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Indice degli argomenti: Transizione energetica: cos’è la resilienza e come si esplica nei sistemi energetici Transizione energetica e resilienza: cosa prevede il Green Deal Efficienza energetica: perché è importante per la resilienza Resilienza energetica: come attuarla? Come ripensare i modelli energetici? La sicurezza energetica è un tema essenziale nel percorso verso la transizione energetica, del quale la resilienza è parte integrante, specie nel contesto di oggi caratterizzato dalla pandemia da Covid-19. Lo ha espresso chiaramente IEA, in un suo contributo recente, nel quale ha evidenziato come anche il settore energetico sia stato gravemente colpito dalla crisi innescata dal coronavirus, che ha rallentato i trasporti, il commercio e le attività economiche in tutto il mondo. L’ultima analisi svolta dalla Agenzia Internazionale dell’energia fino a metà aprile, pubblicata nel Global Energy Review 2020, mostra che i Paesi in completo lockdown stavano subendo un calo medio del 25% della domanda di energia a settimana e i Paesi in isolamento parziale un calo medio del 18%. IEA: riduzione della domanda di elettricità durante il lockdown Le implicazioni della pandemia per i sistemi energetici e per la transizione sono ancora in evoluzione, ma emergevano tre aspetti cruciali: la sicurezza energetica quale pietra miliare delle economie, soprattutto in tempi difficili come quello che stiamo tuttora vivendo; la sicurezza elettrica e i sistemi energetici resilienti sono più che mai indispensabili per le società moderne; la transizione energetica deve essere al centro della ripresa economica e dei piani di stimolo. La fase due deve e dovrà essere caratterizzata da una certa attenzione alla resilienza, «perché la pandemia ha messo in luce diverse fragilità del sistema. Tra questi, c’è bisogno di resilienza energetica, di ripensare i modelli energetici» segnalava Nicola Baggio, Chief Technology Officer di FuturaSun, durante uno dei webinar organizzati da Infoweb. Transizione energetica: cos’è la resilienza e come si esplica nei sistemi energetici Un sistema energetico resiliente è pensato per resistere a shock improvvisi senza far venire meno il suo scopo essenziale ovvero fornire energia senza interruzioni per gli utenti. «In questo senso, tanto più complesso è il sistema elettrico tanto più sul lato generazione dovrà essere diversificato e, idealmente, dovrà dipendere il meno possibile da fattori esterni – spiega Baggio – Per un paese povero di combustili fossili, come l’Italia, che deve importare la quasi totalità di materie prime energetiche tradizionali (gas, petrolio, carbone), le fonti rinnovabili sono l’unica soluzione sostenibile per avvicinarsi alla resilienza energetica. Idroelettrico, geotermico, eolico e fotovoltaico possono consentire di raggiungere un elevato livello di resilienza». L’energia fotovoltaica distribuita e sempre più programmabile grazie all’integrazione con sistemi di accumulo, «potrebbe permetterci di resistere meglio a scenari catastrofici dove per qualsivoglia motivo i combustibili fossili fossero di difficile reperibilità o con prezzi troppo elevati». Transizione energetica e resilienza: cosa prevede il Green Deal La resilienza è una dote richiesta dalle aziende quanto dalla pubblica amministrazione. Ma soprattutto è evidenziata dall’Unione Europea, come condizione necessaria per lo sviluppo della decarbonizzazione e parte integrante del Green Deal. “La transizione verso la neutralità climatica richiede anche infrastrutture intelligenti”, si legge. Una maggiore cooperazione tra i Paesi contribuirà a realizzare i vantaggi della transizione verso l’energia pulita a prezzi accessibili. Il quadro normativo per le infrastrutture energetiche, compreso il regolamento TEN-E (trans-European energy infrastructure), dovrà essere rivisto a breve per garantire la coerenza con l’obiettivo della neutralità climatica. Questo quadro dovrebbe favorire la diffusione di tecnologie e infrastrutture innovative, come le smart grid, le reti a idrogeno, l’energy storage, consentendo anche l’integrazione del settore. “Alcune infrastrutture e risorse esistenti richiederanno l’aggiornamento per rimanere adeguate allo scopo e climaticamente resilienti”, sottolinea il documento. Efficienza energetica: perché è importante per la resilienza L’efficienza energetica, intesa come riduzione dei consumi, può fornire un importante contributo nell’attuazione di un sistema energetico resiliente. «È di grande aiuto perché consentirebbe di evitare una logica di sovradimensionamento del parco di generazione da fonti fossili (ahimè perseguita grazie al Capacity Payment), e in generale permetterebbe di creare sistemi di accumulo di taglia medio/piccola economicamente sostenibili». L’Unione Europea, nella direttiva 2018/844, che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia e la direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica e che verrà presto recepita dall’Italia, ha posto l’accento sulla sicurezza energetica. Specifica che: “L’Unione è determinata nell’impegno per lo sviluppo di un sistema energetico sostenibile, competitivo, sicuro e decarbonizzato. L’Unione dell’energia e il quadro politico per l’energia e il clima per il 2030 fissano ambiziosi impegni dell’Unione per ridurre ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40 % entro il 2030 rispetto al 1990 per aumentare la quota di consumo di energia da fonti rinnovabili, realizzare un risparmio energetico conformemente alle ambizioni a livello dell’Unione e per migliorare la sicurezza energetica, la competitività e la sostenibilità dell’Europa”. Resilienza energetica: come attuarla? Come ripensare i modelli energetici? Va identificato anzitutto in modo chiaro e univoco che il vettore energetico deve essere l’elettricità. «E questo deve essere il vettore anche nel settore del riscaldamento e dei trasporti. Al 100%. Questo è il “whatever it takes” (cit. Mario Draghi) che senza bisogno norme o altro ci può aiutare a raggiungere rapidamente l’obiettivo», sottolinea Nicola Baggio. Circa il ripensamento dei modelli energetici, lo stesso Cto di FuturaSun ipotizza che «il concetto di base potrebbe essere quello del prosumer, ma non è sufficiente. Molti generatori distribuiti di energia permettono una miglior assorbimento degli shock, e un minor stress della rete anche in condizioni normali. La partita si gioca sull’accumulo e la programmabilità. Per questo si deve guardare con attenzione a tutti i nuovi sistemi di accumulo, ma anche a metodi antichi come i pompaggi che ai prezzi bassi del picco di mezzogiorno legato alla produttività degli impianti fotovoltaici potrebbero essere utilizzati di giorno». In merito ai modelli e alle infrastrutture, una parte importante su cui si giocherà l’infrastruttura elettrica del futuro prossimo sono smart grid e microgrid, le comunità energetiche, nonché i sistemi di energy storage: la resilienza energetica passa da qui? «Certamente, ma come dicevo prima, va fatta una scelta chiara sull’unico vettore energetico e va fissata una data: non prima del 2030 ma non oltre il 2050. Faccio un esempio banale: se so che dopo il 2030 non potrò più usare il gas o il legno per il riscaldamento, già oggi non acquisterò più una caldaia a gas o a pellet per la mia abitazione. E questo diminuirà la nostra dipendenza dai Paesi produttori di gas e al tempo stesso aumenterà la nostra resilienza se continueremo ad aumentare la generazione da fonti rinnovabili, cosa che avverrà comunque, visto che sono il sistema più economico per produrre energia», conclude Baggio. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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