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PNRR e rigenerazione urbana: opportunità e sfide, per il rilancio delle città italiane

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, una delle più grandi occasioni di rilancio degli ultimi decenni per il Paese, ha prodotto i suoi effetti su alcuni territori urbani, con il recupero di aree degradate e la riconversione di edifici, periferie e quartieri metropolitani hanno visto una nuova luce. Tra poco sarà tempo di tracciare un bilancio, ma qual è lo stato dell’arte e quali sfide hanno dovuto e devono affrontare amministrazioni, professionisti e imprese del settore? La rigenerazione urbana non è (solo) una questione di edilizia, ma una sfida culturale e politica. E i prossimi mesi saranno decisivi.

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PNRR e rigenerazione urbana: opportunità e sfide, per il rilancio delle città italiane

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), l’imponente macchina strategica pluriennale post-pandemica, che l’Italia ha riprogrammato varie volte (con 191,5 miliardi di euro destinati al nostro Paese, che nel 2023 sono diventati 194,4 e integrati dallo Stato con risorse aggiuntive pari a circa 32 miliardi di euro), è entrato nelle fasi finali del suo ciclo e tra qualche mese, primo semestre del 2026, sarà tempo di tracciare un bilancio chiaro dei suoi effetti e delle 7 missioni tra cui rientrano la transizione digitale e quella ecologica.

Il PNRR rappresenta un banco di prova per l’architettura, l’edilizia e l’urbanistica italiana, mettendo alla prova un intero ecosistema fatto di amministrazioni, professionisti e imprese. Gli effetti positivi sono già visibili in molte città; le criticità, altrettanto concrete, indicano però la strada da seguire nei prossimi anni.
La vera sfida sarà trasformare questa grande occasione in un cambiamento strutturale e duraturo, capace di migliorare davvero la qualità della vita urbana e il patrimonio edilizio del Paese.

Ora che il traguardo del 2026 si avvicina, diventa sempre più urgente comprendere lo stato dell’arte: quali obiettivi sono stati realmente raggiunti? Quali criticità stanno emergendo? E quali lezioni possiamo trarre per il futuro della progettazione urbana e della gestione del patrimonio edilizio italiano?

Rigenerazione urbana e housing sociale: i programmi in corso nei Comuni italiani

L’impatto sulle città italiane inizia a essere tangibile: spazi pubblici rigenerati, edifici abbandonati riconvertiti, nuove infrastrutture sociali e culturali integrate in contesti periferici spesso lasciati ai margini. Il PNRR ha rappresentato una leva inedita, sia per scala economica sia per tempistiche, per re-immaginare porzioni significative dell’ambiente urbano.

Migliorare le città per rafforzare il tessuto sociale

Una parte consistente dei finanziamenti pubblici attivati riguarda la salvaguardia e il recupero di aree urbane degradate. Nell’ambito della Missione 5 sono previsti interventi dedicati alla rigenerazione urbana, con l’obiettivo di affrontare criticità come degrado, marginalizzazione e carenza abitativa. I Comuni con più di 15.000 abitanti hanno potuto accedere a contributi per interventi di riqualificazione di spazi e strutture pubbliche, manutenzione di edifici esistenti, rimozione di opere abusive e miglioramento dei servizi sociali, culturali ed educativi. Tra le misure rientrano anche investimenti per la mobilità sostenibile e per iniziative volte a rafforzare il tessuto sociale.

Un ruolo centrale è svolto dai Piani Urbani Integrati, rivolti soprattutto alle periferie delle città metropolitane. Questi piani prevedono una programmazione congiunta tra enti locali e, in alcuni casi, organizzazioni del terzo settore e investitori privati. L’intento è quello di intervenire sui territori più fragili migliorando infrastrutture e servizi e riducendo lo squilibrio tra centro e periferia.

Tra le azioni previste figura anche il superamento degli insediamenti informali legati allo sfruttamento dei lavoratori agricoli, in linea con le strategie nazionali contro il caporalato.

Un ulteriore tassello è rappresentato dal Programma innovativo della qualità dell’abitare, che ha come obiettivo l’aumento dell’offerta di edilizia residenziale pubblica e la riqualificazione delle aree più degradate, evitando il consumo di nuovo suolo. La selezione dei progetti avviene sulla base della capacità di produrre effetti positivi sotto il profilo ambientale, sociale, culturale ed economico e promuovendo modelli di gestione più moderni e inclusivi.

