Certificazione energetica degli edifici in Italia: luci e ombre nel patrimonio edilizio

Pubblicata la terza edizione del rapporto annuale sulla Certificazione energetica degli edifici in Italia. Ne emergono novità ed elementi positivi, ma sei edifici su dieci sono ancora in classe F o G

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Certificazione energetica degli edifici in Italia: luci e ombre nel patrimonio edilizio

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La Certificazione energetica degli edifici in Italia è una cartina tornasole per comprendere lo stato dell’arte di uno dei comparti più impattanti a livello ambientale: l’edilizia. È causa del 39% delle emissioni di CO2 su scala mondiale. Ecco perché la certificazione «è un tema divenuto ormai critico e nello stesso tempo importante sia dal punto di vista sia energetico che ambientale. È importante perché serve a monitorare le caratteristiche del nostro parco immobiliare», ha affermato Ilaria Bertini, direttrice del Dipartimento ENEA di Efficienza energetica, in occasione della presentazione del rapporto annuale sulla Certificazione Energetica degli Edifici, frutto della collaborazione tra ENEA e CTI (Comitato Termotecnico Italiano).

Le novità e le “luci” non mancano nella terza edizione del documento d’analisi. La prima è l’entrata in vigore dell’obbligo del rispetto dei requisiti NZEB per tutte le nuove costruzioni. Inoltre sono state applicate le prescrizioni riguardanti la misurazione e la fatturazione dei consumi energetici per il riscaldamento, il raffrescamento e la produzione centralizzata dell’acqua calda sanitaria nei condomini e negli edifici polifunzionali. Entrambe costituiscono buone notizie per migliorare l’efficienza energetica in edilizia.

Autentica novità della terza edizione è il questionario sulla percezione della certificazione energetica somministrato ai certificatori energetici (figura introdotta con la EPBD) e il relativo risultato. C’è un’altra evidenza, positiva: un aumento sensibile delle opere di riqualificazione energetica, trainate dal Superbonus 110%.

C’è anche da segnalare, dopo una pausa d’arresto della tendenza positiva subita nel 2020, dopo un quadriennio (2016-2019) in crescita, della riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche F e G: nel 2021 si attesta a circa il -2%.

Restano però le “ombre”, la prima e più consistente delle quali è costituita dallo stato in cui versa il patrimonio immobiliare italiano, caratterizzato da prestazioni energetiche carenti: quasi il 60% degli edifici è in classe G o F.

Certificazione energetica degli edifici in Italia: cosa emerge

Il rapporto sulla certificazione energetica degli edifici in Italia è «uno tra i più importanti strumenti che abbiamo per comprendere le prestazioni energetiche del patrimonio edilizio italiano e anche per monitorare le politiche energetiche, oltre per immaginarne di nuove», ha evidenziato nel discorso di apertura il presidente ENEA, Gilberto Dialuce.

Certificazione energetica degli edifici in Italia, a che punto siamo

Strumento attualmente gestito dal Ministero della Transizione Ecologica (MiTE), la certificazione energetica è utile a monitorare lo stato di efficienza energetica del parco edilizio nazionale, rilevando anche il tasso di riqualificazione di edifici pubblici e privati.

Il vertice dell’Agenzia nazionale per l’efficienza energetica ha chiarito l’importanza del SIAPE, ovvero il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica, strumento nazionale per la raccolta degli APE di edifici e unità immobiliari. Realizzato da Enea per impiegare al meglio la ricchezza di informazioni contenute negli Ape tale sistema «ha comportato un intenso lavoro per istituirlo. Tuttavia, però, dobbiamo rilevare che ancora oggi il collegamento al SIAPE (il cui database contiene i dati relativi a circa 3.800.000 APE distribuiti nel periodo 2015-2022 – nda) non è ancora stato completato a livello nazionale». Mancano ancora alcune regioni e per raggiungere questo obiettivo, oltre a tutta un’attività di raccordo con le banche dati regionali preesistenti. ENEA si sta prodigando per accelerare la diffusione e l’uso, supportando diverse regioni per realizzare un proprio catasto energetico regionale.

