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Il tramonto del carbone è ancora lontano

Con l’aumento della domanda a livello globale, la richiesta di carbone – seppure in calo – c’è ancora. Innanzitutto, pesa la Cina, ma anche le politiche USA si fanno sentire. L’Europa è in calo, ma aumenta l’import, anche se il peso del carbone nel mix energetico è calato, grazie alle rinnovabili

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Il carbone è la seconda fonte nel mix energetico mondiale

Il carbone è la seconda fonte nel mix energetico mondiale e non sta tramontando. Almeno non ancora, con i consumi energetici in crescita. La domanda globale di energia è aumentata del 2,2% nel 2024, un tasso notevolmente più rapido rispetto alla media annua dell’1,3% registrata tra il 2013 e il 2023, segnala IEA. In questo incremento le energie rinnovabili hanno rappresentato la quota maggiore di crescita (38%) di approvvigionamento energetico totale, seguite da gas naturale (28%) e dal carbone (15%). Ma anche la domanda di carbone è aumentata, seppure di poco più dell’1% nel 2024, raggiungendo il massimo storico, caratterizzata per lo più dalla Cina. Ma il Paese asiatico pesa sensibilmente sull’andamento del carbone: la Cina da sola consuma più carbone del resto del mondo messo insieme.

Le decisioni assunte dagli Stati Uniti con l’amministrazione Trump incidono a favore della fonte fossile più impattante.

La fine incerta del carbone e il peso specifico della Cina

È possibile fissare una data del tramonto del carbone? Per rispondere occorre guardare alla Cina, il principale termine di riferimento. Essa consuma il 30% di carbone in più rispetto al resto del mondo messo insieme. Ne produce anche di tutti gli altri paesi messi insieme ed è il maggiore importatore mondiale.

La fine incerta del carbone e il peso specifico della Cina

Partiamo dalle considerazioni del Centre for Research on Energy and Clean Air (CREA). Insieme al Global Energy Monitor, ha pubblicato un’analisi sui progetti cinesi a carbone relativa al primo semestre del 2025. Dal documento di analisi emerge che gli impianti a carbone continuano a crescere. Nel primo semestre del 2025 sono stati commissionati 21 GW di energia a carbone, il valore più alto nella prima metà dell’anno dal 2016, con proiezioni per l’intero anno che superano gli 80 GW. “Questa tendenza probabilmente continuerà nel 2026 e nel 2027, a meno che non vengano intraprese azioni politiche”, si legge.

Il report è stato pubblicato prima dell’uscita del XV Piano Quinquennale (2026-2030), che delinea le linee guida dello sviluppo cinese nel periodo, accanto ai propositi di sviluppo dell’energia da eolico, fotovoltaico, idroelettrico e nucleare, caldeggia “un uso pulito ed efficiente dei combustibili fossili”, continuando a modernizzare le centrali a carbone ed eliminando gradualmente l’uso del carbone nei settori non industriali.

Nel 2024, i combustibili fossili hanno fornito l’86% dell’energia primaria della regione della Grande Cina, alimentando il 61% della produzione di elettricità, con il carbone che da solo rappresentava il 54% dell’approvvigionamento elettrico (Fonte: DNV). Il carbone domina tutto con una quota del 56%, ma questa quota diminuirà drasticamente al 9% nel 2060 nei propositi dei vertici politici cinesi.

I consumi energetici allungano la vita del carbone

Dalla gradualità con cui verrà eliminato dipenderà il tramonto del carbone, che è una fonte energetica dal peso specifico consistente e rischia di esserlo ancora per molto.

Lo rileva la IEA nel report Coal 2025: i recenti cambiamenti politici a sostegno del carbone potrebbero far aumentare i consumi, così come l’impennata della domanda di elettricità nelle economie di tutto il mondo. I due terzi del carbone utilizzato oggi a livello globale è destinato alla produzione di energia. La rapida espansione delle rinnovabili proprio della Cina hanno il potenziale di frenare la domanda.

