Bonus bollette e rinnovabili: cosa cambia con il nuovo decreto Energia

Prezzo delle bollette, fotovoltaico e PNRR: cosa prevede la bozza del decreto Energia e perché non piace agli operatori del settore Rinnovabili.

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Bonus bollette e rinnovabili: cosa cambia con il nuovo decreto Energia

Il nuovo decreto Energia 2026 vuole alleggerire, almeno temporaneamente, le bollette elettriche; tuttavia prevede alcuni interventi controversi sugli incentivi al fotovoltaico, suscitando dubbi su effetti reali per investitori, produttori e consumatori.

Con misure che toccano sia gli impianti esistenti sia le nuove installazioni, la bozza del decreto vuole ridurre i costi immediati dell’energia, ma rischia di generare incertezze e oneri retroattivi.

Da qui le accese critiche da parte degli operatori del settore. Il dibattito su come coniugare sostenibilità, sicurezza degli investimenti e riduzione dei prezzi è tutt’altro che risolto: ecco le misure più rilevanti.

Decreto Energia e fotovoltaico, tagli in arrivo

La bozza interviene, in modo particolare, sul fotovoltaico. Il decreto Energia, infatti, tocca gli impianti sopra i 20 kW che percepiscono ancora le tariffe dei Conti energia e prevede una forte diminuzione dell’incentivo nel biennio 2026-2027.

Le somme non pagate subito saranno restituite a partire dal 2028 tramite un meccanismo finanziario decennale, con interessi fino al 6%. Previsione che, da alcuni, è stata paragonata ad una pratica una cartolarizzazione dei crediti verso il GSE.

Bonus bollette e rinnovabili: cosa cambia con il nuovo decreto Energia

L’effetto è che, nel breve periodo, ci sarà una riduzione della componente Asos della bolletta elettrica. Tuttavia, nel medio periodo, la stessa componente aumenterà poiché si dovranno restituire capitale e interessi.

Questa logica non è nuova: è stata già vista nel 2014 con il dl 91/2014. Anche allora si spostò una parte degli oneri in avanti nel tempo ma con una differenza: nel contesto attuale, è fondamentale attrarre nuovi investimenti per raggiungere gli obiettivi climatici europei.

L’effetto sulle bollette

Secondo le prime stime tecniche, la bozza del decreto Energia produrrà nel biennio 2026-2027 un alleggerimento complessivo delle bollette. Le cose, però, cambierebbero dal 2028 al 2037, quando gli oneri potrebbero addirittura tornare più alti di prima.

Questo si traduce per i proprietari degli impianti in una significativa perdita di liquidità immediata. Un intervento retroattivo che può incidere su mutui, project financing e piani industriali già costruiti su contratti ventennali. Proprio tale aspetto è stato fortemente criticato poiché mina la stabilità dei rapporti convenzionali con il GSE, nati dai Conti energia previsti dai decreti ministeriali 28 luglio 2005, 19 febbraio 2007, 6 agosto 2010 e 5 maggio 2011.

Uscita anticipata dai Conti energia e repowering obbligato

La bozza introduce anche un meccanismo volontario di uscita anticipata dagli incentivi a partire dal 2028, fino a un tetto di 10 GW. L’accesso avverrà tramite aste al ribasso rispetto al valore attualizzato degli incentivi residui. Anche qui il pagamento sarebbe spalmato su dieci anni con interessi.

In cambio, il proprietario avrebbe l’onere di rifare integralmente l’impianto, un repowering che garantisca almeno il doppio della producibilità.

Il procedimento autorizzativo verrebbe semplificato sull’attività libera per alcuni interventi di repowering. C’è però un vincolo tecnologico: i nuovi moduli dovrebbero appartenere alle categorie b) e c) del registro Enea previsto dall’articolo 12 del decreto 181/2023 (lo stesso perimetro usato per gli incentivi industriali della legge di Bilancio 2026).
Questa restrizione non è stata accolta favorevolmente dagli operatori del settore, secondo i quali potrà avere l’effetto di ridurre la concorrenza e aumentare i costi degli impianti.

I possibili effetti sugli investimenti

Quanto stabilito nella bozza del decreto va a modificare le economie già pattuite, e questo potrebbe costituire un problema per gli investitori. Anche pochi punti percentuali in più sul costo del denaro incidono molto sui grandi impianti rinnovabili, dove l’investimento iniziale è quasi tutto anticipato.

Nuovo decreto energia: I possibili effetti sugli investimenti

Da ciò deriva che, nelle aste future per nuova capacità rinnovabile, i produttori offriranno prezzi più alti per tutelarsi dal rischio. Tradotto in altri termini, prezzi più alti in asta si traducono in prezzi più alti dell’energia nel lungo periodo.

Un approccio di questo tipo contrasta con l’obiettivo strutturale di abbassare le bollette sganciando il prezzo dell’elettricità dal gas.

Le alternative per abbassare le bollette

Diverse associazioni di settore sottolineano che il beneficio immediato per utenti finali sarebbe limitato, frazioni di centesimo al kWh. Invece sarebbe molto più utile accelerare la diffusione di nuovo fotovoltaico e dei sistemi di accumulo e favorire nuove capacità rinnovabili a basso costo per abbassare il prezzo dell’energia sul mercato all’ingrosso.

Decreto energia: le alternative per abbassare le bollette

Il quadro normativo europeo spinge proprio in questa direzione. Anche i nuovi meccanismi di sostegno italiani, come il Fer X in via di definizione, nascono per dare stabilità e non per generare extra oneri.
Interventi retroattivi sugli incentivi esistenti, invece, rischiano di diventare un precedente e di aumentare l’incertezza nel settore.

PNRR, comunità energetiche e nuove rinnovabili

Nel decreto trovano spazio anche misure positive legate al PNRR. Ci sono, ad esempio, contributi in conto capitale per comunità energetiche, autoconsumo collettivo, agrivoltaico e biometano, gestiti dal GSE.

Questi strumenti puntano a produrre energia, ridurre le perdite di rete e stabilizzare i costi nel tempo; misure coerenti con il d.lgs. 199/2021 di recepimento della direttiva europea RED II sulle rinnovabili e con la strategia di decarbonizzazione nazionale.
Il loro effetto però dipenderà dalla fiducia degli investitori.

Le critiche degli operatori: “più rischio e bollette non davvero più basse”

Il dimezzamento degli incentivi del Conto energia per il 2026-2027 viene contestato duramente dagli operatori del settore perché, pur promettendo un sollievo immediato in bolletta, introdurrebbe “incertezza regolatoria” e metterebbe in crisi la fiducia di investitori e banche.

Secondo Italia Solareun intervento di questo tipo rischia di aumentare il costo del capitale per i progetti fotovoltaici e, più in generale, per l’intero settore delle fonti rinnovabili”, con effetti diretti sulla sostenibilità finanziaria degli impianti esistenti e sui nuovi investimenti.

L’associazione, inoltre, avverte sul rischio di “difficoltà nel rispetto dei piani di rimborso dei finanziamenti bancari” e persino di un “aumento dei contenziosi anche a livello internazionale”, fino al paradosso di vedere un incremento dei prezzi dell’energia elettrica, in contrasto con l’obiettivo dichiarato del provvedimento stesso.

A fronte di questi rischi, il beneficio per utenti e imprese sarebbe minimo, pari a una riduzione media stimata intorno a un centesimo di euro per kWh, quindi quasi impercettibile. Per questo, spiegano gli operatori, servono misure strutturali diverse, capaci di tagliare i costi senza toccare retroattivamente i contratti, perché “il fotovoltaico oggi necessita di stabilità e certezze regolatorie”.

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