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Indice degli argomenti Toggle Certificazione Energetica degli Edifici: lo stato dell’arteAPE e SIAPELo stato degli immobili italiani oggetto di APECresce l’efficienza del patrimonio immobiliareGli altri elementi di spicco del Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli EdificiFAQ certificazione energetica edificiCos’è la certificazione energetica e a cosa serve?Quando è obbligatoria la certificazione energetica di un edificio?Quali sono le classi energetiche previste in Italia?Chi può redigere un Attestato di Prestazione Energetica (APE)?Quali interventi migliorano la classe energetica di un edificio?Quali edifici sono esenti da certificazione energetica?Quanto incide la classe energetica sul prezzo dell’immobile? Migliora l’efficienza degli edifici italiani. Secondo il Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici 2025, basato su circa 1,2 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi nel 2024 e validi, aumenta la quota di stabili nelle classi A4-B, ovvero le più efficienti, e diminuisce quella nelle classi energetiche più scarse. In generale, sul totale degli APE, il 43,7% versa nelle classi F-G (-2,9% rispetto al 2023). Certificazione Energetica degli Edifici: lo stato dell’arte Redatto da ENEA e dal CTI (Comitato Termotecnico Italiano) il Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, giunto alla sesta edizione, rappresenta una guida completa alla certificazione energetica degli edifici in Italia nel 2025. Assume un particolare valore alla luce della nuova Direttiva EPBD, che impone agli Stati membri l’adozione di Piani di Riqualificazione Energetica entro il 2026. “Il documento si inserisce nel quadro del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) 2024, che mira a ridurre le emissioni del 43,7% nel settore non ETS (Emission Trading System) entro il 2030” rispetto ai livelli del 2005. Perché è importante? Perché fa il punto su uno strumento fondamentale qual è l’APE. Come spiega ENEA, l’Attestato di Prestazione Energetica (più comunemente chiamato “certificato energetico”) è la quantità di energia necessaria per soddisfare annualmente le esigenze legate a un uso standard dell’immobile per il riscaldamento, il raffrescamento, la ventilazione, la produzione di acqua calda sanitaria. Negli edifici non residenziali vale anche per l’illuminazione, gli ascensori e le scale mobili. Inizialmente concepito come strumento tecnico, l’APE oggi “è chiamato a svolgere un ruolo sociale e culturale, diventando un mezzo per informare, educare e orientare le scelte”, rilevano ENEA e CTI. APE e SIAPE Detto che, al 1° aprile 2025, termine di legge previsto per la trasmissione degli APE emessi nell’anno precedente, il SIAPE conteneva circa 6,4 milioni di attestati relativi al periodo 2015-2024, inviati da 17 Regioni e 2 Province Autonome, e considerando che solo circa 1,2 milioni di APE sono stati considerati validi e contenuti nel SIAPE, significa almeno due cose. La prima è che c’è ancora da fare perché si migliori lo stato di redazione delle pratiche. L’analisi degli APE del SIAPE ha registrato molti documenti negativi alle verifiche e quasi la metà del campione presenta valori anomali, riporta lo stesso report. La seconda, però, denota una precisione dei controlli. Ed è un bene, dato che il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE), rappresenta lo strumento nazionale di riferimento per il monitoraggio dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio. Un punto chiave del Rapporto riguarda, in tal senso, il miglioramento della coerenza e dell’affidabilità degli APE attraverso metodologie avanzate di controlli preventivi semantici sulle informazioni energetiche. Un altro elemento di rilievo è che circa il 95% dei Comuni italiani è rappresentato nel SIAPE, con almeno un edificio o una unità immobiliare certificati. Questo dato dimostra quanto la copertura territoriale sia ampia e ben distribuita su tutto il territorio nazionale. Lo stato degli immobili italiani oggetto di APE Una prima evidenza che emerge dal Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici è che la distribuzione degli immobili certificati nel 2024 nei periodi costruttivi analizzati è simile a quella rilevata nel report del 2023. Circa il 76% del campione è antecedente alla Legge 10/1991, relativa alle Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso nazionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. Gli APE che riportano un anno di costruzione tra il 2016 e il 2024 costituiscono il 6,1% del totale, mentre quelli riferiti a immobili costruiti solo nel 2024 rappresentano il 3,7%. Detto questo, l’istantanea sul patrimonio edilizio certificato nel 2024 conferma la prevalenza del settore residenziale: esso costituisce l’88,7% del totale. Cresce l’efficienza del patrimonio immobiliare Sul fronte delle prestazioni energetiche, è visibile un progressivo miglioramento. Nel settore