APE: cosa c’è da sapere

Il rapporto ENEA-CTI ha analizzato tutti i parametri contenuti per tutti gli APE emessi nel 2021, circa 1 milione e 300mila, in modo tale che si può avere una panoramica delle prestazioni energetiche del territorio nazionale e confrontarla con quelle precedenti.

Attestato di prestazione energetica, cosa c'è da sapere

«Il campione 2022 è molto ampio, quasi doppio rispetto a due anni fa», ha segnalato ancora Dialuce.

Altre annotazioni: gli immobili certificati sono spesso a seguito di destinazione residenziale (88% del campione). L’APE continua a essere redatto in occasione dei passaggi di proprietà (85%), mentre circa il 3% si riferisce a nuove costruzioni, quasi il 4% a prestazioni energetiche, il 2,5% a ristrutturazioni importanti. Tuttavia, i passaggi di proprietà crescono di circa il 3,5% a scapito soprattutto delle locazioni (-3,1%).

Un patrimonio edilizio datato e inefficiente. E i controlli? Per lo più assenti

Dai dati SIAPE è possibile anche dedurre l’età degli immobili italiani dotati di Attestato di Prestazione Energetica: il 76% sono stati costruiti almeno 30 anni fa, o più precisamente prima dell’emanazione della legge 10/ 91. Un patrimonio assai datato: «questo fa capire che l’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano è abbastanza carente – ha ammesso il presidente ENEA –. Tuttavia c’è una lieve riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche più infime (F e G), riprendendo la tendenza al miglioramento arrestatasi nel 2020». Il confronto tra 2020 e 2021 evidenzia una riduzione della percentuale di immobili nelle classi energetiche F e G di circa il 2%, in favore di quelle C-E (+0,5%) e quelle A4-B (+1,5%).

In Italia un patrimonio edilizio datato e inefficiente

In ogni caso un edificio su tre si trova nella classe più infima: infatti, nella classe G rientra il 34,3% degli immobili.

Un altro punto dolente sono i controlli obbligatori: solo 12 tra gli Enti Locali intervistati (57%) hanno dichiarato di applicare un sistema di controllo degli APE; tuttavia, di questi, solo 10 (8 Regioni e 2 provincia Autonoma) hanno indicato le informazioni relative agli APE controllati.

Certificatori energetici: quanti sono e qual è il loro parere

In questo rapporto, come detto, è stata introdotta una novità: l’esito di un questionario sottoposto ai certificatori energetici, un’ampia raccolta e riscontro di dati (circa 6700 risposte). «Da questo risultato si evidenzia che il ruolo e la credibilità dell’APE devono essere rafforzati per migliorare e rendere più chiaro il vantaggio che il consumatore può ottenere dall’attestato», ha sottolineato ancora il presidente ENEA.

Introdotti con la Energy Performance of Building Directive (EPBD), insieme a quella dell’ispettore degli impianti termici, come esperti qualificati e/o accreditati, in Italia i certificatori energetici registrati al 2022 sono circa 169mila. Il loro numero è in aumento: così è se si ci riferisce ai certificatori registrati negli elenchi regionali da metà 2021 e a metà 2022.

Cosa emerge dall’indagine racchiusa nel rapporto? Come ha evidenziato Giovanni Murano, del CTI, nel corso della presentazione, innanzitutto è da notare l’elevata partecipazione nella compilazione del questionario, che indica l’esigenza di miglioramento del sistema di certificazione energetica da parte dei professionisti del settore. «Viene richiesta la necessità di semplificare le procedure di calcolo della prestazione energetica, senza compromettere la rappresentatività degli indicatori finali». Si richiede, inoltre, anche la possibilità di migliorare la comprensione delle informazioni nell’APE e di operare un miglioramento delle operazioni di verifica della qualità degli stessi attestati.

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