Audit o diagnosi energetica: perché farla, quando serve e come incide sulle scelte progettuali 11/06/2026
Risparmio idrico negli edifici: come ridurre i consumi con strategie, tecnologie e impianti efficienti 08/06/2026
Giornata Internazionale della Luce: illuminare il futuro con efficienza e per il benessere 15/05/2026
Nature-based Solutions: perché sono essenziali per costruire la resilienza climatica dell’Europa 04/06/2026
Riqualificazione energetica dei condomini: a Milano le torri Ca’ Granda passano dalla classe F alla C 03/06/2026
Fotovoltaico industriale e CER: il progetto Greenvolt Next Italia per Benati Torneria Metalli 10/06/2026
Il ruolo crescente del biometano per la competitività, la resilienza e la sicurezza energetica dell’Italia 08/06/2026
Il futuro del clima nell’industria: efficienza e controllo totale con HovalSupervisor cloud 09/06/2026
Indice degli argomenti Toggle Perché le zone umide sono così importantiIl tema 2026: Zone umide e conoscenze tradizionaliLa convenzione di RamsarLe zone nel mondoIn ItaliaLa crisi degli ecosistemiLe azioni per salvarle‘Senza loro non si raggiungono obiettivi Onu’FAQ sulla Giornata Mondiale delle Zone UmidePerché è importante celebrare la Giornata Mondiale delle Zone Umide?Cosa sono le zone umide?Quali sono le minacce principali per le zone umide?Cosa può fare una persona per contribuire alla protezione delle zone umide? Anche se coprono solo il 6% circa della superficie terrestre, il 40% di tutte le specie animali e vegetali vive o si riproduce in esse; hanno un ruolo fondamentale per il Pianeta, e fanno parte di quella catena naturale importante per la sopravvivenza umana. Fonte di acqua dolce e di cibo, funzionano anche da spugne per assorbimento del carbonio e si tratta di aree fondamentali per la biodiversità. Sono le zone umide, esposte sempre più ai cambiamenti climatici. Ogni 2 febbraio si celebra la World Wetlands Day, WWD, giornata mondiale dedicata a paludi, acquitrini, torbiere e specchi d’acqua. Il tema centrale della Giornata Mondiale delle Zone Umide 2026 è “Wetlands and Cultural Heritage” (Zone Umide e Conoscenze Tradizionali: celebrare il patrimonio culturale), che sottolinea il legame tra la conservazione di questi ecosistemi e un futuro sostenibile e ci ricorda che la tutela di questi ecosistemi non dipende soltanto da soluzioni scientifiche e tecnologiche. L’obiettivo di questo importante appuntamento è riconoscerne il valore, proteggerle, ripristinare quelle degradate e amarle per le loro incredibili caratteristiche e l’importanza per il clima e la nostra stessa sopravvivenza: basti pensare che più di un miliardo di persone nel mondo dipendono da esse per il proprio sostentamento. Le zone umide stanno scomparendo tre volte più velocemente delle foreste, dal 1970 ad oggi se ne è perso oltre il 35%, e il ritmo sta accelerando. Per la salvaguardia del Pianeta è fondamentale invertire questa tendenza, attraverso scelte consapevoli che devono coinvolgere i Governi, le comunità locali e i cittadini. L’innalzamento del livello del mare causato dalla crisi climatica, entro la fine del secolo, a seconda della sua gravità, potrebbe causare la perdita di una percentuale tra il 20 e il 90% delle attuali zone umide costiere, che sequestrano il carbonio fino a 55 volte più velocemente delle foreste pluviali tropicali. Musonda Mumba, Segretario Generale della Convenzione sulle Zone Umide ha sottolineato: “La vita prospera nelle zone umide e la vita umana dipende da esse. Questi ecosistemi ospitano specie minacciate e piante endemiche, oltre a offrire acqua pulita e cibo. Le zone umide proteggono dai disastri naturali mitigando tempeste, inondazioni e siccità“. Perché le zone umide sono così importanti Oltre il 90% dei disastri naturali è causato da