Da Ursula a Greta, il Pianeta non può più aspettare di fronte alla sfida del clima

La presidente della commissione Europea Ursula von der Leyen e la giovane attivista svedese Greta Thunberg parlano, dallo stesso palcoscenico – quello del World economic forum a Davos – della sfida ambientale; ognuna con il proprio punto di vista ma entrambe con lo stesso obiettivo: uscire dalla crisi e salvare l’umanità. Lady Ursula ha messo in evidenza il legame tra la difesa ecologica e la prevenzione dalle malattie rivendicando l’importanza del Green deal europeo, mentre l’eco-paladina è tornata a ricordare che “c’è un Pianeta da salvare”, e che il tempo per farlo è ormai finito, soprattutto dopo “30 anni di bla bla bla”.

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Da Ursula a Greta, il Pianeta non può più aspettare di fronte alla sfida del clima

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Dicono la stessa cosa, il Pianeta non può più aspettare. Sono due donne che per generazione e ruoli sono distanti. Ma a unirle ci pensa la lotta ai cambiamenti climatici.

Una è la presidente della commissione Europea Ursula von der Leyen, l’altra è la giovane attivista svedese Greta Thunberg. E dallo stesso palcoscenico, quello del World economic forum a Davos, hanno parlato entrambe della sfida più importante per l’umanità, quella ambientale.

Se da un lato Lady Ursula ha messo in evidenza il legame tra la sfida ecologica e quella della prevenzione delle pandemie – che il Covid-19 ci continua (purtroppo) a ricordare – rivendicando l’importanza del Green deal europeo e la necessità di aumentare gli impegni sulla protezione della natura; dall’altro l’eco-paladina, ispiratrice degli scioperi globali per il clima del venerdì, è tornata ricordare che “c’è un Pianeta da salvare”, e a chiedere un’azione urgente per affrontare la crisi ecologica facendo presente a tutti che non c’è più tempo, soprattutto dopo “30 anni di bla bla bla”.

La ricetta Ue

“Dobbiamo imparare da questa crisi cambiando il modo in cui conduciamo le nostre vite e la nostra economia”, è per questo che di fronte ai cambiamenti climatici “dobbiamo agire ora”. Punta dritta von der Leyen e non si discosta dall’impronta ambientale. In testa alla lista c’è il clima, la salute, e l’economia.

L’Europa – annuncia – presto presenterà una cornice legale per la protezione degli ecosistemi, e intende promuovere maggiore ambizione a livello globale, a partire dal vertice Onu sulla biodiversità previsto per fine maggio a Kunming, in Cina; una tappa attesa e che dovrà essere – osserva – “quello che è stato la Cop21 per il clima; perché abbiamo bisogno di un accordo come quello di Parigi anche per la biodiversità”.

Il legame tra natura e salute

“Dobbiamo imparare da questa crisi – rileva parlando dell’emergenza coronavirus – dobbiamo cambiare il modo in cui viviamo e facciamo affari, ed essere in grado di apprezzare ciò che ci sta a cuore. Se le temperature continuano a salire e la natura continua a scomparire, assisteremo a più disastri naturali e malattie zoonotiche. Abbiamo parlato molto dei legami tra la perdita di biodiversità e il Covid-19. Ora dobbiamo passare all’azione. Se non agiamo con urgenza per proteggere la nostra natura, la prossima pandemia sarà dietro l’angolo”.

L’economia e gli ecosistemi

Il piano sul versante economico: “Più della metà del Pil globale dipende dalla biodiversità ad alto funzionamento e dai servizi ecosistemici, dal cibo al turismo. Quasi tre quarti della superficie terrestre sono stati alterati; ne vediamo i cambiamenti nella nostra vita quotidiana: meno natura selvaggia e fauna selvatica, temperature in aumento e condizioni meteorologiche estreme. Questi sviluppi sono facce diverse della stessa medaglia. In realtà, si rafforzano a vicenda. Quando perdiamo foreste, non perdiamo ‘solo’ spazi verdi o habitat naturali. Perdiamo un alleato fondamentale nella nostra lotta contro i cambiamenti climatici. Questo è il motivo per cui l’Europa presenterà presto un quadro giuridico per il ripristino degli ecosistemi. Ed è per questo che proteggeremo almeno il 30% della terra e dei mari in Europa”.

