Cattura e stoccaggio della CO₂: qualcosa si muove, anche grazie alla ricerca

Secondo un recente report IEA, le tecnologie per la cattura e stoccaggio della CO₂ stanno avanzando, pur con varie difficoltà. L’Unione europea vuole continuare a investire in queste tecnologie, sostenendo progetti e buone pratiche cui la ricerca offre un importante contributo, anche a firma italiana

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Cattura e stoccaggio della CO₂: qualcosa si muove, anche grazie alla ricerca

È difficile dire se le tecnologie per la cattura e stoccaggio della CO₂ conosceranno mai un progresso sensibile. L’International Energy Agency nel World Energy Outlook 2025 prefigurava un ruolo minimo, evidenziato dall’Institute for Energy Economics and Financial Analysis. IEEFA, riprendendo i dati IEA, ha messo in risalto che la cattura, l’utilizzo e lo stoccaggio del carbonio (CCUS) “contribuiranno per meno del 5% alla compensazione delle emissioni entro il 2050”.

Gli investimenti in CCUS sono aumentati dal 2020 e hanno superato i 5 miliardi

La stessa Agenzia internazionale, lo scorso settembre, ha pubblicato un report dedicato, dal titolo “Financing CCUS at scale” in cui afferma che gli investimenti sono aumentati sensibilmente dal 2020, superando i 5 miliardi di dollari nel 2025. I progetti attualmente in costruzione suggeriscono che, dopo anni di incrementi graduali di capacità, la capacità di cattura operativa dell’anidride carbonica è destinata a quasi raddoppiare entro il 2030, e “ancora più sono in fase di pianificazione”.

Gli investimenti in CCUS sono aumentati dal 2020 e hanno superato i 5 miliardi

Cos’è cambiato? Secondo IEA si è assistito a un sostegno politico mirato e a quadri di allocazione del rischio attentamente pensati. Questi due fattori hanno aiutato diverse iniziative di ricerca e sviluppo a raggiungere la decisione finale di investimento. Negli ultimi tre anni, “i governi hanno stanziato oltre 50 miliardi di dollari in fondi pubblici per progetti CCUS, una cifra record”.

Le difficoltà della cattura e stoccaggio della CO₂

La stessa Agenzia non nasconde le difficoltà conosciute dalla cattura e stoccaggio della CO₂. Gli sviluppi registrati rappresentano “traguardi significativi” per un settore in cui i progetti sono complessi, difficili da finanziare e soggetti a rischi specifici. La sfida principale per la CCUS è la redditività commerciale.

A differenza di altre tecnologie per la generazione energetica pulita, “la CCUS gestisce la CO₂, un prodotto con scarso valore di mercato intrinseco e una domanda limitata”, evidenzia IEA. Per garantire che l’attuale slancio si estenda oltre un numero limitato di progetti, sarà necessario un sostegno politico che supporti modelli di business sostenibili. Circa il 90% di quelli annunciati per il 2035 non ha ancora raggiunto la decisione finale di investimento. Inoltre “diversi sono già stati cancellati o ritirati dalle gare d’appalto governative a causa dell’incertezza delle condizioni di finanziamento”.

Lo stimolo dell’UE allo stoccaggio della CO₂

L’Unione Europea continua a sostenere l’avanzamento delle tecnologie per cattura e stoccaggio della CO₂, specie in termini di storage. A tale proposito l’obiettivo è raggiungere una capacità di immissione di anidride carbonica di almeno 50 milioni di tonnellate all’anno entro il 2030, come previsto dal Net-Zero Industry Act. NZIA mira a creare un mercato UE per i servizi di stoccaggio della CO₂ e stabilisce diversi obblighi per i produttori di idrocarburi, gli Stati membri dell’UE e la Commissione europea. Tali obblighi sono ritenuti cruciali per raggiungere l’obiettivo di stoccaggio del carbonio dell’UE al 2030 “e per fornire sufficienti opzioni di decarbonizzazione alle industrie europee”. A dirlo è la Commissione europea che a maggio 2026 ha pubblicato una relazione sui progressi compiuti verso il conseguimento dell’obiettivo di capacità di iniezione di CO₂ a livello dell’Unione.

Nel documento segnala che è in fase di sviluppo un solido quadro normativo volto a sostenere la diffusione delle tecnologie CCS nell’UE.

Il mercato dei servizi di stoccaggio di CO₂ nell’UE è ai primi passi, ma in rapida crescita. Oltre alle misure normative e di sostegno (tra cui Horizon Europe e Innovation Fund) entrano in gioco anche i Piani nazionali Energia e Clima riveduti per il periodo 2021-2030. Essi contengono informazioni sulla prevista diffusione della cattura della CO₂ e dello stoccaggio in ciascuno Stato membro.

L’obiettivo al 2050: stoccare 250 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno

Nella relazione, la Commissione UE evidenzia anche le criticità vissute nella cattura e stoccaggio della CO₂. Sebbene molti impianti industriali in Europa si affidino a tecnologie CCS per la loro decarbonizzazione, il numero di siti di stoccaggio di CO₂ rimane sottosviluppato. A partire dal 2040, la Commissione europea stima che l’UE dovrà catturare e stoccare in modo permanente circa 250 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Un contributo lo potrà fornire l’impianto di Yara Sluiskil, il più grande progetto commerciale CCS in Europa. Risultato di un’alleanza tra UE e Norvegia, l’impianto trasporta la CO₂ via nave e la stocca permanentemente sotto il Mare del Nord norvegese mediante Northern Lights, prima infrastruttura open-source al mondo per il trasporto e lo stoccaggio di CO₂. Si prevede che l’impianto catturerà e stoccherà circa 12 milioni di tonnellate di CO₂ in 15 anni.