inondazioni, siccità, mareggiate e altri eventi legati all’acqua. Le zone umide, come le paludi salmastre, le mangrovie e le distese fangose, agiscono come spugne naturali: immagazzinano l’acqua durante le alluvioni e la conservano durante i periodi di siccità, fungendo da barriere contro questi eventi sempre più frequenti. Questi ecosistemi svolgono un ruolo cruciale nella protezione dalle calamità naturali e nella gestione delle risorse idriche. L’acqua pulita, il cibo e i servizi forniti dalle zone umide sane aiutano infatti le comunità a superare immediatamente i disastri naturali e favoriscono una ripresa sostenibile a lungo termine. Tuttavia, il loro ruolo così importante nella riduzione dei disastri è spesso sottovalutato e raramente integrato nelle politiche e nei programmi di gestione del rischio. La pratica di drenare le zone umide per agricoltura, silvicoltura e urbanizzazione riduce drasticamente la loro capacità di proteggere da inondazioni e siccità. La gestione sostenibile di questi ecosistemi e il ripristino di quelli degradati possono diminuire l’impatto dei disastri naturali e favorire una ripresa a lungo termine. Zone umide sane rendono le comunità più resilienti ai futuri eventi calamitosi. Includere le zone umide nelle strategie di pianificazione per la gestione dei disastri è fondamentale, soprattutto con l’aumento degli eventi meteorologici estremi. Il tema 2026: Zone umide e conoscenze tradizionali L’edizione 2026 della Giornata Mondiale delle Zone Umide è dedicata al tema “Zone umide e conoscenze tradizionali”, che richiama il ruolo centrale dei saperi locali e indigeni nella tutela di questi ecosistemi. La protezione e il ripristino delle zone umide non dipendono infatti esclusivamente da soluzioni tecniche e scientifiche, ma anche da pratiche di gestione consolidate nel tempo, basate sull’osservazione dei cicli naturali e su un rapporto equilibrato con l’acqua e il territorio. In questo quadro, la Convenzione di Ramsar sottolinea come la salvaguardia delle zone umide sia strettamente connessa agli obiettivi climatici globali: ecosistemi come mangrovie e paludi salmastre svolgono un ruolo chiave nel sequestro del carbonio, nella protezione delle coste da tempeste ed erosione e nella regolazione del clima locale, dimostrando come conoscenze tradizionali e strategie di conservazione moderna possano convergere in approcci efficaci e resilienti. La convenzione di Ramsar Quest’anno è la ricorrenza del 55esimo anniversario della Convenzione di Ramsar, firmata il 2 febbraio 1971, cioè il primo atto che contempla un impegno mondiale per proteggere questi ecosistemi; ad oggi è stata sottoscritta da 172 Paesi e riconosce 2.400 siti Ramsar in tutto il mondo, che coprono una superficie di oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati. Dal 2021 la Giornata mondiale delle Zone Umide è stata ufficialmente riconosciuta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Nel 2015, nell’ambito dell’obiettivo 6 dello Sviluppo Sostenibile, tutti i paesi si sono impegnati a proteggerle e ripristinarle entro il 2030. La definizione in modo chiaro delle zone umide è uno dei meriti della Convenzione di Ramsar: aree terrestri sature o inondate d’acqua in modo permanente o stagionale; quelle interne includono paludi, stagni, laghi e pianure alluvionali; quelle costiere, paludi di acqua salata, estuari, mangrovie, lagune e persino barriere coralline. Stagni, risaie e saline sono zone umide create dall’uomo. E l’acqua è naturalmente un elemento centrale, considerando che da questi ecosistemi deriva il 70% di tutta l’acqua dolce utilizzata per l’irrigazione. Le zone nel mondo Rifugio per oltre 100 mila specie d’acqua dolce conosciute, le zone umide sono i più efficaci serbatoi di carbonio del Pianeta; le sole