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Indice degli argomenti Toggle Geotermia, fonte rinnovabile capace di ridurre l’import fossileLe potenzialità della geotermia in ItaliaTra storia e innovazioneI piani di sviluppo del MASE per la geotermiaGeotermia in Italia: fonte energetica in attesa di rilancio La geotermia è una fonte rinnovabile dalle grandi potenzialità per lo più inespresse, finora, in Europa. Nell’Unione Europea si potrebbero sviluppare circa 43 GW di capacità geotermica potenziata a costi inferiori a 100 €/MWh, paragonabili a quelli dell’elettricità prodotta da carbone e gas, stima Ember. L’UE sembra intenzionata a stimolare lo sviluppo. Il prossimo 19 maggio verrà pubblicato un piano d’azione europeo sulla geotermia (European Geothermal Action Plan) segnando così la prima iniziativa a livello continentale per questo settore. Lo ha fatto sapere Giulia Cittadini, Senior Policy Advisor EGEC – European Geothermal Energy Council, in occasione di un convegno tematico a KEY 2026. «Il piano non introduce obblighi legislativi per gli Stati membri, ma funge da catalizzatore strategico per incoraggiare l’adozione di misure a livello nazionale. La sua importanza risiede nel creare un impulso politico». L’aspettativa è che anche l’Italia colga questa opportunità per accelerare il proprio impegno nel settore geotermico. A livello nazionale, quasi il 50% dei combustibili fossili è utilizzato per usi termici negli edifici. Questi consumi si concentrano per il 75% nelle città dove, alla domanda di riscaldamento invernale, si affianca e cresce quella di raffrescamento estivo. Geotermia, fonte rinnovabile capace di ridurre l’import fossile La necessità di puntare sulla geotermia quale fonte rinnovabile è motivata anche dal bisogno di ridurre il tasso di dipendenza dalle importazioni energetiche che nell’UE si attesta al 57% (ultimo dato 2024 di Eurostat), costituita per la stragrande maggioranza da fossili. La crescita geotermica avrebbe bisogno di maggiori stimoli. Lo sottolinea la stessa Cittadini, basandosi sull’ultimo sull’EGEC Geothermal Market Report annuale in merito al mercato europeo del teleriscaldamento e teleraffrescamento geotermico e delle pompe di calore geotermiche. Seppure c’è stata una crescita nel 2024 rispetto al 2023, è stata comunque inferiore ai livelli del 2021-2022, a causa di condizioni macroeconomiche sfavorevoli (alti tassi d’interesse, inflazione, sussidi al gas), complessità tecniche crescenti per lo sviluppo in “aree verdi”, ritardi amministrativi. Si contano 412 sistemi operativi, 10 nuovi sistemi commissionati (tre in Polonia, due nel Regno Unito, uno rispettivamente in Francia, Grecia, Romania, Spagna e Paesi Bassi), oltre 110 MW termici aggiunti e più di 6 GW termici totali a fine 2024. In questo mercato si contano più di 100mila pompe geotermiche vendute nel 2024 (in calo rispetto alle oltre 150mila nel 2023), con una capacità totale delle pompe pari a 37,6 GW, prevalentemente da pompe di bassa potenza, anche se si registra una forte crescita delle pompe ad alta potenza per uso industriale. Le potenzialità della geotermia in Italia Le potenzialità in Italia della geotermia, fonte rinnovabile a largo impiego, sono elevate. Oltre a essere l’ottavo al mondo per potenza installata in impianti geotermici per produzione elettrica, rileva INGV, il nostro è uno dei Paesi europei a più elevato potenziale geotermico, stimato in 500 MTep (entro 5 km di profondità). Valorizzando il 2% di questo potenziale, la geotermia potrebbe contribuire fino al 10% della generazione elettrica al 2050, come ha messo in evidenza già nel 2025 il presidente di Rete Geotermica, Fausto Batini, in un’audizione alla Camera dei Deputati. Per quanto riguarda gli usi diretti globali del calore geotermico, l’applicazione più diffusa è il teleriscaldamento. In Italia, il 50% degli impianti di teleriscaldamento è concentrato in quattro regioni: Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte. Un esempio