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Indice degli argomenti Toggle Un regolamento nato per fermare la deforestazione importataBruxelles introduce “semplificazioni” e nuovi rinviiWWF: “Una resa alle pressioni politiche” Dopo oltre trent’anni di perdita ininterrotta di superficie forestale, la FAO ha pubblicato un nuovo rapporto che offre una nota di speranza per le foreste mondiali. Secondo lo Studio, la deforestazione ha rallentato in tutte le regioni del mondo nell’ultimo decennio, pur restando a livelli ancora preoccupanti. Dal 1990 a oggi, sono andati perduti quasi 500 milioni di ettari di foreste – un’area pari a circa 750 milioni di campi da calcio. Tuttavia, il tasso medio annuo di perdita si è progressivamente ridotto: da 17,6 milioni di ettari all’anno negli anni ’90, a 13,6 milioni di ettari nel decennio successivo, fino a 10,9 milioni di ettari nel periodo 2010–2020. Il miglioramento, spiega la FAO, è legato all’espansione delle aree protette (oggi circa un quinto delle foreste mondiali, pari a 251 milioni di ettari in più rispetto al 1990), e a una gestione più sostenibile dei boschi. L’Asia è la regione con la quota più alta di foreste tutelate (26%), mentre in Europa il 94% delle aree forestali è gestito in modo pianificato, a scopo produttivo o di conservazione. Nel complesso, il 71% delle foreste globali è di proprietà pubblica, ma cresce il ruolo delle comunità indigene, che in America Centrale e Settentrionale possiedono oltre 41,6 milioni di ettari. Il rapporto FAO segnala però anche nuove minacce: incendi, insetti e malattie hanno danneggiato nel 2020 più di 41 milioni di ettari, e circa 261 milioni di ettari di terre forestali vengono colpite ogni anno da eventi estremi. La FAO, insieme ad altre agenzie ONU, presenterà questi dati alla COP30 di Belém (Brasile), dove allestirà un Forest Pavilion dedicato alla biodiversità e allo sviluppo sostenibile. Un regolamento nato per fermare la deforestazione importata Nel contesto di questi dati globali, l’Unione Europea si era posta l’obiettivo di ridurre il proprio impatto attraverso il Regolamento sulla deforestazione (EUDR), approvato nel maggio 2023. La norma impone alle aziende che immettono sul mercato europeo prodotti come olio di palma, bovini, soia, caffè, cacao, legno e gomma – e i loro derivati, come mobili, carne o cioccolato – di garantire la tracciabilità completa e di dimostrare che non provengono da aree deforestate. Secondo la FAO, la sola deforestazione ha già comportato la perdita di 420 milioni di ettari di foreste tra il 1990 e il 2020, e la perdita netta globale di superficie forestale nello stesso periodo ammonta a 178 milioni di ettari, un’area tre volte più grande della Francia. L’EUDR rappresentava dunque un passo decisivo per allineare l’Europa agli obiettivi del Green Deal e al Paris Agreement, ma il suo percorso di attuazione si è rivelato complesso. Bruxelles introduce “semplificazioni” e nuovi rinvii Dopo averne già rinviato di un anno l’applicazione nel dicembre 2024, la Commissione europea ha ora presentato una proposta di “semplificazione mirata” che interviene sia sulla tempistica sia sugli obblighi di segnalazione. Le novità principali: una sola dichiarazione di due diligence (obbligo legale di tracciabilità e controllo) per ciascuna catena di approvvigionamento, da presentare al momento dell’immissione dei prodotti sul mercato UE; esenzione dagli obblighi per micro e piccoli operatori primari dei Paesi a basso rischio, che rappresentano la quasi totalità degli agricoltori e silvicoltori europei; nuove scadenze di attuazione: 30 dicembre 2026 per micro e piccole imprese, 30 dicembre 2025 per le grandi aziende, con sei mesi di tolleranza per i controlli. Per la commissaria all’Ambiente Jessika Roswall, “non si tratta di ridurre l’ambizione, ma di rendere le norme più intelligenti e applicabili”, mentre la vicepresidente Teresa Ribera parla di “certezza e stabilità” per gli operatori economici. WWF: “Una resa alle pressioni politiche” Il WWF Europa, insieme a Greenpeace e ClientEarth, ha definito la decisione della Commissione “una vergognosa resa alle pressioni politiche, mascherata da problemi informatici”. “Proporre un rinvio parziale e ulteriori modifiche è una scelta illogica, lontana dall’interesse pubblico. Questa scusa appare come una foglia di fico per indebolire il regolamento”, si legge nel comunicato. L’associazione teme che le revisioni aumentino i rischi di deforestazione e illegalità nelle catene di approvvigionamento, penalizzando le imprese che si erano già adeguate. Il WWF invita gli europarlamentari italiani e il Governo a sostenere la piena attuazione del regolamento e a difendere la posizione dell’UE come leader globale nella lotta alla deforestazione. “Le foreste non sono merce di scambio. L’UE deve smettere di sacrificare le proprie leggi ambientali per convenienze politiche di breve periodo”. La tempistica della proposta è particolarmente delicata: a poche settimane dalla COP30 di Belém, la revisione dell’EUDR rischia di indebolire l’immagine dell’Unione come attore di riferimento nella governance ambientale globale. In un momento in cui la FAO mostra segnali incoraggianti di rallentamento della deforestazione, l’Europa rischia di trasmettere al mondo un messaggio opposto. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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