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L’edilizia utilizza il 40% delle risorse naturali del pianeta e rappresenta oltre un terzo delle emissioni di gas serra. Per fronteggiare la situazione, Yale University con il supporto dell’UN Environment e dell’UN Habitat ha realizzato un prototipo di eco-housing. a cura di Tommaso Tautonico Durante l’ultimo High Level Political Forum l’Università di Yale ha presentato un nuovo modulo abitativo ecologico che dimostra quanto la progettazione sostenibile sia ormai un settore più che maturo e può rappresentare il futuro dell’edilizia. Progettata con il supporto del Grey Organschi Architecture, il modulo di eco-housing ha ricevuto il supporto del Programma ambientale delle Nazioni Unite e del Programma UN dedicato agli insediamenti umani. Alla base del progetto l’idea che è possibile realizzare alloggi belli e accessibili, limitando l’uso delle risorse naturali e contribuendo alla lotta contro i cambiamenti climatici. “Abbiamo chiaramente bisogno di più alloggi, ma la cosa fondamentale è che abbiamo anche bisogno di alloggi più intelligenti” ha affermato Erik Solheim, direttore esecutivo dell’UN Environment. “Il settore abitativo utilizza il 40% delle risorse totali del pianeta e rappresenta oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra. Renderli più efficienti andrà a beneficio di tutti e significherà anche meno bollette. Innovazioni come il modulo ecologico sono ciò di cui abbiamo più bisogno“. Eco-housing: in 22 mq c’è tutto quello che serve La piccola casa di 22 mq è progettata e testata per ridurre al minimo l’uso delle risorse inquinanti. È completamente alimentata da fonti energetiche rinnovabili, è costruita con materiali bio, rinnovabili e di origine locale. Utilizza meno dell’1% di materiali tossici a semicondutture, è in grado di raccogliere sul posto l’acqua piovana, è dotata di una micro infrastruttura agricola, gode di illuminazione naturale, è in grado di purificare l’aria grazie all’utilizzo di elementi vegetali ed è stata progettata per favorire una ventilazione naturale incrociata passiva. È un’unità abitativa efficiente, multifunzionale, in grado di ospitare fino a quattro persone. L’ Ecological Living Module (ELM) è stato progettato per essere adattabile, efficiente e multifunzionale, può facilmente passare dagli usi domestici a quelli commerciali, a seconda dei vari contesti urbani e culturali. Secondo Maimunah Mohd Sharif, direttrice dell’Un Habitat: “La progettazione adeguata è il cuore dell’urbanizzazione sostenibile. L’uso di materiali da costruzione idonei, una migliore pianificazione assieme a tecniche di costruzione ottimizzate possono rendere più efficiente l’uso dell’energia negli edifici. Se adottata ampiamente, questa pratica può creare posti di lavoro e prosperità con minori emissioni di gas serra”. La rapida urbanizzazione, assieme alla crescita economica sono una sfida per l’edilizia sostenibile, è necessario innovare il settore delle costruzioni e delle infrastrutture. “L’architettura deve affrontare la sfida globale dell’alloggio integrando i progressi scientifici e tecnici necessari in materia di energia, acqua e materiali, rimanendo sensibili alle culture e all’estetica delle diverse regioni“, ha affermato Deborah Berke, decano della Yale School of Architecture. La prima unità abitativa ecologica, realizzata in base alla caratteristiche climatiche locali, è stata in mostra nella Piazza delle Nazioni Unite a New York. Che il futuro dell’edilizia sostenibile sia già arrivato? Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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