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Indice degli argomenti: L’edilizia e le emissioni di CO2 Che cos’è un edificio a emissioni zero Le differenze tra un NZCB e un NZEB Lo sviluppo sostenibile, concetto sviluppato negli anni ’70 dopo la crisi petrolifera, oggi assume un’importanza ancora maggiore perché, nel corso del tempo, è cresciuto costantemente l’impatto sull’ambiente a causa dell’uomo. Problematiche come quella dei cambiamenti climatici sono globali ed è per questo che i paesi del mondo, negli anni, hanno provato a definire obiettivi e percorsi comuni per ridurre l’inquinamento atmosferico. Per quanto riguarda l’Europa, il primo pacchetto di misure per il clima e l’energia risale al 2008 e prevedeva che entro il 2020 si fossero ridotte le emissioni di gas a effetto serra, aumentata la quota di energie rinnovabili e migliorato l’efficienza energetica, il tutto del 20%. Questi obiettivi sono stati raggiunti e nel 2014 si è firmato un ulteriore accordo per i target da raggiungere entro il 2030. Considerata l’evoluzione delle cose, a dicembre del 2020, si è deciso rendere ancor più ambizioso questo obiettivo, alzato dal 40% al 55%. I Paesi Europei, inoltre, si sono impegnati a trasformare l’Europa in un’area a impatto climatico zero entro il 2050, come indicato nella legge europea sul clima, uno degli elementi del Green Deal. È chiaro che per una transizione del genere le azioni da intraprendere sono molte e su più fronti e l’edilizia non ne è esente. L’edilizia e le emissioni di CO2 Il settore delle costruzioni, da tempo, è tra quelli responsabili di maggior consumo di risorse, produzione di energia e, quindi, emissioni di CO2. Secondo un rapporto dell’Onu, il comparto ha toccato nel 2020 il picco di emissioni della sua storia, che rappresenta più del 38% del totale delle emissioni globali legate all’energia. Per il riscaldamento, il raffrescamento, per la produzione di acqua calda sanitaria, per l’illuminazione, per la ventilazione, per il funzionamento degli elettrodomestici, un edificio consuma una certa quantità di energia che, quando viene prodotta, causa l’emissione di sostanze climalteranti. A ciò, si aggiunge la CO2 che deriva dalla realizzazione dei prodotti e dei materiali edili utilizzati per la costruzione dell’edificio, per il loro trasporto e per il loro montaggio. Infine, ci sono le emissioni dovute alla demolizione delle costruzioni e al loro smaltimento. Proprio per questo è diventata sempre più forte la consapevolezza che un’edilizia più green, che consumi meno risorse, meno energia e che sia improntata ai principi della sostenibilità e dell’economia circolare, è ormai fondamentale. Ma come sapere se un edificio è sostenibile? Gli strumenti per analizzare l’impatto degli edifici non mancano, in primis il Life Cycle Assessment (LCA), che permette di calcolare l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita dell’edificio. Per misurare quanto è virtuoso un edificio, poi, ci sono anche i diversi protocolli e marchi di certificazione, di cui ne sono esempio il protocollo LEED o il protocollo ITACA; dei sistemi a punteggio che valutano in modo complessivo l’impatto ambientale dell’edificio, considerando ogni suo aspetto, dal consumo energetico e dall’uso di rinnovabili, fino alla tipologia di materiali utilizzati o all’accessibilità dei trasporti pubblici. Che cos’è un edificio a emissioni zero Un NZCB è un edificio a emissioni zero, che riduce al massimo le emissioni di CO2 riconducibili alla produzione dell’energia consumata. Si tratta di un concetto nato negli ultimi anni proprio per spostare l’attenzione sul contributo dell’edilizia nella transizione dei paesi verso modelli a impatto climatico zero. Il focus è, quindi, la tipologia di energia consumata e il suo impatto sull’ambiente. Per questo, in un NZCB, è fondamentale il ricorso all’energia rinnovabile e pulita, mentre oggi purtroppo per soddisfare la richiesta di energia elettrica (sempre maggiore) si fa ancora in larga parte ricorso a fonti non rinnovabili. Un edificio a emissioni zero consuma poca energia e prodotta in modo sostenibile. Questo significa ricorrere a soluzioni come il raffrescamento passivo, l’isolamento dell’involucro, la riduzione degli sprechi, lo sfruttamento di risorse locali e a soluzioni impiantistiche efficienti. Inoltre, ciò che conta è che l’energia consumata sia prodotta tramite fonti rinnovabili a basso impatto ambientale, non per forza in loco. Nel 2019 e nel 2020 sono nate diverse iniziative globali che hanno ufficializzato il concetto di edifici a emissioni zero e che si propongono come “coalizioni” internazionali che si rivolgono e coinvolgono diversi attori, come leader e politici locali, amministrazioni, ma anche investitori, società finanziare e immobiliari, con lo scopo di promuovere la crescita di iniziative e interventi finalizzati proprio alla realizzazione di edifici a emissioni zero e, perché no, intere aree urbane a emissioni zero. I due principali esempi sono la “Zero Carbon Buildings for All” presentato durante il Climate Action Summit a settembre 2019 e il “Net Zero Carbon Buildings Commitment” lanciato l’anno successivo dal Green Building Council. Tutti questi sforzi servono proprio a facilitare lo sviluppo di interventi e iniziative, oltre che a diffondere una precisa cultura, con lo scopo di favorire il raggiungimento (globale) degli obiettivi posti per il clima e l’energia del 2030. Le differenze tra un NZCB e un NZEB A questo punto nasce spontanea la domanda relativa a quali siano le differenze tra un edificio a energia zero (NZEB) e un edificio a emissioni zero (NZCB). La risposta riguarda principalmente l’unità di misura utilizzata per definire quanto un edificio è virtuoso. Nel caso degli edifici a energia quasi zero si calcola esclusivamente la quantità di energia primaria consumata dall’edificio, espressa in kWh al mq annuo. Il parametro utilizzato per gli edifici a emissioni zero è considerato essere più “flessibile” e valuta non solo l’energia utilizzata, ma il suo impatto sull’ambiente. Per questo si utilizzano le quantità di CO2 emesse per la produzione di quell’energia che viene consumata nell’edificio. In questo caso, l’indicatore si misura in kg al metro quadro annuo di CO2. Quindi, mentre per gli NZEB si ricorre al calcolo della quantità di energia primaria consumata, con gli NZCB si calcolano le emissioni imputabili alla produzione di questa energia. In alcuni paesi, come la Gran Bretagna, le due definizioni hanno poi un’ulteriore differenza, ovvero gli standard per gli NZCB si riferiscono ai soli edifici domestici (per ora), mentre nel caso degli NZEB si parla di qualsiasi tipologia di funzione. Decarbonizzare il settore delle costruzioni, quindi, dipende sì dalla riduzione di energia consumata, ma anche e soprattutto da come viene prodotta. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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