torbiere, che coprono il 3% della superficie terrestre, assorbono il 30% del carbonio organico dei suoli, il doppio delle foreste. Le zone umide occupano infatti più di 12,1 milioni di chilometri quadrati, un’area più grande del Messico, hanno un ruolo significativo nel contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici: barriere naturali contro gli eventi estremi di origine marina, come le praterie di posidonia; capaci di immagazzinare le piogge in eccesso e mitigare gli impatti delle inondazioni, come le pianure alluvionali; o ancora, in grado di preservare endemismi e peculiarità dei paesaggi montani, come le sorgenti e i laghi d’alta quota; svolgono anche un’azione di depurazione delle acque e ospitano migliaia di specie. Senza di loro, gli obiettivi dell’agenda globale sullo sviluppo sostenibile non saranno mai raggiunti. Le zone umide infatti regolano anche gli effetti che influenzano il clima e i regimi idrologici, riducendo in tal modo l’inquinamento e i rischi di catastrofi naturali. Per esempio, le mangrovie costiere aiutano a prevenire l’erosione del suolo e offrono protezione dagli tsunami e dai cicloni. Le torbiere invece sono importanti pozzi di assorbimento della CO2 e possono sequestrare milioni di tonnellate di carbonio ogni anno. Abbiamo bisogno di un’azione collettiva urgente per invertire le tendenze sulla perdita e il degrado delle zone umide e allo stesso tempo assicurare sia il loro futuro che la nostra stessa sopravvivenza. In Italia L’Italia annovera 61 zone Ramsar, (che diventano 66 includendo quelli in fase di riconoscimento) distribuite in 15 regioni, per un totale di 78.385 ettari. Il 2026 è un anno importante perché si celebra il 50° anniversario della ratifica del nostro Paese della Convenzione di Ramsar. Va detto che questi siti rappresentano solo una parte del patrimonio nazionale, poiché – come ricorda il WWF – molte zone umide di piccole e medie dimensioni, pur svolgendo un ruolo ecologico fondamentale, non rientrano nell’elenco Ramsar. Si va dai 12 ettari dello Stagno Pantano Leone in Sicilia fino agli 11.135 ettari dell’area Massaciuccoli – Migliarino – San Rossore in Toscana. Le Regioni in cui le aree Ramsar sono più numerose ed estese sono l’Emilia-Romagna con 10 aree, (23.112 ettari), la Toscana con 11 aree (20.756 ettari) e la Sardegna con 8 aree per una superficie di 12.572 ettari. Secondo i dati più recenti di ISPRA, le regioni con il maggior numero di aree Ramsar sono l’Emilia-Romagna, con 10 aree per un totale di 23.112 ettari, la Toscana: 11 aree che coprono 19.306 ettari e la Sardegna: 9 aree estese su 13.308 ettari. È importante notare che alcune regioni italiane non dispongono ancora di siti Ramsar riconosciuti. Il WWF proprio in questi giorni ha lanciato un forte allarme sullo stato di conservazione di questi ecosistemi in Italia. A cinquant’anni dalla ratifica della Convenzione di Ramsar, circa il 40% delle zone umide italiane risulta a rischio, mentre il 75% di quelle storicamente presenti è già andato perduto. Il quadro è reso ancora più critico dal declino della biodiversità: quasi il 40% degli habitat di acqua dolce e salmastra è in uno stato di conservazione inadeguato e oltre la metà delle specie terrestri e delle acque interne tutelate dalla Direttiva Habitat è in condizioni sfavorevoli. Particolarmente preoccupante è la situazione di anfibi, pesci d’acqua dolce e avifauna legata agli ambienti umidi. A queste criticità si sommano inquinamento diffuso, alterazione dei regimi idrici, specie aliene invasive e minacce evitabili come l’avvelenamento da piombo, che ha portato anche all’apertura di una procedura di infrazione europea nei confronti dell’Italia. In questo contesto, il WWF individua nella Nature Restoration Law europea una svolta decisiva. Per