Climatizzatori intelligenti: inverter, WiFi e pompa di calore per consumare meno tutto l’anno 24/06/2026
Indice degli argomenti Toggle Lo stato dei corpi idrici in ItaliaCorpi idrici superficialiI fiumi I laghiGli inquinanti più diffusiLe pressioni antropiche Una priorità e una leva strategica per la salute, l’ambiente e l’economia italiana. È con queste parole che Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA e SNPA racconta la motivazione che spinge l’ente a realizzare lo studio “Rapporto sullo stato delle acque in Italia”, un lavoro fondamentale che funge da strumento per il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale. Il Rapporto ISPRA sullo stato delle acque in Italia, basato sui dati del terzo ciclo di gestione della Direttiva Quadro sulle Acque, analizza più di 7.700 corpi idrici superficiali e 1.007 sotterranei. Dai risultati emerge che il 43,6% delle acque superficiali raggiunge uno stato ecologico buono o superiore, mentre oltre il 75% presenta uno stato chimico buono. Per le acque sotterranee, circa l’80% è in buono stato quantitativo e il 70% in buono stato chimico. Come sottolineato dalla Presidente Gallone: “ISPRA e SNPA garantiscono dati scientifici e solidi al servizio delle Istituzioni. Il Rapporto sullo stato delle nostre acque conferma segnali positivi, ma evidenzia anche quanto sia urgente accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di qualità delle nostre acque. L’acqua è una priorità nazionale e una leva strategica per ambiente, salute ed economia; è fondamentale ridurre le pressioni, soprattutto quelle diffuse, e rafforzare una gestione integrata e sostenibile della risorsa. In un contesto di cambiamento climatico, investire in prevenzione e monitoraggio non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa. L’acqua è il nostro bene più prezioso e tutelare la sua salute, significa proteggere anche la nostra”. Lo stato dei corpi idrici in Italia Dove si trovano i corpi idrici in stato elevato? La Sardegna emerge per i risultati migliori per quanto riguarda le acque marino-costiere: il 44% dei corpi sono presentati come “classe elevata”. Passando alle Alpi Orientali, la classe elevata riguarda l’11% dei corpi idrici fluviali e il 3% di quelli lacustri, mentre nel distretto del Fiume Po solo il 5% dei fiumi raggiunge la soglia. Passando all’etichetta di “buono”, ISPRA inserisce nel suo report nuovamente la Sardegna che si conferma una regione virtuosa anche per i corpi idrici fluviali, con il 76% dei fiumi classificati in buono stato. Le Alpi Orientali hanno il primato sul fronte dei laghi dove il 65% dei corpi lacustri raggiunge la classe buona. Le acque marino-costiere presentano, nel complesso, il quadro ecologico più favorevole tra le diverse tipologie di corpi idrici superficiali. In numerosi distretti idrografici, infatti, oltre l’80% dei corpi idrici raggiunge uno stato ecologico buono, evidenziando performance nettamente migliori rispetto a quelle osservate in altre categorie. Le acque di transizione mostrano invece condizioni più problematiche, con una percentuale limitata di corpi idrici in stato buono e risultati positivi concentrati soltanto in alcuni distretti, tra cui Alpi Orientali, Appennino Settentrionale, Appennino Meridionale e Sardegna. Nel distretto dell’Appennino Centrale tutti i corpi idrici di transizione sono classificati in stato sufficiente, mentre nell’Appennino Settentrionale questa condizione riguarda l’80% dei casi. Le criticità maggiori si osservano in Sicilia, dove il 61% delle acque di transizione è in stato cattivo, e nel distretto del Fiume Po, dove la stessa classe interessa il 22% dei corpi idrici. Corpi idrici superficiali La valutazione ecologica dei corpi idrici superficiali si basa sugli elementi biologici della rete trofica acquatica, supportati da parametri idromorfologici e chimico-fisici. Su 7.763 corpi idrici analizzati, 3.381 (43,6%) raggiungono uno stato o potenziale ecologico buono o superiore. Numeri positivi rispetto al ciclo di gestione precedente: ISPRA registra un significativo miglioramento nella copertura conoscitiva. La quota di corpi idrici con stato sconosciuto è scesa dal 17% a circa il 10%. I pochi corpi idrici classificati in stato elevato si concentrano prevalentemente nel distretto della Sardegna, dove questa classe comprende il 44% dei corpi marino-costieri e il 10% di quelli di transizione, e nel distretto delle Alpi Orientali, dove riguarda l’11% dei corpi fluviali e il 3% di quelli lacustri. I