Rigenerazione urbana: perché occorre puntare al modello green city

Consumo di suolo azzerato, più verde, qualità e resilienza urbana e riqualificazione edilizia: da qui passa la rigenerazione urbana. Lo evidenzia la 3a Conferenza Nazionale delle Green City

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Rigenerazione urbana: perché occorre puntare al modello green city

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Fermare il consumo di suolo e puntare alla rigenerazione urbana è decisivo oggi più che mai. La crisi sanitaria e sociale innescata dal Covid-19 ha mostrato i limiti di vivere in contesti urbani dove non ci sono sufficienti spazi verdi, dove la qualità della vita è limitata.

Dall’Ispra non arrivano buone notizie: aumentano, infatti, gli effetti negativi delle coperture artificiali e dell’espansione delle superfici costruite, che non mostra segnali di rallentamento.

Per questo «dopo la pandemia, la rigenerazione urbana in chiave di green city è una leva decisiva del Green Deal in Italia». Lo ha detto Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, in occasione della terza Conferenza Nazionale delle Green City, illustrando la Carta per la rigenerazione urbana cui hanno aderito più di 70 città.

Rigenerazione urbana: perché è una leva per il Green Deal

«Per far ripartire l’Italia è necessario investire nel rilancio delle città: se oggi non figura certo in primo piano, siamo convinti invece che sia decisivo», ha ribadito Ronchi.

Un vasto programma di urban rigeneration, in grado di migliorare la qualità ambientale e la vivibilità, «potrebbe mettere in moto importanti attività economiche e investimenti, privati e pubblici, sarebbe in grado di aumentare l’occupazione, rivitalizzare i tessuti sociali ed economici locali».

È decisivo, quindi, che le risorse del Next Generation EU – importante fondo europeo, ancora non varato ma in discussione – «contribuiscano a finanziare un vasto programma di rigenerazione o a rafforzare quelli già in corso in diverse città».

La rigenerazione urbana post crisi Covid-19 verrebbe a cadere «in un momento in cui è aumentata l’attenzione ai problemi del futuro, alla questione ambientale, alla nostra vulnerabilità», sottolinea il presidente della Fondazione, mettendo in rilievo il valore della rigenerazione urbana in chiave di green city quale leva decisiva del Green Deal in Italia.

Ma che caratteristiche ha il Green Deal? «Ricorda un rilancio economico, ma si chiama così perché in esso gli obiettivi sociali (di qualità del benessere, di sicurezza, coesione e inclusione sociale) e di sviluppo economico, nelle grandi città come nei piccoli Comuni sono strettamente connessi e dipendenti dalla qualità ecologica».

Da qui ha evidenziato il valore della Carta per la rigenerazione urbana con cui «vogliamo porre l’accento sul modello delle green city per qualificare i progetti e i programmi» dedicati. Ciò richiede «convinzione e visione da parte delle amministrazioni locali, ma anche la partecipazione dei cittadini e delle imprese anche in tema di responsabilità sociale e territoriale».

La fase espansiva delle città «è e dev’essere conclusa». Per questo la riqualificazione del territorio urbano «è il nodo centrale per il rilancio delle città». Il perché lo dice lo stesso Ronchi: è una scelta strategica per ridare capacità d’attrazione alle città con il riuso e l’uso efficiente del patrimonio edilizio esistente e delle aree già urbanizzate «con la riqualificazione dell’edilizia pubblica e privata, con il miglioramento della qualità urbana, affrontando fenomeni di degrado, di declino funzionale e di disordine insediativo, di ricomposizione di spazi marginali, senza consumare nuovo suolo e riducendo la sua copertura artificiale».

Rigenerazione urbana: gli obiettivi strategici secondo il modello delle green city

Per passare dalla teoria all’azione servono degli obiettivi, che ha illustrato lo stesso Ronchi e che vede, dietro alla necessità strategica della rigenerazione urbana secondo l’approccio della green city, al secondo posto la necessità di fermare il consumo di suolo che genera impatti rilevanti sulla qualità urbana e a livello paesaggistico, causando degrado, perdita di aree naturali e agricole, erosione e impermeabilizzazione dei suoli e aumento dei rischi idrogeologici. L’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo diventa quindi fondamentale.

