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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Il rapporto EEA 2025: le strategie sono state adottate, ma l’attuazione resta indietroI nodi principali: metodologie disomogenee, governance complessa, monitoraggio carentePiccoli comuni e nuova piattaforma: la resilienza si costruisce anche dal bassoUna piattaforma interattiva su ondate di calore, alluvioni, siccità e incendiFAQ – Resilienza climatica in EuropaQuanto costano gli eventi climatici estremi all’Europa?Cosa contiene il rapporto EEA “Climate resilience in Europe, 2025”?Quali sono i rischi climatici futuri più temuti in Europa?Cos’è il Quadro integrato europeo per la resilienza climatica?Perché i piccoli comuni sono in ritardo sull’adattamento climatico? L’Europa è il continente che si riscalda più rapidamente: dagli anni ’80 la temperatura cresce a una velocità doppia rispetto alla media globale. Tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteoclimatici estremi hanno provocato nell’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro e oltre 441.000 vittime. Il dato più significativo riguarda però l’accelerazione recente: il 25% delle perdite si concentra nel solo periodo 2021-2024, con gli ultimi quattro anni che figurano tutti tra i cinque più costosi mai registrati. È questo lo scenario da cui parte l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), che ha pubblicato tre nuovi studi dedicati alla resilienza climatica: un rapporto sullo stato delle politiche nazionali di adattamento nei 32 Paesi membri, un briefing sui piccoli comuni europei e una piattaforma interattiva che riunisce dati, proiezioni ed esempi di adattamento su ondate di calore, alluvioni, siccità e incendi. Secondo la EEA, anche con sforzi significativi di mitigazione delle emissioni, gli impatti continueranno a intensificarsi, e adattamento e resilienza diventano condizioni essenziali per proteggere persone, economia e infrastrutture. Il rapporto EEA 2025: le strategie sono state adottate, ma l’attuazione resta indietro Il rapporto “Climate resilience in Europe, 2025 — progress and challenges” offre una valutazione complessiva delle politiche e delle azioni di adattamento nei 32 Paesi membri dell’EEA, sulla base dell’ultimo ciclo di rendicontazione previsto dal Regolamento europeo sulla Governance. Il quadro che emerge è quello di un progresso reale ma disomogeneo: al 2025 tutti i Paesi hanno adottato politiche nazionali di adattamento, eppure persistono divari significativi tra pianificazione e attuazione, oltre a forti limiti nei dati necessari per verificare se le misure adottate stiano effettivamente riducendo il rischio. L’Europa ha iniziato a costruire una base di conoscenza più solida sui rischi climatici, ma questa non si traduce in modo coerente in azioni coordinate tra i diversi livelli di governo. Per l’EEA c’è l’opportunità di costruire un ciclo di policy più organico, in cui identificazione dei rischi, azione preventiva, monitoraggio dei progressi e apprendimento condiviso siano meglio collegati. Servono inoltre condizioni abilitanti più robuste, a partire da una base giuridica più coerente per preparazione e resilienza climatica a livello UE. Il rapporto arriva non a caso alla vigilia del Quadro integrato europeo per la resilienza climatica (European Integrated Framework for Climate Resilience), la cui pubblicazione da parte della Commissione europea è attesa entro la fine del 2026. I nodi principali: metodologie disomogenee, governance complessa, monitoraggio carente Il rapporto individua alcuni ostacoli ricorrenti. Le valutazioni del rischio climatico, oggi più diffuse, differiscono per approccio metodologico, copertura settoriale e tempestività, rendendo difficile una lettura coerente dei rischi condivisi a scala europea. Sul fronte della governance pesano la complessità del coordinamento tra settori e livelli istituzionali, l’attribuzione poco chiara delle responsabilità sul rischio, le capacità istituzionali variabili e l’incertezza dei finanziamenti, criticità che si avvertono soprattutto a livello regionale. Anche i sistemi di monitoraggio, valutazione e apprendimento risultano sviluppati in modo diseguale, e questo impedisce di capire se le misure di adattamento stiano funzionando. Infine, vulnerabilità sociale ed equità non sono ancora integrate in modo sistematico nella pianificazione nazionale. Guardando ai rischi futuri, tutti i Paesi indicano ondate di calore e variazioni delle temperature come pericoli in significativo aumento, seguiti a breve distanza da alluvioni e siccità. Indicatore Dato EEA Riscaldamento dell’Europa dagli anni ’80 Doppio della media globale Perdite economiche UE da eventi estremi (1980-2024) 822 miliardi di euro Quota di perdite registrata nel periodo 2021-2024 25% Vittime degli eventi