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Indice degli argomenti Toggle Rinnovabili in Italia: fotovoltaico ed eolico, l’incremento non bastaAste e revamping: un quadro assai deludenteCosa ci attende: previsioni al 2030 e opportunità che rischiano di andar perse Le rinnovabili in Italia sono messe male. Nel 2022 c’è stata una lieve crescita, ma c’è davvero poco da stare allegri. A fine 2022 si registravano 63,6 GW di capacità FER installata, di cui 3 GW installati nel 2022. La crescita, rispetto al 2021, è rilevante: +125% rispetto all’incremento dell’anno precedente. Ma è ancora troppo poco, in valore assoluto per raggiungere gli obiettivi al 2030 (125-150 GW di fonti energetiche rinnovabili installate e una quota di generazione elettrica prodotta da FER del 72-84%). Anche nel confronto con gli altri grandi Paesi ne usciamo male: i 3 GW aggiunti nel 2022, già pochi di per sé, sono ancora più miseri se confrontati con la Germania, che ha raggiunto i 10.7 GW, la Spagna (5,9 GW), la Francia (5 GW) e il Regno Unito (3,9 GW). Ma è nella considerazione degli obiettivi posti che la situazione è preoccupante: a fronte di un quantitativo tra 8,6 e 10,7 GW ne abbiamo realizzato un terzo. Così non si fa molta strada, non ce lo possiamo permettere: l’elettrificazione dei consumi corre e porterà il fabbisogno elettrico a duplicarsi da qui al 2050. L’Italia è all’ultima chiamata per l’anno in corso: lo mette in chiaro l’Energy & Strategy – School of Management Politecnico di Milano con il Renewable Energy Report 2023. «Senza un’accelerazione, al 2030 avremo una copertura del fabbisogno elettrico da rinnovabili di solo il 34%, ben al di sotto del minimo richiesto (65%)», sottolinea Davide Chiaroni, vicedirettore del think tank milanese. Rinnovabili in Italia: fotovoltaico ed eolico, l’incremento non basta Le rinnovabili in Italia hanno registrato nel 2022 una crescita del 5%, con l’installato complessivo attestato a 63,6 GW. «La crescita è sostanzialmente da eolico e fotovoltaico. Se guardiamo la distribuzione dell’installato a livello regionale, quasi la metà dell’installato, compreso l’idroelettrico è al nord Italia; le regioni più attive al sud sono Puglia e Sicilia», illustra Vittorio Chiesa, direttore scientifico Energy & Strategy. Fotovoltaico ed eolico sono quelli che presentano i più importanti tassi di crescita: su di essi si focalizza l’analisi. «Il quadro composto nel 2022 vede 25 GW di installato con 2,5 GW in più realizzati nel 2022. Una crescita estremamente importante rispetto ai numeri esigui registrati negli anni precedenti, compreso il 2021. Il numero di impianti ha superato quota 1,2 milioni e si registra una polarizzazione molto forte verso impianti di taglia molto piccola: il 25% ha meno di 20 kW di potenza ed è concentrato per il 55% al nord Italia. Gli impianti di taglia superiore a 1 MW rappresentano un quinto del totale. Quindi, 20 GW su 25 è di taglia piccola o intermedia». La tendenza non cambia considerando il nuovo installato: degli oltre 205mila impianti installati nel 2022, il 93% è di potenza inferiore a 12 kW, con una potenza media per impianto pari a 6 kW. Per quanto riguarda le grandi taglie, si registrano solo sei installazioni di potenza superiore a 10 MW. Nel caso dell’eolico, invece, la situazione è diametralmente opposta: considerando la capacità totale (suddivisa tra 5985 impianti), gli impianti eolici di taglia superiore ai 10 megawatt sono responsabili per il 90% della potenza installata e risultano concentrati nel Sud Italia e nelle isole. Per quanto riguarda il fotovoltaico, le installazioni crescono troppo lentamente e c’è un problema di taglia: gli impianti di piccola taglia (inferiore ai 20 kW) coprono la metà circa della nuova potenza installata del 2022, anche per effetto del Superbonus 110% e la rimodulazione di questa misura è destinata a causare ulteriore incertezza. Per quanto riguarda l’eolico, seppure si registri una crescita (lieve) nel confronto tra 2022 e 2021, le installazioni sono quasi esclusivamente onshore. L’eolico offshore rappresenta solo il 5,7% dei complessivi MW installati. Aste e revamping: un quadro assai deludente Il confronto con i più importanti Paesi europei stride, come detto, mettendo ancora più in luce come la crescita delle rinnovabili in Italia sia da ridimensionare sensibilmente. Un momento della presentazione di Vittorio Chiesa «La Germania ha sfiorato gli 11 GW, la Spagna ha quasi raggiunto i 6 GW Spagna malgrado provenisse da otto anni di staticità. La Francia, pur avendo assetto molto diverso basato sul nucleare, ha installato 5 GW». La «condizione molto mesta