residenziale le classi più efficienti (A4-B) rappresentano un quinto degli immobili, mentre quelle meno performanti (F-G) scendono al 45,3%. Anche il settore non residenziale mostra segnali positivi, con un incremento degli immobili nelle classi più efficienti (20%) e una riduzione di quelli nelle classi F-G al 30,9%. Dalla media, risulta che sul totale degli APE validi, il 43,7% è nelle classi F-G, evidenziando un calo di quasi tre punti percentuali rispetto al 2023, in favore degli di immobili nelle classi intermedie (C, D ed E). Andando più nello specifico, sempre nel confronto tra 2024 e 2023, il settore residenziale presenta una lieve riduzione della percentuale di immobili certificati nelle classi energetiche migliori (-0.6%), mentre aumentano gli immobili nelle classi intermedie (+2,7%) e diminuiscono quelli nelle classi peggiori (-2,1%). Nel caso, invece, del settore non residenziale, si nota un miglioramento della distribuzione delle classi energetiche, con un aumento degli immobili nelle classi più efficienti (+4,2%) e intermedie (+5,8%) e una riduzione nelle classi energetiche peggiori (-9,9%). Gli altri elementi di spicco del Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici Il Rapporto Annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici propone anche un approfondimento dedicato al Catasto Energetico Unico, che integra i dati su impianti termici e APE, in linea con l’imminente revisione della normativa sugli impianti termici. Un altro focus riguarda le nuove funzionalità del Portale Nazionale sulla Prestazione Energetica degli Edifici (PnPE2), tra cui il Sistema Esperto per la Prestazione Energetica (SEPE), che funge da guida per cittadini, aziende e amministrazioni pubbliche su incentivi fiscali, costi e benefici ambientali degli interventi. Infine, illustra i risultati del sondaggio condotto da CTI e ANACI (Associazione nazionale Amministratori di condominio) su 1500 amministratori di condominio. Due terzi del campione (76,7%) riconosce l’importanza dell’efficienza energetica e dell’APE, ma emergono ancora ostacoli di natura economica (81,5%) e burocratico-normativa (47,4%). FAQ certificazione energetica edifici Cos’è la certificazione energetica e a cosa serve? La certificazione energetica degli edifici è uno dei più importanti strumenti per la comprensione e la definizione delle prestazioni energetiche del patrimonio edilizio nazionale attraverso la redazione dell’APE, che riporta la classe energetica dell’immobile certificato. Quando è obbligatoria la certificazione energetica di un edificio? Detto che lo strumento della certificazione energetica è l’APE, esso è obbligatorio per la compravendita degli immobili già dal 2009 e, dal 2010, lo è anche per la locazione. In generale, l’APE risulta obbligatorio per gli edifici di nuova costruzione, per quelli soggetti a opere di demolizione e ricostruzione e per quelli sottoposti a opere di ristrutturazione importante (come nel caso del deep retrofit). L’APE è obbligatorio anche per gli edifici storici. Quali sono le classi energetiche previste in Italia? A oggi la classificazione prevede una valutazione che spazia dalla classe più elevata (A4) alla più infima (G). La Direttiva “Case Green” apporta significativi cambiamenti: rimarranno solo le classi dalla A – che corrisponde agli edifici a emissioni zero – alla G. Prevede, inoltre, la possibilità di introdurre una classe speciale (A+) dedicata agli edifici con un consumo energetico inferiore di almeno il 20% rispetto agli edifici ZEB. Chi può redigere un Attestato di Prestazione Energetica (APE)? Solo il certificatore energetico può rilasciare un APE. Si tratta di un professionista abilitato (ingegnere, architetto, geometra, perito…), specializzato nella progettazione di edifici ed impianti, in possesso di requisiti professionali specifici. Quali interventi migliorano la classe energetica di un edificio? L’isolamento termico (cappotto, sottotetto, pareti interne) e la sostituzione di infissi e serramenti sono tra i principali interventi. Ci sono poi quelli riguardanti la sostituzione degli impianti di riscaldamento con sistemi ad alta efficienza: pompe di calore, sistemi di riscaldamento a pavimento, ma anche la sostituzione della caldaia di vecchio tipo con una a condensazione. Rientrano tra gli interventi utili anche l’installazione di un impianto fotovoltaico e/o solare termico. Quali edifici sono esenti da certificazione energetica? L’APE non è obbligatorio per box, cantine, autorimesse, parcheggi, depositi, impianti sportivi, ma anche per edifici industriali e artigianali riscaldati per esigenze di processo produttivo o con reflui energetici. Sono esenti, inoltre, gli edifici agricoli rurali senza impianti di climatizzazione fabbricati isolati con superficie inferiore a 50 mq, gli edifici adibiti a luoghi di culto e i ruderi. Quanto incide la classe energetica sul prezzo dell’immobile? L’acquisto di un’abitazione nelle classi energetiche