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A cura di: Erika Bonelli Indice degli argomenti Toggle Il parco caldaie italiano e la transizione che stentaLe implicazioni sistemiche: sicurezza energetica e import fossileGli ostacoli: fiscalità distorta, costi e incentivi instabiliQuadro normativo: EPBD IV e il phase-out programmato Mentre i mercati energetici europei continuano a reagire con brusche oscillazioni a ogni nuova crisi geopolitica, un’analisi pubblicata da CONCITO — importante think tank ambientale danese — rilancia con dati aggiornati una tesi che ben conosciamo: l’elettrificazione dei consumi domestici, a partire da riscaldamento e mobilità, è lo strumento più efficace per proteggere le famiglie europee dall’instabilità dei prezzi dei combustibili fossili. Lo studio mostra che le famiglie dell’Unione Europea potrebbero risparmiare in media oltre 2.200 euro l’anno sulle proprie bollette energetiche passando a pompe di calore e veicoli elettrici, calcolando i prezzi dell’energia precedenti all’attuale crisi. Nel contesto di rialzo dei prezzi innescato dal conflitto in corso in Iran, il risparmio atteso potrebbe essere fino al 59% più elevato rispetto allo scenario base. I dati variano in modo sensibile tra gli Stati membri: la Francia registra il risparmio stimato più elevato, pari a circa 3.070 euro annui; seguono Spagna (circa 2.000 euro), Germania (circa 1.950 euro), Polonia (circa 1.870 euro) e Italia, con un risparmio stimato di circa 1.780 euro l’anno, equivalente a quasi 18 mesi di costi di riscaldamento. Il dato italiano è il più contenuto del gruppo e riflette un mix di fattori strutturali che caratterizzano il nostro sistema energetico — dal costo dell’elettricità, ancora elevato rispetto alla media europea, alla composizione del parco edilizio residenziale, dove la dipendenza dal gas metano per il riscaldamento rimane dominante. Il parco caldaie italiano e la transizione che stenta Il dato italiano va letto sullo sfondo di un parco immobiliare ancora largamente dipendente dal gas: secondo ENEA, il settore civile assorbe circa il 40% dei consumi finali nazionali e le classi energetiche meno efficienti (F e G) rappresentano ancora quasi la metà del patrimonio edilizio certificato. Sul fronte delle pompe di calore, l’Italia con 184 pompe di calore ogni 1.000 abitazioni si colloca in una posizione intermedia e nel 2024 ha registrato un calo delle vendite di appena il 5,4% — a fronte del -48% tedesco e del -64% ceco — con circa 394.000 apparecchi venduti (fonte: EHPA). Il nodo critico resta il rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas: quando il primo supera il secondo del triplo, il vantaggio economico della pompa di calore si azzera, frenando la transizione anche dove la tecnologia sarebbe matura. Le implicazioni sistemiche: sicurezza energetica e import fossile L’analisi di CONCITO analizza il collegamento tra elettrificazione e sicurezza energetica dell’Unione nel suo insieme. Sostituire 65 milioni di caldaie a gas in tutta Europa dimezzerebbe la dipendenza dell’UE dalle importazioni di gas; sostituire la metà delle auto a combustione circolanti ridurrebbe invece le importazioni di petrolio del 20%. Come ricorda Jens Mattias Clausen, EU Director di CONCITO: “Circa il 90% del petrolio e del gas consumati in Europa viene importato — la vulnerabilità geopolitica che ne deriva non è accidentale, ma la conseguenza prevedibile di una dipendenza strutturale che non si è mai voluto davvero affrontare“. Si tratta di dati coerenti con quelli dell’IEA. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia, le pompe di calore attualmente disponibili sul mercato sono da tre a cinque volte più efficienti delle caldaie a gas, riducono l’esposizione delle famiglie alle oscillazioni dei prezzi fossili e permettono risparmi medi annui compresi tra 300 dollari negli Stati Uniti e 900 dollari in Europa. In uno scenario coerente con gli obiettivi climatici dell’Unione, le vendite annue di pompe di calore nell’UE dovrebbero salire a 7 milioni di unità entro il 2030, partendo da 2 milioni del 2021, con una riduzione dei consumi di gas naturale pari a 21 miliardi di metri cubi l’anno. Secondo i dati del Global Energy Review 2025 della IEA, nel 2024 le vendite globali di pompe di calore hanno superato quelle delle caldaie a gas del 30%, il divario più ampio mai registrato. Un segnale strutturale, che tuttavia deve fare i conti con le specificità dei diversi mercati nazionali. Gli ostacoli: fiscalità distorta, costi e incentivi instabili CONCITO individua con precisione i nodi che rallentano la transizione. Il primo è di natura fiscale: in molti Stati membri il sistema tributario penalizza ancora l’elettricità rispetto al gas naturale, limitando la convenienza economica delle pompe di calore a parità di efficienza tecnica. Il secondo ostacolo riguarda i costi di investimento iniziale: mentre i veicoli elettrici sono ormai sempre più competitivi rispetto alle auto a combustione interna, le pompe di calore restano più costose delle caldaie a gas. Il tempo di ammortamento dipende quindi fortemente da due condizioni: un rapporto prezzo elettricità/gas sufficientemente basso e una domanda di calore sufficientemente elevata .Secondo l’analisi, un sussidio mirato di circa 4.500 euro consentirebbe di ridurre il periodo di payback a cinque anni per la famiglia media europea. Soluzioni complementari come lo schema di social leasing — noleggio agevolato con canoni accessibili — e forme di finanziamento strutturate potrebbero accelerare la transizione per le fasce di reddito più basse. Il quadro italiano degli incentivi è inoltre discontinuo. Dal 1° gennaio 2025 gli incentivi alle caldaie alimentate esclusivamente da combustibili fossili vengono progressivamente eliminati, in attuazione della Direttiva EPBD IV, salvo eccezioni per progetti già avviati con fondi europei. Le detrazioni fiscali legate a Superbonus, Ecobonus e Bonus Casa hanno prodotto, nel periodo 2021-2024, un risparmio energetico cumulato di 2,48 Mtep, coprendo l’85% dell’obiettivo intermedio previsto dal PNIEC. Sul versante degli incentivi attivi è particolarmente interessante il Conto Termico 3.0, strumento GSE che garantisce un rimborso diretto fino al 65% delle spese per la sostituzione di caldaie a gas con pompe di calore. Quadro normativo: EPBD IV e il phase-out programmato Sul piano regolatorio europeo, la Direttiva 2024/1275 (EPBD IV), pubblicata nella primavera del 2024 e da recepire entro maggio 2026, disegna la traiettoria del riscaldamento residenziale nei prossimi decenni: a partire dal 1° gennaio 2040 non sarà più possibile immettere sul mercato caldaie alimentate a gas metano o GPL negli edifici di nuova costruzione; per gli edifici esistenti è prevista una sostituzione graduale degli impianti a combustibili fossili con sistemi alternativi più efficienti. Nel frattempo, l’Unione Europea si prepara al lancio nel 2027 del nuovo sistema ETS2, che estenderà il meccanismo di carbon pricing anche ai combustibili per il riscaldamento, alzando progressivamente il costo del gas per le famiglie europee. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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