L’occasione persa del referendum anti trivelle

Ha votato il 32% degli aventi diritto e non è stato raggiunto il quorum. Soddisfazione di Renzi. Dagli ambientalisti i ricorsi alla Commissione europea

Le cause della bassa influenza alle urne di ieri sono da imputare probabilmente alla complessità del quesito, incomprensibile a molti, all’informazione non sempre chiara ed esaustiva, all‘invito all’astensione di buna parte del PD, presidente del Consiglio in testa e al disinteresse di molte regioni lontane dal mare.

Sta di fatto che l’affluenza finale del referendum antitrivelle promosso da 9 regioni, si ferma al 32% dei 51 milioni di aventi diritto e la Basilicata (50,4%) è la sola regione ad aver raggiunto il quorum. Vittoria schiacciante del sì, l’86%, tra i votanti. 

Le società petrolifere potranno dunque continuare a estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine senza limiti di tempo, fino a esaurimento del giacimento. 

Matteo Renzi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi a urne chiuse, ha sottolineato che si tratta di un risultato che non annovera il Governo tra i vincitori, ma che i veri vincitori sono le persone che lavorano sulle piattaforme, mentre escono sconfitti “consiglieri regionali e chi ha cavalcato il referendum per ragioni politiche”.

Greenpeace in un comunicato, pur prendendo atto del mancato quorum, evidenzia però che il Governo non possa non ascoltare il segnale che viene dalle urne e il messaggio dei circa 16 milioni di italiani che hanno votato, per la maggior parte contro le trivelle, “per chiedere un futuro energetico diverso e una politica indipendente dalle lobby fossili”.   

Greenpeace inoltre anticipa che il suo impegno a tutela dei mari continuerà, infatti “la norma che assegna ai petrolieri concessioni senza una precisa scadenza, viola lo spirito e la lettera della Direttiva 94/22/CE, recepita dall’Italia con il D.Lgsl. 625/96, secondo la quale l’estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest’ultime devono essere limitate”. Greenpeace si appresta quindi a inviare un atto di denuncia alla Commissione Europea per segnalare questa e altre violazioni che denotano sistematici aggiustamenti delle norme e dei principi del Diritto comunitario a favore degli interessi dei petrolieri.

Anche Legambiente attraverso le parole del presidente Rossella Muroni, ha commentato che la proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas è in contrasto con le regole del diritto UE sulla libera concorrenza e ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia alla Commissione europea contro la norma che concede concessioni illimitate per le estrazioni di gas e petrolio. “Continuerà la battaglia affinché si intervenga da subito sulle numerose criticità emerse rispetto alle attività estrattive in mare, a partire dalla dismissione delle piattaforme che già oggi non sono più attive e per stabilire royalties giuste per tutte le attività estrattive, cancellando un sistema iniquo per cui larga parte delle concessioni non paga le royalties e chi lo fa le deduce dalle tasse”.

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