Il ruolo della ricerca

Tra i vari elementi che potranno favorire un avanzamento tecnologico delle soluzioni di cattura e stoccaggio della CO₂, l’ambito della ricerca svolgerà un ruolo strategico mettendo a punto nuove soluzioni. Proprio per questo è nato COREu (CO₂ Routes across Europe). È uno dei più grandi progetti di ricerca e innovazione nel campo finanziato da un programma europeo. Il suo obiettivo è accelerare la transizione verso un futuro a basse emissioni di carbonio, puntando a una riduzione di 6,8 milioni di tonnellate all’anno di CO₂ entro il 2035 e di 36 milioni di tonnellate all’anno entro il 2050. Questo risultato sarà raggiunto attraverso la dimostrazione di tecnologie chiave lungo l’intera catena del valore del CCS in Europa.

COREu è finalizzato a dimostrare le tecnologie abilitanti fondamentali nella catena di valore della Carbon Capture and Storage e sosterrà lo sviluppo di tre nuovi percorsi CCS nell’Europa centro-orientale, contribuendo ad accelerare lo sviluppo tecnologico della carbon capture and storage.

Mira a sviluppare nuovi progetti dimostrativi che colleghino le fonti di biossido di carbonio con potenziali siti di stoccaggio. Impiega nello specifico tecniche avanzate di assorbimento chimico per migliorare l’efficienza e l’efficacia del processo di cattura della CO₂. Tra i vari Paesi partner, l’Italia è presente.

La ricerca guarda alle potenzialità della BECCS e a soluzioni mobili

Un altro progetto in cui l’Italia è presente è Enhancement (Emissions mitigatioN tTrough cArboN CapturE from bioENergy and its application in hard to abaTe industry). Riunisce un consorzio internazionale di 13 organizzazioni provenienti da 7 paesi europei, tra cui il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano. Avviato nel 2025 e con una durata complessiva di 42 mesi, intende accelerare lo sviluppo e la diffusione di tecnologie avanzate BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage). Nello specifico, ambisce a sviluppare e validare un solvente “verde” a base di amminoacidi per la cattura della CO₂, in grado di ridurre significativamente le emissioni nocive e i costi operativi.

Il Politecnico di Milano ha inoltre sviluppato un impianto mobile per la carbon capture. Denominato Policap, si tratta di un laboratorio pilota mobile per la cattura della CO₂ con solventi. È stato inaugurato quest’anno a Piacenza ed è un’infrastruttura di ricerca avanzata finanziata dal PNRR. L’impianto è pensato per sperimentare la carbon capture tramite assorbimento con solventi.

POLICAP, il laboratorio mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO₂
POLICAP

Oltre a impiegare soluzioni convenzionali, l’impianto-laboratorio nasce per testare nuovi materiali, componenti e processi con migliori prestazioni sotto il profilo tecnico, economico, energetico e ambientale. L’elemento che lo caratterizza maggiormente è la mobilità: la configurazione trasportabile “permette l’installazione presso siti industriali, consentendo sperimentazioni sia con gas sintetici sia con flussi emissivi reali”, fa sapere il Politecnico.

FAQ Cattura e stoccaggio della CO₂

Qual è la differenza tra CCS, CCUS e BECCS?

CCS, CCUS e BECCS sono tecnologie che contribuiscono alla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ma si distinguono per modalità operative e finalità.

CCS (Carbon Capture and Storage) prevede la cattura della CO₂ prodotta da impianti industriali o energetici, il suo trasporto e lo stoccaggio permanente, generalmente in formazioni geologiche profonde.

CCUS (Carbon Capture, Utilisation and Storage) comprende anche l’utilizzo della CO₂ catturata come risorsa per processi produttivi e applicazioni industriali. Non tutti gli impieghi garantiscono, tuttavia, uno stoccaggio permanente del carbonio.

BECCS (Bioenergy with Carbon Capture and Storage) combina la produzione di energia da biomasse con la cattura e lo stoccaggio della CO₂ generata. In determinate condizioni di sostenibilità e lungo l’intero ciclo di vita, può consentire emissioni nette negative.

Quali sono le principali difficoltà nello sviluppo delle tecnologie CCS e CCUS?

Le criticità più importanti riguardano gli elevati costi di investimento, la complessità degli impianti e la difficoltà di costruire modelli di business economicamente sostenibili. La CO₂ catturata ha infatti un valore commerciale generalmente limitato, mentre le infrastrutture necessarie per il trasporto e lo stoccaggio richiedono investimenti significativi. Secondo l’IEA, circa il 90% dei progetti CCUS annunciati per il 2035 non ha ancora raggiunto la decisione finale di investimento. Il sostegno pubblico e un’adeguata ripartizione dei rischi finanziari risultano quindi fondamentali per favorire lo sviluppo del settore.

Quali obiettivi ha fissato l’Unione europea per lo stoccaggio della CO₂?

Attraverso il Net-Zero Industry Act (NZIA), l’Unione europea ha stabilito l’obiettivo di raggiungere una capacità annua di iniezione di almeno 50 milioni di tonnellate di CO₂ entro il 2030. La misura punta a favorire la creazione di un mercato europeo dei servizi di stoccaggio e a sostenere la decarbonizzazione dei settori industriali più difficili da elettrificare o da rendere a basse emissioni. Secondo le stime della Commissione europea riportate nell’articolo, dal 2040 sarà necessario catturare e stoccare permanentemente circa 250 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno per contribuire al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

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