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Indice degli argomenti Toggle La situazione attuale e il ruolo dell’EuropaSfide e opportunità per la decarbonizzazioneIl futuro della CCUS: un’Europa sempre più protagonista La cattura e lo stoccaggio della CO2 (CCUS) rappresentano una delle tecnologie più promettenti per raggiungere la decarbonizzazione in settori industriali hard to abate, come il cemento, la siderurgia e la chimica. Il report “Zero Carbon Technology Pathways” dell’Energy & Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano, alla sua terza edizione, fornisce un’analisi approfondita delle sfide e delle opportunità legate all’implementazione di queste soluzioni in Europa. In un contesto globale in cui le politiche di efficienza energetica e l’elettrificazione dei consumi non sono sufficienti, la cattura della CO2 deve essere incentivata. Nel report si evidenziano le principali barriere, tra cui le incertezze regolatorie, la necessità di incentivi finanziari e le prospettive future, con particolare attenzione alla crescita dei progetti di stoccaggio e alla posizione strategica dell’Italia come hub per il Mediterraneo. La situazione attuale e il ruolo dell’Europa A livello globale attualmente gli impianti operativi sono 62, con una capacità di cattura complessiva di 64 Mtpa, e altri 35 sono in costruzione. L’Unione Europea si prepara a un aumento significativo della capacità di cattura della CO2, passando da circa 50 milioni di tonnellate nel 2030 a 450 milioni nel 2050, con il 55% di questa capacità destinata allo stoccaggio permanente. L’Italia, terzo Paese per capacità di stoccaggio nell’UE – dopo Paesi Bassi e Danimarca, gioca un ruolo chiave in questo ambito, grazie alla capacità di stoccaggio prevista nel sito di Ravenna, che potrebbe diventare un hub di riferimento per i Paesi del Mediterraneo. Cattura di CO2 in UE per destinazione. (Fonte: Commissione Europea). I progetti di cattura della CO2 in Italia sono in espansione, con quattro iniziative nel Nord Italia che mirano a una capacità di cattura di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Questo sviluppo è facilitato da una legislazione sempre più favorevole, come il Net-Zero Industry Act, che stabilisce obiettivi vincolanti di stoccaggio. Tuttavia, permangono incertezze legate alle politiche e ai meccanismi di supporto necessari per una rapida implementazione. Sfide e opportunità per la decarbonizzazione Le sfide per la piena attuazione della cattura della CO2 sono molteplici. Tra le principali, emerge la necessità di un maggiore supporto pubblico e di una chiara definizione dei meccanismi di incentivazione. Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, il report stima che sarebbero necessari tra 1,6 e 3,1 miliardi di euro annui per i settori industriali come il cemento, la generazione elettrica e trasformazione dei carburanti. Secondo Vittorio Chiesa, direttore e fondatore di Energy&Strategy, “un impegno significativo, ma comparabile a quello già previsto per il supporto alle fonti rinnovabili elettriche nel medio-lungo periodo“. Senza un intervento pubblico mirato, il contributo della cattura della CO2 agli obiettivi climatici rischia di non essere sufficiente. D’altra parte, le prospettive per il settore sono positive. La crescente attenzione alla CCUS, la sua integrazione nei processi industriali e le innovazioni tecnologiche come l’assorbimento chimico e fisico attraverso solventi, offrono nuove opportunità di sviluppo. Inoltre, l’evoluzione dei modelli di business nel mercato CCUS, come i modelli “partial-chain”, dove diversi attori specializzati gestiscono fasi specifiche del processo, potrebbe ridurre i costi e favorire l’adozione su larga scala. Vittorio Chiesa sottolinea “In base alla nostra analisi sarebbero necessari schemi incentivanti dedicati, eventualmente affiancati da contributi in conto capitale nella fase iniziale di sviluppo della filiera“. Il futuro della CCUS: un’Europa sempre più protagonista Guardando al futuro, l’Europa gioca un ruolo sempre più centrale nella CCUS a livello globale. Si prevede che il Vecchio Continente passerà dall’attuale 4% della capacità di cattura operativa al 29% della capacità di cattura in fase di sviluppo a livello mondiale, stimata a 405 Mtpa. La crescente attenzione alla riduzione delle emissioni (calate del 37% dal 1990, ricorda il Report) e il potenziale dei progetti di stoccaggio, soprattutto nei giacimenti esauriti di idrocarburi e nei salini, potrebbero fare della CCUS una parte fondamentale della strategia di decarbonizzazione dell’UE. Il rapporto confronta la capacità di cattura operativa a livello globale nel 2025 (64 Mt all’anno) con quella attesa nel 2030 (337 Mt all’anno). I cambiamenti sono evidenti: mentre oggi la maggior parte delle emissioni catturate derivano dal trattamento del gas naturale (64%), dalla trasformazione dei combustibili (18%) e dal settore chimico (8%), nel 2030 la generazione di elettricità e calore e la termovalorizzazione costituiranno il 19% della capacità di cattura operativa (nel 2025 rappresentavano il 5%) e crescerà notevolmente il peso del cemento (da 1% a 8%), mentre si ridurrà il contributo del trattamento del gas naturale (da 64% a 27%). Una terza trasformazione è poi legata alla destinazione delle emissioni catturate: l’utilizzo di CO2 catturata in pratiche non sostenibili come l’EOR (Enhanced Oil Recovery, iniezione in giacimenti petroliferi per aumentare l’efficienza del processo di estrazione), che oggi rappresenta il principale sbocco, andrà via via riducendosi, mentre crescerà notevolmente il ruolo dello stoccaggio permanente come destinazione finale del carbonio, che salirà dal 22% del 2025 al 66% nel 2030. Tuttavia, affinché l’Europa raggiunga i suoi obiettivi ambiziosi, è necessario un impegno coordinato tra governi, imprese e istituzioni finanziarie. L’accelerazione della costruzione di infrastrutture di trasporto e stoccaggio della CO2 e l’implementazione di modelli economici sostenibili sono passi fondamentali per un futuro senza carbonio. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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