Advertisement



Risparmio energetico e decarbonizzazione, in Italia 84,2 miliardi di co-benefici l’anno al 2030

Il report Europe’s climate dividend di CAN Europe e del progetto LIFE Plan4Climate, di cui fa parte WWF Italia, quantifica i benefici delle misure di risparmio energetico in uno scenario di decarbonizzazione al 2040. Per l’Italia stima 84,2 miliardi di euro di co-benefici monetizzati l’anno nel 2030 e 227,8 miliardi nel 2050, legati soprattutto al calo dei costi energetici. L’edilizia sostiene più della metà dell’occupazione attivata dagli investimenti.

A cura di:

Risparmio energetico e decarbonizzazione, in Italia 84,2 miliardi di co-benefici l’anno al 2030

Le misure di risparmio energetico previste da un percorso di decarbonizzazione al 2040 potrebbero generare in Italia 84,2 miliardi di euro di co-benefici monetizzati l’anno nel 2030, pari al 4,6% del PIL 2021, e 227,8 miliardi nel 2050, pari al 12,4%. La stima è contenuta nel report Europe’s climate dividend: Economic benefits, jobs, health and lower energy costs, pubblicato a ottobre 2026 da CAN Europe insieme al consorzio del progetto LIFE Plan4Climate, di cui fa parte WWF Italia. Il lavoro è stato realizzato dalla società di consulenza Climact.

Lo studio misura i benefici diretti della riduzione dei consumi energetici nell’Unione europea e in 12 Stati membri, Italia compresa. Prende in considerazione le bollette più leggere, l’occupazione, la salute pubblica, le giornate di lavoro non perse e il danno climatico evitato. Arriva in una fase in cui il confronto politico europeo si è spostato dagli obiettivi climatici alla loro sostenibilità economica. Il target vincolante di riduzione delle emissioni nette del 90% al 2040 è legge da marzo 2026, ma le regole per attuarlo, a partire dalla revisione della governance dell’Unione dell’energia, sono ancora in discussione.

Su scala UE il report stima oltre 826 miliardi di euro di co-benefici monetizzati l’anno al 2030, che salgono a quasi 2.000 miliardi nel 2050, circa il 13% del PIL UE27 del 2021. Il quadro comprende inoltre 8,5 milioni di posti di lavoro a tempo pieno nel 2030 e quasi 34.000 morti premature evitate ogni anno. Le misure di efficienza energetica porterebbero anche 8.000 ricoveri e 3,3 milioni di giorni di malattia in meno, oltre a un risparmio fino a 713 euro pro capite sui costi energetici.

I dati per l’Italia: investimenti, bollette e occupazione

Nello scenario analizzato, l’Italia investirebbe in media 47,7 miliardi di euro l’anno in misure di risparmio energetico tra il 2026 e il 2050. I co-benefici medi superano i 143 miliardi l’anno, circa tre volte l’investimento. Il dato va però letto con attenzione: di quei 143 miliardi, 64,9 corrispondono al costo sociale del carbonio, cioè al valore del danno climatico evitato su scala globale grazie alla riduzione delle emissioni di CO₂. La quota restante ha una ricaduta diretta sull’economia nazionale e deriva soprattutto dal calo della spesa energetica.

Lo sforzo economico si concentra nei primi anni, ma secondo le elaborazioni di WWF Italia l’investimento si ripaga già nel 2032, con 428 miliardi di co-benefici cumulati a fronte di 383 miliardi investiti. Nel 2050 il rapporto arriva a 3.588 miliardi di benefici contro 1.192 di investimenti.

Il risparmio sui costi energetici è la voce principale. Vale 31,3 miliardi nel 2030, 77,7 nel 2040 e 105,7 nel 2050, cioè 533 euro pro capite l’anno nel 2030, 1.347 nel 2040 e 1.895 nel 2050. Nel 2030 la riduzione dei consumi di petrolio dà il contributo più rilevante, seguita da quella del gas. Considerando la media 2026-2050 e nuclei familiari di 2,2 persone (dato ISTAT), WWF Italia stima un risparmio di circa 2.464 euro l’anno per famiglia.

Indicatore 2030 2050
Co-benefici monetizzati totali 84,2 mld € 227,8 mld €
Co-benefici in % del PIL 2021 4,6% 12,4%
Risparmio sui costi energetici 31,3 mld € 105,7 mld €
Risparmio sui costi energetici pro capite 533 € 1.895 €
Danno climatico globale evitato pro capite 660 € 1.848 €
Occupazione diretta (persone-anno) 676.000 490.000
Morti premature evitate (per anno) 3.509 4.701
Giornate di lavoro perse evitate 532.000 279.000

Tabella 1. Co-benefici delle misure di risparmio energetico in Italia nello scenario PAC 2.0 di decarbonizzazione al 2040. I totali comprendono benefici nazionali e danno climatico evitato su scala globale. Fonte: elaborazione su dati del report Europe’s climate dividend (CAN Europe, LIFE Plan4Climate, Climact, ottobre 2026), scheda Italia, e di WWF Italia.

