prospettive di quantificazione del Loss & Damage I cambiamenti climatici rappresentano una realtà innegabile che interessa l’intero pianeta. Le conseguenze di questo fenomeno globale non si manifestano in modo uniforme: i Paesi in via di sviluppo, meno equipaggiati e vulnerabili, subiscono i danni maggiori legati al climate change. La mancanza di risorse limita la loro capacità di mitigare i danni immediati, ma ostacola anche gli sforzi a lungo termine per adattarsi ai cambiamenti climatici. Il tema “Loss & Damage” (Perdite e Danni) si riferisce ai danni irreparabili e alle perdite economiche, sociali e ambientali causate dai cambiamenti climatici. Questo concetto riconosce che esistono limiti alle capacità di adattamento e che alcune perdite sono inevitabili. La giustizia climatica cerca di affrontare queste disparità promuovendo un’equa distribuzione degli oneri e dei benefici delle politiche climatiche. Credits: UNFCCC La risposta globale al cambiamento climatico si è evoluta nel corso del tempo. Inizialmente concentrata sulla riduzione delle emissioni di gas serra per limitare il riscaldamento globale, e successivamente sull’adattamento ai cambiamenti inevitabili, il dibattito attuale sottolinea la necessità di affrontare gli impatti residui del cambiamento climatico. Nonostante gli sforzi per “mitigare e adattarsi”, è emerso chiaramente che alcuni degli impatti più gravi dei cambiamenti climatici saranno inevitabili e potranno compromettere gravemente vite e mezzi di sostentamento in tutto il mondo, oltre a mettere a dura prova i limiti fisici e socio-economici di adattamento delle persone, delle comunità e dei Paesi. È essenziale ora affrontare questo aspetto critico per garantire una risposta globale completa ed equa al cambiamento climatico. Cosa si intende per Loss & Damage? Il concetto di Loss & Damage (L&D) è cruciale nelle discussioni sui cambiamenti climatici, anche se di fatto non è stata ancora data una definizione ufficiale all’interno della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC). Come sottolinea un articolo di approfondimento di IPCC Italia, il termine L&D si riferisce in generale agli impatti negativi che colpiscono i Paesi in via di sviluppo particolarmente vulnerabili, a causa sia di eventi climatici estremi che di eventi a lenta insorgenza (slow onset events). Tali impatti si manifestano nonostante l’implementazione di tutte le possibili misure di mitigazione e adattamento. La ricerca su L&D è relativamente recente. I primi articoli che affrontano questo tema risalgono solo al 2013. Questo ritardo nella ricerca si riflette anche nei principali rapporti scientifici globali. Ad esempio, il Quinto Rapporto di Valutazione (AR5) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), pubblicato nel 2014, non menziona il termine L&D. È solo nel 2018 che il termine appare nel Glossario del Rapporto Speciale “Global Warming of 1.5°C” dell’IPCC. In questo contesto, il Glossario distingue tra “Loss and Damage” (con lettere maiuscole) per riferirsi al dibattito politico nell’ambito dell’UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) seguito all’istituzione nel 2013 del Meccanismo Internazionale di Varsavia per le Perdite e i Danni, e “perdite e danni” (in lettere minuscole) per riferirsi in generale ai danni dovuti agli impatti osservati e ai rischi attesi. Il riconoscimento e la gestione di L&D sono decisivi per supportare i Paesi vulnerabili nel fronteggiare le conseguenze più gravi dei cambiamenti climatici. Elisa Calliari, ricercatrice di CMCC Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici alla Ca’Foscari offre un punto di vista approfondito sul tema: “I Paesi in via di sviluppo, più vulnerabili, hanno storicamente dichiarato che il L&D si riferisce a politiche, attività, meccanismi finanziari che vanno ‘al di là dell’adattamento’, avanzando richieste per l’istituzione di una sorta di meccanismo compensativo – assicurativo per porre rimedio agli impatti irreversibili dei cambiamenti climatici. I Paesi sviluppati hanno contestato questa interpretazione e si sono opposti con forza a qualsiasi richiesta di compensazione e di assunzione di responsabilità. Hanno cercato invece di mantenere il tema del L&D saldamente all’interno dell’adattamento e hanno sottolineato le sovrapposizioni con l’ambito della Riduzione del rischio di disastri (Disaster Risk Reduction, DRR) e la sfera umanitaria.” Nel contesto dei negoziati UNFCCC, le questioni politiche sul tema del Loss & Damage (L&D) rimangono altamente controverse, con divergenze significative tra le Parti su quali perdite e danni debbano essere considerati e per quali ragioni. Una delle principali aree di scontro riguarda la collocazione della governance del L&D rispetto all’adattamento: se debba essere trattato come un elemento “all’interno” dell’adattamento stesso o come qualcosa che lo supera, delineando quindi un ambito specifico e autonomo. “Le richieste di compensazione e di assunzione di