Giornata Internazionale della Luce: illuminare il futuro con efficienza e per il benessere 15/05/2026
Efficienza energetica in Italia: 53-62 miliardi investiti nel 2025, ma senza stabilità normativa il 2030 resta lontano 14/05/2026
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Riqualificazione energetica dei condomini: a Milano le torri Ca’ Granda passano dalla classe F alla C 03/06/2026
Impianto termico o di climatizzazione (invernale/estiva): tipologie, caratteristiche e componenti 28/05/2026
A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle L’importanza delle api per la vita sulla TerraEdizione 2026: “Bee Together for People and the Planet”Api: una specie a rischio estinzioneIl quadro italiano: dati aggiornati ISPRALa strategia europea: dalla Farm to Fork al sistema di monitoraggio degli impollinatoriTutti noi possiamo fare qualcosa per la protezione delle apiI progetti per la salvaguardia delle apiBUZZ LIFE: corridoi ecologici per riportare gli impollinatori nelle città180.000 api vigilano sulla qualità dell’ambiente del termovalorizzatore del FrulloIl Bosco delle Api di Greenpeace: food forest per la biodiversità urbanaGreenpeace: “Fiori amici delle api” per trasformare balconi e terrazzi in oasi urbaneTurismo apistico con Evaneos in Grecia e UgandaApicoltura urbana a New York – Queens County Farm e Randall’s IslandLa Primavera delle Oasi WWF: biodiversità in campo per gli impollinatoriFAQ: Domande frequenti sulle api e la loro importanzaPerché il 20 maggio è stato scelto come Giornata Mondiale delle Api?Qual è il tema della Giornata mondiale delle api 2026?Qual è il ruolo delle api nella sicurezza alimentare globale?Quali sono le principali minacce per le popolazioni di api?Cosa fa l’Europa per proteggere gli impollinatori?Come possiamo contribuire alla protezione delle api? Il 20 maggio si celebra la Giornata Mondiale delle Api, istituita dalle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sul ruolo fondamentale degli impollinatori nel mantenimento della biodiversità e della sicurezza alimentare globale. Il tema del 2026, “Bee Together for People and the Planet”, è un richiamo alla storica collaborazione tra uomo e api. In un contesto di crisi ambientale e declino degli ecosistemi, le api ci ricordano che non può esserci benessere umano senza il benessere della natura. L’importanza delle api per la vita sulla Terra Le api sono i più importanti impollinatori al mondo, anche se ne esistono altri, come farfalle, pipistrelli e colibrì. Quelle domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul Pianeta. Più della metà del consumo mondiale di grassi e oli viene da piante impollinate. Il lavoro incessante delle api è necessario al ciclo delle piante con fiore e a quello della vegetazione destinata a diventare cibo o altri prodotti. Solo le api selvatiche costituiscono un esercito di oltre 20.000 specie, tutte orientate a garantire l’impollinazione per una ricaduta benefica sul 35% dell’agricoltura mondiale. Quasi il 90% delle specie di piante da fiore selvatiche dipende, almeno in parte, dall’impollinazione, così come l’80% delle colture alimentari mondiali e il 35% dei terreni agricoli globali. Gli impollinatori non solo contribuiscono direttamente alla sicurezza alimentare, ma sono fondamentali per la conservazione della biodiversità. Nella sola Europa l’84% delle principali colture destinate all’alimentazione umana — frutta, verdura, legumi — dipende dall’attività delle api. Delle 1.400 specie vegetali che servono a produrre il nostro cibo e i prodotti dell’industria derivata dalle piante, quasi l’80% richiede impollinazione; e si stima che l’87% delle piante selvatiche in fiore del mondo, circa 308.000 specie, dipenda almeno in parte da questo servizio. Negli ultimi 50 anni il volume della produzione agricola è aumentato del 30% grazie al loro contributo diretto. Senza le api non avremmo più caffè, cioccolato, miele e molti altri alimenti che fanno parte della nostra quotidianità. Il solo mercato mondiale del cacao vale 5,7 miliardi di dollari l’anno; le api domestiche producono ogni anno 1,6 milioni di tonnellate di