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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Le cause e le conseguenze del degrado delle acque dolciIl monitoraggio insufficiente della qualità dell’acqua e le sue implicazioniLa gestione inadeguata delle risorse idriche In metà dei paesi del mondo i sistemi di acqua dolce sono gravemente degradati: fiumi, laghi e falde acquifere stanno soffrendo una riduzione significativa del flusso d’acqua, con bacini idrici che si stanno riducendo o scomparendo, e i livelli di inquinamento sono in aumento. Questi i dati allarmanti, presentati in una serie di report triennali pubblicati da UN-Water e dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) che analizzano i progressi compiuti per raggiungere l’obiettivo di “acqua pulita e servizi igienici per tutti” (SDG 6) . Le cause e le conseguenze del degrado delle acque dolci I sistemi di acqua dolce in 90 paesi, prevalentemente in Africa, Asia Centrale e Sud-Est asiatico, stanno subendo un degrado sempre più grave a causa di una serie di fattori (spesso interconnessi), tra cui l’inquinamento, la costruzione di dighe, la conversione del suolo, l’eccessivo sfruttamento delle risorse idriche e il cambiamento climatico. Secondo i report dell’UNEP, il flusso dei fiumi è diminuito in 402 bacini idrografici in tutto il mondo, un aumento di cinque volte rispetto al 2000. Tale riduzione del flusso fluviale comporta una serie di conseguenze gravi per gli ecosistemi acquatici e per le comunità che dipendono da queste risorse per l’agricoltura, l’approvvigionamento idrico e la pesca. Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda la perdita di mangrovie, soprattutto nel Sud-Est asiatico. Le mangrovie, oltre a fornire un habitat essenziale per la biodiversità, svolgono un ruolo cruciale nella filtrazione dell’acqua e nel sequestro del carbonio. La loro distruzione, spesso causata da attività umane come l’acquacoltura e l’agricoltura, rappresenta una minaccia per le comunità costiere e per la stabilità climatica globale. Nonostante questo quadro allarmante, ci sono anche alcune note positive. La costruzione di nuovi bacini idrici in Nord America, Europa e Asia ha contribuito a un guadagno netto globale di acque permanenti. Tuttavia, questo beneficio non è uniforme e non compensa le perdite registrate altrove. Il monitoraggio insufficiente della qualità dell’acqua e le sue implicazioni Un altro aspetto cruciale evidenziato dai report riguarda il monitoraggio della qualità dell’acqua, che risulta drammaticamente insufficiente nei paesi più poveri. Solo il 3% dei dati globali sulla qualità dell’acqua proviene da questi paesi, con appena 4.500 misurazioni della qualità dei laghi su quasi 250.000 a livello mondiale. Questa mancanza di dati aumenta le difficoltà nella gestione efficiente delle risorse idriche, con il rischio che, entro il 2030, oltre metà della popolazione mondiale viva in paesi con dati insufficienti per affrontare sfide come la siccità, le inondazioni e l’inquinamento da scarichi agricoli e industriali. Dove i dati sono disponibili, essi indicano un peggioramento della qualità dell’acqua dal 2017. Laddove i dati sono scarsi, le prospettive non sono incoraggianti. La gestione inadeguata delle risorse idriche E’ necessario che la gestione sostenibile delle risorse idriche sia integrata (IWRM) a tutti i livelli e in tutti i settori, compreso l’attraversamento delle frontiere nazionali entro il 2030. Tuttavia, i report mostrano che 73 paesi hanno solo una capacità limitata di implementare l’IWRM, mentre 63 necessitano di accelerare i propri sforzi. Solo 47 paesi hanno raggiunto o quasi raggiunto gli obiettivi di gestione integrata delle risorse idriche. Se il ritmo attuale di progressi non migliorerà, il mondo raggiungerà una gestione sostenibile delle risorse idriche solo nel 2049, con gravi conseguenze per miliardi di persone. Gli autori del report sottolineano l’urgenza di intervenire per proteggere e ripristinare queste risorse vitali attraverso, per esempio, lo sviluppo di programmi di monitoraggio affidabili, l’accesso a finanziamenti, investimenti in infrastrutture e reti di monitoraggio più efficaci. Dianna Kopansky, responsabile dell’Unità Acqua dolce e zone umide della Divisione Ecosistemi dell’UNEP ha sottolineato: “Gli impegni politici globali per una gestione sostenibile dell’acqua non sono mai stati così alti come ora, anche attraverso l’approvazione di una risoluzione sull’acqua all’ultima Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente a febbraio, ma a questi non corrispondono i finanziamenti e le azioni necessarie“. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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