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I prezzi alti dei combustibili fossili, le preoccupazioni per la sicurezza energetica e l’urgenza del cambiamento climatico evidenziano l’urgente necessità di passare più velocemente a un sistema energetico pulito. E’ il dato principale che emerge dall’World Energy Transitions Outlook: 1.5°C Pathway pubblicato da Irena, che evidenzia gli interventi necessari da attuare a breve termine per affrontare l’attuale crisi energetica, che devono essere accompagnati da una costante attenzione agli obiettivi a medio e lungo termine della transizione energetica, proseguendo gli sforzi per cercare di limitare l’aumento delle temperature globali entro il 2050 a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali e dimostrando come la lotta al cambiamento climatico rappresenti un’opportunità non solo per il Pianeta, ma anche per l’economia. Il documento definisce le azioni prioritarie basate sulle tecnologie disponibili che devono necessariamente essere realizzate entro il 2030 per raggiungere le emissioni nette zero entro la metà del secolo. Fa anche il punto sui progressi in tutti gli usi dell’energia fino ad oggi, mostrando chiaramente che il ritmo di crescita delle rinnovabili e l’accelerazione verso la transizione energetica è del tutto inadeguato. “Qualsiasi azione che non sia radicale nei prossimi anni diminuirà, o addirittura eliminerà le possibilità di raggiungere i nostri obiettivi climatici”, ha detto Francesco La Camera, direttore generale di IRENA, “Oggi i governi si trovano ad affrontare le molteplici sfide della sicurezza energetica, della ripresa economica e del rincaro delle bollette energetiche. La transizione è l’unica risposta ma per attuarla è necessario mettere in atto politiche conformi all’Accordo di Parigi e all’Agenda per lo sviluppo sostenibile. Investire in nuove infrastrutture di combustibili fossili non farà altro che aumentare i rischi esistenti e le minacce del cambiamento climatico”. La crisi odierna ha evidenziato che gli alti prezzi dei combustibili fossili possono provocare povertà energetica e perdita di competitività industriale. Basti pensare, ha continuato La Camera, che l’80% della popolazione mondiale vive in paesi che sono importatori netti di combustibili fossili. Le energie rinnovabili, presenti in abbondanza in tutto il mondo rappresentano la migliore via d’uscita dalla dipendenza delle fossili, garantendo inoltre crescita economica e occupazione. Gli investimenti in transizione energetica Secondo il Rapporto oltre a investire 5,7 trilioni di dollari all’anno fino al 2030 per la transizione energetica, è necessario reinderizzare 0,7 trilioni di dollari all’anno dai combustibili fossili alle soluzioni rinnovabili. Investire nella transizione garantirebbe concreti benefici socioeconomici e di benessere, aggiungendo entro il 2030 85 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo nelle energie rinnovabili e in altre tecnologie green, superando ampiamente le perdite di 12 milioni di posti di lavoro nelle industrie dei combustibili fossili. Con i giusti investimenti le energie rinnovabili potrebbero crescere in tutti i settori, passando dal 14% dell’energia totale di oggi a circa il 40% nel 2030. Le aggiunte annuali a livello globale di energia rinnovabile dovrebbero triplicare entro il 2030, come raccomandato dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). L’Outlook vede l’elettrificazione e l’efficienza come fattori chiave per la transizione energetica, grazie a energie rinnovabili, idrogeno e biomasse. La mobilità elettrica è centrale in questo percorso: le vendite di veicoli elettrici (EV) cresceranno di 20 volte rispetto ad oggi. Ma per raggiungere il target fissato al 2030 sarà necessaria una serie completa di politiche trasversali e strutturali di decarbonizzazione in tutti i settori e gli NDC – contributi determinati a livello nazionale – dovranno aumentare le proprie ambizioni, guidando le strategie di investimento in linea con 1,5°C. In particolare, i maggiori consumatori di energia del mondo e gli emettitori di carbonio del G20 e del G7 devono dimostrare la loro leadership attuando piani e investimenti ambiziosi a livello nazionale e internazionale, con l’obiettivo di arrivare al 65% di energie rinnovabili nella produzione di energia entro il 2030. Infine è necessario lavorare considerando la cooperazione una priorità: il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’accesso universale all’energia moderna entro il 2030 devono rimanere un pilastro vitale di una transizione energetica giusta e inclusiva. Luglio 2021 World Energy Transitions Outook Indice: Energia rinnovabile e occupazione: lo sguardo del World Energy Transitions Outlook Azioni necessarie per combattere il surriscaldamento La transizione energetica come opportunità L’analisi mostra come le misure legate alla transizione energetica che saranno adottate nel prossimo decennio rappresentino un’opportunità di crescita per l’economia mondiale. Si parla di una crescita del 2,4% rispetto a quella prevista