miele. Le api svolgono dunque un ruolo fondamentale per la sopravvivenza del pianeta e dell’uomo, e proteggerle significa anche affrontare anche i problemi legati all’approvvigionamento alimentare globale e alla povertà nei Paesi in via di sviluppo. Eppure gli ultimi dati del WWF ci dicono che il 40% degli insetti impollinatori nel mondo è a rischio estinzione, con le conseguenze che questo comporta anche per la tutela della biodiversità. Secondo i dati, inoltre, negli ultimi 30 anni in Europa si è perso il 70% della biomassa degli insetti volatori, per la maggior parte preziosi nel garantire il servizio ecosistemico dell’impollinazione. Un problema certamente non nuovo che sta peggiorando. La Giornata mondiale delle api è stata infatti istituita per la prima volta dalle Nazioni Unite il 20 maggio del 2017, per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza degli impollinatori, sulle minacce che devono affrontare e sul loro contributo allo sviluppo sostenibile. Da allora il 20 maggio vengono festeggiate in tutto il Pianeta. Edizione 2026: “Bee Together for People and the Planet” Il tema scelto dalla FAO per la Giornata Mondiale delle Api 2026 è “Bee Together for People and the Planet – A partnership that sustains us all“, ovvero “Siate uniti per le persone e per il pianeta: una partnership che ci sostiene tutti“. Fonte Fao Per millenni, api e esseri umani hanno condiviso una connessione stretta e in continua evoluzione, plasmata dal modo in cui le comunità di tutto il mondo hanno fatto affidamento sulle api per l’alimentazione e il sostentamento, con le api che sono spesso diventate parte integrante dell’identità culturale locale. Dalla raccolta del miele alle più diverse forme di apicoltura, questa relazione si è continuamente adattata ad ambienti, tecnologie e contesti socioculturali differenti. La Giornata 2026 evidenzia come l’evoluzione dell’apicoltura attraverso culture e paesaggi diversi nel corso di migliaia di anni si intrecci con la promozione di approcci innovativi per migliorare la produzione e la salute delle api, sostenendo al contempo i mezzi di sussistenza degli apicoltori, comprese donne e giovani. Il tema si allinea anche con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori 2026 e con l’Anno Internazionale della Donna Contadina 2026, offrendo l’occasione per riflettere sul ruolo dell’apicoltura nei sistemi rurali e nel processo di empowerment femminile. L’evento principale si terrà il 20 e 21 maggio a Maribor, in Slovenia, con il Terzo Forum Internazionale per l’Apicoltura Sostenibile e la Scienza dell’Impollinazione. Api: una specie a rischio estinzione Gli attuali tassi di estinzione degli impollinatori sono da 100 a 1.000 volte superiori alla norma a causa dell’impatto umano. Oltre il 40% degli impollinatori invertebrati rischia l’estinzione a livello globale, mentre in Europa quasi la metà degli insetti impollinatori è in declino e un terzo è minacciato di estinzione. Se questa tendenza continua, le colture nutrienti — frutta, noci, molti ortaggi — saranno progressivamente sostituite da colture di base come riso, mais e patate, con il risultato di un impoverimento drastico della dieta globale. Le pratiche agricole intensive, il cambiamento di destinazione d’uso dei terreni, la monocoltura, i pesticidi — in particolare i neonicotinoidi — e le temperature più elevate associate al cambiamento climatico pongono gravi problemi alle popolazioni di api. Negli ultimi 60 anni, i cambiamenti climatici e l’agricoltura intensiva hanno modificato il ciclo di vita degli impollinatori: la loro attività è anticipata di circa 6 giorni e la durata del volo ridotta di 2 giorni. Il loro declino ha ricadute dirette sull’economia: la produzione agricola europea resa possibile dagli impollinatori vale 15 miliardi di euro l’anno, e la situazione italiana non è esente da questo trend negativo. Il quadro italiano: dati aggiornati ISPRA Lo stato delle popolazioni nel nostro Paese è considerato critico, riflettendo il trend negativo che sta colpendo l’intero continente europeo. In Italia circa il 22% delle 151 specie di api native valutate è