Città Osmotiche: a Roma nasce l’Osservatorio scientifico per rigenerare i territori

Il metabolismo delle nostre città ha bisogno di una revisione strutturale, e dal B-CAD di Roma parte la sfida di una bioarchitettura misurabile per rispondere all’emergenza climatica. La crisi climatica e la fragilità crescente del territorio impongono un cambio di rotta rispetto ai modelli urbanistici adottati finora, e il tempo per agire si sta esaurendo.
È da questa urgenza che nasce l’aggiornamento del programma “Città Osmotica”, promosso dall’Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR): un percorso scientifico che legge edifici e quartieri come membrane attive, in grado di regolare i flussi di acqua, energia e materiali che attraversano il tessuto urbano.

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Città Osmotiche: a Roma nasce l'Osservatorio scientifico per rigenerare i territori

Dall’accademia al cantiere: la collaborazione con B-CAD

Il programma raccoglie un vero e proprio atlante di progetti e cantieri reali, sviluppati in diverse tappe italiane – tra cui Napoli e Portoferraio – e ora compie un passo ulteriore: uscire dal perimetro accademico grazie a una collaborazione di lungo periodo con B-CAD, la manifestazione romana ospitata alla Nuvola, scelta come sede per la divulgazione e l’aggiornamento tecnico del settore.

Una scelta che risponde a un obiettivo preciso, come spiega Vito Maiorano, Corporate Event Manager di B-CAD: l’istituzione dell’Osservatorio nazionale INBAR–B-CAD segna un passaggio strategico per accompagnare la trasformazione sostenibile delle città italiane.

L’intenzione, sottolinea Maiorano, non è limitarsi a diffondere principi teorici, ma costruire uno strumento operativo capace di raccogliere dati, monitorare i risultati e mettere a disposizione di Pubbliche Amministrazioni, professionisti e imprese un patrimonio concreto di esperienze e buone pratiche.

Gli obiettivi dell’Osservatorio: dati, evidenze, metodologie digitali

L’Osservatorio si pone un traguardo ambizioso: rendere misurabile l’efficacia della bioarchitettura e delle politiche di rigenerazione urbana. Il lavoro si muoverà lungo tre direttrici principali: l’applicazione dei Criteri Ambientali Minimi, il rispetto del principio DNSH (Do No Significant Harm) e l’impiego delle metodologie digitali più avanzate per la pianificazione territoriale.

Alla base c’è una convinzione precisa, ribadita da Maiorano: la transizione ecologica deve fondarsi su evidenze scientifiche, innovazione e collaborazione tra tutti gli attori della filiera. Per questo l’Osservatorio è pensato come un luogo permanente di confronto, ricerca e divulgazione, capace di trasformare la sostenibilità da obiettivo dichiarato a pratica concreta e verificabile.

Città Osmotiche

La città come organismo vivente

A raccontare la filosofia che anima il progetto è Anna Carulli, presidente di INBAR, secondo cui la città del futuro va pensata come un organismo vivente, in relazione costante tra edificio e ambiente, alla ricerca di una sinergia autentica tra costruito e natura.

Il fulcro della proposta sta nel modo di guardare al rapporto tra eventi atmosferici e spazio urbano: non più una fatalità da subire, ma una questione da affrontare a livello progettuale.

L’acqua non è più un nemico

“La città deve adeguarsi ai nuovi climi”, osserva Carulli, indicando la necessità di ricostruire un rapporto virtuoso con il sottosuolo, capace di accogliere l’acqua anziché respingerla. In questa visione l’acqua smette di essere una minaccia distruttiva e diventa una risorsa da gestire con intelligenza, recuperando una sapienza costruttiva che, in forme diverse, apparteneva già ai sistemi storici.

L’obiettivo è arrivare a città più permeabili, capaci di integrare le linee guida nazionali sulla tutela dell’habitat e dell’ambiente all’interno di una progettazione contemporanea. Come sintetizza Carulli, serve una svolta, serve un nuovo paradigma: l’Osservatorio e il modello delle Città Osmotiche vogliono dimostrare che la bioarchitettura non è un’utopia teorica, ma una pratica cantierabile e misurabile. La transizione ecologica delle città, aggiunge, si gioca sul campo, mettendo a disposizione di tecnici e amministrazioni strumenti concreti per rigenerare i territori, ridurre l’impatto ambientale e contrastare il cambiamento climatico attraverso il monitoraggio dei suoli vivi e l’efficienza dei flussi energetici.

Il programma alla Nuvola: appuntamento dal 4 al 6 settembre 2026

La manifestazione B-CAD, in programma alla Nuvola di Roma dal 4 al 6 settembre 2026, ospiterà un percorso didattico articolato per macro-aree: sessioni dedicate ai tecnici della Pubblica Amministrazione sulla traduzione dei vincoli normativi in progetti concreti; tavoli di lavoro con imprese e maestranze su logistica e manutenzione; laboratori pensati per le università; incontri aperti ai cittadini su microclima urbano e permeabilità dei suoli.

Le tre fasi operative

Il piano d’azione dell’iniziativa si svilupperà in tre momenti immediati:

  • l’esposizione tematica dei progetti realizzati dai soci INBAR, tra edifici-membrana, spazi pubblici e cicli dei materiali;
  • brevi lezioni tecniche aperte al pubblico sulla gestione delle risorse idriche;
  • l’apertura ufficiale della raccolta dati per l’avvio dell’Osservatorio, con un invito al confronto rivolto a centri di ricerca, amministrazioni e aziende.

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Tema Tecnico

Architettura sostenibile, Sostenibilità e Ambiente

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