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Indice degli argomenti Toggle Pianificazione, co-utilizzo e gerarchia di mitigazioneMonitoraggio adattivo, ciclo di vita ed engagement La transizione energetica globale è una necessità: le ondate di calore , la perdita di biodiversità e l’impatto dei combustibili fossili sulla salute e sugli ecosistemi impongono di accelerare lo sviluppo delle rinnovabili. Tuttavia, la velocità deve andare di pari passo con il rispetto della natura. Un recente studio dell’International Renewable Energy Agency (IRENA), realizzato con la Coalition for Action e CLEANaction, propone sei principi guida per garantire che la crescita di solare, eolico e infrastrutture di rete avvenga in armonia con gli ecosistemi e con le comunità. «Integrando energia e natura nei processi di pianificazione, possiamo costruire un futuro in cui la transizione energetica diventi un’opportunità di rigenerazione ambientale e sociale». Lo studio parte da un dato di fatto: la capacità rinnovabile globale dovrà triplicare entro il 2030 per rispettare gli impegni assunti a Dubai con l’UAE Consensus (COP28). Ma velocità e scala non bastano. La nuova crescita deve essere allineata agli obiettivi del Global Biodiversity Framework di Kunming-Montreal e integrata con strategie di gestione sostenibile del territorio. Per questo la Coalition for Action di IRENA ha elaborato sei principi operativi per la pianificazione dei siti e le procedure autorizzative di fotovoltaico, eolico e infrastrutture di rete, che forniscono un quadro metodologico e strumenti concreti per uno sviluppo nature-positive. Pianificazione, co-utilizzo e gerarchia di mitigazione Il primo principio sottolinea l’urgenza di accelerare lo sviluppo in aree ad alto potenziale energetico e a basso impatto ambientale. Ciò implica l’uso di sistemi GIS avanzati che integrano dati su irraggiamento solare, ventosità, vincoli paesaggistici, habitat e valori culturali. L’esempio della Croazia, dove strumenti digitali integrano dati ambientali e sociali con le mappe di irraggiamento solare e ventosità, dimostra come sia possibile individuare siti idonei evitando zone sensibili. Il secondo principio è la co-utilizzazione. Le superfici già modificate – brownfield, cave dismesse, discariche, parcheggi, tetti – rappresentano un patrimonio da sfruttare con soluzioni di dual use come agrivoltaico, floating PV e integrazione con acquacoltura. In Cina, un progetto innovativo combina fotovoltaico e acquacoltura, migliorando l’efficienza d’uso del suolo e aumentando la resa ittica grazie all’ombreggiamento che regola la temperatura dell’acqua. Non meno importante è la conservazione e il ripristino degli ecosistemi. Oltre a minimizzare gli impatti, i progetti devono contribuire a riportare i siti alle condizioni originarie o compensare le perdite inevitabili. In Scozia, ad esempio, ScottishPower Renewables ha trasformato il più grande parco eolico onshore del Paese in un laboratorio di rinaturalizzazione delle torbiere, creando al contempo spazi pubblici e sentieri per la comunità locale. Monitoraggio adattivo, ciclo di vita ed engagement Il quarto principio pone l’accento sull’adaptive management. Ecosistemi e fauna selvatica sono dinamici e necessitano di un monitoraggio continuo. Tecnologie digitali – sensori IoT, AI, remote sensing – consentono di adattare in tempo reale la gestione operativa, come dimostrato dal parco eolico di Masdar in Uzbekistan che utilizza algoritmi per ridurre i rischi di collisione con rapaci migratori. Il quinto principio riguarda il prolungamento della vita utile degli impianti. Operazioni di revamping e repowering aumentano efficienza e affidabilità senza nuovi impatti territoriali. In India, Narasus Spinning Mills ha raddoppiato la generazione annua sostituendo turbine obsolete, evidenziando il potenziale economico ed ecologico della strategia. Infine, il sesto principio – trasversale – è il coinvolgimento degli attori locali. In Sierra Leone, la legge prevede il consenso libero, previo e informato (FPIC) per qualsiasi progetto industriale, mentre nei Paesi Bassi il gestore di rete TenneT ha progettato un’espansione della rete elettrica con un percorso di co-design che ha coinvolto oltre 700 cittadini e stakeholder, bilanciando esigenze tecniche e aspettative sociali. L’applicazione dei sei principi richiede un quadro abilitante fatto di permitting semplificato (“one-stop shop”), allineamento dei Piani Nazionali Energia e Clima con gli NDCs, e strumenti digitali interoperabili per la pianificazione ambientale. L’obiettivo è un approccio integrato che massimizzi i benefici delle rinnovabili riducendo al minimo gli impatti sugli ecosistemi. Come sottolinea IRENA, «ogni progetto deve diventare un’opportunità per tutelare la biodiversità e rafforzare la resilienza delle comunità». Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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