Sviluppo sostenibile

Il Green deal – che era stato ‘battezzato’ proprio un anno fa al forum che allora si svolse in presenza – “non ha perso minimamente la sua urgenza. L’Europa si è data l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica nel 2050. E abbiamo visto la spinta propulsiva che questo ha generato. Dalla Corea del Sud al Giappone, dal Sudafrica alla Cina, le potenze economiche di tutto il mondo ora condividono la nostra ambizione”.

Inoltre, “abbiamo intensificato le nostre azioni. Si spera che presto entrerà in vigore la prima legge europea sul clima. Abbiamo concordato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030. Presenteremo una legislazione per aiutarci nelle energie rinnovabili, nello scambio di emissioni, nell’idrogeno pulito, nell’economia circolare. E abbiamo dedicato il 37% di NextGenerationEu – il nostro Piano di ripresa da 750 miliardi di euro – al Green deal europeo”. Ma, avverte, “il finanziamento pubblico da solo non sarà sufficiente; per questo serve una crescente cultura della governance aziendale sostenibile. Proporremo di rafforzare la due diligence per le aziende. E proporremo una legislazione per garantire che il mercato dell’Ue non guidi la deforestazione dall’altra parte del mondo. Il nostro standard e la tassonomia sui green bond dell’Ue farà da apripista. Porterà chiarezza su ciò che rappresenta attività sostenibili ed eco-compatibili”.

Greta: ignorate la crisi

“Mi chiamo Greta Thunberg e non sono qui per fare affari – inizia così, presentandosi – non appartengo a nessun interesse finanziario o partito politico. Quindi non posso contrattare o negoziare. Sono qui solo per ricordarvi ancora una volta l’emergenza in cui ci troviamo. La crisi che voi e i vostri predecessori avete creato e inflitto a noi. La crisi che continuate a ignorare. Il mondo deve costruire nuovi sistemi per salvare il clima”.

Un anno fa

Richiama alla memoria, non troppo lontana nel tempo, quando si rifà al momento in cui un anno fa – sempre su questa scena – aveva lanciato il suo grido d’allarme: “Sono qui per ricordarvi le promesse che avete fatto ai vostri figli e nipoti. E per dirvi che non siamo disposti a scendere a compromessi sui livelli minimi di sicurezza che ancora rimangono”. Fa presente che la crisi ecologica purtroppo “non può più essere risolta secondo i sistemi odierni: dobbiamo tenerlo presente mentre i Paesi, le imprese e gli investitori si affrettano a presentare i loro nuovi cosiddetti obiettivi e impegni climatici ‘ambiziosi’. Più a lungo evitiamo questa scomoda verità e più a lungo fingiamo di poter risolvere la questione climatica e l’emergenza ecologica senza trattarla come una crisi, più tempo prezioso perderemo”.

Non c’è più tempo

Si tratta, spiega Greta, di “tempo che non abbiamo”. Oggi si parla di come sia necessario intraprendere “un’azione immediata”, ma il leader del mondo “hanno fissato obiettivi vaghi, insufficienti e ipotetici per il futuro”, come la neutralità delle emissioni al 2050; sono “obiettivi basati su scappatoie e numeri incompleti. Obiettivi che in sostanza sono una resa”. E con un esempio rende concreto quello che intende dire: “E’ come svegliarsi nel cuore della notte, vedere la tua casa in fiamme, poi decidere di aspettare 10, 20 o 30 anni prima di chiamare i vigili del fuoco mentre si condanna come un folle chi cerca di svegliare le persone”.

Trent’anni di ‘bla bla bla’

“Comprendiamo che il mondo è molto complesso e che il cambiamento non avviene da oggi a domani – prosegue la giovane svedese – ma veniamo da oltre tre decenni di ‘bla bla bla’. Di quanti altri anni i politici hanno bisogno per capire? Perché quando si tratta di affrontare l’emergenza climatica e ecologica, il mondo è ancora in uno stato di completo diniego. Il tempo dei ‘piccoli passi nella giusta direzione’ è ormai passato”.

‘Unite i puntini, è una crisi’

Greta poi si rivolge ai politici, e in modo chiaro dice: “Non riuscite a collegare i puntini. Se gli impegni sulla riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030 significassero effettivamente che si mira ad avere quei risultati allora sarebbe un ottimo inizio. Ma sfortunatamente non è così. E poiché il livello di consapevolezza del pubblico continua a essere così basso, i nostri leader possono ancora farla franca. Allo stato attuale a meno che la crisi climatica ed ecologica non venga trattata come una crisi, non si otterranno cambiamenti sufficienti”.

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