Pavimenti naturali: qualche idea circolare per l’edilizia sostenibile

Le soluzioni alternative e green per i pavimenti naturali non mancano. Dall’argilla alla pietra lavica, ecco un paio di idee nuove in mostra a Klimahouse, basate sulle prassi di economia circolare

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Il pavimento naturale realizzato dalla startup Terra Tiles e presentato a Klimahouse 2026
Terra Tiles

Riscoprire materiali biologici e pratiche antiche e circolari è una possibilità da cui partire per attuare idee nuove anche per pavimenti naturali, fornendo nuovi elementi e componenti all’edilizia sostenibile. Nascono così soluzioni basate materie come l’argilla e la pietra lavica, tanto lontane tra loro, quanto connaturate dalla stessa finalità: ispirarsi alla natura, utilizzando scarti o materia prima inutilizzata con risultati e prestazioni vantaggiose.

Pavimenti in terra battuta, un’idea circolare

Partiamo dall’idea messa a punto dalla startup Terra Tiles, nata a Torino dall’idea di tre ingegneri e presente a Klimahouse con soluzioni per pavimenti naturali che si prefigge un duplice obiettivo: ridurre l’impatto ambientale del settore delle costruzioni e migliorare la qualità degli ambienti interni. Come? Impiegando terra di scavo, sfruttando materiale proveniente da lavori edili per scavi e fondazioni, il tutto a km zero.

I 3 ingegneri che hanno creato Terra Tiles: da sx Tommaso Venturini, Davide Frasca, Adriano Desideri
I 3 ingegneri che hanno creato Terra Tiles: da sx Tommaso Venturini, Davide Frasca, Adriano Desideri

La soluzione presentata è un pavimento in terra battuta, soluzione realizzata interamente con terra compattata. La miscela viene livellata, lucidata e infine trattata con oli e cere naturali. La completa circolarità della miscela di terra riduce l’impatto ambientale, migliorando al contempo il comfort interno grazie alle sue eccellenti proprietà di regolazione igro-termica naturale.

«La nostra startup è recente, ma la tecnica su cui ci basiamo è antica. Si tratta, infatti, di una tecnica vernacolare dei pavimenti in terra battuta. La terra è intesa come argilla, quale legante, sabbia e inerti che fanno da struttura, levigata e cerata in superficie per conferire una maggiore resistenza. Il passo successivo che intendiamo fare è produrre piastrelle, quindi elementi prefabbricati, poi assemblabili in situ con un legante di argilla, allettati, levigati e cerati, mantenendo quindi tutti i benefici dei pavimenti tradizionali, ma accelerando tempi e costi», raccontano Tommaso Venturini e Davide Frasca, due co-founder insieme ad Adriano Desideri, tutti e tre ingegneri appassionati progettisti che si sono appassionati sull’aspetto materico, creando pavimenti monolitici.

Il materiale da cui attingere lo si trova spesso sul posto, quale risultato di lavori edili – per esempio, durante gli scavi per le fondazioni.

I vantaggi sono reali: «il pavimento in terra aiuta a mantenere un buon comfort termoigrometico negli ambienti indoor». Nel caso del manufatto artigianale si parla di un pavimento con uno spessore di 7 cm, riducibili a 3-4 cm con piastrelle prefabbricate. In ogni caso si tratta di uno spessore tale da avere una buona massa termica, quindi utile per garantire confort e migliorare la qualità dell’aria interna.

Lapillo lavico per pavimenti naturali: da problema in risorsa

Utilizzare la pietra lavica in edilizia è una pratica adottata fin dall’antichità, in particolare nelle zone vesuviane e siciliane, grazie alle doti di questo materiale: resistenza, leggerezza e capacità drenante.

Habitekton, giovane realtà con sede a Catania, a Klimahouse ha presentato Etnadrain, soluzione per pavimentazioni in lapillo vulcanico. Dopo essere stato raccolto e selezionato, il materiale lavico viene trattato e reintegrato nel ciclo produttivo per la realizzazione di pavimentazioni drenanti ad alte prestazioni, applicando in modo concreto i principi dell’economia circolare.

Etnadrain, soluzione per pavimentazioni in lapillo vulcanico
Etnadrain

Inoltre, la soluzione offerta da questa soluzione per pavimenti naturali esterni offre un ulteriore vantaggio.

Come spiega la stessa azienda:

“dal punto di vista territoriale, Etnadrain rappresenta una soluzione locale a un problema locale, trasformando un residuo problematico come la polvere lavica in una risorsa dell’edilizia”.

L’accumulo di cenere e pietra vulcanica «è un problema serio per i comuni etnei, che si ritrovano materiale stipato in depositi e inutilizzabile. Per questo, stiamo lavorando con i Comuni della zona e abbiamo concluso una convenzione col Comune di Zafferana Etnea, prendendo la materia prima e utilizzandola per una pavimentazione che garantisce ottime prestazioni specie in termini di capacità drenante», spiega Giuseppe Guglielmino, specificando che il prodotto è in fase di certificazione, dal punto di vista di resistenza, coibentazione, resistenza al fuoco, di permeabilità al vapore.

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