minacciato di estinzione. Le cause principali sono la frammentazione degli habitat, l’agricoltura intensiva, l’uso massiccio di pesticidi e la pressione crescente dei cambiamenti climatici. Aggiornando il quadro rispetto al 2018, secondo la European Red Lists of Bees delle circa 2.000 specie di api europee quasi il 10% è in declino; in Italia, delle 151 specie di api native valutate (su un totale di oltre 1.100 apoidei censiti), 34 — pari al 22% — sono in pericolo. Sullo stesso trend i dati sulle farfalle: delle 289 specie di farfalle diurne, 18 (pari al 6,3%) sono a rischio di estinzione. ISPRA dal 2015, all’interno dell’Annuario dei Dati Ambientali, cura la pubblicazione e l’aggiornamento dell’indicatore “Moria delle api”, monitorando con continuità le colonie svernanti sul territorio nazionale. I dati confermano il carattere strutturale e non episodico del declino. In occasione della Giornata mondiale delle api 2020 l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha pubblicato un ‘quaderno’ on-line – ‘Il declino delle api e degli altri impollinatori. Le risposte alle domande più frequenti’ – in cui si racconta del declino delle api e di altri impollinatori: una specie su dieci di api e farfalle europee è minacciata di estinzione e una specie su tre ha la propria popolazione in declino. In tutta l’Unione europea, 17 milioni di alveari e 600.000 apicoltori producono ogni anno circa 250.000 tonnellate di miele. Calcolando l’ambito di ricaduta degli effetti delle api, e quindi le colture agrarie interessate dall’impollinazione – che, come abbiamo detto, includono cereali, frutta e verdura, essenziali per le diete animali e l’alimentazione umana, nonché combustibili, e fibre tessili come il cotone e il lino e alcuni materiali da costruzione – secondo l’Ispra la produzione agricola mondiale direttamente associata all’impollinazione animale rappresenta un valore economico più alto di quanto ritenuto finora che viene stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari. E in base alla rete di ricerca internazionale, coordinata dall’Istituto di apicoltura dell’università di Berna, la morte in massa di api in Europa è un problema grave e in aumento di anno in anno; i dati disponibili mettono in evidenza un aumento dal 5%-10% al 25%-40% nelle morti invernali delle api, e crescenti morie durante il periodo primaverile e in estate. La strategia europea: dalla Farm to Fork al sistema di monitoraggio degli impollinatori La Commissione europea aveva avviato con la strategia Farm to Fork un percorso verso un’agricoltura sostenibile, con obiettivi di riduzione dei pesticidi e incremento delle superfici biologiche. Per l’Italia era stato fissato un obiettivo di riduzione del 62% nell’uso di sostanze chimiche di sintesi in agricoltura. Nel 2023 era seguita la revisione del New Deal for Pollinators, che ha definito azioni concrete a livello europeo e nazionale per invertire il declino degli impollinatori entro il 2030. A novembre 2025 la Commissione europea ha avviato un sistema UE di monitoraggio degli impollinatori, fornendo un metodo standardizzato, solido e basato su dati scientifici per monitorare le popolazioni a livello continentale. Questo quadro comune garantisce che i dati annuali raccolti in tutti i territori nazionali siano comparabili e affidabili, e riduce al minimo gli oneri amministrativi a livello nazionale. Gli Stati membri dovranno attuare il sistema entro un anno dall’entrata in vigore dell’atto delegato. La Convenzione sulla Diversità Biologica, a partire dalle dimensioni della crisi dell’impollinazione dalle conseguenze che questo comporta, ha fatto della conservazione e dell’uso sostenibile degli impollinatori una priorità: nel 2000, in occasione della Quinta Conferenza delle Parti (COP V), è stata istituita l’Iniziativa internazionale per gli impollinatori (IPI) con l’obiettivo di monitorarne la sopravvivenza e proteggerne la diversità, valutare il valore economico dell’impollinazione e l’impatto economico del declino dei servizi di impollinazione. Il WWF sollecita il governo ad adottare in tempi rapidi il Piano di Azione Nazionale per la