Carbon Farming e Urban Carbon Farming: “l’agricoltura del carbonio” come mezzo per raggiungere la neutralità climatica

Con il carbon farming anche l’agricoltura diventa parte attiva nella lotta al cambiamento climatico. Questa pratica unisce benefici ambientali e incentivi economici, favorendo il sequestro della CO2 e la tutela della biodiversità. La proposta del Consorzio Italiano Compostatori estende il concetto del carbon farming agli ambienti urbani proponendo l’innovativo modello dell’Urban Carbon Farming che valorizza gli spazi verdi presenti in città come strumento per catturare il carbonio.

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Carbon Farming e Urban Carbon Farming: “l’agricoltura del carbonio” come mezzo per raggiungere la neutralità climatica

Il cambiamento climatico non è più un pensiero lontano: è una realtà concreta che sta già influenzando le nostre vite. L’eccessivo rilascio di CO2 nell’atmosfera ha un impatto devastante sul Pianeta, con conseguenze ben visibili che vanno da temperature eccessivamente elevate, siccità estrema, forti inondazioni, perdita di biodiversità.

Il climate change si muove velocemente erodendo la natura e mettendo a repentaglio il futuro della specie umana.

Ed è per questo motivo che tutti i settori dell’economia sono chiamati a fare la loro parte nel percorso verso la neutralità climatica. L’agricoltura, spesso considerata solo una vittima degli effetti climatici, è invece anche parte della soluzione. Il suolo agricolo è in grado di trattenere il carbonio e contribuire così alla riduzione della CO2 presente.

Che cos’è il carbon farming?

Parliamo dunque del carbon farming, una strategia concreta che vede l’implementazione di una serie di pratiche volte a rimuovere l’anidride carbonica immagazzinandola nel terreno agricolo.

Come sottolinea il Carbon Cycle Institute, “Il Carbon Farming è un approccio che coinvolge l’intera azienda agricola per ottimizzare la cattura del carbonio nei paesaggi agricoli, implementando pratiche note per migliorare la velocità con cui la CO₂ viene rimossa dall’atmosfera e immagazzinata nel materiale vegetale e/o nella sostanza organica del suolo”.

Arricchiamo questa definizione con quanto pubblicato dalla Commissione Europea. L’UE vede il carbon farming come un “business verde” che premia i gestori del territorio per l’adozione di pratiche agricole e forestali migliorate, capaci di aumentare il sequestro di carbonio nella biomassa, nella materia organica e nei suoli. Questo approccio unisce incentivi economici – provenienti da fonti pubbliche o private – a principi ecologici favorevoli alla biodiversità, valorizzando sia le azioni che migliorano la gestione del suolo sia la quantità effettiva di carbonio sottratta all’atmosfera.

Ma come funziona il carbon farming?

La Commissione Europea racchiude nel paper “Sustainable Carbon Cycles” una serie di nozioni pratiche che ci permettono di comprendere come si gestisce un suolo agricolo in modo tale da aumentare il sequestro di carbonio.

Tra gli esempi citati troviamo il rimboschimento e la riforestazione portati avanti in modo armonico con la biodiversità del luogo. A questo punto si aggiunge anche la gestione sostenibile dei boschi e l’adattamento delle foreste agli impatti climatici. L’agroforestazione svolge un ruolo importante: attraverso questa pratica si integrano alberi con coltivazioni e allevamenti sullo stesso suolo.

come funziona il carbon farming

Altre azioni efficaci includono la trasformazione di terre agricole inutilizzate in prati permanenti e il ripristino di zone umide e torbiere, ecosistemi fondamentali per il sequestro naturale del carbonio.

Questo processo virtuoso, oltre a ridurre la CO2 presente nell’atmosfera, offre degli ulteriori benefici ambientali che vanno dalla tutela della biodiversità ambientale, alla regolazione delle acque fino ad una maggiore resilienza per il suolo. La Commissione Europea cita come esempio emblematico la reidratazione delle torbiere che permette di intrappolare il carbonio e al tempo stesso contribuisce alla purificazione dell’acqua e ad aiutare il suolo controllo delle inondazioni e nella prevenzione della siccità.