Il ruolo delle rinnovabili

Nel 2025 le energie rinnovabili, in primis fotovoltaico ed eolico, hanno superato il carbone come fonte di elettricità a livello mondiale. La stessa rivista Science ha posto in copertina proprio le rinnovabili e la loro crescita straordinaria, considerandola la svolta dell’anno da poco conclusosi.

C’è anche da considerare, come stima IEA, che la domanda globale di carbone raggiungerà un vero e proprio plateau nei prossimi anni, mostrando un calo molto graduale fino al 2030. Entro quell’anno, si prevede che i consumi diminuiranno del 3% rispetto al 2025.

Poiché la sostituzione del carbone nell’industria è lenta, si prevede che l’uso del carbone nel settore diminuirà di meno dell’1% all’anno fino alla fine del decennio”.

Gli USA pro carbone: una scelta che costa cara

A ritardare il tramonto del carbone ci sono gli Stati Uniti e la politica avviata con l’Amministrazione Trump, che ha puntato sin da subito sui combustibili fossili e ha azzerato l’appoggio alle fonti rinnovabili e alle politiche climatiche.

Il forte sostegno politico al carbone degli USA, rileva ancora IEA, ha contribuito ad aumentare la domanda di carbone nel Paese nel 2025. Sono state adottate diverse misure per sostenere sia l’offerta che la domanda. Tra queste, esenzioni ambientali che consentono ad alcune centrali a carbone di continuare a funzionare, una riduzione delle royalty per l’estrazione di carbone su terreni federali e il sostegno all’ammodernamento delle centrali a carbone.

Il Dipartimento dell’Energia, tramite l’ Office of Energy Dominance Financing (EDF) punta a finanziare progetti energetici e manifatturieri americani “che contribuiscono in modo significativo alla sicurezza energetica degli Stati Uniti” e a “contribuire a vincere la corsa all’intelligenza artificiale, rafforzare l’industria americana e ripristinare il predominio energetico americano”. Punta su progetti di generazione di energia pulita da carbone, petrolio e gas, garantendo catene di approvvigionamento minerario critiche e rilanciando l’industria nucleare.

Tuttavia, mantenere attive le centrali e puntare sul carbone sta costando caro agli americani: secondo quanto risulta da una ricerca condotta da Energy Innovation, dal 2021, il costo per generare energia elettrica dal carbone negli Stati Uniti è aumentato in media più velocemente dell’inflazione. Questo si traduce in un’ulteriore pressione inflazionistica sui consumatori di elettricità americani. L’analisi mostra che nel 2024, l’energia elettrica dal carbone è stata più cara del 28% rispetto al 2021, con un costo per i consumatori di 6,2 miliardi di dollari in più per generare energia tramite carbone rispetto a quanto sarebbe costato nel 2021.

Il carbone in UE: l’uso è in declino, ma è aumentato l’import

Nell’Unione Europea i segnali del tramonto del carbone sono evidenti. Nel 2024 la produzione di carbone fossile nell’UE ha raggiunto le 45 milioni di tonnellate, l’84% in meno rispetto ai 277 milioni di tonnellate del 1990. Dal 2018 al 2024, l’UE ha circa dimezzato il consumo sia di carbone fossile (51%) che di lignite (47%). Nel 2023, per la prima volta nell’UE, il fotovoltaico ha superato la lignite come fonte di energia elettrica, riporta Eurostat.

A questo si aggiunge il crollo di importazioni di carbon fossile dalla Russia verso l’UE: il calo nel 2023 è stato del 98% rispetto al 2021.

Se si considera che a fine anni Novanta il consumo annuo di carbon fossile si era stabilizzato a circa 300 milioni di tonnellate e nel 2024 ha raggiunto i 107 milioni di tonnellate si comprende la riduzione.

Anche la produzione di carbon fossile nell’UE è diminuita quasi costantemente dal 1990, in modo più costante rispetto al consumo.