tutela degli insetti impollinatori previsto dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità, in attuazione della nuova Iniziativa dell’Unione Europea adottata nel gennaio 2023. L’approvazione della Nature Restoration Law da parte dell’Unione europea rappresenta un passo importante per invertire la rotta: la legge punta a ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine dell’UE entro il 2030, inclusi gli habitat agricoli essenziali per gli impollinatori. L’articolo 10 del Regolamento impegna tutti gli Stati membri a mettere in atto azioni per fermare il declino degli insetti impollinatori (Apoidei, Sirfidi e Lepidotteri) e rende obbligatoria la realizzazione di un monitoraggio costante. Rimane attiva anche l’Iniziativa dei cittadini europei Save Bees and Farmers, che ha come obiettivo l’eliminazione dei pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035, con un primo target di riduzione dell’80% entro il 2030, e il ripristino degli ecosistemi naturali nelle aree agricole. Si tratta di una proposta di direttiva europea di iniziativa popolare – promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf – e può essere presentata al Parlamento europeo (se raggiunge un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione). Promuovere sistemi agricoli più diversificati e ridurre la dipendenza da sostanze chimiche tossiche può facilitare una maggiore impollinazione, migliorare la qualità e la quantità degli alimenti, a beneficio sia delle popolazioni umane che dell’ecosistema. Tutti noi possiamo fare qualcosa per la protezione delle api Esistono diverse azioni concrete a disposizione di tutti: acquistare miele da apicoltori locali; preferire prodotti da agricoltura sostenibile e biologica; evitare pesticidi, fungicidi e erbicidi in giardini e terrazze; piantare specie vegetali autoctone ricche di nettare, favorendo la presenza di impollinatori selvatici; proteggere le colonie di api selvatiche, quando possibile; installare bee hotel per supportare le specie solitarie; sponsorizzare un alveare o sostenere progetti di citizen science. Gli apicoltori dovrebbero adottare pratiche di agricoltura sostenibile — rotazione delle colture, riduzione dei pesticidi, creazione di habitat favorevoli — con un coinvolgimento crescente di donne e giovani, come richiamato nel tema 2026 della FAO. I governi devono agire su tre fronti: conservare e ripristinare gli habitat naturali (prati fioriti, foreste, zone umide); aumentare la consapevolezza delle comunità locali; incentivare la ricerca scientifica sugli impollinatori. I governi dovrebbero attuare strategie volte a: Conservare gli habitat naturali: Proteggere e ripristinare gli habitat naturali delle api, come prati fioriti, foreste e zone umide, è essenziale per garantire loro un ambiente in cui possano prosperare. Aumentare la consapevolezza delle comunità locali sull’importanza delle api per gli ecosistemi e la conservazione della biodiversità. Incentivare la ricerca scientifica sugli impollinatori può aiutare a sviluppare nuove tecnologie e strategie per la loro conservazione e gestione. I progetti per la salvaguardia delle api BUZZ LIFE: corridoi ecologici per riportare gli impollinatori nelle città Il progetto europeo BUZZ LIFE, finanziato dal programma LIFE dell’Unione europea e coordinato da Legambiente, coinvolge Italia, Francia, Grecia e Cipro e si inserisce nelle strategie comunitarie come la Nature Restoration Law e il New Deal for Pollinators. L’obiettivo è favorire il ritorno degli impollinatori nei contesti urbani e periurbani attraverso interventi concreti: la creazione di “buzz line” — corridoi ecologici — giardini e aree rifugio per ricostruire la continuità tra ambienti naturali frammentati. Si prevede il recupero di oltre 36 milioni di metri quadrati di habitat, con un aumento atteso del 40% della presenza di impollinatori e del 30% della flora entomofila. Il progetto utilizza tecnologie avanzate come sistemi IoT, telerilevamento e strumenti bioacustici come Spectrum (sviluppato da 3Bee) per analizzare le firme acustiche degli insetti e misurarne l’abbondanza, combinando immagini satellitari e intelligenza artificiale per valutare la qualità degli habitat. Gli interventi interessano Roma (Valle dell’Aniene, Parco Acqua Acetosa), Siena, Campobasso e Imola, con attività di citizen science per coinvolgere cittadini, agricoltori e giardinieri. 