più elevate costa in media il 52% in più rispetto a un immobile energivoro (Fonte: Immobiliare.it). Secondo dati CRIF, a giugno 2025 gli immobili di classe A e B hanno registrato un prezzo medio superiore di circa 500 euro per metro quadro rispetto a quelli di classe intermedia (da C a E) e di circa 700 euro più elevato rispetto agli immobili nelle classi F e G. 25/09/2023 Certificazione energetica degli edifici in Italia: luci e ombre nel patrimonio edilizio Pubblicata la quarta edizione del rapporto annuale sulla Certificazione energetica degli edifici in Italia. Ne emergono novità ed elementi positivi, migliorano le prestazioni del parco edilizio ma il 55% degli immobili censiti sono ancora in classe F o G La Certificazione energetica degli edifici è una cartina tornasole per comprendere lo stato dell’arte di uno dei comparti più impattanti a livello ambientale: l’edilizia, responsabile di circa il 40% delle emissioni di CO2 su scala mondiale. Inoltre crisi climatica, aumento dei costi energetici e nuova direttiva EPBD confermano che è necessario che gli interventi di riqualificazione ed efficientamento del patrimonio edilizio rappresentino una priorità strategica, anche per rispettare l’obiettivo di decarbonizzazione dell’UE al 2050. In questo contesto è stata presentata venerdì scorso la IV edizione del Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici realizzato da ENEA e Comitato Termotecnico Italiano Energia e Ambiente (CTI) che “rappresenta un ulteriore sforzo per migliorare la qualità del quadro d’insieme del patrimonio immobiliare privato e pubblico – spiega Gilberto Dialuce, Presidente ENEA. Una sinergia indispensabile (tra ENEA e CTI) anche per la definizione delle strategie di intervento nel settore a livello nazionale e territoriale, e per un orientamento più mirato e stabile nel tempo degli investimenti necessari e dei relativi sistemi di incentivazione”. Le novità non mancano nella quarta edizione del documento d’analisi, in cui sono stati aggiunti quattro nuovi capitoli con l’obiettivo principale di migliorare la qualità degli APE. Sono stati introdotti studi e analisi sui meccanismi di controllo della qualità dei dati immessi dai certificatori, e alcune piattaforme in grado di collegare i database delle certificazioni energetiche a quelli degli impianti termici installati nelle abitazioni. Più spazio, inoltre, ai temi che riguardano l’implementazione del Catasto Energetico Unico (CEU) regionale e al ruolo del Portale nazionale per la Prestazione Energetica degli Edifici (PnPE2). E’ particolarmente interessante la possibilità di digitalizzazione degli APE che potrebbe velocizzare l’analisi delle aree e degli edifici su cui intervenire, semplificando anche per i cittadini l’accesso agli strumenti, grazie agli sportelli unici digitalizzati (one stop shop). Tra i servizi offerti dal Portale Nazionale sulla Prestazione Energetica degli Edifici (PnPE2) vi è il “Passaporto dell’immobile” che, per ciascun edificio, propone una vera e propria mappatura energetica “contenente informazioni circa gli incentivi usufruiti, il potenziale di efficientamento e gli interventi di riqualificazione, eventualmente incentivabili, con la relativa stima dei costi e dei tempi di ritorno degli investimenti“. Certificazione energetica degli edifici in Italia: cosa emerge Il rapporto sulla certificazione energetica degli edifici in Italia è uno “strumento di lavoro sempre aggiornato e in continua evoluzione per supportare chi deve o vuole definire strategie, misure e azioni sul parco edilizio nazionale in linea con gli sfidanti obiettivi che ci impongono la transizione energetica e la decarbonizzazione“, ha evidenziato il Presidente del CTI, Cesare Boffa. Strumento attualmente gestito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), la certificazione energetica è utile a monitorare lo stato di efficienza energetica del parco edilizio nazionale, rilevando anche il tasso di riqualificazione di edifici pubblici e privati. Il vertice dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica ha chiarito l’importanza del SIAPE, ovvero il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, strumento nazionale per la raccolta degli APE di edifici e unità immobiliari. Realizzato da Enea per impiegare al meglio la ricchezza di informazioni contenute negli Ape, tale sistema ha comportato un intenso lavoro per istituirlo e oggi il quadro delle Regioni e Province Autonome ad esso collegato è praticamente completo, il che assicura l’affidabilità di analisi e statistiche. APE: cosa c’è da sapere Il rapporto ENEA-CTI ha analizzato tutti i parametri contenuti per gli APE emessi nel 2022 da 17 Regioni e 2 Province Autonome, registrati nel SIAPE: circa 1,3 milioni (per l’87,5% residenziali e 12,5% non residenziali), che permettono di avere una panoramica delle prestazioni energetiche del territorio nazionale e confrontarla con quelle precedenti. La buona notizia è che rispetto ai dati