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Indice degli argomenti Toggle Lo scenario geopolitico e le necessità di essere competitiviTransizione energetica e obiettivi: «un percorso complicato»Il nodo dei prezzi energetici e i problemi da affrontarePiù spazio alle rinnovabili, che crescono (soprattutto il fotovoltaico) nonostante tuttoAttenzione allo storage e alle reti Raggiungere la transizione energetica e gli obiettivi connessi è un sentiero irto di ostacoli e non privo di critiche alle modalità con cui si è strutturato, da parte UE, il percorso per raggiungere il passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili. Lo hanno affermato diversi attori del settore in occasione dell’Italian Energy Summit, evento del Sole 24Ore. Partiamo dall’intervento a chiusura della prima giornata da parte del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. «Noi siamo d’accordo sugli obiettivi finali» della transizione ecologica enunciati dal Green Deal europeo, «ribaditi dal nostro Governo, ma sono da rivedere percorsi e modalità, per una doppia ragione. La prima è la competitività a livello europeo: rispetto al tema del cambiamento climatico e decarbonizzazione, come Europa non possiamo chiuderci senza fare una valutazione complessiva anche rispetto ad altre realtà. Alcuni obiettivi erano eccessivamente ambiziosi, direi ideologici». L’aria che tira a sfavore del Green Deal e della transizione ecologica la si è sentita chiaramente già nell’intervento di apertura dei lavori della due giorni sul tema energetico, il direttore de Il Sole 24Ore, Fabio Tamburini. Ha esordito affermando che «negli ultimi giorni si è capito che i target fissati dall’Ue per raggiungere gli obiettivi di una transizione green non erano compatibili con la realtà. Bisogna prendere atto della impossibilità di raggiungere questi obiettivi senza avere degli effetti collaterali, come la distruzione di intere filiere industriali europee», facendo riferimento in particolare all’industria dell’auto, ma comprendendo anche il mondo dell’energia. Lo scenario geopolitico e le necessità di essere competitivi L’Europa «deve fare i conti con uno scenario competitivo assai complesso: da una parte gli USA, dall’altra la Cina, soffiano venti di guerra, è schiacciata e non ha risorse adeguate a operare ad armi pari», ha fatto notare lo stesso Tamburini. Da una parte occorre garantire una sicurezza energetica, in termini di approvvigionamenti, dall’altra occorre puntare a un calo dei prezzi energetici, ancora troppo dipendenti dai fossili. Quest’ultimo punto era stato sottolineato da Mario Draghi nel suo recente Rapporto sul futuro della competitività europea. In esso scrive che: «nel 2022, al culmine della crisi energetica, il gas naturale ha determinato i prezzi per il 63% del tempo, nonostante rappresentasse solo il 20% del mix elettrico dell’UE. Anche se i nostri obiettivi sulle energie rinnovabili saranno raggiunti, i combustibili fossili continueranno a determinare i prezzi dell’energia per gran parte del tempo, almeno per il resto di questo decennio». Serve puntare sulle rinnovabili, ma occorre anche garantire prezzi equi e un approvvigionamento energetico adeguato affinché l’industria europea possa essere competitiva e gli utenti finali non paghino più del necessario. Tutto questo è possibile? Transizione energetica e obiettivi: «un percorso complicato» Sarà possibile nella misura in cui si creeranno le condizioni «per trasformare la transizione in un business economico perché, se non si attira capitale privato, sono solo parole e si va verso una strada che non è quella che porta alla soluzione». Lo ha affermato l’amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi. «Quella che si è insediata non è una nuova commissione, perché ha lo stesso presidente e la stessa espressione politica. Negli ultimi 5-10 anni ha contribuito a fare questa costruzione dove i nodi vengono ora al pettine, e scioglierli oggi sembra essere complicato». Perciò «o troviamo dei dati oggettivi per trovare delle soluzioni vere, o diventiamo pragmatici come lo sono la Gran Bretagna, gli Stati Uniti e la Cina, o la transizione in Europa sarà un processo di involuzione e non di sviluppo». E ha aggiunto: «la Commissione europea ha davanti a sé problemi molto grossi. Non è un processo molto semplice». Il nodo dei prezzi energetici e i problemi da affrontare Sul problema della differenza dei prezzi dell’energia tra paesi che riguarda tutta l’Europa ne ha parlato il presidente dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), Stefano Besseghini, citando proprio l’analisi di Draghi. Se, sul breve termine «la strada intrapresa è quella giusta aiutando le situazioni di difficoltà, dagli energivori in giù, classificando strumenti e meccanismi di copertura, meccanismi di interconnessione e interoperabilità», nel medio termine «bisogna giocare sulle rinnovabili. È inevitabile il compito che ci dobbiamo dare tutti, per raggiungere una situazione in cui siano davvero in grado di incidere sul prezzo, inventando meccanismi adeguati a estrarre il