Ripartizione delle spese per il cappotto termico: gli obblighi del proprietario del locale interrato 07/10/2026
Ripartizione delle spese per il cappotto termico: gli obblighi del proprietario del locale interrato 07/10/2026
Fast fashion: l’insostenibile costo ambientale e sociale della moda a basso costo. Impatto della produzione e rifiuti tessili 09/10/2026
Comfort domestico e consumi: come scegliere soluzioni efficienti per caldo e freddo in casa 01/10/2026
Indice degli argomenti Toggle Nature Restoration Law: un’occasione da non perdereIn attesa del Piano Nazionale di RipristinoUn’opportunità anche per l’agricolturaIl ruolo degli agronomi e dei forestaliFAQ Nature Restoration LawCos’è la Nature Restoration Law?Cosa richiede?Cos’è il restauro ecologico?Perché è importante il ripristino della biodiversità e dei servizi ecosistemici? Trasformare l’applicazione della Nature Restoration Law da mero vincolo di legge a un’opportunità economica, oltre che per l’ambiente. Proprio così: puntare a ripristinare almeno il 20% delle zone terrestri e la medesima quota di zone marine entro il 2030 potrebbe tradursi in benefici che vanno ben al di là di quelli ambientali. Uno studio recente, condotto dal Natural Biodiversity Future Center (uno dei cinque centri nazionali dedicati alla ricerca di frontiera che coinvolge istituzioni e imprese in tutta Italia), finanziato dall’UE e dal Ministero dell’Università e della Ricerca, ha calcolato che i benefici del restauro sarebbero pari a 1860 miliardi di euro entro il 2050 a fronte di un costo stimato molto più basso pari a 154 miliardi. “I benefici in termini di mitigazione climatica compensano da soli questi costi”, scrivono gli autori della ricerca. Inoltre, è stato inoltre stimato che per ogni euro investito nel restauro ecologico ce ne siano dagli 8 ai 38 in ritorno. L’Italia potrebbe trarre particolare beneficio di un’applicazione della Legge sul Ripristino della Natura, dato che è il primo Paese europeo per biodiversità. Ma a che punto siamo in Italia? Va considerato che il nostro Paese, come gli altri dell’UE, è tenuto a presentare alla Commissione i Piani Nazionali di Ripristino entro due anni dall’entrata in vigore del Regolamento. La scadenza cade entro la metà del 2026. Nello stesso piano si dovrà illustrare come s’intendono raggiungere gli obiettivi. Nature Restoration Law: un’occasione da non perdere È bene ripartire proprio dall’obbligo che l’Italia e gli altri paesi membri hanno fissato a metà 2026. A che punto è la redazione di questo piano? Renato Ferretti, vicepresidente CONAF «Bisogna partire dall’opportunità che l’applicazione della Nature Restoration Law potrebbe avere partendo da casi concreti. – afferma Renato Ferretti*, vicepresidente CONAF – Come ci insegnano i recenti casi di alluvioni, dovuti a piene dei fiumi, occorre lavorare non tanto alla manutenzione, ma a un vero e proprio ripristino ecologico dei fiumi. Molti dei corsi d’acqua del nostro Paese sono stati fatti nelle pianure con argini e letti pensili, riducendone la dimensione. Il problema è che le piogge violente di questi di ultimi anni, conseguenza degli eventi estremi, colpiscono anche le zone di montagna per arrivare alla sezione critica all’inizio della pianura. Questo cosa comporta? Una velocità più rapida del volume d’acqua che giunge in pianura, con la conseguente esondazione dei fiumi». Dal punto di vista del restauro della natura, «credo ci sia molto da fare, oltre che ridare lo spazio ai fiumi, avendo il coraggio di ampliare golene naturalistiche laddove è necessario, prevedendo che si possano mettere a dimora alberi e arbusti, lavorando quindi a una rinaturalizzazione autentica a partire dalle aste dei torrenti». Al tempo stesso, spiega sempre Ferretti, in collina e in montagna, bisogna reinvestire nelle sistemazioni idrauliche agrarie, ossia nella sistemazione del reticolo superficiale, del reticolo minore, che possa contenere quanto più acqua possibile e aumentare il tempo di corrivazione (ossia il tempo necessario alla goccia di pioggia, caduta nel punto idraulicamente più lontano, a raggiungere la sezione di chiusura del bacino). «In contraltare c’è il fenomeno delle prolungate siccità. In questo caso si deve lavorare affinché non si disperda l’acqua in eccesso, contenendola in apposite vasche di laminazione in modo da attingerne