del 2021 sono diminuiti del 3,7% gli immobili classificati nelle classi energetiche F e G, le peggiori, e sono aumentate nella stessa misura quelli nelle classi migliori A4 e B. La cattiva notizia è che è ancora molto alta, circa il 55%, la % di immobili nelle ultime 2 classi energetiche (G e F). La percentuale di APE nelle classi energetiche migliori (A4-B) è di circa il 14%. Altre annotazioni: la Lombardia è la regione con il maggior numero di attestati emessi (20,5%), seguono Lazio (9,6%) e Veneto (8,4). Gli immobili certificati sono spesso collegati a passaggi di proprietà e locazioni, anche se il dato, a poco più dell’80%, è in leggero calo. Crescono dell’1,5% rispetto alla precedente edizione, le riqualificazioni energetiche (5,7% degli APE) e le ristrutturazioni profonde (4,1% degli APE). Infine tra il 2015 e il 2022 sono stati registrati più di 17.408 APE nella categoria NZEB, che rappresentano meno dello 0,5% del totale degli APE. Certificazione energetica, cosa pensano le associazioni Nel Rapporto è presente l’esito di un questionario sottoposto a circa 80 soggetti, tra associazioni, consorzi e ordini professionali, che hanno dato un riscontro sui principali temi legati alla certificazione energetica e alla bozza della nuova direttiva europea Case Green. Quello che emerge con chiarezza è la necessità di semplificazione e di disporre di un ” format di APE che sia comprensibile, semplice e affidabile per l’utente finale“. Rispetto alla direttiva EPBD sarà necessario che certificatori energetici, progettisti e installatori aggiornino le proprie competenze, anche tramite certificazioni. Oltre il 70% degli intervistati è concorde nel sottolineare l’importanza degli incentivi, mirati a seconda delle specifiche esigenze, a sostegno degli interventi di riqualificazione per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Europa. 07/11/2022 Certificazione energetica degli edifici, i dati del 2021 Pubblicata la terza edizione del rapporto annuale sulla Certificazione energetica degli edifici in Italia. Ci sono elementi positivi, ma sei edifici su dieci sono ancora in classe F o G Pubblicata la terza edizione del rapporto annuale sulla Certificazione energetica degli edifici in Italia, frutto della collaborazione tra ENEA e CTI (Comitato Termotecnico Italiano). La prima novità del documento d’analisi è l’entrata in vigore dell’obbligo del rispetto dei requisiti NZEB per tutte le nuove costruzioni. Inoltre sono state applicate le prescrizioni riguardanti la misurazione e la fatturazione dei consumi energetici per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione centralizzata dell’acqua calda sanitaria nei condomini e negli edifici polifunzionali. Entrambe costituiscono buone notizie per migliorare l’efficienza energetica in edilizia. Autentica novità della terza edizione è il questionario sulla percezione della certificazione energetica somministrato ai certificatori energetici (figura introdotta con la EPBD) e il relativo risultato. C’è un’altra evidenza, positiva: un aumento sensibile delle opere di riqualificazione energetica, trainate dal Superbonus 110%. C’è anche da segnalare, dopo una pausa d’arresto della tendenza positiva subita nel 2020, dopo un quadriennio (2016-2019) in crescita, della riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche F e G: nel 2021 si attesta a circa il -2%. Restano però le “ombre”, la prima e più consistente delle quali è costituita dallo stato in cui versa il patrimonio immobiliare italiano, caratterizzato da prestazioni energetiche carenti: quasi il 60% degli edifici è in classe G o F. Un patrimonio edilizio datato e inefficiente. E i controlli? Per lo più assenti Dai dati SIAPE è possibile anche dedurre l’età degli immobili italiani dotati di Attestato di Prestazione Energetica: il 76% sono stati costruiti almeno 30 anni fa, o più precisamente prima dell’emanazione della legge 10/ 91. Un patrimonio assai datato: «questo fa capire che l’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano è abbastanza carente – ha ammesso il presidente ENEA –. Tuttavia c’è una lieve riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche più infime (F e G), riprendendo la tendenza al miglioramento arrestatasi nel 2020». Il confronto tra 2020 e 2021 evidenzia una riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche F e G di circa il 2%, in favore di quelle C-E (+0,5%) e quelle A4-B (+1,5%). In ogni caso un edificio su tre si trova nella classe più infima: infatti, nella classe G rientra il 34,3% degli immobili. Un altro punto dolente sono i controlli obbligatori: solo 12 tra gli Enti Locali intervistati (57%) hanno dichiarato di applicare un sistema di controllo degli APE; tuttavia, di questi, solo 10 (8 Regioni e 2 provincia Autonoma) hanno indicato le informazioni relative agli APE controllati. Articolo aggiornato Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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