Dimensionare il fotovoltaico: come calcolare la potenza giusta con Viessmann

VIESSMANN

Progettare un impianto fotovoltaico non significa riempire il tetto di pannelli, ma calcolare la potenza sui consumi reali per sfruttare al massimo l’energia solare. Dai pannelli monocristallini Vitovolt agli inverter ibridi fino ai sistemi di accumulo Battery HV5-A, Viessmann propone soluzioni integrate per unire autoconsumo, risparmio in bolletta ed efficienza energetica.

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Dimensionare il fotovoltaico: come calcolare la potenza giusta con Viessmann

Installare un impianto fotovoltaico è oggi una delle strade più concrete verso l’autonomia energetica e la riduzione della spesa elettrica, oltre che una scelta a favore della decarbonizzazione. La vera domanda, però, riguarda la taglia: quanti chilowatt conviene installare per ottenere il massimo dall’investimento? La risposta dipende da un’analisi accurata dei consumi e delle caratteristiche dell’edificio, un’operazione che spetta a un progettista o a un installatore qualificato.

Perché il dimensionamento corretto fa la differenza

L’obiettivo di una buona progettazione non è coprire ogni metro quadro di tetto, bensì massimizzare l’autoconsumo dell’energia prodotta, tenendo conto delle abitudini di utilizzo. Un impianto sottodimensionato copre solo una porzione ridotta dei consumi, lascia l’abitazione dipendente dalla rete e può richiedere ampliamenti successivi.

All’estremo opposto, un sistema troppo grande fa lievitare i costi iniziali e genera un surplus di elettricità che, non potendo essere consumato in casa, viene ceduto alla rete con una remunerazione modesta. Il punto di equilibrio, quindi, nasce sempre da un calcolo basato sui consumi effettivi.

I componenti dell’impianto e le soluzioni Viessmann

Le celle in silicio costituiscono l’elemento di base dell’impianto: assemblate nei moduli, catturano la radiazione solare e la convertono in elettricità. La tecnologia oggi prevalente è quella monocristallina, ottenuta da silicio ad alta purezza e più efficiente rispetto ai moduli policristallini. I pannelli Vitovolt del catalogo Viessmann, per esempio, raggiungono un’efficienza del 22,5% e una potenza di picco che, per singolo modulo, può superare i 600 Wp.

A trasformare la corrente continua dei pannelli in corrente alternata utilizzabile in casa provvede l’inverter, dispositivo che assolve anche funzioni di sicurezza e ottimizzazione; nelle versioni ibride gestisce inoltre l’eventuale batteria. Un suo corretto dimensionamento evita sprechi e assicura la resa migliore dell’impianto.

Completa il quadro il sistema di accumulo, la batteria che immagazzina l’energia non consumata subito e la rende disponibile nelle ore serali, quando i pannelli non producono. È un componente sempre più diffuso perché innalza l’autoconsumo dal 30% fino a circa l’80%, riducendo i tempi di rientro dell’investimento. Per i propri impianti Viessmann propone i sistemi Battery HV5-A, modulari da 5 a 40 kWh, con tecnologia LFP e semplici da installare e ampliare.

Fabbisogno, spazio e irraggiamento: i dati di partenza

Il fabbisogno elettrico annuo si ricava dalle bollette, ma limitarsi ai consumi attuali è uno degli errori più frequenti. Con la progressiva elettrificazione delle abitazioni, dalla pompa di calore in sostituzione della caldaia a gas fino alla ricarica dell’auto elettrica, la richiesta di energia può più che raddoppiare: un nucleo di quattro persone che oggi consuma 3.000 kWh l’anno può arrivare a 8.000 kWh aggiungendo questi due impianti. In media, un impianto residenziale viene progettato per coprire tra il 60% e il 70% del fabbisogno complessivo, con variazioni legate all’irraggiamento.

Conta anche lo spazio disponibile sul tetto: servono circa 6 mq per ogni kilowatt di potenza, per cui un impianto da 6 kWp occupa all’incirca 30 m². Va infine considerato l’irraggiamento della zona, che in Italia oscilla orientativamente tra 1.100-1.200 kWh/anno per kWp al Nord, 1.200-1.400 al Centro e oltre 1.400 al Sud e nelle Isole.

Come si calcola la potenza dell’impianto

Il calcolo di base è semplice: si divide il consumo annuo da coprire per la producibilità della zona (in kWh per kWp). Un’abitazione media del Centro Italia che consuma 8.000 kWh, con una producibilità di 1.250 kWh/kWp, ottiene 8.000 ÷ 1.250 = 6,4 kWp: serve quindi un impianto da circa 6 kW.

Al Nord la producibilità è più bassa (1.100 kWh/kWp) e lo stesso consumo richiede 6,95 kWp: qui si resta su un inverter da 6 kW, portando eventualmente il campo fotovoltaico verso i 6,5-7 kW. Per una piccola villetta con consumi contenuti (una famiglia media consuma 2.700-3.000 kWh l’anno) e destinati a restare stabili, al Nord basta un impianto da 3 kW.

Il dimensionamento del sistema di accumulo

Un impianto efficiente non punta a produrre la maggior quantità di energia possibile, ma a far consumare direttamente all’utente la quota più alta di quella prodotta. Con l’accumulo l’autoconsumo può salire fino a circa l’80%, lasciando alla rete solo il 20% circa della produzione.

Per gli impianti residenziali, la capacità della batteria (in kWh) si stima moltiplicando fino a un massimo di due la potenza dell’impianto (in kW), a seconda delle abitudini. Su un impianto da 5 kWp, chi consuma gran parte dell’energia durante il giorno può orientarsi su una batteria da 5 kWh; chi invece concentra i consumi nelle ore serali o notturne, per esempio ricaricando l’auto di notte o usando la pompa di calore la sera, trova più adatto un accumulo da 10 kWh.

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