quando necessario. Queste opere di manutenzione idraulica, a mio parere, sarebbero importanti oltre anche a una verifica della stabilità strutturale di tali opere che ci hanno consentito di contare su una situazione relativamente sicura fino a una ventina d’anni fa». In attesa del Piano Nazionale di Ripristino Il problema, come sottolinea lo stesso Ferretti, è che al Piano Nazionale di Ripristino si stia pensando poco o per nulla. «Temo che alla fine verrà realizzato un documento generico, ma non un piano vero e proprio, puntuale e programmatico, che parta dalle situazioni più critiche fino a comprendere uno sguardo sulle città. Qui servirebbe la predisposizione di un piano che preveda una rigenerazione urbana in senso ecologico. Ciò significa effettuare interventi razionali, costituendo delle vere e proprie reti ecologiche all’interno delle città. Ci vuole un po’ di coraggio, di lungimiranza e servono per questo fondi dedicati». Questo è un altro tasto dolente. Secondo WWF Italia, solo lo 0,8% della spesa complessiva è destinato a cultura, ambiente e qualità della vita, rappresentando la quota più bassa tra tutti i comparti aggregati. A inizio novembre, nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, l’associazione ambientalista ha presentato le proprie osservazioni e proposte di emendamento alla legge di bilancio 2026, chiedendo al Governo un’inversione di rotta proprio “per non perdere un’occasione epocale e costruire un’economia della transizione, della sicurezza climatica e della tutela della biodiversità”. Un’opportunità anche per l’agricoltura Già, la biodiversità… Come si fa a passare l’idea che il ripristino della natura sia reputata un’opportunità economica importante? «Servirà un forte impegno politico che ognuno dovrà provare a condurre. L’altro aspetto importante, a mio giudizio, è che la stessa agricoltura deve promuovere questo ripristino, se vuol essere un’agricoltura di qualità. Per esserlo, deve saper essere quanto più compatibile e rispettosa possibile dell’ambiente e del territorio», prosegue il vicepresidente CONAF. Ripristinare la biodiversità può rappresentare anche un’occasione per lo stesso mondo agricolo, potendo contare su una resa maggiore contando su terreni più sani. «Per mantenere le potenzialità produttive c’è bisogno che l’ambiente sia salvaguardato, sia ripristinata la fertilità. Per farlo occorre attuare pratiche ecocompatibili e guardando a un orizzonte di medio e lungo termine. È l’unica strada possibile: investire ora per non dover spendere di più domani per riparare i danni conseguenti agli eventi sempre più estremi». Il ruolo degli agronomi e dei forestali Nell’attuazione della Nature Restoration Law, che ruolo avranno i dottori agronomi e i dottori forestali nel riuscire a davvero a tradurre in pratica questo? «C’è bisogno di avere una visione complessiva, a partire dal locale così che le imprese possano avere una consulenza ad ampio spettro e, credo, che agronomi e forestali abbiano la preparazione più consona per proporre soluzioni che coniughino gli aspetti di tutela ecologica con la sostenibilità economica nel lungo periodo. Come categoria, l’abbiamo affermato anche nel recente congresso nazionale, sappiamo che il contributo tecnico, che deve essere qualificato e costantemente aggiornato, può esistere solo con la consapevolezza del ruolo sociale del proprio impegno. Come professionisti sappiamo che la salvaguardia della natura e quella del nostro territorio rappresenta una sfida tecnica ed etica, in cui aspetti economici, ambientali e sguardo al futuro si coniugano indissolubilmente». *Renato Ferretti è Dottore Agronomo esperto in progettazione del paesaggio e pianificazione territoriale, con un Master in Pianificazione Urbanistica e Gestione del Territorio ed un Master in Progettazione e Manutenzione delle Aree Verdi. In Conaf è stato Consigliere nazionale del Consiglio dell’Ordine nazionale per la Consiliatura 2018-2023, in cui è stato Coordinatore del Dipartimento “Paesaggio, pianificazione e progettazione territoriale e del verde”. FAQ Nature Restoration Law Cos’è la Nature Restoration Law? La Legge sul Ripristino della Natura è la prima legge completa e a livello continentale nel suo genere. Come specifica la Commissione Europea, è un elemento chiave della Strategia dell’UE per la Biodiversità, che