prezzo come cedere energia a prezzi definiti», ricordando a proposito l’energy release. «Serve poi un meccanismo di governo che semplifichi, che dia la certezza e la celerità per intervenire. Le inerzie peggiorano le prospettive degli investitori». Servono certezze, ma le ultime decisioni in tema energetico, prima delle quali il Decreto “Aree Idonee”, hanno avuto come risposta il DL della Sardegna che, come ha rilevato in questi giorni lo stesso Pichetto Fratin, ha reso inidonee il 99% del territorio all’installazione di impianti fotovoltaici, eolici & C. A questo proposito ne ha parlato l’amministratore delegato e direttore generale A2A, Renato Mazzoncini, sottolineando che con la probabile inidoneità per le rinnovabili sulla stragrande maggioranza del territorio delle regioni, rimarrà davvero poco spazio per installare impianti Fer, specie quelli fotovoltaici. Questo porterà al rialzo dei prezzi dei pochi terreni disponibili, causando come conseguenza un prezzo dell’energia elevato. Non è un problema solo per il fotovoltaico: Mazzoncini ha fatto notare che le attuali condizioni regolatorie sulle rinnovabili (tra cui l’eolico off shore) e i prezzi del nucleare non consentono di risolvere il problema del costo sostenibile dell’energia. A questo proposito è intervenuto lo stesso ministro Pichetto Fratin, augurandosi «che le regioni riescano a trovare un punto di sintesi per evitare 20 regolamentazioni diverse e in alcuni casi contrastanti. Dall’altra parte si tratta dell’attuazione di una norma dello Stato che affida alle Regioni il compito di trovare aree idonee. Le amministrazioni regionali hanno una responsabilità enorme nel trovarle, perché se non andiamo avanti con le rinnovabili non possiamo competere con gli altri Paesi. L’energia costa troppo». Peccato che aver creato ampia discrezionalità è responsabilità dello stesso impianto del Decreto “Aree Idonee”, su cui le più importanti associazioni di settore, a cominciare da Elettricità Futura (come segnalato dal suo presidente, Agostino Re Rebaudengo) hanno segnalato le loro preoccupazioni. Più spazio alle rinnovabili, che crescono (soprattutto il fotovoltaico) nonostante tutto C’è da creare condizioni tali da offrire alle fonti rinnovabili di poter garantire una produzione sempre più elevata, creando le condizioni per raggiungere la transizione energetica e gli obiettivi e, allo stesso tempo, permettere che il prezzo dell’energia cali. Per ora l’Italia sta vivendo una situazione di relativa tranquillità, ha rilevato Nicola Lanzetta, direttore Italia di Enel. Questa relativa tranquillità è dovuta a un assestamento «che consiste nel fatto che l’Italia sta spingendo un sistema energetico differente rispetto al passato». Ancora oggi il nostro è un Paese in cui il 48%-49% della generazione elettrica viene fatto tramite il gas, «ma stanno entrando in maniera molto importante anche le energie rinnovabili. Se però ci focalizziamo sui due requisiti base per avere un sistema elettrico affidabile – il prezzo e la disponibilità -, qualcosa deve cambiare». Da questo punto di vista è importante accelerare sul cambio tecnologico. «Oggi il 48% arriva dal gas, il resto più o meno dalle rinnovabili: la parte del leone la fa l’idroelettrico, circa il 20% della produzione, poi sta entrando in maniera importante il solare, con un 15%, e l’eolico con un 8%». Sul fotovoltaico ha sottolineato la forte crescita negli ultimi tre anni: si è passati da 1 GW installato nel 2021 a 3 GW l’anno successivo, per arrivare a 5,7 GW l’anno scorso. Quest’anno la tendenza è ancora in aumento: nei primi otto mesi si sono già installati 5 GW di solare. Inoltre, sta aumentando il contributo degli impianti di media grandezza. Attenzione allo storage e alle reti Per sfruttare la produzione energetica dalle FER, volendo raggiungere la transizione energetica e gli obiettivi, è necessario investire su di esse, ma una forte attenzione va posta sulle reti e sullo storage. «Fotovoltaico ed eolico, hanno bisogno di accumuli, e l’Italia sta facendo una scelta forte affinché si sviluppi un sistema di accumulo adeguato. Già oggi, come si sa, abbiamo circa 7,2 GW di accumuli con l’idroelettrico» oltre a contare sulle soluzioni elettrochimiche. A proposito di reti, quella italiana «è una delle più avanzate al mondo», ha sottolineato Lanzetta, ricordando che il gruppo Enel – tramite E-Distribuzione – che detiene l’85% della rete di distribuzione nazionale, ha stanziato circa 8 miliardi di euro sul loro aggiornamento negli anni 2021-2023, «tra il 2024-2026 stanzierà 12 miliardi» sulle reti. È un concetto fondamentale, quello del potenziamento delle reti, tenendo conto del numero di allacci di nuovi impianti rinnovabili. Basta considerare che nel 2023 sono state aggiunte circa 360mila nuove connessioni, ovvero quasi mille nuove connessioni di generazione distribuita al giorno. Questo richiede impianti adeguati a sostenere un aumentato carico, ma anche essere climaticamente resilienti. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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