180.000 api vigilano sulla qualità dell’ambiente del termovalorizzatore del Frullo A Granarolo dell’Emilia (Bologna), Frullo Energia Ambiente (FEA), società controllata da Herambiente, in collaborazione con Apicolturaurbana.it, gestisce il progetto “Capiamo”: 180.000 api monitorano la qualità dell’aria nell’area del termovalorizzatore del Frullo del Gruppo Hera. Le api, che si muovono in un’area di 3-4 km dall’impianto, coprono circa 2.800 ettari e visitano all’incirca 40 milioni di fiori al giorno. Progetto Capiamo – Img Gruppo Hera Il biomonitoraggio consente di rilevare la presenza di pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine e PCB, integrando i normali controlli normativi sulle emissioni. In particolare vengono monitorati in diversi periodi dell’anno produzione e benessere di tre alveari posti all’interno dell’impianto. In questo modo ci sono più informazioni rispetto a quanto previsto dai normali controlli richiesti dalla normativa di settore per quanto riguarda le emissioni nell’area in cui si trovano termovalorizzatori (fra cui i parametri delle emissioni a camino). “Grazie a “Capiamo”, è infatti possibile studiare e valutare l’eventuale presenza nell’ambiente di agenti inquinanti come pesticidi, metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici, diossine e policlorobifenili”. Le api infatti, oltre alle molte caratteristiche che vi abbiamo già raccontato, sono particolarmente sensibili ai cambiamenti ambientali dovuti a agenti inquinanti e attraverso precisi segnali, tra cui cambiamenti nel livello di produttività o l’aumento della mortalità, segnalano eventuali squilibri per la biodiversità, per l’ecosistema e per la salute. “Il progetto Capiamo è nato con un duplice obiettivo: monitorare l’ambiente attorno ai nostri impianti di trattamento dei rifiuti e favorire la biodiversità. Il tutto attraverso le api – spiega Katia Gamberini, responsabile Autorizzazioni e monitoraggi di Herambiente – un bioindicatore molto importante grazie all’attività quotidiana che permette loro di entrare in contatto con tutte le matrici ambientali”. Il Bosco delle Api di Greenpeace: food forest per la biodiversità urbana Nell’ambito della della Giornata Mondiale delle Api, Greenpeace Italia rilancia l’allarme sul declino degli impollinatori e presenta il progetto Bosco delle Api, un’iniziativa di agroforestazione urbana che ha trasformato aree abbandonate di Roma e Cremona in vere e proprie oasi di biodiversità. Questi ecosistemi multifunzionali ospitano piante da frutto, fiori, ortaggi e specie spontanee, creando habitat ideali per le api selvatiche e gli impollinatori. Le food forest non solo proteggono la natura ma diventano spazi per l’educazione ambientale, la socialità e il benessere urbano. Greenpeace invita a sostenere il progetto con il 5×1000 (CF 97046630584), per bandire i pesticidi pericolosi e accelerare la transizione ecologica urbana. Greenpeace: “Fiori amici delle api” per trasformare balconi e terrazzi in oasi urbane In occasione della Giornata mondiale delle api, Greenpeace Italia lancia “Fiori amici delle api“, una guida pratica e gratuita per aiutare chiunque — anche senza giardino — a scegliere piante e fiori capaci di nutrire api, farfalle e altri impollinatori negli spazi urbani. Lavanda, rosmarino, calendula, borragine e girasole: specie comuni, facili da coltivare in vaso e preziose per la biodiversità locale. Un contributo concreto e accessibile contro la progressiva scomparsa degli impollinatori, che garantiscono la riproduzione del 75% delle colture alimentari mondiali. L’iniziativa si inserisce in un quadro di allarme più ampio. Secondo i dati più recenti, circa la metà degli alimenti sugli scaffali italiani contiene residui di pesticidi, con picchi fino a due terzi nella frutta — un carico chimico che minaccia tanto la biodiversità quanto la salute