UNEP Annual Report 2025: cooperazione globale e nuove sfide per clima, energia ed edilizia

L’UNEP Annual Report 2025 – Our planet. Our purpose. fotografa un anno segnato da tensioni geopolitiche ma anche da risultati concreti in materia di cooperazione ambientale. Dal Climate Gap all’accordo sulla biodiversità in alto mare, passando per metano, minerali critici e finanza climatica, il documento offre indicazioni strategiche rilevanti anche per i settori edilizia ed energia e sottolinea la necessità di disporre di finanziamenti stabili, prevedibili e flessibili

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UNEP Annual Report 2025: cooperazione globale e nuove sfide per clima, energia ed edilizia

In un contesto internazionale caratterizzato da conflitti, frammentazione politica e instabilità finanziaria, UNEP ha pubblicato l'”Annual Report 2025 – Our planet. Our purpose.” che evidenzia quanto la cooperazione multilaterale ambientale continui a produrre risultati tangibili.

Il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente ha pubblicato il proprio report annuale mettendo in luce progressi ottenuti su clima, biodiversità, lotta all’inquinamento e governance dei materiali strategici per la transizione energetica. Allo stesso tempo, le analisi scientifiche contenute nei principali rapporti UNEP – dall’Emissions Gap Report all’Adaptation Gap Report – ribadiscono che la traiettoria globale resta incompatibile con l’obiettivo 1,5°C dell’Accordo di Parigi.

Il documento offre indicazioni strategiche anche per il settore edilizio e per la filiera energetica – oggi al centro delle politiche di decarbonizzazione, efficienza e resilienza perché offre un segnale chiaro sulle direttrici normative e finanziarie che guideranno il prossimo quinquennio: decarbonizzazione accelerata, circolarità dei materiali, gestione dei minerali critici, adattamento climatico urbano e rafforzamento della governance multilivello.

Multilateralismo ambientale: risultati concreti tra clima, biodiversità e minerali critici

Nel 2025 si è svolta la settima sessione della United Nations Environment Assembly (UNEA-7), durante la quale 186 Paesi hanno adottato 11 risoluzioni e tre decisioni.

I temi affrontati delineano le priorità della governance ambientale globale:

  • gestione sostenibile dei minerali e metalli per la transizione energetica;
  • scioglimento dei ghiacciai e incendi boschivi;
  • tutela delle barriere coralline;
  • uso sostenibile dell’intelligenza artificiale;
  • dimensione ambientale dell’antimicrobial resistance. (Il concetto fa riferimento al ruolo dell’ambiente – acque reflue, suoli, allevamenti, impianti di trattamento, scarichi industriali e ospedalieri – nella diffusione di batteri resistenti agli antibiotici, in linea con l’approccio One Health).

Parallelamente, l’accordo sulla biodiversità nelle aree oltre la giurisdizione nazionale (BBNJ Agreement) è entrato in vigore come diritto internazionale nel gennaio 2026, dopo il supporto di UNEP alla ratifica da parte di decine di Paesi. Si tratta di un passaggio storico per la protezione dell’alto mare, con implicazioni dirette anche per la filiera energetica offshore.

Un altro risultato strutturale è stata l’istituzione dell’Intergovernmental Science-Policy Panel on Chemicals, Waste and Pollution, che completa la “trilogia scientifica” insieme ai panel su clima e biodiversità. Per le imprese della filiera costruzioni e materiali, questo significa un rafforzamento dell’attenzione su sostanze chimiche, rifiuti e circolarità lungo l’intero ciclo di vita.

Biodiversità e gestione del territorio

Con il supporto di UNEP, oltre 170.000 km² di aree naturali – una superficie superiore a quella dello Stato di New York – sono entrati sotto protezione o gestione più sostenibile, con benefici attesi per 2,3 milioni di persone.

Il dato si inserisce nel quadro della Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework, che punta a proteggere il 30% di terre e mari entro il 2030. Per l’urbanistica e la pianificazione territoriale europea, questo implica un’integrazione sempre più stringente tra politiche climatiche, nature-based solutions e tutela degli ecosistemi.

Clima, metano e finanza: la distanza dagli obiettivi resta ampia

Se i risultati diplomatici sono significativi, le evidenze scientifiche restano allarmanti.

