APE, Attestato di Prestazione Energetica: cos’è, quando è obbligatorio, quanto costa e chi lo rilascia 24/09/2026
L’associazione europea Wind Europe ha pubblicato il report “Wind energy in Europe 2022“, con i dati sull’andamento del settore eolico nel 2022 in Europa e nell’UE-27. Nel Vecchio Continente lo scorso anno, con 19 GW di nuova capacità eolica (16 dei quali nell’UE-27), le installazioni sono aumentate del 4% rispetto al 2021. Si tratta di un risultato abbastanza positivo considerando le difficoltà lungo la catena di approvvigionamento. Grazie allo sviluppo della tecnologia le moderne turbine producono più elettricità per MW rispetto al passato, sia per gli impianti onshore (3 TWh di elettricità all’anno per ogni GW installato) che per quelli offshore (4,4 TWh all’anno). L’87% dei 19 GW di nuova capacità è onshore, solo 2,5 GW i nuovi parchi offshore, per quasi la metà realizzati nel Regno Unito. Le installazioni maggiori sono state in Germania, seguita da Svezia, Finlandia, Francia e Regno Unito. L’Europa dispone ora di 255 GW di capacità eolica, in grado di coprire il 17% dei consumi di elettricità, con un aumento del 2% rispetto al 2021. Bene ma non benissimo perché il dato è molto più basso di quanto necessario per raggiungere gli obiettivi di sicurezza energetica e climatici fissati dall’UE al 2030, che chiedono che l’eolico rappresenti il 43% del consumo di elettricità dell’UE . Nel periodo 2023-27 ci si aspetta che l’Europa installi 129 GW di nuovi parchi eolici e l’UE-27 98 GW, costruendo in media 20 GW di nuovo eolico all’anno, per 3/4 onshore. Un dato non sufficiente per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici dell’UE, che necessitano di almeno 30 GW all’anno di nuovo eolico fino al 2030. Un obiettivo raggiungibile solo se l’Europa: semplifica le norme e le procedure di autorizzazione; sostiene con chiari segnali gli investitori; investe in modo sostanziale nella catena di approvvigionamento – fabbriche, reti, porti, navi e lavoratori qualificati. Semplificare le autorizzazioni per raggiungere gli obiettivi europei Ma non solo, i nuovi investimenti e gli ordini in nuove turbine (-47%) e parchi eolici sono diminuiti nel 2022 a causa dell’inflazione, dell’aumento delle materie prime, delle incertezze sul futuro del mercato elettrico europeo e della mancanza di politiche di sostegno della filiera. Il deficit, rispetto ai target fissati dall’Europa, è da imputare in gran parte alle difficoltà nelle autorizzazioni, considerando che attualmente in Europa sono ancora bloccati molti GW di progetti eolici. Le misure introdotte dal programma REPowerEU che, tra le altre cose hanno sancito per la prima volta che “lo sviluppo delle energie rinnovabili è di interesse pubblico”, dovrebbero aiutare a velocizzare il processo e diversi Governi, Germania in primis, stanno introducendo normative ad hoc per sbloccare i progetti. In questo senso la revisione della Renewable Energy Directive dovrebbe dare un forte impulso su tre direttive principali: la chiara definizione dell’interesse pubblico prevalente, l’inserimento di massimo 2 anni di tempo per la concessione dei permessi, le nuove regole per semplificare il repowering di vecchi parchi eolici, che potrebbe aiutare molto il settore perché in media il repowering triplica la produzione di un parco eolico con un quarto di turbine in meno. Giles Dickson, CEO di WindEurope, ha sottolineato che semplificare le norme e le procedure di autorizzazione è importante quanto stimolare gli investimenti in nuovi parchi eolici, che lo scorso anno sono rallentati per diversi motivi. Da gennaio a novembre 2022 infatti il totale dei nuovi investimenti in parchi eolici nell’UE ha coperto solo 12 GW di nuova capacità, assolutamente al di sotto di quanto necessario per raggiungere i target europei. Anche in questo caso sono necessarie regole certe e chiare a livello europeo, garantendo anche incentivi a sostegno delle aziende del settore. “L’aumento del 40% delle nuove installazioni registrato lo scorso anno dimostra che l’industria eolica europea è all’altezza della sfida. Ma le attuali pressioni sui costi lasciano alle nostre aziende poco spazio per i necessari nuovi investimenti. Bisogna che l’UE agevoli questi investimenti nella catena di approvvigionamento: fabbriche, lavoratori qualificati, reti, materie prime e navi”, ha concluso Giles Dickson. In Italia Installati 526 MW Nel 2022 secondo i dati forniti da Anev sono stati installati 526MW di nuova potenza, il che pone il nostro paese al 7°posto per installato e al 10° per nuova potenza. Un dato basso ma comunque in crescita rispetto allo scorso anno. In cima alla classifica sia per installazioni che per produzione c’è la Puglia. Fonte Anev Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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