la prima volta, l’Unione Europea introduce obiettivi giuridicamente vincolanti di ripristino ecologico, che includono esplicitamente zone umide, fiumi, torbiere ed ecosistemi d’acqua dolce, con traguardi al 2030, 2040 e 2050. Va detto che non mancano le buone pratiche e interventi di ripristino. Ispra ha coordinato il progetto europeo Life Lagoon Refresh, avviato nel 2017 e che si è concluso nel luglio 2022, che ha ricreato nella laguna di Venezia zone a bassa salinità aiutando, grazie e l’immissione di acqua dolce dal Sile, la ri-colonizzazione di circa 20 ettari di canneto e il ripopolamento di numerose specie ittiche e di uccelli. Oggi, grazie agli interventi attuati, i livelli di salinità sono scesi a valori inferiori a 15 in un’area di 25 ha, e fauna e vegetazione si stanno trasformando, con il ritorno di specie tipiche di questo habitat. Un progetto molto importante è quello di rinaturazione del Po, proposto da WWF e ANEPLA per il recupero di molte zone umide perifluviali, che prevede un finanziamento di 357 milioni di euro dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del PNRR per il ripristino di ben 700 ettari di zone umide lungo il fiume, dal Piemonte al Delta e coinvolge diverse regioni. Il Sistema delle Oasi WWF Italia è formato da 100 Oasi, in 78 di queste si trovano stagni, paludi, lagune, che sono state difese da abusi e antropizzazione selvaggia, e 10 sono riconosciute dalla Convenzione di Ramsar. Tali Oasi ospitano il 66% degli habitat prioritari della direttiva 43/92/CEE per la bioregione “alpina”, il 57% per quella “continentale” e il 65% per quella “mediterranea”. Il WWF il 2 febbraio propone una serie di eventi speciali. In occasione del World Wetlands Day, Legambiente organizza in collaborazione con le comunità locali diversi incontri, convegni ed escursioni che permetteranno di conoscere la bellezza e unicità di questi luoghi. La crisi degli ecosistemi Questi ecosistemi sono esposti a elevati rischi, le zone umide infatti subiscono più di altri ambienti l’effetto serra, stanno scomparendo tre volte più velocemente delle foreste e sono l’ecosistema più minacciato del pianeta. Soltanto nell’ultimo secolo, la Terra ha dovuto dire addio al 64% delle sue zone umide. In Europa tale percentuale sale al 90%: secondo la Commissione europea, fra il 1950 e il 1985 si sono registrate le perdite maggiori in Francia (67%), Italia (66%), Grecia (63%), Germania (57%) e Olanda (55%). Le attività antropiche che hanno maggiormente influenzato questa crisi includono l’agricoltura, l’edilizia, l’inquinamento, la pesca eccessiva e il sovrasfruttamento delle risorse; oltre a specie invasive che turbano l’equilibrio e, naturalmente, il cambiamento climatico. La biodiversità di questi ambienti – ci ricorda il WWF – si sta estinguendo al ritmo del 4% ogni dieci anni contro l’1% per gli ambienti marini e terrestri. Perdita zone umide in Europa. Fonte WWF I dati del SOER Freshwater 2020 parlano di come in Europa soltanto il 40% dei corpi idrici superficiali sia in un buono stato ecologico e che le zone umide sono ampiamente degradate; in declino per estensione e qualità a causa di agricoltura intensiva, abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali, alterazione degli equilibri idrici, inquinamento (dovuto anche all’uso di prodotti fitosanitari), invasione di specie aliene, urbanizzazione e sviluppo d’infrastrutture. E’ fallito a livello globale l’obiettivo dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile che prevedeva la protezione e il restauro degli ecosistemi acquatici entro il 2020. Secondo le liste rosse dell’Iucn oggi nel mondo un terzo delle specie legate agli ecosistemi acquatici risulta minacciato, mentre sono a rischio scomparsa oltre i tre quarti delle paludi e delle