dai piani attuali con una creazione di 122 milioni di posti di lavoro legati all’energia al 2050, più del doppio degli attuali 58 milioni. “La trasformazione energetica guiderà la trasformazione economica”, ha affermato Francesco La Camera, direttore generale di IRENA. “La transizione energetica è un compito arduo, ma può portare nuove possibilità senza precedenti per rivitalizzare le economie e sollevare le persone dalla povertà. L’Outlook di IRENA apporta un valore unico in quanto delinea anche i quadri politici e le strutture di finanziamento necessari per portare avanti una transizione che sia giusta e inclusiva. Ogni paese definirà ciò che è meglio per sé, ma collettivamente dobbiamo garantire che tutti i paesi e tutte le regioni possano beneficiare della transizione energetica globale per un mondo resiliente e più equo. Abbiamo il know-how, abbiamo gli strumenti, dobbiamo agire e dobbiamo farlo ora”. Energia rinnovabile e occupazione: lo sguardo del World Energy Transitions Outlook Secondo il World Energy Transitions Outlook l’energia rinnovabile rappresenta una fonte di crescita economica senza precedenti, rappresentando da sola più di un terzo di tutti i posti di lavoro nel settore energetico. Si parla di una disponibilità ipotetica di 43 milioni di posti di lavoro a livello globale, una svolta non indifferente a livello socio-economico. Per accelerare la transizione energetica e offrire una svolta positiva all’economia mondiale è necessario adottare, però, una serie di politiche lungimiranti. Per garantire una ripresa ottimale post-Covid e raggiungere gli obiettivi di Parigi è necessario un investimento annuale pari in media a 4,4 trilioni di dollari, che può sembrare elevato, ma è fattibile ed equivale a circa il 5% del PIL globale nel 2019. Posticipare ulteriormente un’azione di questo tipo non farà che spingerci ancora di più nello scenario catastrofico disegnato dal surriscaldamento globale, con conseguenze economiche e umanitarie profonde e irreversibili. Azioni necessarie per combattere il surriscaldamento Il raggiungimento degli obiettivi di Parigi prescinde necessariamente da una serie di azioni che non possono più essere rimandate. Parliamo dell’abbandono del carbone come fonte di energia, della limitazione degli investimenti che favoriscono l’utilizzo di petrolio e gas e dell’adozione di soluzioni tecnologiche, politiche e di mercato sostenibili.Per riuscire a percorrere la strada della sostenibilità è necessario mettere sul piatto 33 trilioni di dollari di investimenti aggiuntivi in efficienza, energie rinnovabili, elettrificazione in impieghi finali, reti elettriche, flessibilità, idrogeno e innovazioni. Si tratta di costi che possono sembrare elevati a primo impatto, ma che valgono tutti i benefici generati, sia in termini di salute che di economia. Ogni dollaro speso per la transizione energetica aggiunge, infatti, benefici valutati tra i 2 e i 5,5 dollari, che in termini cumulativi equivalgono a una cifra compresa tra i 61 trilioni e i 164 trilioni di dollari entro la metà del secolo. La transizione energetica come opportunità La transizione energetica dimostra, quindi, di essere una grande opportunità di business, spostando il finanziamento dal capitale azionario al capitale di debito privato, che passerà dal 44% del 2019 al 57% nel 2050, con un aumento di quasi il 20% rispetto alle politiche previste. In futuro sarà sempre più facile ottenere per le tecnologie di transizione energetica un finanziamento accessibile del debito a lungo termine, mentre gli asset dei combustibili fossili dovranno fare affidamento sul finanziamento di capitale proprio dagli utili non distribuiti e dalle nuove emissioni di azioni. Non dimentichiamo, però, che senza il finanziamento pubblico non si può sperare di ottenere una transizione energetica rapida, giusta e inclusiva. Secondo IRENA gli investimenti attuati nel 2019 dal settore pubblico, che ha fornito circa 450 miliardi di dollari attraverso capitale pubblico e prestiti delle istituzioni finanziarie per lo sviluppo, sono destinati a raddoppiare fino a circa 780 miliardi di dollari. Il finanziamento del debito pubblico sarà un importante facilitatore per altri prestatori, specialmente nei mercati in via di sviluppo. Un’azione politica locale e una maggiore collaborazione internazionale saranno strettamente necessarie per incentivare la transizione ed eliminare le distorsioni del mercato che favoriscono i combustibili fossili, facendo evolvere le strutture di finanziamento. Il risultato sarà la graduale eliminazione delle sovvenzioni ai combustibili fossili e l’aggiustamento dei sistemi fiscali. Le politiche monetarie e fiscali, compreso il carbon pricing, miglioreranno la competitività e creeranno condizioni paritarie. Tutto questo avverrà solo se la transizione energetica sarà ben gestita, contrariamente si rischieranno risultati iniqui, uno sviluppo a doppio binario e un rallentamento generale del progresso. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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