Altrettanto essenziale è decarbonizzare le città: in questo senso assume un ruolo fondamentale l’attenzione alla qualità edilizia e alla sua efficienza energetica. «Negli interventi di rigenerazione urbana vanno promosse riqualificazioni energetiche dell’intero edificio, con l’integrazione di soluzioni attive e passive, grazie all’utilizzazione di tecnologie e materiali innovativi», ha affermato ancora Ronchi, mettendo in luce la necessità di promuovere l’impiego di sistemi di valutazione delle prestazioni energetico-ambientali degli edifici privati e pubblici, degli aggregati edilizi e dei sistemi di edifici e spazi esterni in ambito urbano. Il superbonus 110% va certamente valutato per comprendere le opportunità che esso crea.

Sempre in ottica di decarbonizzazione, l’energia e il suo impiego diventano strategiche. Oltre a promuovere le più adeguate soluzioni tecniche passive disponibili per ridurre i fabbisogni energetici, insieme al miglioramento del comfort abitativo, occorre ridurre e gestire la domanda energetica attraverso sistemi di monitoraggio e interfacce intuitive per gli utenti. Da qui l’importanza della domotica. La tecnologia è una leva fondamentale anche quando si tratta di promuovere forme di distribuzione e scambio tra prosumer mediante smart grid e meccanismi locali di sinergia o di modulazione dinamica a seconda delle differenti esigenze.

Il presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile si è soffermato anche sulla possibilità di effettuare un’analisi delle fonti rinnovabili utilizzabili localmente, promuovendo le migliori tecnologie di produzione disponibili e integrabili negli edifici e nelle città per tendere al modello “positive energy”. In questo punto, il modello green city si avvicina molto alle linee della smart city.

Altro punto programmatico è quello che evidenzia l’importanza di rendere le città più resilienti di fronte ai cambiamenti climatici. In questo senso, oltre all’individuazione e programmazione di strategie integrate per prevenire e ridurre la vulnerabilità dell’ambiente costruito agli eventi atmosferici estremi, soluzioni preziose per la resilient city sono le reti e le infrastrutture verdi e blu hanno grande importanza sia come moderatore microclimatico, sia per assorbire e trattenere maggiori quantità di acque piovane.

La qualità urbana è il quinto obiettivo strategico. Riqualificazione degli spazi pubblici, adozione della mobilità sostenibile con infrastrutture dedicate (piste ciclabili, zone a traffico limitato, colonnine di ricarica per le auto elettriche…) vanno di pari passo con interventi di riqualificazione – o di nuova costruzione – di housing sociale.

Ugualmente importante e strategico è puntare sull’elevata qualità del patrimonio costruito, promuovendo progetti di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio urbano esistente, storico, consolidato ma anche di quello di recente costruzione.

Infine trovano spazio nella Carta le infrastrutture verdi. L’aumento delle green infrastructure è prioritario perché contribuiscono a migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’inquinamento, mitigare il cambiamento climatico, salvaguardare la biodiversità in ambito urbano, migliorare il paesaggio. Spazio quindi ad alberature stradali, pareti e coperture verdi degli edifici, parchi e giardini pubblici e privati, orti urbani e cinture verdi periurbane: sono tutti elementi essenziali per la qualità delle città e per la nascita delle green city.

I 7 obiettivi strategici della Carta per la rigenerazione urbana delle green city

  1. Il quadro strategico della rigenerazione urbana delle green city
  2. Fermare il consumo di suolo
  3. Adottare misure per la mitigazione climatica
  4. Adottare misure per l’adattamento climatico
  5. Migliorare la qualità urbana
  6. Puntare sull’elevata qualità del patrimonio costruito
  7. Aumentare le infrastrutture verdi

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