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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Dal costo delle emissioni al valore della decarbonizzazioneLa struttura del modello: due configurazioni a confrontoSocial Value, SROI e i principi di Social Value InternationalUna piattaforma condivisa per imprese, istituzioni e territoriFAQ — Social Cost of CarbonChe cos’è il Social Cost of Carbon (SCC)?Qual è il valore del Social Cost of Carbon nel modello E.ON–Politecnico di Milano?A cosa serve il Social Cost of Carbon per le imprese?Qual è la differenza tra Social Cost of Carbon e prezzo della CO₂ sul mercato ETS?Come si collega il Social Cost of Carbon alla rendicontazione ESG e alla CSRD? Una tonnellata di CO₂ è un dato tecnico da inserire in un bilancio ambientale ed è un costo reale, che si distribuisce nel tempo su territori, comunità, ecosistemi e sistemi economici, spesso in modi difficili da quantificare con gli strumenti tradizionali di rendicontazione ESG. A questa domanda — quanto vale, per la società, evitare una tonnellata di CO₂? — ha cercato di rispondere il lavoro sviluppato da E.ON Italia in collaborazione con il Politecnico di Milano, presentato lo scorso 7 maggio durante la conferenza “Dalla CO₂ al valore sociale: come cambia la misurazione dell’impatto energetico”, ospitata al Campus Bovisa di Milano. I protagonisti della conferenza stampa di EON e Politecnico di Milano – Dalla CO₂ al valore sociale Il risultato è un nuovo modello di Social Cost of Carbon (SCC), validato scientificamente dal Politecnico di Milano, che individua un valore di riferimento di circa 236 euro per tonnellata di CO₂ a scala globale, un dato che sale fino a circa 307 euro per tonnellata quando vengono inclusi anche gli impatti cosiddetti intangibili, come la perdita di biodiversità, la qualità della vita e la tenuta sociale delle comunità. Si tratta di valori basati su dati aggiornati al 2024 e costruiti a partire dal NECR, il Net Effective Carbon Rate, già riconosciuto come segnale economico dal sistema internazionale, integrato con evidenze della letteratura scientifica, benchmark globali, scenari temporali e impatti non immediatamente monetizzabili. Dal costo delle emissioni al valore della decarbonizzazione Il Social Cost of Carbon esiste da decenni come concetto nella letteratura economico-ambientale, ma la sua applicazione concreta nei processi decisionali delle imprese è rimasta a lungo limitata, spesso confinata all’ambito della policy pubblica o dei grandi modelli climatici. Il modello sviluppato da E.ON Italia con il Politecnico di Milano fa un passo in avanti: il SCC diventa una metrica operativa, utilizzabile da imprese e istituzioni per rendere più leggibile e confrontabile il valore generato dalla riduzione delle emissioni. La logica di fondo è abbastanza semplice: se una tonnellata di CO₂ emessa produce un danno per la società, una tonnellata evitata produce un beneficio equivalente, misurabile e comparabile. In questo senso il SCC funziona come metrica ponte: parte da un outcome ambientale — la CO₂ evitata — e lo collega a una lettura più ampia degli effetti generati su persone, territori e sistema economico. Non sostituisce gli strumenti di rendicontazione climatica già in uso, ma li integra con una dimensione di valore che normalmente resta implicita. La struttura del modello: due configurazioni a confronto Il modello adottato da E.ON Italia distingue due configurazioni principali, sintetizzate nella tabella seguente: Fonte: E.ON Italia – Politecnico di Milano, maggio 2026. Valori aggiornati al 2024. Configurazione Valore indicativo Cosa include SCC globale 236 €/tCO₂ Danni economici e sociali su scala globale: impatti climatici, costi economici, effetti su salute ed ecosistemi SCC globale + intangibles 307 €/tCO₂ Tutti i precedenti, più impatti non pienamente contabilizzati dai modelli tradizionali: perdita di biodiversità, qualità della vita, tenuta sociale delle comunità Il modello è aggiornabile nel tempo con revisioni periodiche coerenti con