torbiere e quasi la metà dei laghi, dei fiumi e delle coste. Inoltre in pericolo c’è anche il mantenimento e il miglioramento dei servizi ecosistemici che ruotano intorno alle zone umide. Secondo Legambiente “al netto delle difficoltà il 2020 ha segnato un momento decisivo per misurare gli impegni dell’Unione europea, a partire dalla Strategia dell’Europa sulla biodiversità per il 2030, e sottolinea l’importanza di mantenere ecosistemi sani e funzionali a garantire l’equilibrio climatico: ogni piano in tal senso deve includere un uso sostenibile e responsabile delle zone umide e degli ecosistemi acquatici”. La Giornata mondiale delle zone umide per Legambiente rappresenta anche uno strumento di mobilitazione per l’obiettivo della campagna “30% di territorio protetto entro il 2030”. Le azioni per salvarle Per la loro salvaguardia nel decennio 2020-2030 serve un insieme di azione politica e ricerca scientifica. Come primo punto è necessario identificare le cause del degrado, ed eliminarle; bisogna poi ripulire le aree degradate e ripristinare la vegetazione e la fauna autoctone, limitando l’accesso al sito e realizzando nuove aree protette. E’ importante secondo Legambiente far crescere le piccole zone umide adottate dai cittadini anche negli ambienti urbani e aumentare il numero di quelle riconosciute dalla Convenzione di Ramsar per raggiungere l’obiettivo del 30% di territorio nazionale protetto; rafforzare la tutela della biodiversità acquatica e migliorare la sinergia tra norme nazionali e Direttive comunitarie (Habitat, Uccelli, Acque e Alluvioni); migliorare l’integrazione e la gestione unitaria delle aree protette, i siti della Rete natura 2000 e le Zone Umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar e realizzare una rete di enti gestori di questi ecosistemi; ripristinare gli ecosistemi degradati e realizzare infrastrutture fluviali sostenibili per contribuire a ripristinare almeno 25mila km di fiumi a scorrimento libero in Europa. Il WWF ha coordinato il progetto LIFE Gestire 2020 terminato nel 2023, che ha portato alla realizzazione di 140 tra stagni, pozze di montagna, abbeveratoi come habitat riproduttivi per anfibi protetti. L’associazione ambientalista inoltre, in collaborazione con l’Università di Parma, sta partecipando a un progetto per ridurre l’inquinamento da nutrienti tra il Mincio e l’Oglio, una delle zone più in crisi della pianura padana. ‘Senza loro non si raggiungono obiettivi Onu’ Per rispettare l’obiettivo di 1,5 °C dell’Accordo di Parigi, è essenziale impedire l’ulteriore conversione e il drenaggio delle torbiere intatte e ripristinare il 50% di quelle perdute entro il 2030. Le torbiere sono ecosistemi cruciali per il sequestro del carbonio e la mitigazione del cambiamento climatico. Musonda Mumba, Segretario generale della Convenzione sulle zone umide, invitando tutti a partecipare alle celebrazioni della Giornata mondiale delle zone umide ha sottolineato che “ci sono pochi anni a disposizione fino al 2030 per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, il tempo è sicuramente essenziale. Il Decennio delle Nazioni Unite per il ripristino degli ecosistemi è una grande opportunità per tutti noi di ripensare e cambiare il modo in cui l’uomo impatta sull’ambiente – e un’occasione per ripristinare ecosistemi vitali come le zone umide. Attraverso l’attivazione di tutti i soggetti interessati, dal pubblico in generale ai principali stakeholder, stiamo mobilitando un’intera generazione per il ripristino delle zone umide“. Le prime azioni che Governi e comunità devono mettere in campo? Mappare in maniera precisa a livello nazionale le zone umide Definire obiettivi specifici per il loro ripristino Promuovere buone pratiche di gestione Influenzare il cambiamento e condividere le