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Da scarti a risorse: i fanghi di depurazione e la frazione umida dei rifiuti possono diventare materie prime seconde. Con questo obiettivo il Gruppo CAP, che gestisce il servizio idrico integrato della città di Milano, lancia Circular Biocarbon, progetto internazionale finalizzato a recuperare biopolimeri e minerali a cui dare una seconda vita. L’iniziativa è finanziata con 23milioni di euro, di cui 2,5 assegnati a Gruppo CAP, da BBI-JU, consorzio pubblico-privato composto dall’Unione Europea e da aziende e istituti di ricerca di vari Paesi europei con la volontà di applicare tecnologie e processi per il recupero di materie prime seconde. Un impianto innovativo alle porte di Milano Nella BioPiattaforma di Sesto San Giovanni, alla porte di Milano, e nell’impianto gemello di Saragozza, in Spagna, questi rifiuti potranno essere trasformati per la produzione di bioplastiche, di fertilizzanti e di grafene per uso a livello industriale. La BioPiattaforma è un impianto a emissioni zero costruito proprio nel nome della transizione ecologica: integra termovalorizzatore e depuratore in modo da poter di trattare fanghi da depurazione e rifiuti umidi per estrarre preziose materie prime seconde che possono essere riutilizzate e reimmesse nel processo circolare. Con l’avvio del progetto Circular Biocarbon la BioPiattaforma di Gruppo CAP utilizzerà una parte delle 30.000 tonnellate all’anno di rifiuti umidi raccolti in 6 comuni lombardi: Sesto San Giovanni, Pioltello, Cormano, Segrate, Cologno Monzese e Cinisello Balsamo. Il modello potrà essere replicato in futuro anche in altri impianti del Paese. Circular Biocarbon, un progetto di economia circolare Dopo una prima fase di studio, i processi diverranno operativi nel 2023 e saranno a regime dal 2024. Si calcola che si potranno recuperare oltre 500 tonnellate all’anno di PHA (polidrossialcanonato) da utilizzare per produrre bioplastiche biodegradabili e prive di petrolio. E si otterrà anche un minerale, la struvite, utile per la produzione di biofertilizzanti. Il PHA verrà conferito all’azienda italiana Novamont, che utilizzerà o biopolimeri per la produzione di teli biodegradabili da usare in agricoltura per la pacciamatura. La struvite invece sarà trasformata dall’azienda francese Agro Innovation International per produrre fertilizzanti con proprietà biostimolanti. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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