La gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici non incentivati

Il progressivo aumento dei pannelli fotovoltaici non incentivati che raggiungono il fine vita impone un ripensamento strutturale dei modelli di finanziamento e gestione, capace di garantire sostenibilità, equità e continuità operativa. Uno studio di REF Ricerche evidenzia le criticità del sistema attuale basato sulle garanzie finanziarie in trust e mostra come l’estensione del modello generazionale, già applicato agli altri RAEE, possa garantire sostenibilità economica, trasparenza e continuità operativa. La finestra normativa aperta dalla Legge di Delegazione Europea 2024 e dal recepimento della Direttiva (UE) 2024/884 rappresenta un passaggio decisivo per l’intero comparto.

La gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici non incentivati

La crescita della capacità fotovoltaica nazionale, trainata negli ultimi anni soprattutto da installazioni non incentivate dal Conto Energia, sta modificando la composizione del parco impiantistico italiano. Secondo le elaborazioni REF Ricerche nel documento “La gestione del rifiuto fotovoltaico non incentivato in Italia: un nuovo modello di finanziamento“, i pannelli non incentivati connessi alla rete continueranno ad aumentare fino a superare i 20 milioni di unità entro il 2050, una quota rilevante di questi sarà dovuta a interventi di revamping e repowering.

Accanto a questo incremento, occorre considerare l’espansione complessiva del parco installato negli ultimi vent’anni, che porta oggi a una pressione crescente sulla futura gestione del fine vita. La traiettoria stimata mostra come, nel giro di pochi decenni, i pannelli destinati alla dismissione aumenteranno di quasi trenta volte, con impatti significativi sulla filiera nazionale del trattamento dei RAEE.

Tra il 2025 e il 2050 i pannelli non incentivati a fine vita passeranno dagli attuali 332 mila a 12 milioni di unità, pari a circa 264 mila tonnellate annuali da gestire. Si tratta di numeri che impongono una riflessione sul modello di finanziamento previsto per coprire i costi di trattamento, oggi basato su garanzie finanziarie accantonate in trust, strumenti che vincolano risorse per il futuro trattamento dei pannelli ma che risultano non allineati alla reale crescita dei volumi e dei costi.

Come ha affermato Nicolò Valle, Senior Manager di REF Ricerche, durante la presentazione del 4 novembre 2025 a Rimini: “L’equilibrio economico del sistema attuale è strutturalmente negativo: gli attuali contributi non compensano i costi effettivi di gestione del fine vita e questo espone a rischi industriali, ambientali e potenzialmente pubblici”.

La recente Legge 13 giugno 2025 n. 91, che recepisce la Direttiva (UE) 2024/884, offre finalmente l’occasione per intervenire. Il nuovo quadro regolatorio chiede infatti di riordinare l’intera disciplina dei pannelli fotovoltaici a fine vita e di adeguare gli obblighi informativi e finanziari, con particolare attenzione ai flussi non incentivati.

La crescita dei volumi e l’aumento dei RAEE fotovoltaici

Il fotovoltaico non incentivato ha assunto un ruolo crescente a partire dal 2016, seguendo un trend che combina nuove installazioni e sostituzione dei moduli giunti al termine del proprio ciclo operativo.

L’analisi REF ricostruisce l’immesso al consumo anno per anno e mostra come:

  • il 72% dei pannelli installati da qui al 2050 arriverà da nuova capacità produttiva
  • il 28% deriverà da interventi di revamping e repowering
  • oltre 140 milioni di pannelli non incentivati raggiungeranno il fine vita entro il 2050, secondo lo Scenario REF
  • i costi di gestione complessivi potrebbero superare i 762 milioni di euro, assumendo un costo unitario di trattamento pari a 250 €/t

La pressione sui sistemi di raccolta e trattamento RAEE aumenterà in modo progressivo. Dalle 7 mila tonnellate del 2016 si passerà a oltre 260 mila tonnellate annuali nel 2050. Un salto quantitativo che richiede strutture, processi e soprattutto meccanismi di finanziamento adeguati.

Criticità del sistema delle garanzie finanziarie

Il modello attualmente in uso per i pannelli non incentivati prevede che i sistemi collettivi e individuali colleghino a ciascun modulo una garanzia finanziaria, depositata in trust e destinata a coprire i futuri costi di gestione del fine vita.

L’analisi evidenzia tuttavia una serie di criticità:

  • rischio di incapienza dei trust rispetto ai costi effettivi di trattamento;
  • difficoltà nel garantire la conservazione integrale delle risorse per oltre 20-25 anni;
  • possibilità di comportamenti opportunistici nella definizione dei contributi ambientali;
  • doppia contribuzione tra EPR e finanziamento del raggruppamento R4;
  • incertezza nella ricostruzione del produttore tramite numero seriale, spesso deteriorato.

A queste criticità si aggiunge la competizione al ribasso tra consorzi, che negli anni ha portato alcuni operatori ad abbassare il contributo fino a circa 1 €/pannello pur di attrarre produttori. Una dinamica che alimenta un paradosso evidente: nei trust si accumulano ingenti risorse complessive, ma il contributo unitario associato al singolo modulo resta insufficiente per coprire i costi reali al momento della dismissione.

L’inefficienza economica del modello può inoltre produrre conseguenze ambientali rilevanti. La mancanza di risorse adeguate potrebbe infatti incentivare pratiche scorrette come l’esportazione dei pannelli dismessi verso Paesi privi di impianti idonei, o l’abbandono sul territorio nazionale, compromettendo il recupero di vetro, alluminio, silicio e argento e indebolendo la costruzione di una filiera circolare nazionale.

I vantaggi del passaggio a un sistema EPR “generazionale”

La transizione verso un modello generazionale, analogo a quello già adottato per le altre categorie RAEE – ovvero un sistema collettivo di responsabilità finanziaria in cui i produttori attivi oggi finanziano il fine vita dei rifiuti generati oggi, indipendentemente da chi abbia immesso il prodotto sul mercato 10, 15 o 20 anni prima – consentirebbe di superare i limiti strutturali dell’attuale schema basato sui trust.

I principali benefici riguardano:

  • un’equa ripartizione dei costi tra i produttori attivi sul mercato;
  • la piena copertura finanziaria, proporzionata ai volumi reali di pannelli immessi;
  • la continuità operativa garantita dalla presenza stabile degli operatori economici;
  • il superamento della segregazione preventiva di risorse per facilitare investimenti e accelerare la diffusione del fotovoltaico;
  • l’eliminazione della procedura di identificazione tramite numero seriale;
  • una maggiore aderenza alla traiettoria del PNIEC e agli obiettivi di economia circolare.

La simulazione REF mostra che il contributo EPR, nel modello generazionale, cresce progressivamente fino a oltre 3,2 €/pannello nel 2050, garantendo una copertura adeguata dei costi reali.

Una finestra normativa da cogliere

L’attuazione della Direttiva (UE) 2024/884, ora in fase di recepimento con il decreto legislativo all’esame delle Commissioni parlamentari, rappresenta l’occasione decisiva per definire un nuovo impianto regolatorio.

La Legge 91/2025 chiede esplicitamente di riordinare la disciplina relativa ai pannelli FV a fine vita; armonizzare l’EPR per tutte le categorie RAEE; adeguare gli obblighi informativi con processi digitalizzati e assicurare un finanziamento sostenibile e coerente con la crescita del settore.

Il passaggio a un modello strutturato, trasparente e solido finanziariamente appare oggi l’unica risposta efficace alla sfida del fine vita fotovoltaico.

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