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A cura di: Tommaso Tautonico Indice degli argomenti: Legno massello, progettazione bioclimatica e impronta neutra di carbonio Architettura arborescente: ode alla biodiversità Nel cuore di Lille, il progetto dello studio di architettura vincent callebaut architectures, intitolato Archiborescence, è ispirato al patrimonio biomimetico locale: le antiche paludi di Vauban-Esquermes. Il nome del progetto è un neologismo, che combina architettura e arborescenza, ed esprime la volontà del team di progetto di “trasformare la città in un ecosistema, i quartieri in foreste e gli edifici in alberi abitati”. Proprio come l’ecosistema delle paludi, che producono la propria energia mediante la fotosintesi, non emettono inquinamento e trasformano tutti i rifiuti in risorse, anche Archiborescence è un concentrato di sostenibilità che rispecchia la memoria collettiva dell’ecosistema. L’idea alla base del progetto è di creare un nuovo spazio urbano accessibile a tutti e soprattutto multifunzionale, con spazi per uffici e residenziali, perfettamente connessi anche se in entità distinte. Archiborescence vuole essere un modello esemplare di economia circolare e di costruzione a basse emissioni di carbonio con base biologica. Economia circolare significa che è essenziale dare la priorità al rinnovamento, per questo il ciclo di vita dei materiali è ottimizzato dall’approccio BIM (Building Information Modeling) e favorendo risorse locali e riciclabili. Legno massello, progettazione bioclimatica e impronta neutra di carbonio “Il nostro intento urbano – dichiarano gli architetti – è chiaramente quello di costruire un quartiere, con forte carattere green, e attenzione alla biodiversità”. Per questo, l’uso del legno massello assieme alla simulazione dinamica termica, alle prestazioni dei materiali bio-based implementati e all’uso delle energie rinnovabili permette all’edificio di ambire al livello 4 della E + C Label, la certificazione utilizzata in campo edile introdotta in Francia per ridurre l’impatto del settore sui cambiamenti climatici. “In concreto, vogliamo che il progetto abbia un’impronta di carbonio neutra e produca più energia di quanta ne consuma regolarmente, anche durante le fasi di bassa produzione energetica” dichiarano gli architetti. Per questo, oltre alla scelta del legno per ridurre l’impronta di carbonio, lo sforzo degli architetti si è concentrato sull’integrazione di sistemi passivi e sull’uso delle fonti energetiche rinnovabili. Tutti gli edifici beneficiano di un doppio isolamento garantito da materiali naturali come paglia, canapa e ovatta di cellulosa. Per garantire la ventilazione naturale in ogni appartamento, torri del vento attraversano i nuclei di circolazione d’aria per tutta la loro altezza. Questi camini aspirano l’aria che passa sotto le fondamenta dove l’inerzia termica della terra permette di avere una temperatura costante durante tutto l’anno di 18°. Aria condizionata naturale che viene distribuita negli appartamenti. Sui tetti degli edifici pensiline solari fotovoltaiche e termiche producono l’energia elettrica necessaria, immagazzinata in celle di idrogeno, e acqua calda sanitaria che viene distribuita in maniera virtuosa nei bagni e nelle cucine. Per finire, un wind factory di 30 turbine eoliche assiali a levitazione magnetica genera elettricità in situ senza alcun inquinamento acustico. Architettura arborescente: ode alla biodiversità Il progetto di metamorfosi del quartiere è organizzato intorno al cuore dell’isolato, più densamente popolato da vegetazione al piano. Questo principio di base è combinato con varie tecniche di vegetazione dell’edificio (intensiva, semi-intensiva, estensiva), distribuite su balconi, tetti e cortili. Questa processo di rivegetazione intensiva ha i seguenti obiettivi: creare una rinfrescante isola urbana, favorire la biodiversità nel cuore della citta, recuperare le acque reflue e favorire la loro fitodepurazione (approccio 100% water footprint) e sviluppare l’agricoltura urbana. Sul tetto di uno degli edifici è stata realizzata una fattoria urbana di 300 m² in grado di sviluppare una rete di vicinato e rafforzare l’inclusione sociale. Un modello di business redditizio capace di produrre 25 chili di frutta e verdura per m². In termini di gestione dell’acqua, tutta l’acqua piovana raccolta viene stoccata nel sito stesso e utilizzata per irrigare le facciate e i balconi paesaggistici. La palude centrale infine, progettata per evitare eventuali ristagni d’acqua e garantire una manutenzione autonoma, ottimizza le infiltrazioni e il recupero delle acque meteoriche. img by www.vincent.callebaut.org Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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