è la città di Ferrara, dove un’ampia rete di teleriscaldamento geotermico fornisce calore agli edifici urbani. Hera, in occasione del convegno, ha illustrato il sistema TLR che conta sull’apporto dalla geotermia. Il progetto, in fase di realizzazione, prevede il raddoppio della potenzialità della fonte geotermica estratta dal sottosuolo, a 2 Km di profondità, passando così da 16 MW a 32MW e arrivando così a un apporto geotermico nel mix energetico pari al 70% sul totale. Lo stesso progetto prevede la posa di circa 4,1 km di rete di teleriscaldamento, oltre a 1,5 km di tubazione geotermica. Tra storia e innovazione L’Italia, inoltre, può contare su competenze acquisite in campo geotermico di rilievo storico. È sempre bene ricordare che nel nostro Paese è stata costruita la prima centrale geotermoelettrica del mondo, in Toscana, dove ancora oggi la geotermia è protagonista, con 33 centrali attive e una potenza installata complessiva di circa 915 MW, cui si aggiungeranno ulteriori 5 MW già autorizzati oltre a 60 MW programmati per una produzione annuale superiore ai 5.000 GWh. Sul territorio toscano, al primo incontro 2026 organizzato sul tema da Enel, hanno partecipato circa 70 imprese. Ci sono società che hanno sviluppato competenze radicate, come Enel (e la società del gruppo, Enel Green Power), oppure altre che a partire dall’oil & gas, sono giunte al geotermico: un esempio è Saipem, artefice di oltre 40 pozzi geotermici in tutto il mondo. Ci sono poi casi applicativi di interesse come quello portato avanti da EMI Engineering riguardante la progettazione e realizzazione di reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento “di quinta generazione”, sfruttando sorgenti geotermiche a bassa entalpia tramite circuiti aperti d’acqua (falde, fiumi, laghi, bacini, acque di processo). I piani di sviluppo del MASE per la geotermia Sullo stato dell’arte, il viceministro del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Vannia Gava, a febbraio, ha risposto alle interrogazioni in Commissione Attività produttive su questioni di competenza del MASE. Ha ricordato che nell’aggiornamento del PNIEC è stato confermato l’impegno a conferire ulteriore sviluppo al settore della geotermia, fonte rinnovabile utile a raggiungere contestualmente gli obiettivi della sicurezza energetica nazionale e della decarbonizzazione nella generazione. Ha fatto sapere che il suo dicastero sta lavorando a una «proposta normativa di riordino della materia». L’intenzione «è consentire un efficace coordinamento nei diversi usi della risorsa geotermica, quali la produzione di energia in abbinamento all’estrazione di materie prime strategiche, di dare avvio a uno studio su scala regionale per tutto il territorio nazionale e a mare, al fine di valutare il potenziale geotermico nazionale, considerando i vari usi della risorsa, con particolare attenzione agli elementi innovativi introdotti dalle nuove tecnologie del settore». In particolare, la proposta prevede l’istituzione di un fondo di garanzia finalizzato alla mitigazione del rischio minerario in carico agli operatori a supporto di progetti di ricerca di risorsa geotermica a bassa e media entalpia in analogia di quanto già adottato in Francia. Gava, nell’occasione, ha illustrato che si sta portando avanti l’aggiornamento del DM 30 settembre 2022 recante prescrizioni per la posa in opera degli impianti di produzione di calore e risorse energetica. «L’obiettivo è aggiornare le disposizioni tecniche previste in considerazione delle nuove soglie previste per le procedure abilitative semplificate, contenute nel D.Lgs 190/2024, per le sonde geotermiche». Con specifico riferimento agli incentivi correlati alle gare previste, ha confermato che nel FER 2, per la tecnologia geotermica si prevedono aste competitive dedicate, non collegate alle aste per la tecnologia eolica offshore. «Sarà perciò possibile allocare un contingente massimo pari a 100 MW per nuovi impianti geotermici tradizionali, 60 MW per nuovi impianti geotermici a emissione nulle o 150 MW per i rifacimenti di impianti geotermici». FER 2 prevede comunque almeno tre procedure di gara relative alla geotermia entro la fine del 2028. 