Sul fronte del lavoro, gli investimenti sosterrebbero 676.000 persone-anno nel 2030 e in media circa 506.000 l’anno fino al 2050. Il totale cumulato arriva a 2,7 milioni di persone-anno entro il 2030 e a 12,7 milioni entro il 2050. I trasporti generano circa 187.000 persone-anno, mentre la parte più consistente spetta all’edilizia.

Edilizia, il settore che pesa di più

L’edilizia residenziale e commerciale vale oltre la metà dell’occupazione attivata in Italia, con circa 230.000 occupati l’anno nel residenziale e 70.000 nel commerciale. È anche il comparto con l’impatto sociale più diretto. Gli interventi sugli edifici residenziali, a partire dall’isolamento dell’involucro con il cappotto termico, aiuterebbero a uscire dalla povertà energetica tra 1,47 e 2,34 milioni di persone entro il 2030.

Benefici economici decarbonizzazione edilizia

Il miglioramento delle condizioni indoor ha poi un effetto sanitario misurabile. Delle 3.717 morti premature evitate in media ogni anno tra il 2026 e il 2050, 1.639 sono legate a case meglio isolate e meno esposte al freddo, mentre le altre 2.078 derivano dalla minore esposizione all’inquinamento atmosferico.

A livello europeo i dati confermano il ruolo della riqualificazione energetica degli edifici. Nel 2030 costruzione e ristrutturazione assorbono 6,5 degli 8,5 milioni di posti di lavoro attivati dalle misure di efficienza energetica. Nel solo settore residenziale generano circa il 70% dei co-benefici, pari a 208 miliardi su 296. Per il residenziale lo strumento MICAT stima un fabbisogno medio di investimento di 222 miliardi di euro l’anno, un valore vicino ai 214 miliardi annui indicati dalla Commissione europea per il periodo 2031-2040 nello scenario più ambizioso della valutazione d’impatto sul target 2040.

Al 2050 i co-benefici cumulati superano gli investimenti di una cifra compresa tra 751 e 1.133 miliardi. Sono benefici legati soprattutto a bollette più basse e a una migliore salute. La riqualificazione delle abitazioni umide e con muffe eviterebbe fino a 25.000 anni di vita persi per disabilità (DALY) l’anno al 2050, in gran parte per la riduzione dei casi di asma.

Il report segnala però un andamento opposto negli investimenti reali. Secondo l’istituto I4CE, nel 2025 la spesa per la riqualificazione degli edifici nell’UE è diminuita del 5%.

Salute, aria e povertà energetica

Nel 2030 le morti premature evitate in Italia sarebbero 3.509, per un totale cumulato di circa 12.300 entro il 2030, 50.000 entro il 2040 e 93.000 entro il 2050. Si aggiungono circa 925 ricoveri in meno l’anno.

Le emissioni cumulate di ossidi di azoto, PM2,5 e anidride solforosa si ridurrebbero di 553 kilotonnellate entro il 2030 e di 1.949 entro il 2040. Per dare un ordine di grandezza, WWF Italia ricorda che secondo ISPRA le emissioni nazionali di questi tre inquinanti nel 2024 sono state pari a 728 kilotonnellate.

Anche sulla povertà energetica i numeri sono rilevanti. WWF Italia cita due stime di partenza sulle persone oggi in povertà energetica nel nostro Paese, circa 5,9 milioni secondo l’Osservatorio europeo sulla povertà energetica e circa 9,4 milioni secondo il Piano Sociale per il Clima italiano. Nello scenario del report entrambe le soglie verrebbero superate entro il 2037.

Il quadro europeo e i limiti della stima

Il report legge questi numeri alla luce della crisi energetica del 2026. Dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran del 28 febbraio, l’Agenzia internazionale dell’energia ha parlato della più grave interruzione di forniture nella storia del mercato petrolifero. Secondo la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, a metà settembre il costo aggiuntivo delle importazioni di combustibili fossili per l’UE aveva raggiunto 90 miliardi di euro. Sul fronte dei danni climatici, l’Agenzia europea dell’ambiente stima che gli eventi meteorologici e climatici estremi siano costati all’Unione circa 822 miliardi di euro tra il 1980 e il 2024, causando oltre 441.000 decessi.

A livello normativo, il Regolamento (UE) 2026/667 fissa la riduzione delle emissioni nette del 90% al 2040 rispetto al 1990. Dal 2036, però, i crediti internazionali potranno coprire fino a 5 punti percentuali dell’obiettivo, e l’avvio dell’ETS2 per edifici e trasporto su strada è slittato al 2028. Entro la fine del 2026 la Commissione deve presentare la revisione delle regole di governance su energia e clima e i nuovi quadri post-2030 per efficienza energetica e rinnovabili. È il passaggio che dovrebbe trasformare i Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC) in veri piani di investimento.