fiumi I macroinvertebrati bentonici rappresentano l’indicatore biologico più utilizzato per valutare la qualità dei corpi idrici e influenzano maggiormente la classificazione nelle diverse classi ecologiche. La fauna ittica, sebbene impiegata solo in circa il 10% dei corsi d’acqua, evidenzia una quota significativa di corpi idrici in stato cattivo, indicando forti pressioni sugli ecosistemi acquatici. Il fitobentos, costituito in Italia esclusivamente dalle diatomee, è il secondo indicatore più utilizzato. Tra gli elementi biologici considerati, è quello che assegna la maggiore percentuale di corpi idrici alla classe di stato elevato. I laghi Il sistema lacustre italiano comprende 347 corpi idrici, in prevalenza fortemente modificati, seguiti da laghi naturali e artificiali. Nei laghi naturali il fitoplancton è l’indicatore più utilizzato per la classificazione, mentre le macrofite sono le uniche a evidenziare casi in stato ecologico cattivo. Gli elementi idromorfologici sono usati raramente, mentre quelli chimico-fisici hanno un’applicazione più ampia. L’indice LTLeco contribuisce a classificare molti laghi in classe sufficiente. Una piccola quota di laghi (5%) è valutata senza dati biologici, solo con indici chimici e specifici inquinanti. Gli inquinanti più diffusi Secondo il report ISPRA, tra le sostanze più inquinanti diffuse nelle acque italiane cinque fanno riferimento a quelle ubiquitarie, persistenti, bioaccumulabili e tossiche (PBTu). Il mercurio è la sostanza che maggiormente compromette la salubrità delle nostre acque, con dati che superano gli standard SQA in 524 corpi idrici. ISPRA sottolinea che l’Appennino Settentrionale è l’area più colpita in quanto registra 217 corpi idrici fuori norma. L’analisi ISPRA mostra numeri rilevanti in riferimento al benzo(a)pirene e al piombo, che causano il fallimento dello stato chimico rispettivamente in 300 e 272 corpi idrici, con il distretto dell’Appennino Meridionale come area più critica per entrambi. L’acido perfluoroottano solfonico (PFOS) e suoi derivati (251 corpi idrici) e il nichel e suoi composti (248 corpi idrici) rappresentano altre sostanze inquinanti presenti nelle acque territoriali. Le concentrazioni più critiche si registrano nei distretti del Fiume Po e dell’Appennino Settentrionale, aree ad alta densità industriale e agricola dove la pressione antropica sulle acque è storicamente elevata. I fiumi rappresentano la categoria più numerosa (89% dei corpi idrici) e condizionano fortemente il quadro complessivo: fortunatamente il 78% è in stato chimico buono. Per quanto riguarda i laghi laghi notiamo che il 69% è in stato buono, mentre il 20% risulta in stato sconosciuto, un valore superiore alla media generale (circa 9%). Le acque costiere costituiscono il 5% del totale e presentano una situazione quasi equilibrata: 51% in stato buono e 49% in stato non buono, con casi di stato sconosciuto molto limitati. Le acque di transizione rappresentano solo il 2% dei corpi idrici ma mostrano le maggiori criticità, con il 67% in stato non buono e solo il 4% in stato sconosciuto. Le pressioni antropiche L’articolo 5 della Direttiva Quadro sulle Acque (DQA) prevede che ogni distretto idrografico analizzi gli impatti delle attività umane sullo stato delle acque superficiali e sotterranee. La valutazione si basa sulla raccolta e sull’aggiornamento dei dati relativi alle principali pressioni antropiche che possono compromettere il raggiungimento degli obiettivi di qualità. Le pressioni diffuse interessano il 52% dei casi, seguite da quelle idromorfologiche (42% dei casi), dalle fonti puntuali (41%) e dai prelievi idrici (20%). A determinare la maggior pressione sul sistema idrico superficiale è il settore agricolo. L’intervento dell’uomo nel campo dell’agricoltura è, secondo ISPRA, la principale causa delle pressioni diffuse e dei prelievi, e contribuisce anche alle alterazioni idromorfologiche, coinvolgendo oltre un terzo dei corpi idrici nazionali. L’inquinamento ha un ruolo rilevante e rientra tra le pressioni puntuali: gli scarichi urbani sono i più impattanti e riguardano circa il 25% dei corpi idrici. Le alterazioni idromorfologiche interessano circa il 25% dei corpi idrici e derivano da modifiche degli alvei, delle sponde e dalle opere di difesa, oltre che da infrastrutture e attività agricole. La produzione di energia elettrica rappresenta un’ulteriore pressione significativa legata ai prelievi idrici. 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