umana. A preoccupare ulteriormente è la proposta del Regolamento Omnibus europeo, che intenderebbe allentare le norme sulle autorizzazioni a nuovi pesticidi e sui divieti di quelli già riconosciuti come dannosi: una direzione su cui si è espressa criticamente anche EFSA (European Food Safety Authority), indicando come alternative più efficaci l’assunzione di personale scientifico aggiuntivo e una più rigorosa selezione dei dossier industriali, anziché la deregolamentazione. Greenpeace ha lanciato una petizione rivolta all’UE e al Governo italiano per chiedere il divieto delle sostanze più pericolose, lo stop all’indebolimento delle normative e il sostegno a modelli agricoli a basso impatto chimico. Turismo apistico con Evaneos in Grecia e Uganda Evaneos propone itinerari di viaggio esperienziali dove l’apicoltura è strumento di educazione e sviluppo. In Grecia, workshop in piccoli villaggi del Peloponneso fanno scoprire l’apicoltura tradizionale. In Uganda, si visitano comunità che usano l’apicoltura come risorsa economica e ambientale. Un esempio di turismo responsabile che valorizza le api come agenti di sostenibilità e cultura. Apicoltura urbana a New York – Queens County Farm e Randall’s Island Dal 2010, l’apicoltura è legale a New York e ha dato vita a una rete urbana di arnie, progetti educativi e bee hotel. Per esempio l’apiario del Queens County Farm Museum ospita oltre 2 milioni di api in 40 colonie, con corsi, una bee-cam e attività comunitarie. Randall’s Island Park è il primo parco ad aver ottenuto la certificazione Bee Safe grazie ai wildflower meadows che offrono rifugio e nutrimento agli impollinatori. Un esempio virtuoso di rigenerazione urbana a favore della biodiversità. La Primavera delle Oasi WWF: biodiversità in campo per gli impollinatori In occasione della Giornata mondiale delle api, il WWF Italia mobilita la sua rete di Oasi con la Primavera delle Oasi, un’iniziativa che dal 20 al 31 maggio anima quasi tutte le regioni italiane con eventi dedicati agli impollinatori: bioblitz, passeggiate con entomologi, laboratori di guerrilla gardening, lezioni tra gli alveari e workshop per costruire Bee hotel. Esperienze dirette pensate per avvicinare cittadini di ogni età al mondo di api, farfalle, sirfidi e bombi. Le Oasi WWF svolgono un ruolo attivo nella tutela di questi insetti grazie alla presenza di habitat diversificati — praterie, zone umide, boschi, agroecosistemi — con interventi mirati di gestione e ripristino. Sono almeno 30 le Oasi nelle quali sono stati realizzati spazi con piante nettarifere e pollinifere, nidi e rifugi artificiali, e giardini per farfalle e altri impollinatori. Un esempio significativo è l’Oasi di Ca’ Brigida, in Emilia-Romagna: appena 12 ettari che ospitano 76 specie di farfalle diurne e notturne, un vero hotspot di biodiversità. Alcune Oasi partecipano inoltre al progetto LIFE PolliNetwork, finanziato dall’UE, che le individua come nodi di una rete nazionale di corridoi ecologici — le Buzz Lines — da realizzare in 10 regioni italiane entro il 2030. Tabella: servizi ecosistemici e impatto economico degli impollinatori Indicatore Dato Colture alimentari mondiali dipendenti dall’impollinazione 75–80% Piante selvatiche in fiore dipendenti dall’impollinazione ~90% (circa 308.000 specie) Valore economico dell’impollinazione (stima globale) 235–577 miliardi di $/anno Valore produzione agricola europea grazie agli impollinatori ~15 miliardi di €/anno Specie di api europee a rischio (European Red Lists of Bees) ~10% delle ~2.000 specie censite Specie di api italiane a rischio (su 151 valutate) 22% (34 specie) Specie di farfalle italiane a rischio (su 289 valutate) 6,3% (18 specie) Aumento morti invernali delle api in Europa (ultimi decenni) dal 5–10% al 25–40% Produzione annua di miele UE ~250.000 tonnellate Apicoltori in UE oltre 600.000 FAQ: Domande frequenti sulle api e la loro importanza Perché il 20 maggio è stato scelto come Giornata Mondiale delle Api? Il 20 maggio è la data di nascita di Anton Janša, pioniere dell’apicoltura moderna in Slovenia. La scelta onora il suo contributo e sottolinea l’importanza