Eolico offshore e sostenibilità: da qui trae forza la blue economy UE

Energia rinnovabile, cattura e sequestro della CO2, trasporti e turismo: mari e oceani forniscono all’Europa un sostegno all’economia, all’occupazione e all’ambiente. Ecco come

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Eolico offshore e sostenibilità: da qui trae forza la blue economy UE

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La Blue Economy in Europa è una forza motrice dell’economia. I settori che ne fanno parte, tra questi l’eolico offshore, hanno generato circa 750 miliardi di euro di fatturato e 218 miliardi di euro in valore aggiunto lordo nel 2018; inoltre ha dato lavoro a quasi 5 milioni di persone, con un aumento dell’11% rispetto all’anno prima.

Mari e oceani forniscono le basi non solo per attività economiche, ma pongono basi fondamentali per l’ecosostenibilità.

La Banca Europea degli Investimenti si è impegnata a raddoppiare i prestiti a favore di progetti sostenibili per gli oceani, portandoli a 2,5 miliardi di euro nel periodo 2019-2023. Si prevede che questi finanziamenti mobiliteranno almeno 5 miliardi di euro di investimenti per una “economia blu” sostenibile a livello mondiale
.

A illustrare questo comparto con dati e previsioni è il “Blue Economy Report 2020” della Commissione Europea che pone in evidenza il potenziale di sviluppo e i benefici offerti da questo settore, anche per raggiungere gli obiettivi per il 2050 di decarbonizzazione dell’UE.

Blue economy: cos’è, quali ambiti comprende e il peso specifico dell’Italia

Il concetto di blue economy rappresentato nel report comprende tutte le attività economiche basate su o connesse agli oceani, ai mari e alle coste. Quindi: attività svolte nell’oceano, in mare e nelle zone costiere, come le risorse biologiche marine (pesca di cattura e acquacoltura), i minerali marini, le energie rinnovabili marine, l’attività di desalinizzazione, il trasporto marittimo e il turismo costiero. Fanno parte anche le attività che utilizzano prodotti e servizi provenienti dall’oceano o attività basate sul mare, come la lavorazione dei frutti di mare, le biotecnologie, i cantieri navali e le attività portuali, persino i servizi digitali connessi.

Il contributo dei settori consolidati della Blue Economy all’economia dell’UE 28 nel 2018 è stato dell’1,5% in termini di Valore aggiunto lordo e del 2,2% in termini di occupazione.

L’Italia è tra gli Stati membri più importanti insieme a Regno Unito, Spagna, Germania e Francia: essi rappresentano i maggiori contribuenti dell’economia blu dell’UE sia per l’occupazione (con un contributo combinato del 58%) che per il valore aggiunto lordo, con un contributo combinato del 69%. Pur avendo un ruolo particolarmente importante, l’Italia però è l’unico dei cinque Paesi top che ha visto diminuire la propria quota di occupazione e il VAL rispetto al 2009.

Le energie rinnovabili emergenti: energia dal mare e l’idrogeno offshore

Le fonti energetiche rinnovabili marine, come l’energia da moto ondoso, il fotovoltaico da parchi galleggianti e la generazione di idrogeno offshore fanno parte dei settori emergenti e innovativi della blue economy, comprendendo anche le biotecnologie e la bioeconomia blu. Di quest’ultimo ambito fanno parte le alghe, il cui comparto industriale ha generato un fatturato stimato (nel 2018) di oltre 350 milioni di euro.

Il fatturato generato in Europa dalla blue economy

Minerali marini, desalinizzazione, difesa marittima e cavi sottomarini costituiscono altre voci significative per il potenziale che possono esprimere. Ma le energie rinnovabili sono le più interessanti: l’UE è in testa e ospita il 70% dell’energia oceanica globale (onde e maree) installata nelle sue acque.

Blue economy: le potenzialità dell’eolico offshore

L’Europa dispone di oltre il 90% della capacità eolica offshore installata a livello mondiale “e continuerà a dominare il mercato dell’eolico offshore per gli anni a venire”, sottolinea il report, segnalando che la produzione di questa fonte rinnovabile in Europa si concentra principalmente sul Mare del Nord, che ha relativamente acque poco profonde. Sarebbe quindi interessante uno sviluppo di parchi eolici galleggianti.

Le turbine eoliche offshore diventano sempre più potenti. In media, dal 2014 la loro capacità è aumentata del 16% all’anno.

I parchi eolici offshore continuano ad aumentare come pure le loro dimensioni, pressoché raddoppiate in un decennio, passando da 313 MW nel 2010 a 621 MW nel 2019. La crescita c’è stata e sensibile: “partendo da un numero limitato di impianti dimostrativi nei primi anni 2000, l’UE ha ora una capacità eolica offshore installata totale di 22,1 GW da 5 047 turbine eoliche collegate alla rete in 12 paesi”. L’anno scorso sono state collegate alla rete 502 nuove turbine eoliche offshore, portando 3,6 GW di nuova capacità aggiuntiva lorda.

Oltre alla potenza aumenta la leva occupazionale: in meno di un decennio i posti di lavoro nel settore dell’energia eolica offshore sono aumentati di ben nove volte.

I produttori europei catturano circa il 35% della catena del valore globale delle turbine eoliche (onshore e offshore); solo la Cina fa meglio, con il 50% circa della produzione mondiale di componenti.

Eolico offshore: la sinergia con oil & gas per la transizione energetica

La crescita dell’energia marina, in particolare l’eolico offshore, crea potenziali sinergie con il settore del petrolio e del gas estratto dalle piattaforme marittime. L’integrazione oltre a portare benefici in termini di riduzione dei costi, potrebbe contribuire a migliorare l’impatto ambientale. Un esempio: la possibilità di fornire elettricità alle operazioni offshore nel settore petrolifero e del gas dove ci sono parchi eolici nelle vicinanze, o tramite turbine galleggianti, riduce la necessità di impiegare generatori diesel o a gas sulla piattaforma, con un conseguente calo di emissioni di CO2 e di altri inquinanti.

Ma ci sono altre potenzialità interessanti allo studio riguardanti l’impiego delle infrastrutture offshore esistenti, una volta giunte a fine vita, per favorire la transizione energetica: le piattaforme, per esempio, “potrebbero fornire basi offshore per la manutenzione di parchi eolici, strutture abitative per convertire l’energia in idrogeno o ammoniaca, o essere utilizzate per iniettare CO2 nei campi esauriti”.

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