Direttiva europea “Case green”, la posizione di Ance e CNI

Il 9 febbraio approderà al Parlamento europeo la discussione sulla direttiva europea per l’efficientamento energetico degli edifici residenziali che inasprirà le regole, prevedendo per tutti gli immobili il passaggio alla classe E entro il 2030. Gran parte del Governo italiano si oppone. La posizione di Costruttori e Ingegneri

Direttiva europea "Case green", la posizione di Ance e CNI

La riduzione delle emissioni passa anche, e forse soprattutto, dall’efficientamento energetico del patrimonio edilizio costruito. Nasce da questa premessa la nuova direttiva dell’Unione Europea che tante polemiche sta suscitando in Italia, che chiede di migliorare, e anche velocemente, le classi energetiche delle abitazioni. La proposta del Consiglio europeo prevede che tutti gli immobili passino alla classe E entro il 2030 e alla D nel 2033, per arrivare a 0 emissioni entro il 2050.

L’Italia è un paese particolare nel contesto europeo, basti pensare che, secondo i dati forniti dall’Ance, su oltre 12 milioni di edifici residenziali presenti nel nostro paese, sono più di 9 milioni quelli che non rispettano le performance energetiche previste dalla nuova direttiva e non è possibile immaginare di farlo nei tempi richiesti, considerando che in gran parte si tratta di edifici costruiti prima del 1990.

Più del 75% del patrimonio residenziale infatti è stato realizzato prima che fosse pubblicata qualsiasi normativa a livello energetico e sismico. Inoltre la presidente dell’Ance Federica Brancaccio intervenendo sul tema in una trasmissione di Rai News, ha sottolineato che un altro problema è dovuto alle “regole molto stringenti che rendono difficile agire nei nostri edifici, soprattutto nei centri storici”.

Eppure secondo la presidente Brancaccio la normativa non va osteggiata ma si deve chiedere all’Europa di venire incontro alle particolari necessità italiane, in termini di tempi, modi e fondi.

D’altra parte il mondo dei costruttori chiede che il Governo metta in campo degli strumenti strutturali di sostegno che siano certi e non cambino in corso d’opera, definendo un piano preciso per la riqualificazione del costruito verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa.

Il Superbonus per esempio, che ha rappresentato uno strumento molto importante per il settore “ora rischia di diventare un boomerang con il cambio delle regole e il blocco dell’acquisto dei crediti che sta mettendo in difficoltà molte imprese”, ha concluso la presidente Ance.

Per quanto riguarda gli interventi nei centri storici e negli edifici tutelati, bisogna considerare che oggi ci sono tecnologie molto evolute che assicurano un bassissimo impatto ambientale e ottimi risultati in termini di efficienza energetica e diminuzione dei consumi.

Per gli Ingegneri va studiato un piano di intervento 

Anche il CNI ritiene che i tempi previsti dalla normativa europea siano impossibili da rispettare, ma considera anche che sia necessario pianificare una strategia che garantisca di raggiungere quegli obiettivi di efficientamento energetico, portando il patrimonio edilizio almeno alla classe D, anche se in tempi più lunghi.

Per capire la situazione reale di prestazione energetica e consumi degli immobili, secondo il CNI è necessario partire da un’attenta analisi dello stato effettivo in cui si trova il patrimonio immobiliare. Infatti secondo il SIAPE, il sistema informativo sugli APE, il 70% degli edifici si trova nelle classi G, F ed E ma ci si riferisce a soli 2,5 milioni di APE, su un patrimonio di 12 milioni di edifici, che andrebbe analizzato.

Lo strumento del Superbonus ha aiutato a capire in che modo realizzare gli interventi di riqualificazione profonda, superando gli elementi di criticità, grazie al sostegno del Governo e alla collaborazione tra pubblico e privato.

Grazie agli interventi realizzati con il Superbonus fino a fine 2022, gli Ingegneri ricordano che si è creato “un risparmio energetico di quasi 900 milioni di metri cubi standard di gas, il 32% degli obiettivi di risparmio sugli edifici residenziali che il Governo intende realizzare nella stagione invernale 2022-2023 per contribuire a fare fronte alla crisi energetica in corso”.

Gli interventi realizzati sostenuti dalla maxi detrazione hanno permesso di ristrutturare, con doppio salto di classe energetica, secondo il Centro Studi CNI, un totale di 482.000 edifici, tra completati (359.440) e da terminare (122.000). Come sappiamo il Superbonus è stato rimodulato al 90% considerando i costi per lo Stato ma non gli introiti generati in termini di gettito fiscale: secondo il Centro Studi CNI i 46,2 miliardi di euro spesi nel 2022 hanno contribuito alla formazione dell’1,4% del Pil dello scorso anno.