Per la Commissione Europea è fondamentale che queste pratiche siano adeguatamente sostenute da incentivi economici per garantire una corretta transizione green nel contesto degli obiettivi climatici evidenziati dall’UE.

La certificazione CRCF

Nel dicembre 2024 l’UE ha pubblicato la “Carbon Removals and Carbon Farming (CRCF) Regulation”, stabilendo così i criteri di monitoraggio e rendicontazione. Il Regolamento UE ha come mission quella di agevolare gli investimenti in tecnologie innovative per la cattura del carbonio nell’ottica di incentivare sempre più agricoltori ad applicare pratiche virtuose nella lotta al cambiamento climatico.

L’urban carbon farming, l’evoluzione “cittadina” per una gestione virtuosa del carbonio anche nelle città 

 Il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) fa un passo avanti sul tema del carbon farming per proporne un’evoluzione volta a valorizzare anche il suolo urbano. Il CIC identifica nell’Urban Carbon Farming un nuovo modo di impiegare in maniera virtuosa parchi, giardini e spazi pubblici come tool per la cattura del carbonio.

Che la presenza di verde in città sia essenziale è ormai un dato di fatto. L’Urban Carbon Farming si propone come una preziosa risorsa per l’economia circolare.

Lo dichiara Massimo Centemero, direttore del CIC:“I suoli urbani possono rappresentare una risorsa strategica per la mitigazione dei cambiamenti climatici e il miglioramento della sostenibilità ambientale nelle città”. Prosegue Centemero: “Il suolo è una risorsa non rinnovabile e si dimentica il ruolo che ricopre come carbon sink: per questo è urgente introdurre pratiche rigenerative atte ad arrestare la desertificazione e la perdita di fertilità. In questo quadro, il settore del biowaste gioca un ruolo fondamentale, proprio seguendo il principio ‘Dalla terra alla Terra’ promosso dal CIC, ovvero riportare al suolo ciò che dal suolo proviene, facendo del bene al nostro Pianeta”.

Ed è per questo che parliamo del compost come elemento fondamentale nel processo di rivitalizzazione del suolo. I rifiuti organici prodotti ritornano al terreno consentendo il reintegro di sostanza organica e di nutrienti.

Il CIC parla dell’importanza di creare un “compost di qualità” come supporto all’Urban Carbon Farming. Per fare in modo che questo fertilizzante naturale abbia una marcia in più è fondamentale che vi sia un processo di miglioramento continuo nel sistema di raccolta dei rifiuti messo in atto dai Comuni.

Lella Miccolis, presidente del CIC pone l’accento proprio su questo aspetto: “L’applicazione di questi principi richiede la collaborazione tra urbanisti, amministrazioni locali, esperti ambientali, cittadini, paesaggisti, architetti del verde, agronomi e giardinieri per garantire un’integrazione efficace nelle strategie di pianificazione urbana”.

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Img by CIC

Il CIC vuole porsi come elemento centrale di un progetto virtuoso che veda l’Urban Carbon Farming come pratica positiva per costruire città più sostenibili. Ma come fare? Miccolis chiarisce il quadro spiegando che “In primis è necessario continuare a lavorare sulla qualità della raccolta differenziata dei rifiuti organici, che va migliorata sia attraverso l’ottimizzazione dei sistemi di raccolta, sia promuovendo una maggiore consapevolezza sul gesto quotidiano che compiamo come cittadini. È un atto che deve essere fatto con senso di responsabilità, perché significa poter trasformare un rifiuto in una risorsa utile a tutti”.

Il Consorzio ha sviluppato una piattaforma innovativa per calcolare in modo preciso l’impronta di carbonio degli impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Con CO2mpost è possibile visionare un bilancio dettagliato tra le emissioni prodotte dalle attività dell’impianto e quelle evitate grazie all’uso di compost e biogas in sostituzione di fertilizzanti e fonti energetiche fossili. Attraverso l’analisi dei dati specifici dell’impianto, il tool permette di valutare i benefici ambientali ottenibili e di simulare modifiche nei processi per migliorare ulteriormente le performance climatiche.

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