l’evoluzione delle evidenze scientifiche e del contesto economico-climatico. Social Value, SROI e i principi di Social Value International Il Social Cost of Carbon non esaurisce da solo il percorso di valutazione d’impatto che E.ON Italia sta costruendo. Il modello si inserisce in un framework più ampio di Social Value, definito come il cambiamento duraturo generato dalle attività aziendali: ciò che incide sulle persone, rafforza la resilienza dei territori e contribuisce al miglioramento dell’ambiente. Il SCC ne è il primo strumento concreto, ma il framework integra anche l’approccio SROI, Social Return on Investment, per una lettura strutturata degli impatti ambientali, sociali ed economici generati sia dalle attività di business sia dal coinvolgimento degli stakeholder. Il riferimento metodologico di fondo è rappresentato dai principi di Social Value International, che stabiliscono criteri chiari per rendere credibile e trasparente la misurazione: coinvolgere gli stakeholder, comprendere cosa cambia realmente, valorizzare anche gli effetti che non hanno un prezzo di mercato, includere solo ciò che è materiale, evitare sovrastime, essere trasparenti su ipotesi e limiti, verificare i risultati e usarli per migliorare decisioni e allocazione delle risorse nel tempo. Una piattaforma condivisa per imprese, istituzioni e territori Il potenziale del Social Cost of Carbon non riguarda solo la rendicontazione interna delle imprese. Per le organizzazioni, il SCC può supportare il confronto tra alternative progettuali, orientare la valutazione degli investimenti e rafforzare la qualità della reportistica ESG. Per le istituzioni pubbliche e i territori, può contribuire a rendere più comprensibili gli effetti delle scelte energetiche e a rafforzare il dialogo tra attori pubblici, privati e comunità locali, in un contesto in cui la transizione energetica chiede sempre più una governance integrata e capace di comunicare valore condiviso. Durante la conferenza è emersa con forza l’idea che la misurazione non sia un atto neutro, ma una componente della governance. “La misurazione dell’impatto non è mai neutra: ciò che scegliamo di misurare diventa visibile, prioritario e gestibile nei processi decisionali”, ha affermato Irene Bengo, professoressa di Global Sustainability and Impact presso la School of Management del Politecnico di Milano. Il modello, ha spiegato, nasce dall’esigenza di integrare dimensione ambientale e sociale nella valutazione dell’impatto, introducendo anche elementi di equità intergenerazionale. Il punto è particolarmente rilevante per la transizione energetica, che non può essere letta soltanto attraverso indicatori fisici, come tonnellate di CO₂ evitate o kWh risparmiati. La riduzione delle emissioni produce benefici distribuiti: minore esposizione alla volatilità dei combustibili fossili, migliore qualità dell’aria, maggiore resilienza dei territori, contenimento dei costi sociali legati agli eventi climatici, rafforzamento della sicurezza energetica e maggiore capacità di pianificare investimenti di medio-lungo periodo. Il professor Mario Calderini, docente di Management for Sustainability and Impact alla School of Management del Politecnico di Milano, ha sottolineato che la sostenibilità attraversa oggi una fase in cui è necessario ritrovare una nuova integrità dopo anni di centralità strategica e momenti di backlash. Strumenti come il Social Cost of Carbon aiutano a rendere leggibili le complessità, i trade-off e le responsabilità che caratterizzano la transizione in corso. All’evento hanno partecipato, oltre al CEO di E.ON Italia Luca Conti e a Marco Grassi, Social Value & Decarbonisation Manager di E.ON Italia, anche Marco Stazi, Energy Manager di Siemens Italia, e Valentina Langella, Presidente di Social Value Italia, con la moderazione del professor Davide Chiaroni. La composizione del panel — accademia, industria energetica, grande impresa manifatturiera e associazionismo — segnala come il tema della misurazione del valore sociale della CO₂ stia diventando