Recupero e riconversione nelle città: risultati visibili ma non uniformi

Gli interventi finanziati dal PNRR hanno interessato soprattutto periferie, aree industriali dismesse, spazi pubblici degradati e immobili a rischio abbandono. In molte città si sono già osservati cambiamenti significativi: riqualificazione di piazze, parchi e percorsi ciclopedonali; trasformazione di fabbricati pubblici in spazi culturali, centri civici o poli educativi; efficientamento energetico di scuole e edifici pubblici; nuovi servizi in quartieri privi di infrastrutture sociali.

Tuttavia, la distribuzione degli effetti non è uniforme: alcuni territori hanno accelerato, altri faticano a completare iter amministrativi, gare o cantieri. Le capacità tecniche degli enti locali (e la loro diversa dotazione di personale) hanno inciso in maniera determinante sui tempi e sulla qualità degli interventi.

Le difficoltà delle amministrazioni: tra burocrazia, competenze e scadenze serrate

Per i Comuni, il PNRR ha rappresentato un’opportunità ma anche una sfida organizzativa senza precedenti. Le principali criticità emerse riguardano: la carenza di personale tecnico, molti enti non disponevano delle professionalità necessarie per progettare, appaltare e gestire cantieri complessi in tempi ridotti; le procedure di gara e vincoli normativi ancora troppo lenti, nonostante vari tentativi di semplificazione; le difficoltà nel coordinamento tra più livelli istituzionali, soprattutto per progetti che coinvolgono enti differenti; la gestione del cronoprogramma, la rigidità delle scadenze europee ha imposto una velocità spesso incompatibile con le tradizionali tempistiche della pubblica amministrazione.

Nonostante la mole di fondi, la rigenerazione urbana incontra ancora numerosi ostacoli, la capacità amministrativa limitata, perché molti enti locali faticano a gestire la progettazione e la rendicontazione, i tempi eccessivamente stringenti ostacolano il completamento dei progetti che deve avvenire entro giugno 2026 per rispettare le milestone europee (anche se sono in corso richieste di proroga su alcuni capitoli), l’integrazione progettuale, manca ancora una visione sistemica tra mobilità, edilizia, spazi pubblici e infrastrutture verdi.

In questo contesto, la collaborazione con professionisti e imprese è diventata decisiva per evitare ritardi e rimodulazioni.

Il ruolo dei professionisti: progettazione integrata e nuove competenze

Architetti, ingegneri, urbanisti e tecnici del settore edilizio hanno visto crescere la richiesta di competenze avanzate, sia tecnologiche sia organizzative. Il PNRR ha accelerato la diffusione del BIM e dei processi digitali nella progettazione e gestione dei lavori pubblici, l’integrazione delle valutazioni ambientali, sociali ed economiche nella progettazione, l’approccio multidisciplinare necessario per interventi di rigenerazione complessi, il confronto con norme e standard europei più stringenti in tema di sostenibilità, accessibilità ed efficienza energetica.

Molti studi professionali hanno dovuto riorganizzarsi rapidamente, ampliando il personale, formando nuove figure e sviluppando capacità di project management più avanzate.

Per affrontare le sfide e cogliere le opportunità, è fondamentale il contributo di professionisti esperti in progettazione urbana integrata, economia circolare dell’edilizia, e partecipazione civica. La transizione urbana non si fa solo con i fondi, ma con visioni strategiche, competenze interdisciplinari e approcci realmente sostenibili. Le stesse Linee Guida ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) e le raccomandazioni del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici spingono verso progettazioni di qualità, premiando nei bandi i progetti con alto valore architettonico, impatto sociale e approccio innovativo.

Imprese di costruzione: tra rincari, tempi stretti e innovazione obbligata

Per le imprese, l’avvio dei cantieri PNRR ha significato un aumento importante del lavoro, ma anche problemi strutturali: come l’aumento dei costi delle materie prime e difficoltà nella gestione dei prezzi variabili; la necessità di trovare manodopera qualificata, spesso insufficiente rispetto alla domanda; una maggiore pressione sui tempi di esecuzione; il flusso di richieste di certificazioni, protocolli ambientali e processi digitali che hanno obbligato molte aziende a modernizzare rapidamente i propri strumenti operativi.

Allo stesso tempo, la spinta verso la sostenibilità ha accelerato l’adozione di tecnologie e materiali più efficienti, aprendo nuove opportunità di sviluppo industriale.

Lo stato dell’arte: un bilancio ancora in costruzione

Ad oggi, molti progetti sono in fase avanzata, altri in cantiere, altri ancora rischiano ritardi o rimodulazioni. Ciò che è chiaro è che il PNRR ha introdotto una nuova cultura della progettazione pubblica, più orientata all’impatto e ai risultati, una maggiore attenzione alla rigenerazione delle periferie e una spinta verso l’innovazione tecnologica e la sostenibilità.

