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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti Toggle Investimenti, tra presente e prospettiveEED, EPBD, ETS 2: il loro impatto sull’Italia dell’efficienza energeticaPNIEC, riqualificazione e incentivi L’Italia dell’efficienza energetica evidenzia alcuni aspetti positivi e altri che vanno rivisti. Partiamo dai pregi: il nostro Paese si posiziona al quinto posto nell’UE per Energy Intensity Index, ovvero nel rapporto tra consumo lordo di energia e PIL. Nel 2024 è migliore del 16% rispetto alla media UE. Se, però, si vanno a vedere le performance di efficienza energetica sotto la lente dell’indice Odyssee-Mure, che valuta il livello attuale, i trend e le policies, la prospettiva cambia. L’Italia, da quinta, passa al 20esimo posto nell’UE-27. Sono alcuni dei dati che emergono dall’Energy Efficiency Report 2025, realizzato dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano Un aspetto positivo sono i consumi residenziali pro capite, che si sono ridotti dell’8% rispetto al 2023. Ma – elemento poco confortante – nel prossimo futuro, con il recepimento dell’EPBD, l’Italia dovrà accelerare sensibilmente il tasso di riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, oggi abbastanza lento. Sempre per quanto riguarda gli aspetti da rivedere ci sono gli investimenti: se nel 2023 si erano attestati tra i 75 e gli 85 miliardi di euro, l’anno successivo sono calati, collocandosi tra 58 e 66 miliardi di euro. Altro elemento positivo: l’85% dei cittadini negli ultimi cinque anni ha intrapreso almeno un intervento di efficientamento energetico. Spesso, però, si sono limitati a interventi accessibili economicamente. Il rovescio della medaglia è che gli stessi cittadini lamentano costi elevati e complessità burocratiche come vincoli nell’adozione delle tecnologie più avanzate e la fruizione degli incentivi disponibili. Investimenti, tra presente e prospettive Se si considerano gli investimenti, l’Italia dell’efficienza energetica è caratterizzata da un netto predominio del residenziale: sul totale degli investimenti (58-66 miliardi), quasi la metà (29-32 miliardi) è assorbita dal comparto, nonostante il calo dovuto alle modifiche del Superbonus. Segue il terziario, con una quota del 42% (24-28 miliardi). Il resto se lo dividono l’industria (2,3-2,7 miliardi) e la PA (2,3-3,3 miliardi). Con uno scenario di questo genere diventa difficile pensare di allinearsi agli obiettivi energetici dell’Unione Europea. Lo stesso Energy & Strategy pone la questione: nello scenario più ambizioso, l’Italia dovrà ridurre i consumi finali di energia a 93 Mtep entro il 2030 (target poco realistico con le sole misure attualmente previste o attuate) e portare gli investimenti addirittura a 308 miliardi di euro nel 2030. Federico Frattini, vicedirettore di Energy&Strategy e Direttore scientifico del Report, ha commentato a proposito: “Secondo le nostre stime, tra il 2024 e il 2030 gli investimenti cumulati in efficienza energetica dovrebbero superare i 240 miliardi di euro negli scenari che si prefissano gli obiettivi PNIEC ed UE: soprattutto nel settore residenziale, ma anche nel terziario, cosa che riflette il peso strategico del patrimonio edilizio nella riduzione dei consumi energetici. Questo, però, se verranno potenziate e rese stabili le misure incentivanti, che hanno dimostrato di essere determinanti nel guidare gli interventi: l’incertezza normativa finora ha rappresentato un ostacolo alla pianificazione di lungo periodo, mentre è fondamentale disporre di un quadro duraturo e coerente, capace di mobilitare capitali e accompagnare la transizione energetica nei diversi settori”. EED, EPBD, ETS 2: il loro impatto sull’Italia dell’efficienza energetica Cosa cambierà nel prossimo futuro dell’Italia sull’efficienza energetica? Innanzitutto, la normativa europea avrà un impatto significativo. Consideriamo l’Energy Efficiency Directive: essa fissa un obiettivo di riduzione dei consumi pari almeno all’11,7% nel 2030, rispetto allo scenario del 2020. Questo implica una riduzione annuale, che passerà dall’1,2% tra 2024 e 2025, all’1,9% tra 2027 e 2030. L’Italia, poi, sarà tenuta a recepire nel 2026 la Energy Performance Buildings Directive (EPBD), che richiederà un cambio di passo deciso, specie se si considera il 55% della riduzione del consumo di energia primaria dovrà avvenire dalla ristrutturazione del 43% degli edifici nelle peggiori condizioni. C’è poi l’avvento dell’ETS 2, il sistema per lo scambio di quote di emissioni per settori non ancora toccati dallo schema classico Emission Trading System: edifici, trasporto stradale e ulteriori settori come industrie energetiche, manifatturiere e delle costruzioni. «Gli anni 2025-2026 sono preparatori al varo, ma tutto partirà in concreto dal 1° gennaio 2027», ha spiegato Vittorio Chiesa, direttore di Energy&Strategy, sottolineando che per le imprese, soprattutto per le Pmi, l’ETS 2 rappresenta una sfida complessa. Da una parte le opportunità, caratterizzate dalla generazione di nuove entrate, dall’altra costi operativi maggiori e pressioni competitive. PNIEC, riqualificazione e incentivi Si è detto della necessità dell’Italia per l’efficienza energetica, degli obiettivi fissati dall’EPBD. Un altro elemento considerevole nel percorso verso l’efficientamento e la decarbonizzazione del costruito è rappresentato dal PNIEC. Come riporta il think tank della School of Management – Politecnico di Milano: “il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, rivisto nel 2024, rafforza il ruolo dell’efficienza energetica, ma conferma una dinamica ancora troppo lenta nella riduzione dei consumi. Gli strumenti incentivanti sono molti, ma frammentati: Certificati Bianchi, Conto Termico (che si concentra sull’efficienza degli edifici), detrazioni fiscali per l’edilizia (Superbonus, Ecobonus, Bonus Casa) e il nuovo Piano Transizione 5.0 (che ha stanziato 13,5 miliardi di euro per ridurre i consumi energetici industriali del 5%) sono eterogenei per logica, ambito di applicazione e tempistiche”. Sempre a proposito del PNIEC, come mostra il report, trattando della riqualificazione del patrimonio edilizio, si mette in luce l’impatto dato dal tasso virtuale di ristrutturazione profonda, oggi fermo allo 0,85%. Tuttavia, c’è necessità di incrementare sensibilmente tale dato, giungendo tra il 2020 e il 2030 a un tasso variabile tra l’1,9% del residenziale (destinato ad aumentare al 2,7% tra 2030-2040 e 2040-2050) e del 2,8% del terziario (che passerà al 2,6% nei due decenni successivi). Questo è uno dei punti chiave dell’Italia dell’efficienza energetica: l’obbligo degli edifici a emissioni zero entro il 2050 rappresenta una svolta per il mercato immobiliare, «ma l’adeguamento richiede investimenti cospicui e tempistiche stringenti», ha aggiunto Chiesa nel suo intervento. La sfida più forte riguarda, quindi, il residenziale e verrà declinata proprio attraverso il recepimento della EPBD. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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