e deludente» si nota considerando l’accesso alle aste. Dall’analisi del team agli quattro ultimi bandi 2021 e 2022. «Guardando al gruppo A, il tasso di saturazione mediamente è stato del 18%; il miglior bando è stato il settimo in cui si è utilizzato il 29% del contingente a disposizione. Ciò significa che di fatto esiste più di un elemento di difficoltà anche solo ad accedere al sistema di incentivazione» segnala ancora Chiesa. Il meccanismo delle aste di fatto registra un non esaurimento del contingente disponibile. «Meglio è andata se si considera il quadro sui registri, con impianti sotto 1 MW. Tuttavia si tratta di contingenti a disposizione molto esigui e con un contributo al numero complessivo piuttosto limitato». L’assenza di competizione alle aste si riflette anche sui prezzi ottenuti da parte di chi partecipa e viene ammesso all’incentivo, con uno spreco di risorse importante. Così si palesa un quadro desolante, anche in tema di aste e registri. In particolare per le grandi taglie, la saturazione del contingente non ha mai superato il 30% negli ultimi quattro bandi. Complessivamente risultano, dopo ben 10 bandi, non ancora assegnati 1412 MW, ossia quasi la metà (47%) dell’installato annuo, se confrontati con il 2022. In aggiunta, segnala sempre il report, la mancata pubblicazione della “riedizione” del Decreto FER, previsto dalla legge di recepimento della RED II, sta generando una notevole incertezza per gli operatori del mercato. «Un’ultima nota poco felice riguarda il tema del revamping e del repowering di cui si parla da anni: il parco installato italiano ha un certo numero di anni alle spalle, c’è un notevole spazio di miglioramento per gli impianti giunti a fine vita alla fine del loro periodo di incentivazione. Ma sia sul tema dei rifacimenti che delle ricostruzioni, il Paese non presenta alcun tipo di dinamica», evidenzia il direttore scientifico ES. I numeri sono impietosi: la partecipazione agli ultimi tre bandi è oscillata tra lo 0% e l’1% del contingente. Cosa ci attende: previsioni al 2030 e opportunità che rischiano di andar perse La situazione delle rinnovabili in Italia stride con le ambizioni e gli obiettivi attesi tra sette anni. «Considerando l’andamento di eolico e fotovoltaico atteso al 2030, che è il principale elemento del quadro di riferimento, se si considera il tasso di crescita attuale significa arrivare a 40 GW circa di fotovoltaico e a circa 16 GW di eolico – evidenzia il direttore scientifico E&S –. Sono numeri incoerenti con qualsiasi scenario di crescita si voglia adottare». L’analisi del think tank ha previsto due scenari di fondo: il Piano per la Transizione Ecologica (PTE) del Ministero e quello sviluppato da Elettricità Futura. Al 2030 la percentuale di rinnovabili sulla generazione elettrica a dicembre 2022 è del 31% con 63,6 GW. Il PTE ne considera il 72% (125-130 GW) ed EF considera un obiettivo all’84% (145-150 GW). Rispetto a uno dei due scenari, se si vuole cercare di raggiungerli significa cambiare completamente passo. «Significa che il fotovoltaico in questi sette anni dovrebbe crescere tra 50 e 60 GW e l’eolico tra 16 e i 24 GW. Oggi viaggiamo a mezzo GW di eolico e 1,5 GW di fotovoltaico… L’eolico dovrebbe attestarsi come tasso di crescita tra i 2 e i 3 GW annui, il fotovoltaico tra 6 e 8 GW». Puntare sulle rinnovabili significherebbe ottenere effetti positivi anche sull’economia: il raggiungimento degli obiettivi comporta investimenti per le installazioni tra 43 e 68 miliardi di euro e 3-400mila nuovi posti di lavoro. Senza contare la riduzione delle emissioni compresa tra 39 e 51 MtCO2. Come ha spiegato Davide Chiaroni: «Il tempo che rimane da qui al 2030 è poco e senza un’accelerazione ci troveremo con una copertura del fabbisogno elettrico da rinnovabili di solo il 34%, contro il 65% richiesto dal Fit-for-55 e i target ancora più alti di REPowerEU, che arrivano all’84% sulla generazione elettrica nazionale. Quello che manca sono soprattutto i grandi impianti, con un coefficiente di saturazione per le aste che negli ultimi 4 bandi non ha mai superato il 30%. A causa di questo ritardo non è stato possibile sfruttare l’effetto calmierante delle rinnovabili sul prezzo dell’elettricità: nel 2022 sono riuscite a ‘spiazzare’ le fonti fossili nel determinare il prezzo di riferimento orario ma solo per l’1,7% delle ore, 63 €/MWh contro 142 €/MWh. E senza contare i picchi dovuti alla guerra in Ucraina. In più, ciò si è verificato quasi esclusivamente al Sud, mentre al Nord e al Centro Nord sono rimasti prezzi orari in media più alti del 20%». 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