Numeri solo parziali, a cui andrebbero aggiunti i risultati raggiunti grazie agli interventi di efficientamento realizzati in questi anni sostenuti dagli altri bonus edilizi, a partire dall’ecobonus, che hanno aiutato il miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici.

Secondo il CNI sarebbe interessante capire quanti edifici, riqualificati in questi anni grazie ai bonus edilizi, hanno raggiunto la classe D e dunque già rispettano la normativa europea.

Domenico Perrini, Presidente del CNI spiega che i termini della direttiva vanno ridiscussi ma è necessario anche essere propositivi: “Proponiamo una rilevazione estensiva APE per quantificare con esattezza il grado di dispersione termica degli edifici ed identificare aree più e meno critiche. Trasformiamo sin da ora questo vincolo, ormai ineludibile, in una opportunità”.


12/01/2023

Prestazione energetica degli edifici, a breve la revisione della Direttiva Europea

Attesa per i primi di febbraio la posizione del Parlamento europeo per l’aggiornamento della direttiva per l’efficientamento energetico degli edifici, con l’obiettivo di arrivare a 0 emissioni entro il 2050

Prestazione energetica degli edifici, a breve la revisione della Direttiva Europea

Coerentemente con la direttiva Fit for 55%, dopo le proposte del Consiglio europeo dello scorso ottobre, si attende per il 24 gennaio il via libera del Parlamento europeo della direttiva aggiornata per l’efficientamento energetico degli edifici, che inasprirà le regole con l’obiettivo di limitare le emissioni degli edifici nuovi e ristrutturati, per arrivare alle 0 emissioni entro il 2050. La nuova direttiva dovrebbe poi essere pubblicata a marzo.

In Europa gli edifici sono responsabili del 40% del consumo finale di energia e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra legate all’energia.  Il 75% del patrimonio esistente è inefficiente e necessita di interventi di riqualificazione profonda.

Quanto consumano gli edifici in Europa
credit Infografica ©Unione Europea 2022

Edifici a emissioni zero entro il 2050

Il Consiglio chiede che dal 2028 siano a emissioni 0 i nuovi edifici pubblici e dal 2030 tutte le nuove costruzioni.

Sempre dal 2030 sarà obbligatorio per i nuovi edifici l’attestato di prestazione energetica.

Per quanto riguarda gli edifici esistenti è previsto un inasprimento delle norme minime di prestazione energetica, ovvero della quantità di energia che gli immobili potranno utilizzare per m2 all’anno, considerando come base il parco immobiliare del 2020.

Gli edifici non residenziali dovranno ridurre i consumi del 15% entro il 2030 e -25% entro il 2034.

In UE dal 2028 a emissioni 0 i nuovi edifici pubblici e dal 2030 tutte le nuove costruzioni.
credit Infografica ©Unione Europea 2022

Per  quelli residenziali si fa riferimento alla classe di efficienza energetica: entro il 2033 dovranno essere in classe D ed entro il 2040 ogni paese dovrà fissare proprie regole per garantire di raggiungere le 0 emissioni entro il 2050.

Sono previste delle eccezioni per gli edifici storici, quelli di proprietà delle forze armate, i luoghi di culto, edifici indipendenti con superficie inferiore a 50 m e i siti industriali, officine e edifici agricoli non residenziali.

Direttiva UE sulle prestazioni energetiche, obiettivi per gli edifici residenziali
credit Infografica ©Unione Europea 2022

Spinta sulle rinnovabili

La nuova direttiva richiede l’installazione di impianti solari dal 2027 su tutti i nuovi edifici pubblici e non residenziali (superficie coperta superiore a 250 m2); dal 2028 sugli edifici pubblici soggetti a riqualificazione profonda (superficie coperta utile superiore a 400 m2); dal 2030 su tutti i nuovi edifici.

Inoltre le nuove costruzioni e gli edifici sottoposti a interventi di ristrutturazione dovranno prevedere più parcheggi per le biciclette e un maggior numero di punti di ricarica.

Per incoraggiare le ristrutturazioni l’UE metterà a disposizione aiuti finanziari e sgravi fiscali. Il tema degli incentivi diventa prioritario anche per il nostro paese considerando che secondo i dati dell’Enea, sei edifici su dieci sono ancora in classe F o G.

Img by Consilium Europa


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