estremi (1980-2024) Oltre 441.000 Paesi EEA con politiche nazionali di adattamento (2025) Tutti i 32 Piccoli comuni con piani d’azione per l’adattamento 16% (contro il 28% dei comuni più grandi) Popolazione UE residente nei piccoli comuni Oltre il 40% Piccoli comuni e nuova piattaforma: la resilienza si costruisce anche dal basso Il briefing “Small but mighty — climate resilience in Europe’s small municipalities” sposta l’attenzione sui piccoli comuni, dove vive oltre il 40% della popolazione dell’Unione. Molte di queste amministrazioni stanno già agendo contro i rischi climatici, nonostante risorse economiche e umane limitate, accesso ridotto alle reti di conoscenza e responsabilità giuridiche spesso poco definite. Resta però un divario evidente nella formalizzazione degli sforzi: solo il 16% dei piccoli comuni dispone di un piano d’azione per l’adattamento, contro il 28% di quelli più grandi. L’analisi individua i fattori abilitanti che fanno la differenza: una governance multilivello efficace, con quadri nazionali chiari e intermediari regionali in grado di fornire conoscenze, indirizzo e fondi; l’accesso a reti di adattamento e allo scambio tra pari; una leadership politica e comunitaria forte, in cui sindaci e amministratori locali compensano spesso la limitata capacità amministrativa; l’integrazione dell’adattamento nei piani, nei bilanci e negli strumenti regolatori già esistenti, anziché trattarlo come un adempimento a sé. I casi studio di Ober-Grafendorf (Austria), Kajárpéc (Ungheria) e Samsø (Danimarca) dimostrano che anche le comunità più piccole possono raggiungere risultati concreti quando le condizioni abilitanti ci sono. L’EEA invita UE e Stati membri a usare il futuro Quadro integrato per la resilienza climatica per rispondere alle esigenze specifiche di questi territori, perché nessuna comunità resti indietro. Una piattaforma interattiva su ondate di calore, alluvioni, siccità e incendi Il terzo strumento è la piattaforma online “Climate Impacts and Preparedness in Europe“, che riunisce in un unico punto di accesso l’intera base di evidenze EEA sugli eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico. La piattaforma copre i quattro pericoli che causano i danni maggiori a persone, ecosistemi ed economie — ondate di calore, alluvioni, siccità e incendi — e presenta dati, proiezioni ed esempi di adattamento attraverso mappe interattive, indicatori e grafici. L’obiettivo è supportare le attività di costruzione della resilienza a livello nazionale, regionale e locale, mettendo a disposizione di decisori, tecnici e cittadini un quadro conoscitivo finora frammentato in più pubblicazioni. FAQ – Resilienza climatica in Europa Quanto costano gli eventi climatici estremi all’Europa? Secondo l’EEA, tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteoclimatici estremi hanno causato all’Unione europea perdite economiche stimate in 822 miliardi di euro e oltre 441.000 vittime. Il 25% delle perdite si concentra nel solo quadriennio 2021-2024 e gli ultimi quattro anni figurano tutti tra i cinque più costosi mai registrati. Cosa contiene il rapporto EEA “Climate resilience in Europe, 2025”? Il rapporto valuta le politiche nazionali di adattamento climatico dei 32 Paesi membri dell’EEA, sulla base del ciclo di rendicontazione del Regolamento UE sulla Governance. Rileva che tutti i Paesi hanno adottato politiche di adattamento, ma persistono divari tra pianificazione e attuazione, sistemi di monitoraggio disomogenei e scarsa integrazione della vulnerabilità sociale. Quali sono i rischi climatici futuri più temuti in Europa? Tutti i Paesi membri dell’EEA indicano ondate di calore e variazioni delle temperature come i pericoli in maggiore aumento, seguiti da alluvioni e siccità. La nuova piattaforma EEA copre anche gli incendi, quarto pericolo per impatti su persone, ecosistemi ed economie. Cos’è il Quadro integrato europeo per la resilienza climatica? È il framework (European Integrated Framework for Climate Resilience) che la Commissione europea dovrebbe pubblicare entro la fine del 2026 per dare maggiore coerenza alle politiche di preparazione e resilienza climatica nell’UE. Per l’EEA rappresenta l’occasione per rafforzare la base giuridica dell’adattamento e rispondere alle esigenze specifiche dei piccoli comuni. Perché i piccoli comuni sono in ritardo sull’adattamento climatico? Nei piccoli comuni europei, dove vive oltre il 40% della popolazione UE, solo il 16% dispone di piani d’azione per l’adattamento, contro il 28% dei comuni più grandi. Pesano risorse economiche e umane limitate, accesso ridotto alle reti di conoscenza e responsabilità giuridiche poco definite, che frenano la formalizzazione delle azioni già in corso. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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