Un nuovo modello per abilitare la transizione energetica in Italia

In un contesto geopolitco instabile che ha provocato il rialzo dei prezzi energetici e ha evidenziato la dipendenza dalle fonti fossili, è necessario ripensare anche al modello di mercato energetico, in modo da valorizzare la diffusione delle fonti rinnovabili, mettendo al centro il valore delle soluzioni di accumulo. Nasce così il modello Energy Bridge, che permette potenziali vantaggi per tutti gli attori coinvolti, compresi gli utenti finali. Ecco come funziona

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Un nuovo modello per abilitare la transizione energetica in Italia

Serve un nuovo modello per abilitare la transizione energetica in Italia e, soprattutto, è necessario concepire un sistema che permetta di ridurre e mantenere quanto più bassi, livellati e costanti i prezzi dell’energia, specie quella elettrica, svincolandoli quanto più possibile da quelli del gas.

Possibile? Sì, potrebbe esserlo. Un esempio lo offre Energy Bridge, uno studio e un progetto che “nasce dal basso”, con la finalità di mettere insieme stakeholder, operatori di mercato, TSO e DSO, produttori e garantire energia rinnovabile a prezzi certi per i consumatori (PMI e Retail), assicurando, al contempo, la bancabilità dei progetti rinnovabili. Attraverso l’ibridizzazione con le batterie di accumulo, gli impianti si trasformano da fonti intermittenti in asset programmabili, stabili e finanziabili.

Energy Bridge è frutto di uno studio open source – tuttora aperto a potenziali collaboratori –, ma è oggetto già oggi di un interesse concreto da parte di parti interessate che intendono svilupparlo, trasformandolo in un modello di business capace, potenzialmente, di raggiungere 500mila clienti nei primi cinque anni.

Cambiare il modello di business per il mercato elettrico italiano

Quanto sta accadendo in queste ultime settimane nel Medio Oriente, e che già l’invasione russa all’Ucraina ci avrebbe dovuto insegnare, è che abbiamo bisogno di abilitare la transizione energetica in Italia e in Europa. In Italia, stiamo ancora una volta sperimentando l’oscillazione – al rialzo – dei prezzi dell’energia. Nei primi 75 giorni dell’anno in corso, il PUN medio è pari a 127 euro/MWh, un livello “che non si registrava dal 2023”, evidenzia Confartigianato.

Si può cambiare questa situazione o, quantomeno, mutare le logiche principali che portano come risultato un’instabilità a livello di approvvigionamenti e di prezzi? Sì, è possibile farlo. Ma occorre cambiare profondamente il modello.

«Il mercato elettrico ha molte complessità e soprattutto vive di specificità e di verticalità. Gli operatori, artefici di questo mercato, di fatto non condividono nulla; sono parte però della stessa catena del valore», rileva Alessandro Piacentini, strategic advisor e senior project manager. È lui a illustrare gli elementi costituenti dello studio che ha portato a definire Energy Bridge: il costo del fotovoltaico, il costo dell’accumulo, il prezzo fisso offerto dagli operatori sul mercato e i livelli del mercato all’ingrosso.

Da lì si è lavorato per concepire un Ecosistema “Born from Industry”, abilitato dal calo dei costi di fotovoltaico e BESS, attraverso un trend monitorato negli ultimi anni fino al raggiungimento del “tipping point” economico attuale, che rende il disaccoppiamento dal gas una realtà industriale concreta e attuabile.

Accumuli al centro del modello di produzione e consumo energetico

Su cosa si basa Energy Bridge? Sul potenziale crescente delle soluzioni di accumulo, autentici perni del sistema, sulle fonti rinnovabili (fotovoltaico in primis) e sulla tecnologia (Cloud, IoT e AI) autentico elemento abilitante.

Alessandro Piacentini, strategic advisor e senior project manager, che ha ideato il sistema Energy Bridge
Alessandro Piacentini

«In un mercato elettrico europeo in cerca di nuovi equilibri, le soluzioni più interessanti nascono spesso “dal basso” in modo collaborativo», afferma Alessandro Piacentini che ha ideato il sistema.

Il progetto è il risultato di uno studio corale tra produttori indipendenti, fondi di investimento, EPC, Asset Manager, produttori di hardware, Energy Manager e operatori della vendita.

«A volte servono delle rotture. A mio parere, in questo caso quello che noi cerchiamo di portare è di creare una rottura col sistema energetico attuale, sostanzialmente centrato sulla finanziarizzazione sul mercato, e riportarlo invece nell’alveo del mondo fisico».

Cambiare le regole grazie ai sistemi ibridi

Per abilitare la transizione energetica in Italia e creare un modello diverso, serve un cambio di paradigma, che sia agevole per produttori e consumatori.

«Una delle domande che ci siamo posti è stata: siamo sicuri che dobbiamo per forza andare sul mercato all’ingrosso, che sta generando i problemi più evidenti sia ai produttori sia ai consumatori?».

I produttori da fotovoltaico, in particolare, hanno il problema della Duck curve: nelle ore centrali della giornata, c’è un eccesso di offerta, con i prezzi che scendono a zero e l’energia venduta dal mercato è poco remunerata, mentre lato vendita, per i consumatori continua a esserci la rampa serale in cui il mercato all’ingrosso prezza le centrali a turbogas che vanno a colmare la necessità di energia nelle ore tardo pomeridiane e serali.

«Quindi, mentre al produttore viene remunerato sempre di meno l’energia che produce, il consumatore di fatto è sempre legato alla media giornaliera del PUN, ragionando sui prezzi fissi», specifica Piacentini.