29/08/2025 Geotermia in Italia: fonte energetica in attesa di rilancio Per raggiungere la decarbonizzazione, la geotermia in Italia e in Europa dovrebbe avere maggiore voce in capitolo. Le prospettive ci sono, ma servono condizioni certe e un piano d’azione concertato, a livello nazionale ed europeo Ogni tanto si torna a parlare di geotermia in Italia e delle possibilità di un suo sviluppo. Il nostro è il primo Paese al mondo ad aver prodotto energia elettrica da fonti geotermiche; oggi è il secondo in UE per produzione industriale di settori attivati dalla filiera geotermica. In prospettiva, è uno dei tre Paesi a più elevato potenziale geotermico in Europa, insieme a Turchia e Islanda. Lo ha ricordato uno studio dell’European House Ambrosetti, commissionato da Rete Geotermica. Nello stesso, è stato stimato che se venisse valorizzato anche solo il 2% del potenziale presente in tutto il territorio italiano nei primi 5 chilometri di profondità, la geotermia potrebbe soddisfare il 10% della domanda di elettricità in Italia al 2050 e, contemporaneamente, oltre la metà del fabbisogno per riscaldamento e raffrescamento degli edifici residenziali, pubblici e commerciali. Geotermia in Italia, tra spazi di crescita e la necessità di un piano nazionale ed europeo Tutto questo è stato oggetto di discussione e dibattito nel corso dell’Italian Geothermal Forum, i cui lavori sono stati aperti dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Nel corso del suo intervento, ha affermato che «ci sono spazi di crescita molto forti» per la geotermia in Italia, grazie alle nuove tecnologie. Essa «può contribuire al mix energetico pulito di origine nazionale», insieme alle rinnovabili e – ha aggiunto – al nucleare. Lo stesso ministro ha giudicato plausibile l’ipotesi di un raddoppio della produzione geotermica nazionale nel giro del prossimo decennio. L’accordo per una strategia europea per la geotermia e la disponibilità dei ministeri competenti a un piano d’azione nazionale sono il quadro di riferimento indispensabile dal quale partire per il rilancio del settore. Anche in Europa si lavora allo sviluppo di questa fonte energetica, anche attraverso la definizione di un Piano d’azione geotermico atteso per il primo trimestre 2026. Il ruolo della geotermia in Europa La geotermia può giocare un ruolo di primo piano in Europa. Lo ha ricordato di recente l’European Geothermal Energy Council (EGEC). Nel Geothermal Market Report, uscito lo scorso luglio, prevede una significativa ripresa dell’attività commerciale legata ai progetti di energia geotermica in tutta Europa a partire dal 2025. Sarà davvero quello in corso l’anno del rilancio per la geotermia in Italia e in Europa? Per ora è ancora limitato il suo contributo. Sotto forma di produzione di energia elettrica solo lo 0,5% di quella prodotta da fonti rinnovabili è da ascrivere alla geotermia. Ciò nonostante, l’Unione Europea riconosce la geotermia come una tecnologia chiave per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica al 2050. È citata tra le otto tecnologie strategiche incluse nel Net-Zero Industry Act, sotto forma di pompe di calore geotermiche. Altri passi in avanti per sostenere lo sviluppo geotermico si considerano con la definizione del futuro Piano d’azione geotermico. A questo proposito, Dan Jørgensen, Commissario per l’Energia e l’Edilizia Abitativa, rispondendo a un’interrogazione parlamentare in corso nel Parlamento UE, ha confermato, a inizio anno, che la Commissione Europea pubblicherà il Piano d’azione geotermico nel primo trimestre del 2026. Come sottolineato nel piano d’azione per un’energia accessibile adottato lo scorso febbraio, la Commissione si è impegnata a lavorare su una strategia globale per progredire ulteriormente nella decarbonizzazione del