Target clima UE 2040: rinviato l’accordo per la riduzione del 90% delle emissioni

Il Consiglio Ambiente non trova l’intesa sul target clima UE al 2040, che prevede un taglio del -90% delle emissioni. La decisione passa ai leader, con tempi stretti verso la COP30.

Target clima UE 2040: rinviato l'accordo per la riduzione del 90% delle emissioni

Si ferma la trattativa sul nuovo obiettivo europeo al 2040 per la riduzione delle emissioni del 90%.  Al Consiglio Ambiente del 18 settembre, i ministri dell’UE non hanno infatti raggiunto un’intesa sulla modifica della Legge europea sul clima e sulla dichiarazione di intenti collegata, rimettendo la questione ai capi di Stato e di governo.

Una scelta che rischia di comprimere i tempi in vista della COP30 di novembre, dove l’Europa avrebbe voluto presentarsi con un target intermedio vincolante per rafforzare la propria leadership climatica.

Legge europea sul clima, il nodo del 2040

La legge europea sul clima, adottata nel 2021, ha reso giuridicamente vincolante l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, fissando come tappa intermedia la riduzione delle emissioni nette di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. La proposta della Commissione, presentata a luglio 2025, punta a introdurre anche un obiettivo per il 2040: una riduzione del 90% delle emissioni, un passo significativo per dare stabilità agli investimenti e garantire coerenza con la traiettoria verso la neutralità.

La presidenza danese aveva fatto di questo target uno dei punti cardine del semestre, sottolineando la necessità di un quadro normativo certo per sostenere imprese, cittadini e lavoro. Come ha spiegato Lars Aagaard, ministro danese per Clima ed Energia e presidente di turno del Consiglio Ambiente, “l’UE ha bisogno di una politica per il clima che ci renda sostenibili, mettendo in sicurezza imprese e cittadini”. Nonostante i progressi negoziali su alcuni aspetti tecnici, le divisioni tra Stati membri hanno reso impossibile l’accordo.

Germania e Ungheria hanno chiesto il rinvio, sostenute da Francia, Polonia, Romania, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, Belgio e Bulgaria, che hanno espresso preoccupazioni diverse: dall’impatto sulla competitività industriale all’uso del suolo, dal trasporto stradale alla fattibilità tecnica degli obiettivi.

Anche l’Italia, per voce del ministro Gilberto Pichetto Fratin, ha accolto con favore la scelta di rimettere la decisione ai leader europei, “E’ fondamentale che si esprimano i Capi di Stato e di Governo. Spetta ai leader definire il livello di ambizione, così come tutte condizioni abilitanti e le necessarie flessibilità per i propri territori”.

Prossime tappe

I ministri hanno approvato una dichiarazione di intenti sul contributo determinato a livello nazionale (NDC) dell’UE per il periodo post-2030. Il documento non rappresenta l’NDC ufficiale, ma anticipa l’impegno dell’Unione a presentare entro la COP30 un obiettivo intermedio al 2035, con una riduzione delle emissioni compresa tra il 66,25% e il 72,5% rispetto al 1990. Una scelta che conferma la volontà dell’UE di rispettare l’Accordo di Parigi e di proseguire nella traiettoria verso la neutralità climatica.

La dichiarazione sarà trasmessa al Segretariato UNFCCC e costituirà la base dell’intervento dell’UE al Vertice sul Clima del Segretario Generale ONU del 24 settembre, a margine dell’Assemblea Generale. Successivamente, il Consiglio europeo del 23-24 ottobre potrebbe diventare il momento decisivo per sbloccare l’accordo sul target 2040. L’auspicio delle istituzioni è che l’Unione possa arrivare alla COP30 di Belém, in Brasile, con una posizione unitaria e un obiettivo chiaro da presentare alla comunità internazionale.

Se così non fosse, la leadership climatica europea rischierebbe di essere messa in discussione proprio nella fase in cui altri attori globali, dagli Stati Uniti alla Cina, stanno ricalibrando le proprie strategie di decarbonizzazione.

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