buone pratiche di conservazione e ripristino. FAQ sulla Giornata Mondiale delle Zone Umide Perché è importante celebrare la Giornata Mondiale delle Zone Umide? Questa giornata sensibilizza il pubblico sull’importanza di proteggere le zone umide, ecosistemi cruciali per la biodiversità, la gestione delle acque e la lotta contro il cambiamento climatico. Il tema scelto ogni anno aiuta a focalizzare l’attenzione su specifiche problematiche globali legate a questi ambienti. Cosa sono le zone umide? Le zone umide sono terre in cui l’acqua è presente per gran parte dell’anno, creando habitat vitali per molte specie di flora e fauna. Esse includono paludi, acquitrini, torbiere, e zone costiere come mangrovie e paludi salmastre. Quali sono le minacce principali per le zone umide? Le principali minacce includono l’urbanizzazione, l’agricoltura intensiva, l’inquinamento e il cambiamento climatico, che portano alla perdita di habitat e alla degradazione di questi ecosistemi vitali. Cosa può fare una persona per contribuire alla protezione delle zone umide? È possibile contribuire educando se stessi e gli altri sull’importanza delle zone umide, supportando politiche di conservazione, e partecipando a iniziative locali di protezione ambientale. Articolo aggiornato Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
11/06/2026 Bonus maltempo 2026: come funziona l’indennità fino a 3.000 euro, requisiti e domanda INPS A cura di: Adele di Carlo Dal sostegno al reddito alle misure straordinarie per i territori colpiti dalle alluvioni: come avere il ...
09/06/2026 El Niño 2026: il WMO lancia l'allerta. Nei prossimi mesi temperature record e clima estremo A cura di: Erika Bonelli Il WMO lancia l'allerta El Niño 2026: probabilità 80-90% per l'estate. Impatti su energie rinnovabili, consumi ...
08/06/2026 Giornata Mondiale degli Oceani 2026: aree marine protette, pesca sostenibile e il Trattato sull'Alto Mare A cura di: Stefania Manfrin L'8 giugno 2026 si celebra la Giornata Mondiale degli Oceani. Pesca sostenibile, Trattato BBNJ, OceanEye: lo ...
05/06/2026 Giornata Mondiale dell'Ambiente 2026: #NowForClimate A cura di: Raffaella Capritti La Giornata Mondiale dell'Ambiente 2026, organizzata ogni anno delle Nazioni Unite il 5 giugno, si concentra ...
03/06/2026 POLICAP, il laboratorio mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO₂ A cura di: Stefania Manfrin Inaugurato a Piacenza POLICAP, l'impianto pilota mobile del Politecnico di Milano per la cattura della CO2. ...
29/05/2026 Clima 2026-2030: il rapporto WMO prevede record di temperatura e anomalie artiche senza precedenti A cura di: Raffaella Capritti Il Global Annual to Decadal Climate Update WMO 2026-2035 prevede temperature record nei prossimi cinque anni, ...
28/05/2026 Nature-Based Solutions per il Parco Monte Stella: Milano reinventa uno spazio storico A cura di: Stefania Manfrin Riqualificazione basata su Nature-Based Solutions per il Monte Stella a Milano: gestione acque, biodiversità e adattamento ...
25/05/2026 Transizione energetica, la roadmap IRENA 2026 per uscire dai combustibili fossili: elettrificazione e rinnovabili A cura di: Stefania Manfrin IRENA 2026: elettrificazione, rinnovabili e reti al centro della roadmap 1,5°C. Obiettivi, dati e investimenti per ...
22/05/2026 L'ONU adotta la risoluzione sul clima: la tutela ambientale diventa obbligo giuridico internazionale A cura di: Stefania Manfrin L'Assemblea Generale ONU approva il 20 maggio 2026 la risoluzione sul clima: recepisce il parere ICJ ...
21/05/2026 Elettrificazione dei consumi domestici per proteggere le famiglie europee dagli shock energetici A cura di: Erika Bonelli Elettrificazione dei consumi: pompe di calore e veicoli elettrici potrebbero far risparmiare alle famiglie italiane circa ...