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Impianto di riscaldamento geotermico: costi, detrazioni, vantaggi

Funzionale, efficiente, amico dell’ambiente: l’impianto geotermico a bassa entalpia è un’opzione interessante per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria

A cura di: Andrea Ballocchi

Nella scelta di un impianto di riscaldamento in una nuova costruzione vale la pena pensare a installare un impianto di riscaldamento geotermico a bassa entalpia. Una fonte rinnovabile che sfrutta la temperatura del sottosuolo per riscaldare, ma anche per raffrescare e produrre acqua calda sanitaria. Una soluzione amica dell’ambiente e capace di essere un ottimo strumento di efficienza energetica. 

Che cos'è la Geotermia

La parola geotermia deriva dal greco e significa “Calore della Terra”. L’energia geotermica è quella contenuta, sotto forma di calore, nel sottosuolo e che è possibile sfruttare trasferendola dalle profondità fino in superficie.

 

Di solito la geotermia si divide in bassa, media e alta entalpia, in base al criterio più comune di classificazione delle risorse geotermiche. L’entalpia, come riporta l’Unione Geotermica Italiana, può essere considerata così: “più o meno proporzionale alla temperatura, è usata per esprimere il contenuto termico (energia termica) dei fluidi, e dà un’idea approssimativa del loro ‘valore’”.

 

L’alta entalpia, caratterizzata da temperature superiori ai 150 °C, è ideale per la produzione di energia geotermoelettrica; nasce in Italia, a Larderello, all’inizio del XX secolo, dove sorse il primo impianto di produzione industriale al mondo di energia elettrica geotermica.

 

C’è poi la geotermia a media entalpia (tra 80 e 150 °C), utile per la produzione di energia elettrica e per il teleriscaldamento.

 

Più interessante, a livello di sfruttamento per fini domestici, quella a bassa (tra 20 e 80 °C): anche in questo caso riguarda lo sfruttamento del sottosuolo come serbatoio termico per riscaldare, prelevando calore in inverno, e raffrescare, cedendolo in estate. Questa forma energetica non richiede la necessità di sonde a grande profondità ed è praticamente sfruttabile ovunque. Ed è su questa che andremo a concentrare l’attenzione.

 

Impianto geotermico a bassa entalpia

La geotermia a bassa entalpia sfrutta il sottosuolo come serbatoio di calore. Per portare il calore in profondità o in superficie si adottano sonde geotermiche in modo da estrarlo e cederlo a una pompa di calore cui spetta il compito di distribuirlo all’edificio attraverso pannelli radianti a pavimento o a parete. Con l’impianto a pompa di calore geotermica è possibile riscaldare e raffrescare.

 

Ma come avviene questo scambio di calore dal sottosuolo? Qui entrano in gioco le sonde geotermiche, tubi in polietilene, installate verticalmente nel terreno che permettono la circolazione di un fluido nel loro interno, il quale scende e risale all’interno di esse scambiando calore con il sottosuolo, seguendo una forma a “U”, una sorta di scambiatore a circuito chiuso tra pompa di calore e terreno facendo circolare un fluido termovettore, generalmente acqua glicolata.

Mediamente per posare le sonde si arriva a una profondità di circa 100/150 metri.

 

Quanto costa un impianto geotermico?

Quantificare il costo di un impianto geotermico, provvisto quindi di pompa di calore, sonde e pannelli radianti è abbastanza complesso perché intervengono vari elementi che possono far variare il prezzo e che spaziano dal terreno dove si va a lavorare al grado d’isolamento dell’edificio ai componenti stessi utilizzati per il sistema. Solo il costo necessario per perforare e installare ogni sonda può arrivare a 8mila euro.

Per riuscire a fare una stima su un’abitazione monofamiliare di 150 mq, come può essere una villetta singola, il costo può variare dai 15mila ai 20mila euro.

Una spesa consistente, certo, ma qui entrano in gioco anche diverse componenti da considerare.

 

Che vantaggi offre?

Il primo è il risparmio dei costi di esercizio, variabili dal 50 al 70% rispetto a un sistema tradizionale a metano, a gpl o ancor più a gasolio.

Inoltre, sono previsti incentivi per la realizzazione dell’impianto sotto forma di detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica, i cosiddetti ecobonus confermati per il 2019 dalla Legge di Bilancio: dal 2008, la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza o impianti geotermici a bassa entalpia prevede infatti, detrazioni del 65% delle spese per un valore massimo di 30.000 euro.

 

E poi ci sono i vantaggi di contare su un impianto geotermico a bassa entalpia: innanzitutto è una fonte rinnovabile; permette di contare su rendimenti elevati a fronte di consumi elettrici esigui.

Oltre al riscaldamento geotermico e al raffrescamento permette anche la produzione di acqua calda sanitaria, riducendo così i tempi di ammortamento. Permette di ridurre emissioni climalteranti, dando così un contributo importante in termini di sostenibilità ambientale.

 

Se abbinato a un impianto fotovoltaico, quest’ultimo permette di fornire l’energia necessaria alla pompa di calore, riducendo ulteriormente consumi e costi. Ma non solo, un impianto di questo genere contribuisce ad aumentare la classe energetica dell’immobile e il suo valore sul mercato.

 

Infine va aggiunta anche la durevolezza dell’impianto geotermico domestico: una pompa di calore può durare anche 20 anni; le sonde arrivano a decine e decine di anni.

 

Quando e dove conviene usare un impianto geotermico?

Gli impianti a pompa di calore geotermica sono adattabili a qualsiasi tipo di edificio, dal residenziale alla pubblica utilità. Quando pensare a una realizzazione? In tutti gli edifici in costruzione rappresenta una soluzione ideale. Più complessa è la fattibilità di realizzare un impianto in un edificio esistente: in quel caso è necessario un parere esperto che potrà verificare la possibilità e i costi.

 

Per quanto riguarda il tipo di terreno ideale, il territorio italiano è largamente funzionale alla sua esecuzione.

 

Credit photo: By WGisol - Own work, CC BY-SA 4.0

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