stabilisce obiettivi vincolanti per ripristinare gli ecosistemi degradati, in particolare quelli con il maggiore potenziale di cattura e stoccaggio del carbonio, e per prevenire e ridurre l’impatto delle catastrofi naturali. Si deve considerare che oggi la natura europea è in allarmante declino, con oltre l’80% degli habitat in cattive condizioni. Cosa richiede? Il primo articolo della Nature Restoration Law impone di restaurare almeno il 20 % delle zone terrestri e almeno il 20 % delle zone marine entro il 2030, e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. I paesi dell’UE sono tenuti a presentare alla Commissione i Piani Nazionali di Ripristino entro due anni dall’entrata in vigore del Regolamento (quindi entro la metà del 2026), illustrando come intendono raggiungere gli obiettivi. Saranno inoltre tenuti a monitorare e riferire sui progressi compiuti. L’Agenzia Europea dell’Ambiente redigerà relazioni tecniche periodiche sui progressi compiuti verso il raggiungimento degli obiettivi. Cos’è il restauro ecologico? Per restauro ecologico (ecological restoration) s’intende l’intero processo di restauro delle relazioni ecologiche fondamentali di un ecosistema degradato dall’azione umana, danneggiato o distrutto. L’obiettivo di un processo di ‘restoration’ è quello di riportare un ecosistema degradato a una condizione migliore dal punto di vista delle relazioni funzionali, migliorandone la stabilità ecosistemica, la resilienza e l’adattamento ai cambiamenti locali e globali, agendo sui fattori di impatto, sulle singole specie e sulle comunità nel suo complesso. Perché è importante il ripristino della biodiversità e dei servizi ecosistemici? Secondo il World Economic Forum, quasi la metà del prodotto interno lordo globale (corrispondente al valore di 44 trilioni di dollari) dipende dai servizi ecosistemici garantiti dalla funzionalità di diversi habitat. La perdita di biodiversità, i cambiamenti climatici e il collasso degli ecosistemi sono i principali rischi del prossimo decennio e potrebbero comportare un calo del Pil globale di 2,7mila miliardi di dollari all’anno entro il 2030. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
09/10/2026 Isola del Giglio, il primo pontile galleggiante che produce energia dal sole e dal moto ondoso A cura di: Erika Bonelli Al Giglio un pontile galleggiante produce energia da fotovoltaico e moto ondoso. Il sistema ibrido di ...
06/10/2026 HPT Energy Talks: l’edilizia efficiente si racconta A cura di: Andrea Ballocchi HPT Energy Talks debutta il 22 ottobre: due casi studio sulla riqualificazione energetica con pompe di ...
05/10/2026 Incentivi CER, le associazioni chiedono la proroga fino al 2030 A cura di: Erika Bonelli Dieci associazioni chiedono al MASE di prorogare gli incentivi CER al 2030 o fino a 5 ...
02/10/2026 Caro bollette, luce +37,3% per i vulnerabili: lo scenario e come difendersi A cura di: Stefania Manfrin Da ottobre le bollette luce dei vulnerabili salgono del 37,3%, l'inflazione tocca il 4,2%. Dati ARERA ...
01/10/2026 Il paesaggio come sistema vivente: a Bergamo il Landscape Festival A cura di: Laura Murgia La XVI edizione di Landscape Festival, organizzata con il Comune di Bergamo e dedicata al "Nuovo ...
29/09/2026 Emissioni in cantiere: misurare il lato nascosto per ridurne l’impatto A cura di: Andrea Ballocchi Misurare le emissioni in cantiere è il primo passo per ridurle. Uno studio Deerns rivela il ...
21/09/2026 Schermature solari e raffrescamento passivo degli edifici: cosa prevede il Regolamento Edilizio di Roma A cura di: Adele di Carlo Cosa prevede il nuovo Regolamento Edilizio di Roma Capitale: schermature solari tra le soluzioni per il ...
16/09/2026 Giornata internazionale per la conservazione dello strato di ozono A cura di: Raffaella Capritti Il 16 settembre 2026 la Giornata per la protezione dello strato di ozono celebra i dieci ...
11/09/2026 Energy Transition Monitor 2026, la transizione accelera ma le emissioni restano ferme A cura di: Erika Bonelli Rinnovabili al 99% della crescita elettrica 2025 ma emissioni ancora ferme. I dati ETC e i ...
10/09/2026 Saturazione virtuale della rete, il decreto MASE cambia le regole delle connessioni FER A cura di: Stefania Manfrin Firmato il DM MASE sulla saturazione virtuale della rete: microzone, Open season e capacità di connessione ...