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Ancora 34,6 miliardi di sussidi alle fossili

Allarme Legambiente: nonostante le promesse in Italia sono ancora troppi i sussidi alle fonti fossili, principale ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili e agli interventi di interventi di efficienza energetica. Intervenire nella Legge di Bilancio.

Allarme Legambiente: Ancora 35,7 miliardi di sussidi alle fonti fossili

Legambiente ha pubblicato il documento “Stop sussidi ambientalmente dannosi” che mostra che, nonostante gli impegni promessi dal Governo e l’istituzione della “Commissione interministeriale per lo studio e l’elaborazione di proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi”, nei fatti sono ancora moltissimi i sussidi riconosciuti alle fossili e ancora troppo pochi i tagli. Anzi nel 2020 è stato introdotto il nuovo incentivo capacity market, che prevede 15 anni di aiuti per nuove centrali a gas, giustificati da ragioni di sicurezza del sistema.

Sono 34,6 i miliardi di euro in sussidi ambientalmente dannosi (SAD), suddivisi tra i vari settori: energia (12,86 miliardi di euro l’anno, la maggior parte dei quali destinati alle trivellazioni), trasporti (16,6 miliardi di euro di sussidi tra diretti e indiretti), agricoltura (3,1 miliardi di euro), edilizia (1,1 miliardi di euro l’anno) e commissioni ambientali (812,59 milioni).
Nel complesso negli ultimi 10 anni sono stati stanziati 136,4 miliardi di euro per SAD diretti e indiretti dannosi per l’ambiente. Si tratta sia di finanziamenti a centrali inquinanti a petrolio, gas e carbone, e di  sconti su tasse per vari utilizzi di benzina o gasolio in diversi settori (riscaldamento, industrie, trasporti…).

Sussidi alle fonti fossili in Italia dal 2011 al 2020

Legambiente segnala che una cifra significativa, ovvero 18,3 miliardi, si potrebbe facilmente eliminare abolendo i sussidi alle trivellazioni,  i fondi per la ricerca su gas, carbone e petrolio e grazie alle detrazioni a sostegno della transizione energetica, prevedendo il passaggio alle sole energie rinnovabili e una tassazione diversa tra tra benzina gasolio, gpl e metano, stimolando investimenti – 35 miliardi di euro l’anno – in innovazione ambientale e aiutando la crescita economica e sociale del Paese. Si tratta di un discorso oggi più che mi attuale considerando il rincaro delle bollette, confermato anche dal Governo, legato alla dipendenza dal gas.

L’associazione ambientalista chiede che nella prossima Legge di Bilancio si concretizzino le promesse inserendo l’eliminazione di “tutti i sussidi ambientalmente dannosi entro il 2030” e che le caldaie a gas siano escluse dagli interventi che danno accesso al Superbonus 110%: “Un sussidio, indiretto, alle fonti fossili” – si legge nel report – che Legambiente stima in almeno 528,8 milioni di euro per il 2019.

Se l’obiettivo di tali sussidi è naturalmente condivisibile, ovvero aiutare le imprese e le famiglie, questa strada non è più percorribile da un punto di vista ambientale, considerando che ci sono alternative sostenibili e competitive e che i sussidi alle fossili, nelle parole di Fatih Birol, capo economista dell’International Energy Agency, “sono oggi il principale ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili e di interventi di efficienza energetica”. Quello dei sussidi alle fonti fossili è certamente un problema a livello globale, sempre l’IEA ricorda infatti che nel mondo si spendono più di 500 miliardi di dollari.

Le proposte di Legambiente

Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ricorda che se vogliamo rispondere concretamente all’emergenza climatica non c’è più tempo da perdere con annunci a cui non seguono fatti. “È importante che l’Italia definisca al più presto una roadmap di uscita dalle fossili e dai sussidi, che preveda interventi entro il 2025, anche in vista della chiusura delle centrali a carbone che non può essere affrontata solo con una semplice riconversione a gas condannando questo Paese alle importazioni di gas fossile per ulteriori 20/30 anni”.

In Italia ci sono alcuni casi eclatanti come i finanziamenti a centrali che utilizzano derivati del petrolio, che inquinano e sono fuori mercato, ma rimangono aperte solo in virtù dei sussidi (per esempio le centrali di Brindisi Sud e Fiumesanto o di San Filippo Mela); inoltre molte delle centrali diesel presenti nelle isole potrebbero essere sostituite con impianti fotovoltaici ed eolici.

L’Associazione ambientalista sottolinea inoltre la necessità di aggiornare il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) in modo da garantire una diminuzione delle emissioni di almeno il 65% entro il 2030 (un obiettivo più ambizioso rispetto al 51% dal PNRR).

E’ importante che nella prossima Legge di Bilancio sia inserita la cancellazione dei sussidi alle fossili entro il 2030, confermando il phase-out del carbone entro il 2025 senza che vengano realizzate nuove centrali a gas.

Legambiente chiede poi di eliminare subito i sussidi diretti alle fossili e per lo sfruttamento dei beni ambientali e aggiornare il Catalogo dei sussidi ambientalmente dannosi istituito dal Ministero dell’ambiente allargando il campo di quelli da togliere subito.

Va poi rivista la tassazione su combustibili fossili, legandola alle emissioni di gas serra, in modo da spingere all’acquisto di macchine non inquinanti. Infine L’Italia deve impegnarsi maggiormente negli aiuti ai paesi poveri, coerentemente con gli impegni di Parigi che prevedono per il nostro paese 4 miliardi di dollari per il periodo 2015-2020.

Legambiente: il quadro dei sussidi alle fossili eliminabili e rimodulabili


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