delle api nella nostra storia e cultura. Qual è il tema della Giornata mondiale delle api 2026? Il tema scelto dalla FAO è “Bee Together for People and the Planet – A partnership that sustains us all” (Siate uniti per le persone e per il pianeta). Il tema celebra la millenaria collaborazione tra esseri umani e api, promuovendo un’apicoltura sostenibile e inclusiva che supporti le comunità rurali, le donne e i giovani. Qual è il ruolo delle api nella sicurezza alimentare globale? Le api sono responsabili dell’impollinazione di oltre il 75% delle colture alimentari mondiali, tra cui frutta, verdura, noci e semi. Il valore economico globale di questo servizio ecosistemico è stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari l’anno. Quali sono le principali minacce per le popolazioni di api? L’uso intensivo di pesticidi (in particolare i neonicotinoidi), la perdita e frammentazione degli habitat, le monocolture, le malattie, i parassiti e i cambiamenti climatici. In Italia il 22% delle specie di api native valutate è attualmente a rischio di estinzione. Cosa fa l’Europa per proteggere gli impollinatori? L’UE ha adottato la Nature Restoration Law, che obbliga gli Stati membri a fermare il declino degli impollinatori entro il 2030, e a novembre 2025 ha varato un sistema standardizzato di monitoraggio delle popolazioni a scala continentale. È attivo anche il New Deal for Pollinators e il programma LIFE finanzia progetti come BUZZ LIFE per la tutela degli impollinatori in ambito urbano. Come possiamo contribuire alla protezione delle api? Piantare fiori autoctoni, evitare l’uso di pesticidi, sostenere l’apicoltura locale, installare bee hotel e partecipare a iniziative di citizen science sono alcune delle azioni più accessibili e documentate per contribuire concretamente alla salvaguardia degli impollinatori. 19/05/2023 Le azioni per celebrare le api nel 2023 La cerimonia della Giornata mondiale delle api, che si terrà in forma ibrida presso la sede della FAO oggi, 19 maggio, sarà un’occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di adottare pratiche di produzione agricola rispettose degli impollinatori, contribuendo al contempo alla resilienza, alla sostenibilità e all’efficienza dei sistemi agroalimentari. Per celebrare il ruolo di falene, farfalle, api, mosche, coleotteri, vespe, piante e fiori, sono organizzate varie iniziative. Una di queste è “Flora Adora Exhibition”, il giardino onirico di Matteo Cibic che fino al 21 maggio presso Al Naviglio di Milano, ospita 10 opere dell’artista, animali sgargianti, piante animate e multicolore, con l’obiettivo di sensibilizzare sul tema della biodiversità. Flora Adora Exhibition Da Usseglio, comune in provincia di Torino che fa parte del progetto CittaslowBee, impegnato nella difesa delle api, che gode del patrocinio del Ministero della Transizione Ecologica e del sostegno delle Città del Miele, parte il sentiero degli impollinatori che arriva a Stupinigi attraverso un corridoio ecologico creato proprio a difesa degli insetti impollinatori. Ogni 250 metri infatti, sono state poste su tetti o balconi, aiuole, parchi o giardini stazioni di polline, ovvero dei vasi di fiori e piante mellifere, produttrici di nettare o altre sostanze utili alle api. Nel Comune di Acquapendente invece è stato riportato in vita l’antico metodo di apicoltura di “case per api naturali”, del tipo “kenia top bar” che permette la proliferazione in sicurezza delle api. Urbanizzazione e api: uno studio su Milano Il dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca ha realizzato una ricerca che mostra l’impatto dell’urbanizzazione del paesaggio e del clima sugli impollinatori e sull’ecosistema di impollinazione. Lo studio attento delle dinamiche urbane e dei contesti limitrofi è necessario per poter restituire informazioni riguardanti il servizio ecosistemico di impollinazione di una data area e sviluppare una pianificazione e gestione di paesaggi urbani più attenti all’ambiente. Bombus argillaceus: foto di Paolo Biella Lo studio dell’Università meneghina, dal titolo “City climate and landscape structure shape pollinators, nectar