C’è da segnalare, però, che a partire dal 1990, con un tasso del 18,7% per i combustibili fossili solidi e del 29,6% per il carbon fossile, la dipendenza dalle importazioni ha iniziato ad aumentare.

Secondo quanto rileva Eurostat,

“entro il 2004, il tasso di crescita ha rallentato, prima di raggiungere un picco temporaneo nel 2018. Dopo essere diminuita nel 2020 e nel 2021 a circa il 36% per i combustibili fossili solidi e a circa il 58% per il carbon fossile, la dipendenza dalle importazioni è aumentata nel 2022. La ragione dell’aumento a lungo termine della dipendenza dalle importazioni è che il calo della produzione osservato dal 1990 ha superato quello dei consumi, con il divario tra i due per lo più colmato dalle importazioni”.

La spinta delle rinnovabili

Tuttavia, va detto che la percentuale di produzione elettrica da carbone (sia carbon fossile che lignite) è esigua sul mix totale: nel 2023, il 5% dell’elettricità lorda totale prodotta nell’UE era basata sul carbone fossile e il 7% sulla lignite.

Secondo Ember, il carbone è passato dall’essere la terza fonte energetica dell’UE nel 2019 alla sesta nel 2024. Questa tendenza è diffusa; il solare è in crescita in tutti i paesi dell’UE, mentre il carbone sta diventando sempre più marginale. Più della metà dei paesi dell’UE non ha centrali a carbone o ne ha una quota inferiore al 5% nel proprio mix energetico.

Secondo S&P Global Energy si prevede che le importazioni di carbone termico in Europa diminuiranno del 15%-20% nel 2026 rispetto ai livelli del 2025, raggiungendo circa 30 milioni di tonnellate, mentre la produzione di energia da carbone continua il suo declino strutturale in tutto il continente. Negli ultimi anni, la spinta dell’Europa verso le energie rinnovabili ha spinto molti paesi ad accelerare la dismissione delle centrali elettriche a carbone, con conseguente calo delle importazioni di carbone anno dopo anno.

FAQ Ruolo carbone nel mix energetico

Cos’è il carbone?

Il carbone è una roccia abbastanza leggera ed è formato da due tipi di sostanze: carbonio, in percentuale altissima (70-95%), che è il materiale organico che brucia e che fornisce calore e anidride carbonica; materiale inorganico, costituito da sostanze argillose e da sali di zolfo che con la combustione diventano ceneri e sostanze volatili inquinanti. Il carbone viene impiegato nelle centrali termoelettriche e svolge un ruolo cruciale in settori come quello siderurgico.

Che impatto ha il carbone in termini di emissioni di CO2?

Il carbone è sì un pilastro della produzione di energia elettrica in molti paesi, ma è anche la principale fonte di emissioni di anidride carbonica a livello globale. A parità di energia primaria disponibile, le emissioni di CO2 provenienti dalla combustione del carbone arrivano a essere del 30% superiori a quelle del petrolio e del 70% superiori a quelle del gas naturale.

Emissioni CO2 annuali da carbone nel 2024
Emissioni CO2 annuali da carbone nel 2024

Qual è il contributo del carbone in Italia?

L’Italia dispone di 5.190 MW di capacità elettrica a carbone operativa e ne ha dismessi 5.810 MW dal 2000. Solo il 5% della produzione elettrica del Paese era fornita dal carbone nel 2021. La stragrande maggioranza del carbone viene importata, mentre la piccola produzione nazionale avviene principalmente nel bacino carbonifero del Sulcis in Sardegna per la produzione di ferro e acciaio (Fonte: Bloomberg Global Coal Countdown).

In Italia, sono operative circa quattro centrali a carbone: tre di Enel (la centrale pugliese a Brindisi, quella laziale di Civitavecchia, e quella sarda del Sulcis) e una di EP Produzione (Fiumesanto, in Sardegna) (Fonte: Assocarboni).

 

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