responsabilità che da sempre sono associate al tema del L&D”, aggiunge Elisa Calliari, “sono sempre state un vero e proprio tabù all’interno dei negoziati, perché i Paesi sviluppati sono restii ad aprire quello che potrebbe rivelarsi un vaso di Pandora d’infinite richieste di risarcimenti economici per i sempre più numerosi effetti negativi legati al clima che si vanno materializzando in giro per il mondo, e in ultima analisi questo è anche il motivo per cui ci sono voluti vent’anni affinché il dibattito sul L&D fosse finalmente inserito all’interno della Convenzione Quadro. Ma perché manca ancora una definizione ufficiale per circoscrivere in maniera chiara il concetto L&D? La mancanza di una definizione ufficiale di Loss and Damage (L&D) è il risultato di controversie politiche che risalgono agli inizi del dibattito negli anni ’90. Le richieste dell’Alleanza dei piccoli Stati Insulari (AOSIS) per un fondo assicurativo internazionale, volto a compensare i Paesi vulnerabili degli arcipelaghi e le nazioni in via di sviluppo situate sotto il livello del mare per i danni causati dall’innalzamento del mare, hanno sollevato questioni spinose riguardanti compensazione e responsabilità. Solo dopo oltre due decenni si è riusciti a integrare il concetto di L&D nell’architettura dell’UNFCCC, grazie all’istituzione del Meccanismo Internazionale di Varsavia (WIM). L’Accordo di Parigi del 2015 ha ulteriormente elevato il profilo politico del L&D, trattandolo in un articolo specifico (articolo 8) e assicurando la continuazione del WIM nel programma climatico post-2020. La COP21 ha inoltre stabilito la “stanza di compensazione” per il trasferimento del rischio e una task force sul dislocamento per sviluppare raccomandazioni su approcci integrati per prevenire, minimizzare e gestire il dislocamento. Nuove prospettive di quantificazione del Loss & Damage La mancanza di una definizione precisa di L&D e di metodologie chiare per quantificarlo ha generato notevoli incertezze sulle esigenze di finanziamento. Un importante progresso è stato compiuto con la decisione di creare un meccanismo di finanziamento per L&D alla COP27, successivamente implementato alla COP28. Questo ha portato a impegni finanziari iniziali superiori ai 700 milioni di dollari. Tuttavia, la persistente vaghezza delle definizioni e l’assenza di metodologie ben definite continuano a costituire ostacoli nella comprensione delle effettive necessità di finanziamento per L&D. Credits: UNFCCC In questo contesto, un nuovo articolo realizzato sotto il coordinamento del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC), in collaborazione con l’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) e il Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), offre nuove prospettive di quantificazione dei costi economici di L&D. Pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Reviews Earth & Environment, l’articolo esplora innovative metodologie che combinano le recenti intuizioni dell’economia climatica con i principi di responsabilità storica. Gli autori propongono un approccio che integra la quantificazione dei danni climatici con una visione etica della responsabilità. Questo metodo non solo mira a fornire stime più precise dei costi economici associati a L&D, ma anche a stabilire un quadro più equo per la distribuzione delle responsabilità finanziarie. L’obiettivo è di ridurre le incertezze attualmente esistenti e di fornire una base solida per le future politiche climatiche e gli accordi di finanziamento. Come afferma Marco Tavoni direttore del CMCC-RFF European Institute on Economics and the Environment: “Questo lavoro dimostra come la scienza transdisciplinare possa far avanzare il dibattito politico ad alto rischio su L&D derivanti dal cambiamento climatico. I risultati evidenziano significativi impatti economici del cambiamento climatico nei paesi vulnerabili e mostrano la natura dinamica della responsabilità nella ripartizione del fondo L&D. Questa ricerca è un appello a migliorare e integrare le metodologie di ricerca e l’osservazione per aiutare ad avanzare nei negoziati internazionali.” Adottando una comprensione dinamica della responsabilità, i risultati del nuovo studio delineano come le crescenti esigenze di finanziamento per il Loss and Damage (L&D) possano essere soddisfatte. “È sempre più chiaro che i costi economici del cambiamento climatico sono sostanziali. Mentre il riscaldamento globale e gli eventi meteorologici estremi influenzano le economie di tutto il mondo, sono generalmente le regioni meno responsabili del cambiamento climatico e con meno risorse per adattarsi a essere colpite più duramente,” sottolinea Leonie Wenz, coautrice e ricercatrice presso PIK. “Qui illustriamo come le intuizioni dell’economia climatica empirica possano informare le esigenze di finanziamento per L&D quantificando questi effetti.” Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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