and transported pollen along a gradient of urbanization”, di recente pubblicato sul Journal of Applied Ecology, attraverso campionamenti svolti da maggio a luglio del 2019, ha dimostrato come la variazione della cementificazione del paesaggio incida sull’attività svolta dalle api. Focus della ricerca, appunto, è l’effetto dell’urbanizzazione del paesaggio e del clima su due gruppi di impollinatori, api selvatiche e sirfidi, sulle risorse floreali a loro disposizione e sul polline trasportato per impollinare le piante. La ricerca ha interessato 40 siti collocati principalmente nella città metropolitana di Milano, includendo aree semi-naturali a basso impatto a aree con diversi livelli di edificato. Gli effetti dell’urbanizzazione sono risultati in generale negativi per la presenza di impollinatori. «Le aree suburbane erano le più ricche» spiega Paolo Biella, ricercatore di Ecologia dell’ateneo milanese. «Le abbondanze di impollinatori hanno raggiunto il picco quando il paesaggio era occupato dal 22 per cento di superfici cementate, con la rilevazione di oltre 100 individui in 24 ore, e sono poi diminuite con la crescente urbanizzazione. Inoltre, la presenza era influenzata dalla distanza tra le aree verdi e dall’ampiezza del parco urbano: più erano distanti le aree o più era grande il parco, meno erano le api selvatiche e i sirfidi rilevati». Siti particolarmente ricchi di impollinatori si sono rivelati, nella cintura periurbana di Milano, Cesano Boscone, Cuggiono, San Bovio e Vimodrone; nella città di Milano, invece, parco Nord, il parco Segantini e la Collina dei Ciliegi, in zona Bicocca. A influire negativamente sulla minore presenza di impollinatori non è stata solo la mancanza di verde e di risorse floreali, ma anche il clima locale. «Gli impollinatori sono diminuiti nelle aree più urbane che hanno infatti minime variazioni di temperatura tra la primavera e l’estate, che si mantiene alta più a lungo rispetto a aree semiurbane o agricole». Ad influenzare il comportamento delle api anche la disponibilità di nettare, che aumentava proporzionalmente alla copertura cementata e alle precipitazioni. «I nettari delle città erano meno consumati dagli impollinatori, meno presenti, e le piante erano più produttive, forse avvantaggiate dalle più copiose precipitazioni». L’urbanizzazione incide anche sul servizio ecosistemico di impollinazione. «Nel polline trasportato dagli impollinatori abbiamo trovato progressivamente meno specie di piante al crescere delle aree cementificate e il polline di città conteneva un’elevata incidenza di piante esotiche e ornamentali, suggerendo comunità vegetali molto antropizzate». Il Bee hotel Un bee hotel, o “hotel per api”, è una struttura artificiale progettata per offrire rifugi sicuri alle api solitarie, che costituiscono la maggior parte delle oltre 20.000 specie di api esistenti nel mondo (diverse dalle api mellifere). Queste api non vivono in colonie e non producono miele, ma sono impollinatori fondamentali per la biodiversità e l’agricoltura. Uno dei “bee-hotel” installati presso la tenuta Monini Un bee hotel è solitamente realizzato in legno, bambù o materiali naturali, con fori di diversi diametri che simulano le cavità naturali in cui le api nidificano. Interessante a questo proposito il progetto di ricerca voluto da Monini, azienda produttrice di olio da anni impegnata nella protezione delle api, realizzato in collaborazione con LifeGate e dell’Università di Bologna: il progetto ha previsto la piantumazione di 400 mila piante nel Bosco Monini di Perolla, in provincia di Grosseto, su terreni prevalentemente abbandonati, a cui è seguita la valutazione dell’impatto in termini di biodiversità grazie all’installazione di apiari biomonitorati e all’insediamento di diverse popolazioni di api e impollinatori. I risultati hanno dimostrato un aumento della biodiversità nella tenuta, in termini di varietà vegetali e animali, il significativo sviluppo delle famiglie di api mellifere, con produzione di miele in eccesso. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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