riscaldamento e del raffreddamento e intende preparare una strategia per il riscaldamento e il raffreddamento (primo trimestre del 2026), che sarà accompagnata da un piano d’azione sull’energia geotermica. I numeri della geotermia nell’UE Nel frattempo, nonostante il potenziale dell’energia geotermica rimanga per lo più inutilizzato, ci sono segnali di un suo sviluppo in Europa. Lo segnala EGEC, nel Geothermal Market report 2024. Riporta che, nel 2024, sono entrate in funzione tre nuove centrali geotermiche, una in Austria e due in Turchia, aggiungendo una capacità di generazione di energia elettrica di base di 40 MW. Entro la fine dello scorso anno, erano in funzione in tutta Europa 147 centrali geotermiche. Anche l’ambito del geothermal district heating and cooling ha registrato una crescita costante, con dieci nuovi sistemi lanciati: tre in Polonia, due nel Regno Unito e uno ciascuno in Francia, Grecia, Romania, Spagna e Paesi Bassi. Questo ha portato il numero totale di distretti geotermici operativi in Europa a 412, con circa 500 progetti aggiuntivi in fase di sviluppo. In questo quadro di generale crescita, EGEC registra un calo rilevante nelle vendite di pompe di calore geotermiche, pressoché in tutti i Paesi europei. È un peccato perché, rimarca la stessa EGEC, sono la soluzione più efficiente e sostenibile per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici, offrendo una longevità eccezionale, che spesso supera i 50 anni. In Europa se ne contano 2,43 milioni in funzione. Prospettive future Sul futuro della geotermia, la stessa associazione prevede un “aumento esponenziale” del numero di pozzi da perforare a partire dal 2025. Ciò è dovuto all’elevato numero di progetti di energia geotermica attualmente in fase di sviluppo in tutta Europa, tra cui circa 50 centrali elettriche e oltre 500 progetti di sistemi – o distretti – di teleriscaldamento e teleraffrescamento, nonché alla continua crescita del numero di campagne di esplorazione avviate. In tutta Europa, sono attualmente allo studio proposte per 193 centrali geotermiche, principalmente in Croazia, Francia, Germania, Ungheria, Italia e Turchia. Tuttavia, l’esplorazione sta guadagnando terreno anche in nuovi mercati come Grecia e Spagna. Le sfide della geotermia in Italia Restano diverse incognite nello sviluppo della geotermia in Italia. Lo ha evidenziato Matteo Quaia, general manager di Rete Geotermica, rete di imprese italiane focalizzata sullo sviluppo di impianti geotermici. Nel suo intervento all’Italian Geothermal Forum, ha evidenziato le difficoltà in cui si dibatte il settore «nel riuscire a implementare i progetti che sono nella pipeline e che sono molto consistenti: circa 40 per circa 800 MW in tante regioni italiane. Nel corso degli ultimi dieci anni, sebbene sia stata data possibilità di implementare progetti non è avvenuto nulla». Ha ricordato che alcune società membri dell’associazione Rete Geotermica hanno installato impianti per 600 MW in giro per il mondo. Invece, «le prospettive in Italia sono abbastanza basse». Pur avendo un ruolo importante da svolgere nella decarbonizzazione del sistema energetico dell’UE, il potenziale dell’energia geotermica è stato finora ostacolato da sfide legate, tra l’altro, alla pianificazione, ai permessi, alle competenze, ai finanziamenti e alla disponibilità dei dati. Lo ricorda la stessa Commissione Europea, lo si è evidenziato in occasione dell’appuntamento a Roma. Lo stesso Segretario Generale EGEC, Philippe Dumas, in occasione dell’evento italiano, ha evidenziato la necessità di strategia a livello Europeo e nazionale, così come una semplificazione dei permessi, aree di accelerazione, finanziamenti privati insieme al sostegno statale. Tutto questo potrebbe sbloccare un potenziale significati: “triplicare la geotermia si può”, ha suggerito lo stesso Dumas fin nel titolo del suo intervento. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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