Il bilancio finale dipenderà dalla capacità del sistema Paese di completare gli interventi nei tempi previsti, ma anche dalla possibilità di garantire manutenzione, gestione e continuità a ciò che è stato avviato.

Fondi disponibili e nuove opportunità (aggiornamento al 2025)

Al 2025, una parte significativa dei fondi è già stata assegnata, ma nuove finestre di finanziamento si stanno aprendo, grazie alla rimodulazione del PNRR e all’integrazione con fondi complementari (tra cui il Fondo Sviluppo e Coesione 2021–2027 e il REPowerEU).

Alcune misure attive o di prossima apertura sono: i Bandi regionali per la rigenerazione urbana, che molte Regioni hanno attivato o stanno per attivare nei comuni più piccoli (inferiori a 15.000 abitanti), con priorità a interventi di recupero energetico, edilizia sociale e rifunzionalizzazione degli spazi pubblici; il PNRR Complementare, che con oltre 30 miliardi, sostiene anche progetti che non rientrano direttamente nelle scadenze UE, offrendo maggiore flessibilità; i Programmi europei integrati (2025–2027): Horizon Europe, UIA (Urban Innovative Actions) e Interreg, che stanno lanciando call su tematiche di rigenerazione sostenibile.

Investimento 2.3: iniziativa per un nuovo modello di abitare di qualità

L’investimento 2.3 mira a creare nuove soluzioni di edilizia residenziale pubblica per alleviare le difficoltà nel reperire alloggi adeguati, con un’attenzione particolare alla valorizzazione del patrimonio pubblico già disponibile e al recupero delle zone più compromesse, adottando strategie orientate alla sostenibilità ambientale e all’innovazione ecologica.

Il programma si sviluppa lungo due direttrici, entrambe pensate per essere attuate senza occupare nuovo terreno: riqualificazione e ampliamento dell’offerta abitativa sociale, attraverso interventi di recupero urbano, miglioramento della sicurezza e dell’accessibilità, riduzione delle situazioni di disagio abitativo, incremento della qualità ambientale e introduzione di metodi innovativi per la gestione degli spazi, l’inclusione sociale e il benessere delle comunità. L’altra direttrice prevede azioni mirate sull’edilizia residenziale pubblica con rilevante valore strategico per il territorio nazionale. La scelta dei progetti da finanziare si baserà su una serie di indicatori in grado di misurare gli effetti prodotti in termini ambientali, sociali, culturali, urbanistici, economici e tecnologici, nonché la qualità dei processi proposti.

Edilizia pubblica ed efficientamento energetico

Ad oggi sono state aperte le candidature per la misura di efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (ERP), con scadenze fissate al 30 aprile 2026. I progetti devono puntare a un miglioramento di almeno il 30% dell’efficienza energetica, e sono finanziati principalmente tramite sovvenzioni erogate dal GSE, con la possibilità di integrare il restante con prestiti.

Gli interventi sono focalizzati su edifici pubblici con impianto di riscaldamento centralizzato (la misura specifica M7-I17 del PNRR è gestita dal GSE e si concentra sugli edifici residenziali pubblici (ERP).

Le sfide future: continuità, governance e visione strategica

Il rischio maggiore è che il PNRR resti un’occasione episodica. Per evitarlo, servirà dare continuità ai programmi di rigenerazione oltre il 2026, rafforzare in modo stabile organici e competenze tecniche della PA, semplificare ulteriormente le procedure di gara, investire nella formazione di tecnici e imprese e garantire strategie urbane a lungo termine, che non dipendano solo da finanziamenti straordinari.

Missione 5 a Roma

Il PNRR ha offerto a Roma Capitale l’opportunità di realizzare molti interventi dedicati all’inclusione sociale e alla rigenerazione urbana, per un totale di 89 progetti finanziati all’interno della Missione M5C2 “Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore”.

Le risorse disponibili ammontano complessivamente a 304,3 milioni di euro. Una parte dei fondi, pari a 53,08 milioni, sostiene 65 iniziative rivolte agli anziani non autosufficienti, alle famiglie in difficoltà, alle persone con disabilità e a chi vive senza una casa, grazie a un avviso pubblico del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Altri 10,3 milioni finanziano nove interventi di rigenerazione urbana pensati per ridurre situazioni di emarginazione e degrado. Sono poi destinati 180 milioni all’attuazione dei Piani Urbani Integrati nelle periferie più critiche di Tor Bella Monaca, Corviale e Santa Maria della Pietà, con tre progetti complessivi articolati in più interventi per migliorare e valorizzare questi territori. Ulteriori 40 milioni riguardano tre progetti dei Programmi Innovativi per la Qualità dell’Abitare, tra cui Porto Fluviale, il complesso R5 di Tor Bella Monaca e gli alloggi di via Cardinal Domenico Capranica (Programma Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQuA).