Gli autori definiscono i risultati una stima prudente, per tre ragioni.

  • Perimetro limitato alle misure di risparmio energetico. Il calcolo considera solo le leve di transizione riconducibili a un’azione dello strumento MICAT, che coprono circa il 64% delle emissioni lorde dell’UE. Restano fuori agricoltura e uso del suolo, trattati solo in termini qualitativi.
  • Perdite climatiche escluse. Non sono incluse le perdite che il cambiamento climatico provoca in Europa. L’unico indicatore di danno climatico è il costo sociale del carbonio, calcolato su scala globale con i parametri dell’Agenzia federale tedesca per l’ambiente (UBA), cioè 335 euro per tonnellata di CO₂ nel 2030.
  • Scenario oltre il target UE. Lo scenario di riferimento, il PAC 2.0 coordinato da CAN Europe, è più ambizioso del target adottato dall’UE. Prevede la neutralità climatica al 2040, una riduzione lorda delle emissioni del 92% e un sistema energetico interamente rinnovabile. I risultati indicano quindi i benefici di un percorso più rapido di quello previsto dalla normativa europea.

Il report non modella inoltre la distribuzione dei benefici per fasce di reddito o per territori.

Sulla base di questi dati, WWF Italia chiede al Governo un piano di investimenti pubblici al 2030 e al 2040, l’attuazione del PNIEC e la sua revisione verso il 2040, giudicando gli obiettivi attuali poco ambiziosi rispetto alla legislazione europea. Tra le richieste ci sono anche la destinazione del 100% dei proventi di ETS1 ed ETS2 alle politiche climatiche e l’uso del Fondo Sociale per il Clima per interventi strutturali contro la povertà energetica. Su questo punto il report riporta un’analisi del think tank ECCO. Secondo ECCO, il Piano Sociale per il Clima presentato dall’Italia prevede 1,55 miliardi di euro l’anno, a fronte di costi aggiuntivi dell’ETS2 stimati tra 0,6 e 1,3 miliardi per le famiglie più vulnerabili.

Tutti i risultati nazionali sono consultabili nel Co-Benefits Explorer, che collega gli scenari del Pathways Explorer allo strumento MICAT e permette di esportare dati e grafici per l’UE e per i Paesi partner.

FAQ decarbonizzazione e risparmio energetico

Che cosa sono i co-benefici della decarbonizzazione?

Sono i benefici aggiuntivi delle misure di riduzione delle emissioni, diversi dal contenimento del riscaldamento globale. Il report considera il calo della spesa energetica, la salute pubblica, le giornate di lavoro non perse, l’occupazione, il valore aggiunto e il danno climatico globale evitato.

Chi ha realizzato il report Europe’s climate dividend?

Lo ha realizzato Climact per CAN Europe e il consorzio del progetto LIFE Plan4Climate, cofinanziato dall’Unione europea. WWF Italia fa parte del consorzio e ha curato i contenuti relativi all’Italia.

Quanto potrebbe risparmiare una famiglia italiana?

Secondo WWF Italia, la media del periodo 2026-2050 corrisponde a circa 2.464 euro l’anno per una famiglia di 2,2 persone. Il risparmio pro capite passa da 533 euro nel 2030 a 1.895 euro nel 2050. Sono proiezioni di scenario, legate al raggiungimento della neutralità climatica al 2040.

Ogni euro investito ne restituisce davvero tre?

Il rapporto è di circa 1 a 3 se si considerano tutti i co-benefici monetizzati, cioè 143 miliardi medi l’anno contro 47,7 miliardi di investimenti. Di questi 143 miliardi, 64,9 rappresentano il danno climatico evitato su scala globale. La quota con ricaduta diretta sull’economia italiana è quindi più contenuta, ma resta superiore all’investimento.

Perché l’edilizia è centrale in questi numeri?

Nel residenziale la riqualificazione energetica riduce i consumi, migliora il comfort e la salubrità degli ambienti interni e attiva lavoro locale. In Italia l’edilizia sostiene oltre la metà dell’occupazione generata dagli investimenti. Inoltre gli interventi sugli edifici, a partire dal cappotto termico, potrebbero far uscire dalla povertà energetica tra 1,47 e 2,34 milioni di persone entro il 2030.

Dove si possono consultare i dati per Paese?

Sono disponibili nel Co-Benefits Explorer di Climact, che consente di selezionare gli scenari, esplorare gli indicatori ed esportare risultati e grafici per l’UE e per i Paesi partner.

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento



Tema Tecnico

Le ultime notizie sull’argomento