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Green economy: contro la crisi, le imprese puntino su sostenibilità ed economia circolare

L’ultimo Rapporto GreenItaly lo evidenzia: le imprese italiane che hanno investito sulla sostenibilità sono più resilienti anche al Covid-19. Occorre puntare su green economy ed economia circolare, dove l’Italia già è ai vertici UE

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Green economy: contro la crisi, le imprese puntino su sostenibilità ed economia circolare

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La green economy è una via che più di 432mila imprese italiane hanno deciso di intraprendere. Lo conferma quanto emerge dall’ultimo Rapporto GreenItaly, a cura di Fondazione Symbola e Unioncamere.

Le strategie imprenditoriali che puntano sulla sostenibilità e guardano all’economia circolare sono premianti: un’indagine svolta dai due enti su 1000 imprese manifatturiere italiane mostra che chi è green è più resiliente. Il 16% delle aziende che hanno effettuato investimenti per la sostenibilità, è riuscito ad aumentare nel 2020 il proprio fatturato, contro il 9% delle imprese non green. “Ciò non significa che la crisi non si sia fatta sentire, ma comunque in misura più contenuta”, spiegano Carlo Sangalli ed Ermete Realacci, rispettivamente presidenti di Unioncamere e di Fondazione Symbola, rilevando però che “la quota di imprese manifatturiere il cui fatturato è sceso nel 2020 di oltre il 15% è dell’8,2%, mentre è stata quasi il doppio (14,5%) tra le imprese non eco-investitrici”.

Le imprese che hanno investito sulla green economy hanno evidenziato un vantaggio competitivo in termini occupazionali: il 9% delle aziende “verdi” ha assunto contro il 7% delle altre, e il 16% di queste ha aumentato la quota di export (contro il 12%). Cosa motiva le loro migliori performance? Lo stesso report lo spiega così:

le aziende eco-investitrici innovano di più (73% contro 46%), investono maggiormente in R&S (33% contro 12%) e utilizzano o hanno in programma di utilizzare in misura maggiore tecnologie 4.0 (25% contro 14%) e privilegiano skills 4.0 (22% contro 11%).”

Green economy in Italia: efficienza energetica e fonti rinnovabili

Torniamo alle oltre 432 mila “imprese verdi” italiane, registrate pre Covid-19. Sono quelle aziende dell’industria e dei servizi che hanno investito nell’ultimo quinquennio considerato (2015-2019) in prodotti e tecnologie green.

In pratica quasi una su tre: il 31,2% dell’intera imprenditoria extra-agricola. È un valore in aumento rispetto al quinquennio precedente, quando erano state 345 mila (il 24% del totale). Nel manifatturiero – settore che ci vede al secondo posto in Europa – sono più di una su tre (35,8%). Il trend è sempre più sentito, come dimostra il fatto che nel solo 2019 si è registrato un picco con quasi 300mila aziende hanno investito su sostenibilità ed efficienza. Si tratta del dato più alto registrato da quando Symbola e Unioncamere hanno iniziato a misurare gli investimenti per la sostenibilità.

Efficienza energetica e fonti rinnovabili fanno la parte del leone insieme al taglio dei consumi di acqua e rifiuti, a seguire la riduzione delle sostanze inquinanti e l’aumento dell’utilizzo delle materie seconde.

Inoltre, dall’indagine emerge chiaramente che green e digitale insieme rafforzano la capacità competitiva delle nostre aziende. Le imprese eco-investitrici orientate al 4.0 nel 2020 hanno visto un incremento di fatturato nel 20% dei casi, quota più elevata del citato 16% del totale delle imprese green e più che doppia rispetto al 9% delle imprese non green. Il risultato si nota anche a livello occupazionale: l’occupazione green nel 2018 è cresciuta rispetto al 2017 di oltre 100 mila unità, con un incremento del +3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali.

Lo stesso numero di green jobs in Italia nello stesso 2018 ha raggiunto 3.100.000 unità, il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%).

Green economy ed economia circolare: l’Italia è prima in Europa

“Nonostante la crisi prodotta dal Covid-19, molte imprese italiane non hanno rinunciato a innovare e scommettere sulla sostenibilità ambientale, anzi, alcune hanno deciso di alzare la posta per essere ancora più competitive e resilienti”, segnala il rapporto, evidenziando come il lavoro di queste imprese spinga il Belpaese verso le frontiere avanzate della sostenibilità.

Infatti, l’Italia è il campione europeo nell’economia circolare e nell’efficienza dell’uso delle risorse.

Come rileva Eurostat e riporta il rapporto GreenItaly, è in assoluto il Paese europeo con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti: 79%, il doppio rispetto alla media europea (solo il 39%) e ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei (la Francia è al 56%, il Regno Unito al 50%, la Germania al 43%).

Inoltre, a livello complessivo, la sostituzione di materia seconda nell’economia italiana comporta un risparmio potenziale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2. Si tratta di valori equivalenti al 14,6 % della domanda interna di energia e al 14,8% delle emissioni climalteranti (2018).

Covid-19 e cambiamenti climatici: l’Italia investa su green economy e sostenibilità

SARS-CoV-2 sta facendo sentire tutto il peso non solo a livello sanitario, ma anche economico. Ma non c’è solo la pandemia a preoccupare. I cambiamenti climatici restano il problema più preoccupante, oggi messi sullo sfondo dalla crisi innescata dal coronavirus ma che sono sempre più allarmanti: basti pensare che Il 2019 è stato il secondo anno più caldo in assoluto e la fine del decennio più caldo, dal 2010 al 2019.

Per questo occorre puntare sulla sostenibilità. Lo sostiene lo stesso Consiglio europeo che ha accolto con favore lo scorso aprile la “Tabella di marcia per la ripresa. Verso un’Europa più resiliente, sostenibile ed equa” e ha sostenuto che l’Unione europea ha bisogno di uno sforzo di investimento simile al piano Marshall per sostenere la ripresa e modernizzare l’economia. “Ciò significa investire massicciamente nella transizione verde e nella trasformazione digitale nonché nell’economia circolare e ad altre strategie”, rilevano Symbola e Unioncamere.

Le risorse messe in campo sono significative. Ai 1100 miliardi di euro previsti dal quadro finanziario pluriennale rinforzato per il periodo 2021-2027 si aggiungono i 750 miliardi di euro stanziati per Next Generation EU e i 540 miliardi del pacchetto di misure eccezionali approvate dal Consiglio europeo.

Una parte importante di questa quota sarà destinata all’Italia che dovrà a sua volta investire in modo oculato. Per questo occorre pensare a un piano che punti su politiche green e attente alla transizione energetica e all’economia circolare.

 

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