Infine, 22,5 milioni sono dedicati alla costruzione e al rinnovo di tre impianti sportivi: quello di Parco Colli d’Oro nel Municipio XV, quello di largo Chiaro Davanzati nel Municipio IV e il Pala Fijlkam nel Municipio X.

(Fonte: Comune di Roma)

I progetti

 Opere integrate di Progetto CMR International

Progetto CMR International, la holding di società appartenenti al Gruppo Progetto CMR attive nell’ambito dell’architettura, ha realizzato numerosi progetti in Italia finanziati anche con i fondi del PNRR.

Progetto CMR International
Progetto CMR International

Tra questi:

  • il nuovo centro per la preparazione olimpica alla disciplina della ginnastica artistica femminile e del palazzetto dello sport per atletica leggera promossi dal Comune di Brescia e da Brescia Infrastrutture
  • il Nuovo Centro Rugby – FIR di Cernusco sul Naviglio – voluto dalla Federazione Italiana Rugby (che occupa una superficie complessiva di 1.300 mq)
  • la Cittadella Sportiva Pian di Poma a Sanremo
  • interventi in Emilia Romagna per le Case di Comunità di Rimini, Reggio Emilia e Sassuolo
  • il progetto della nuova palestra polivalente a Villaggio Mosé ad Agrigento
  • lo Stadio dei Pini di Viareggio.
Progetto CMR International Impianto indoor di atletica leggera a Brescia
Progetto CMR International Impianto indoor di atletica leggera a Brescia – credits-DVA

Progetti integrati che sono stati possibili grazie alla sinergia di più figure professionali e che hanno davvero valorizzato questa misura incentivante, come spiegano i vertici della società in questa intervista.

Il punto con Francesco Gallina – Head of Business Coordination Progetto CMR International

Se volessimo tracciare un bilancio del PNRR, a pochi mesi dal rush finale, che cosa potremo dire?

Il PNRR ha contribuito a sbloccare ambiti che per anni erano rimasti fermi, permettendo di valorizzare operazioni che in condizioni ordinarie non sarebbero state sostenibili. Pur con alcune complessità burocratiche, ha generato un impulso concreto alla modernizzazione del sistema che deve essere visto però come punto di ripartenza e non punto di arrivo

Che cosa ha comportato per progettisti, imprese e amministrazioni, dal vostro punto di vista?

Ha diffuso in modo significativo prassi di progettazione integrata, approccio che come Gruppo Progetto CMR International abbiamo nel DNA. Servizi di qualità richiedono sostenibilità tecnica ed economica per essere performati correttamente e garantire risultati solidi per il mercato immobiliare.

Quali sono secondo voi le opere più significative che si sono potute concepire con questo strumento?

Le opere più rilevanti riguardano infrastrutture sociali come scuole ed ospedali così come il tema sensibile delle RSU, ambiti dove il PNRR ha favorito interventi innovativi e utili per i territori. Ci auspichiamo che si possa proseguire in questo solco, attivando un volano virtuoso di qualità progettuale e investimenti strategici.

il progetto della nuova palestra polivalente a Villaggio Mosé ad Agrigento
Il progetto della nuova palestra polivalente a Villaggio Mosé ad Agrigento

Modello culturale

A Firenze, un modello di riqualificazione che è stata possibile grazie ai fondi del PNRR è il progetto LUMEN, nel parco del Mensola. LUMEN è lo spazio che l’Associazione di Promozione Sociale “Icchè Ci Vah Ci Vole” ha ricevuto in uso gratuito dal Comune di Firenze, in cambio della cura e della gestione ordinaria e straordinaria dell’area. Il progetto rappresenta un intervento di rigenerazione urbana a base culturale, volto a valorizzare edifici comunali inutilizzati, restituire socialità a un luogo pubblico abbandonato e dare vita a un nuovo centro culturale accanto al recente Parco del Mensola.

Rigenerazione urbana: progetto LUMEN, nel parco del Mensol a Firenze

Attualmente l’Associazione dispone di una concessione temporanea, pensata come fase preliminare a un accordo trentennale che potrà essere formalizzato con il Comune una volta approvato il nuovo Piano Operativo. L’intento è creare uno spazio attivo ogni giorno dell’anno, capace di ospitare attività continuative, grazie alla presenza e al coinvolgimento di associazioni culturali diverse, favorire connessioni tra le persone, mettere in luce competenze e riconoscere il valore sociale del lavoro, della cultura e delle arti performative.