Queste due categorie, messe in difficoltà dalla presenza del mercato possono trovare il modo risolvere il problema grazie agli accumuli, che costituiscono una risorsa di grande e crescente importanza per la rete. Sfruttando al meglio un sistema basato sugli accumuli, si ridurrebbe anche il rischio curtailment (a cui le fonti rinnovabili sono soggette da parte di Terna in condizioni di particolare stress della rete), abilitando invece la scelta volontaria degli operatori rinnovabili di ridurre o azzerare la produzione assecondando le necessità di flessibilità.

Il ruolo dei BESS

Invece di utilizzare l’accumulo solo per il time shifting (servizio che permette di movimentare energia in base alla convenienza costo-orario) e quindi solo per approfittare di questo spread tra prezzi giornalieri e serali, perché non impiegarlo per effettuare la modellazione, in modo che l’energia non venga immessa in rete solo per salvaguardare l’aspetto finanziario dell’operazione, ma per fornire l’energia nel momento in cui serve a dei clienti?

«L’accumulo fisico è la “valvola di regolazione” che permette il distacco temporale tra produzione/immissione e ritiro/consumo, garantendo la fornitura costante», spiega Piacentini.

In tal modo, è possibile pensare a un modello che garantisca prezzi fissi e garantiti per 5-10 anni, consentendo ai produttori guadagni stabili e ai consumatori finali di contare su prezzi dell’energia bassi (legati ai costi effettivi di produzione rinnovabile) e altrettanto stabili.

Scindere gas ed elettrico è possibile

Il modello permette, inoltre, di scindere il prezzo dell’elettricità dalle quotazioni volatili del gas, ancorandolo al costo reale di generazione (LCOE) delle rinnovabili.

«Il sistema si basa su ottimizzazione, forecasting predittivo, controllo e monitoraggio costante dei flussi per gestire il matching orario fisico tra produzione e consumo, anche remoto», specifica lo stesso strategic advisor e ideatore di Energy Bridge. Insieme a lui sono coinvolti professionisti con esperienza decennale nel mercato elettrico globale, come trader, EPC, ricercatori, produttori di energia rinnovabile, produttori di accumuli, inverter e fotovoltaico.

Il modello generale definito a seguito di analisi economiche e di scenario regolatorio (TIDE e REDII e RED III), è stato segmentato in tre modelli di business diversi per efficientare le relative strutture finanziare ed i profili di rischio, con governance distinte al fine di ottimizzare il valore di ognuna delle parti, seppur nativamente complementari a livello di modello di business e strategia, permettendo anche alla platea di futuri investitori di ragionare sulla tipologia di business e rischio che più si adatta alle proprie esigenze.

Nascono così i modelli “Energy Bridge”: offtaker/BRP/reseller per ritiro da impianti rinnovabili e vendita di energia elettrica sul mercato libero; “Gryphon BESS” centrato sul noleggio operativo di sistemi di accumulo e dei servizi dedicati; e “Sentrics” (già iscritta al registro delle Startup Innovative), il sistema operativo dell’energia elettrica.

Quest’ultimo sistema è basato su una piattaforma cloud nativa per il governo dei flussi e dei Big Data IoT, progettata per mantenere costi marginali minimi, mettendo in sinergia tutti gli attori sul campo: produttori, investitori, TSO/DSO, clienti istituzionali, CER e utenti finali.

Un modello capace di valorizzare le CER

Uno degli elementi caratterizzanti Energy Bridge è la sinergia con le Comunità Energetiche Rinnovabili e il tessuto industriale. Tra le finalità del progetto c’è anche la fornitura dell’infrastruttura tecnologica e fisica per rendere le CER e le Pmi realmente efficienti, programmabili e capaci di gestire l’autoconsumo diffuso e remoto.

Per quanto riguarda le comunità energetiche, il modello potrebbe fornire la leva per renderle un modello economicamente interessante. «Se si riesce a equilibrare produzione e consumo, Energy Bridge può fornire un accordo di “off-take” degli impianti di produzione, consentendo di vendere l’energia ai clienti della stessa comunità energetica».

Gli accordi di off-take sono contratti con cui il produttore di una risorsa si impegna a vendere a un acquirente determinate quantità di prodotti a prezzi stabiliti e per un determinato numero di anni, tutelando l’accordo di fornitura dalle turbolenze dei mercati e limitando i rischi per le parti coinvolte. Energy Bridge, insieme alle CER, può invece rendere possibile questo, rendendo così la comunità energetica e i rispettivi soci, anche clienti e operatori del mercato libero.

Le prospettive di Energy Bridge

Energy Bridge (insieme a Gryphon e Sentrics) si pone così come un nuovo modello asset-light (non possiede asset di produzione propria ma ritira energia da impianti ibridi tramite PPA a 10 anni) di offtaker/BRP/venditore di energia elettrica sul mercato libero. Un attore che non si limita a gestire contratti finanziari, ma che usa algoritmi di ottimizzazione e intelligenza artificiale per gestire e consegnare energia verde a “chilometro zero”, prodotta e distribuita localmente ed in modo sincrono.

La forza di questo studio risiede nel suo realismo industriale:

«esiste già un forte interesse da parte dei principali operatori della filiera per rendere questi modelli operativi in tempi brevi», sottolinea Piacentini. «Non stiamo parlando di una visione teorica, ma di un’architettura che riporta il mercato energetico verso il mondo fisico. Dalla produzione ibrida al consumo delle Pmi — trasformate in prosumer strategiche con rendite garantite — fino alla ricarica ultrafast: ogni elettrone viene tracciato, ottimizzato e valorizzato localmente».

L’ambizione è «scalare questo ecosistema integrato per posizionarsi come il prossimo unicorno italiano con scalabilità nativa internazionale», dimostrando che l’innovazione deep tech applicata all’energia «può generare valore miliardario restando ancorata alla realtà produttiva del territorio e pronta per il mercato globale», conclude lo strategic advisor.

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