Ancora 35,7 miliardi di sussidi alle fossili

Allarme Legambiente: nonostante le promesse la bozza della Legge di Bilancio 2021 non prevede alcun taglio ai sussidi alle fonti fossili, principale ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili e di interventi di efficienza energetica. Nel 2020 35,7 miliardi di euro, tra sussidi diretti e indiretti. L’Italia al 27°posto nel Climate Change Performance Index 2021 del rapporto Germanwatch

Allarme Legambiente: Ancora 35,7 miliardi di sussidi alle fonti fossili

Legambiente ha pubblicato il documento “Stop sussidi alle fonti fossili e ambientalmente dannosi” che mostra che, nonostante gli impegni promessi dal Governo e l’istituzione della “Commissione interministeriale per lo studio e l’elaborazione di proposte per la transizione ecologica e per la riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi”, nei fatti sono ancora moltissimi i sussidi riconosciuti alle fossili e nella bozza della Legge di Bilancio 2021 non è previsto alcun taglio. Anzi nel 2020 è stato introdotto il nuovo incentivo capacity market, che prevede 20 anni di aiuti per nuove centrali a gas, giustificati da ragioni di sicurezza del sistema.

Sono 35,7 i miliardi di euro, di cui oltre 21,8 sotto forma diretta e circa 13,8 in forma indiretta, tra incentivi, sconti sulle tasse e finanziamenti nei diversi settori, energetico (15,8 miliardi di euro), trasporti (16,2 miliardi di euro), agricoltura, canoni ed edilizia. A beneficiare maggiormente dei sussidi le imprese con 23 miliardi, seguite dalle famiglie con 12,5 miliardi.

Ma se l’obiettivo è naturalmente condivisibile, ovvero aiutare le imprese e le famiglie, questa strada non è più percorribile da un punto di vista ambientale, considerando che ci sono alternative sostenibili e competitive e che i sussidi alle fossili, nelle parole di Fatih Birol, capo economista dell’International Energy Agency, “sono oggi il principale ostacolo allo sviluppo delle rinnovabili e di interventi di efficienza energetica”.

Una conferma che l’Italia non stia facendo abbastanza arriva anche dalla  nuova edizione del rapporto annuale di Germanwatch che ci vede perdere una posizione, siamo scesi al 27° posto, a causa soprattutto del  rallentamento nello sviluppo delle rinnovabili e di una politica climatica nazionale non sufficiente a rispettare gli obiettivi di Parigi, ma in questo siamo in buona compagnia perché non sono raggiunti da nessun paese. Il nostro PNIEC infatti permette un taglio delle emissioni entro il 2030 del solo 37%, con una diminuzione media annua di appena l’1,7% a partire dal 2020, del tutto insufficiente.

Le proposte di Legambiente

Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente ricorda che se vogliamo rispondere concretamente all’emergenza climatica non c’è più tempo da perdere, considerando che “ogni euro non più regalato a chi inquina può liberare investimenti in innovazione ambientale ma anche per far uscire il Paese dalla crisi economica e sociale”. In Italia ci sono alcuni casi eclatanti come i finanziamenti a centrali che utilizzano derivati del petrolio, che inquinano e sono fuori mercato, ma rimangono aperte solo in virtù dei sussidi (per esempio le centrali di Brindisi Sud e Fiumesanto o di San Filippo Mela); inoltre molte delle centrali diesel presenti nelle isole potrebbero essere sostituite con impianti fotovoltaici ed eolici.

L’Associazione ambientalista chiede che nel Recovery Plan italiano sia tracciata la strada per cancellare entro il 2030 i sussidi alle fonti fossili, cancellando tutte le esclusioni dalle accise esistenti e legando la fiscalità alle emissioni di gas serra. Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente spiega che si deve partire cancellando i finanziamenti verso le attività più inquinanti e spostandoli verso “ospedali, scuole, ricerca, investimenti nella green economy e nella riduzione delle diseguaglianze”, andrebbero poi rimodulati una serie di incentivi connessi con settori strategici produttivi o di consumo.

Legambiente chiede poi di eliminare subito i sussidi diretti alle fossili e per lo sfruttamento dei beni ambientali e aggiornare il Catalogo dei sussidi istituito dal Ministero dell’ambiente allargando il campo di quelli da togliere subito. Infine l’associazione chiede di rivedere con urgenza la tassazione sui combustibili fossili legandola alle emissioni di gas serra.

Legambiente: il quadro dei sussidi alle fossili eliminabili e rimodulabili

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