una questione trasversale, che riguarda l’intera filiera della transizione energetica. “Oggi, nel contesto della transizione energetica, clienti e territori chiedono soluzioni sempre più accessibili, maggiore risparmio e più indipendenza energetica. Una transizione energetica efficace deve quindi andare oltre la sola dimensione ambientale, integrando innovazione, accessibilità e impatto sociale”, ha dichiarato Luca Conti, CEO di E.ON Italia. Secondo Conti, il Social Cost of Carbon aiuta a “tradurre gli impegni in scelte concrete, orientate a generare valore per le comunità, i territori e i nostri clienti”. Anche Marco Grassi, Social Value & Decarbonisation Manager di E.ON Italia, ha sottolineato la portata applicativa dello strumento: “Il Social Cost of Carbon fornisce concretezza al valore della decarbonizzazione e apre un ponte verso una lettura più ampia degli impatti sociali, economici e territoriali generati dalle nostre iniziative”. Per Marco Stazi, Energy Manager di Siemens Italia, attribuire un valore economico alla CO₂ attraverso il Social Cost of Carbon significa rendere misurabili impatti oggi poco visibili e integrarli nei processi aziendali per decisioni più consapevoli nel medio-lungo periodo. È una prospettiva che può interessare in modo diretto le imprese chiamate a costruire roadmap di decarbonizzazione credibili, soprattutto quando gli investimenti energetici devono essere valutati non solo in termini di costo iniziale, ma anche per il valore ambientale, sociale e territoriale prodotto nel tempo. FAQ — Social Cost of Carbon Che cos’è il Social Cost of Carbon (SCC)? Il Social Cost of Carbon è una metrica economica che stima il costo che una tonnellata di CO₂ emessa in atmosfera produce per la società nel tempo, considerando impatti climatici, economici, ambientali e sociali. Può essere letta anche in senso positivo: una tonnellata evitata equivale a un beneficio sociale quantificabile. Qual è il valore del Social Cost of Carbon nel modello E.ON–Politecnico di Milano? Il modello sviluppato da E.ON Italia e validato dal Politecnico di Milano individua un valore di riferimento di 236 euro per tonnellata di CO₂ a scala globale, che sale a 307 euro per tonnellata quando vengono inclusi anche gli impatti intangibili come perdita di biodiversità, qualità della vita e resilienza delle comunità. I dati si basano sull’ultima evidenza disponibile, aggiornata al 2024. A cosa serve il Social Cost of Carbon per le imprese? Per le imprese, il SCC è uno strumento di supporto alle decisioni: consente di confrontare alternative progettuali, valutare investimenti, definire priorità e rafforzare la rendicontazione ESG. Non sostituisce gli strumenti di reporting climatico già in uso, ma integra la dimensione del valore generato dalla riduzione delle emissioni, rendendo più leggibili gli outcome per gli stakeholder. Qual è la differenza tra Social Cost of Carbon e prezzo della CO₂ sul mercato ETS? Il prezzo della CO₂ nel mercato europeo EU ETS riflette la domanda e l’offerta di quote di emissione in un sistema di cap-and-trade. Il Social Cost of Carbon è invece una stima del danno sociale reale prodotto da una tonnellata emessa: include effetti su salute, ecosistemi, economia e coesione sociale che il prezzo di mercato non incorpora necessariamente. I due valori possono divergere anche in misura significativa. Come si collega il Social Cost of Carbon alla rendicontazione ESG e alla CSRD? Il Social Cost of Carbon può integrare la rendicontazione di sostenibilità richiesta dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), contribuendo a quantificare il valore degli impatti ambientali positivi generati dalla transizione energetica. Si inserisce in un framework di Social Value — basato sulla logica input-output-outcome-impact e sui principi di Social Value International — che mira a rendere la misurazione più trasparente, proporzionata e utile alle decisioni strategiche. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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