Ristrutturazione del lungomare della Tonnara di Palmi

Progetto architettonico e paesaggistico di Atelier(s) Alfonso Femia + Michelangelo Pugliese

Il progetto riguarda la riqualificazione e il miglioramento del waterfront della Tonnara di Palmi e delle aree vicine, grazie ai fondi ottenuti dal PNRR – Missione 5, Inclusione e coesione, nell’ambito dei Piani Urbani Integrati del programma “Aspromonte in Città”.

Progetto architettonico e paesaggistico di Atelier(s) Alfonso Femia + Michelangelo Pugliese
Render, copyright AF517 & Diorama

L’area interessata si trova sulla costa sud-ovest della Calabria: è una piccola baia con una spiaggia circondata da rocce, storicamente nota per la pesca del tonno. L’intervento copre una superficie di 3,6 ettari e si estende per circa 1 km. L’obiettivo principale è migliorare il lungomare attraverso una nuova organizzazione della viabilità e dei parcheggi, la realizzazione di una pista ciclopedonale, la rimozione di strutture inutili e macerie, e la rinaturalizzazione di circa metà dell’area, eliminando anche pavimentazioni presenti sulla spiaggia. Il progetto prevede inoltre la creazione di una passeggiata attrezzata e di nuovi spazi pubblici: piazze, aree di sosta, zone gioco, campi sportivi sulla spiaggia, docce e servizi igienici, oltre a un’area dedicata a eventi. Sono previsti anche elementi naturali di protezione, come scogli e gradinate in pietra, per garantire un ambiente più sicuro e piacevole.

Progetto architettonico e paesaggistico di Atelier(s) Alfonso Femia + Michelangelo Pugliese
Render, copyright AF517 & Diorama

L’intervento punta a inserire nuove aree verdi lungo tutta la spiaggia, tramite filari di alberi, piccole foreste urbane, vegetazione mediterranea e, vicino alla riva, la ricostruzione di dune con piante adatte ai luoghi ventosi.

La riqualificazione del lungomare della Tonnara di Palmi rientra nel Piano Urbano Integrato della Città Metropolitana di Reggio Calabria “Aspromonte in Città” e nell’iniziativa “Green Urbanism”, un progetto innovativo per trasformare le aree costiere degradate in veri e propri giardini urbani.

“Aspromonte in città” ha come obiettivo la creazione di città più verdi, sostenibili, inclusive e intelligenti, con più spazi naturali e aree verdi pensate per migliorare la qualità della vita nei quartieri più densamente abitati. Il programma si basa su principi socio-ecologici che mirano a valorizzare l’ambiente sia su larga scala che a livello locale, e fa parte dei progetti PNRR in linea con l’Agenda 2030, per una rigenerazione urbana che favorisca giustizia sociale e benessere delle comunità.

FAQ Rigenerazione urbana

Che ruolo ha avuto il PNRR nella rigenerazione urbana delle città italiane?

Il PNRR ha dato un impulso decisivo alla riqualificazione di aree degradate, alla riconversione di edifici pubblici e allo sviluppo di nuove infrastrutture sociali e culturali. Grazie alle risorse della Missione 5 e ai Piani Urbani Integrati, molti Comuni hanno potuto avviare interventi che in passato erano rimasti bloccati per mancanza di fondi o per complessità amministrative.

Quali sono le principali difficoltà incontrate da amministrazioni e imprese?

Le criticità più frequenti riguardano la carenza di personale tecnico negli enti locali, le procedure burocratiche complesse, la gestione di gare e cantieri in tempi molto ridotti, l’aumento dei costi delle materie prime e la difficoltà nel reperire manodopera specializzata. Anche la necessità di coordinare progetti multidisciplinari ha richiesto competenze avanzate.

Come sono cambiati i processi di progettazione per i professionisti?

Il PNRR ha accelerato la diffusione del BIM, dell’approccio integrato alla progettazione e dell’uso di indicatori di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Architetti, ingegneri e urbanisti hanno dovuto sviluppare competenze più trasversali, rafforzare il project management e confrontarsi con standard europei più rigorosi.

Cosa succederà dopo il 2026 e quali opportunità restano aperte?

Il rischio è che la rigenerazione urbana si esaurisca con la conclusione del PNRR, ma nuove risorse sono già disponibili tramite fondi complementari, bandi regionali e programmi europei. La sfida futura sarà garantire continuità agli interventi, rafforzare le competenze della PA e consolidare una visione strategica di lungo periodo per città più sostenibili, inclusive e resilienti.

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