L’Emissions Gap Report 2025 evidenzia che, anche con l’attuazione degli impegni attuali, il riscaldamento globale raggiungerebbe 2,3–2,5°C entro fine secolo, con probabile superamento della soglia di 1,5°C nel prossimo decennio.

L’Adaptation Gap Report 2025 stima che entro il 2035 saranno necessari fino a 365 miliardi di dollari all’anno per l’adattamento climatico, circa 12 volte le risorse attualmente disponibili.

Metano e settore energetico

Attraverso l’International Methane Emissions Observatory, UNEP ha individuato perdite di metano in 36 Paesi. Gli alert hanno portato alla riparazione di almeno 19 perdite, che emettevano complessivamente 1.200 tonnellate di metano al giorno.

Con l’Oil and Gas Methane Partnership 2.0 (OGMP 2.0), 150 aziende – rappresentative del 42% della produzione globale di oil & gas – riportano in modo trasparente i dati sulle emissioni.

Per il comparto energetico europeo, il tema si intreccia con regolamento UE sul metano, obblighi ESG e reporting di sostenibilità e sicurezza delle forniture e decarbonizzazione del gas.

Implicazioni per edilizia ed energia

Il report UNEP 2025 conferma che il settore edilizio e quello energetico sono centrali nella transizione.

Alcuni punti risultano particolarmente rilevanti:

  • l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni degli edifici restano leve decisive per colmare l’Emissions Gap;
  • le strategie di raffrescamento passivo e cooling urbano diventano strumenti di adattamento prioritari;
  • la gestione sostenibile dei minerali critici è essenziale per batterie, fotovoltaico, eolico e mobilità elettrica;
  • la finanza climatica, attraverso strumenti come il Global Environment Facility e il Green Climate Fund, rappresenta un moltiplicatore per progetti infrastrutturali resilienti.

Di seguito una sintesi dei principali indicatori emersi dal report:

Indicatore chiave Dato 2025 Implicazione per energia/edilizia
Riscaldamento globale previsto 2,3–2,5°C entro fine secolo Necessità di accelerare la decarbonizzazione del patrimonio edilizio e l’elettrificazione dei consumi
Aree naturali sotto gestione migliorata 170.000 km² Integrazione della biodiversità nella pianificazione urbana e territoriale
Perdite di metano riparate 19 (1.200 tonnellate/giorno intercettate) Rafforzamento del monitoraggio delle filiere gas e obblighi ESG
Fabbisogno finanziario per adattamento Fino a 365 miliardi USD/anno entro il 2035 Crescita degli investimenti in resilienza urbana e infrastrutture climate-proof
Stati contributori all’Environment Fund 106 Paesi Stabilità della governance multilaterale e continuità dei programmi ambientali globali

Finanziamenti e governance: il nodo delle risorse

Il report sottolinea la necessità di finanziamenti prevedibili e flessibili, in particolare attraverso l’Environment Fund. Nel 2025, 106 Stati membri hanno contribuito al fondo, con un numero record di contributi a quota piena.

UNEP ha operato in 151 Paesi, confermando un’impronta globale che incide direttamente su politiche di energia, infrastrutture, pianificazione territoriale e gestione dei materiali.

FAQ – UNEP Annual Report 2025

Cosa evidenzia l’Emissions Gap Report 2025?

Che anche rispettando gli impegni attuali, il riscaldamento globale raggiungerebbe 2,3–2,5°C entro fine secolo.

Quali sono le implicazioni per il settore edilizio?

Necessità di accelerare riqualificazione energetica, soluzioni passive, materiali a basso impatto e integrazione di strategie di adattamento climatico.

Cos’è l’OGMP 2.0?

È la Oil and Gas Methane Partnership 2.0, iniziativa UNEP che coinvolge 150 aziende nella rendicontazione trasparente delle emissioni di metano.

Quanti investimenti servono per l’adattamento climatico entro il 2035?

Fino a 365 miliardi di dollari all’anno, circa 12 volte le risorse oggi disponibili.

Perché il BBNJ Agreement è rilevante per l’energia?

Perché disciplina la tutela della biodiversità in alto mare, con possibili ricadute su attività offshore, infrastrutture energetiche e pianificazione marittima.

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