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A cura di: Giorgio Pirani Troppo spesso in Italia si trascura il problema delle autorizzazioni nel contesto delle fonti rinnovabili e della transizione energetica. È un’illusione credere che questo problema non influenzi il settore delle rinnovabili, specialmente considerando che le procedure lunghe e complesse spesso trovano un ostacolo significativo nella tutela ambientale e del paesaggio. Come attesta lo studio “Lo sviluppo delle rinnovabili e il paesaggio italiano”, condotto da Althesys in collaborazione con European Climate Foundation. I suoi principali contenuti sono stati presentati di recente durante la KEY Expo 2024 a Rimini. Quanti progetti nell’ultimo triennio La ricerca ha confrontato i progetti rinnovabili presentati nel periodo 2021-2023 con quelli effettivamente realizzati sul territorio. Risulta che le richieste di autorizzazione raccolte in soli tre anni, limitate agli impianti utility scale (quelli di grandi dimensioni), avrebbero potuto soddisfare gli obiettivi stabiliti dal PNIEC entro la fine del decennio (80 GW di potenza complessiva installata). Il condizionale è però d’obbligo, in quanto lo studio di Althesys mostra che le autorizzazioni rilasciate sono state quasi dieci volte inferiori alle richieste. Infatti, per varie ragioni, i progetti in valutazione non riescono a essere processati nei tempi previsti e le nuove installazioni in questi tre anni si sono quindi fermate a soli 10 GW. “La pianificazione del territorio – ha dichiarato Alessandro Marangoni, il ceo di Althesys che ha guidato il team di ricerca – deve contemperare produzione energetica e tutela ambientale e del paesaggio, permettendo allo stesso tempo alle amministrazioni di rilasciare le autorizzazioni in modo agile e funzionale ai target fissati per il 2030”. Lo stesso Marangoni ha sottolineato come “le comunità sono chiamate a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo delle energie pulite, partecipando ai processi decisionali e godendo dei benefici ambientali, sanitari ed economici creati dagli impianti che ospitano”. E sempre più progetti sono in attesa Dai risultati dello studio emerge non solo che i progetti autorizzati sono una minoranza esigua, ma anche che il numero di progetti in attesa di approvazione è in costante aumento. Nel 2021 c’erano 17 progetti di dimensioni superiori a 5 MW al mese, mentre nel 2022 questa cifra è salita a 42 progetti di dimensioni superiori a 10 MW al mese e nel 2023 è arrivata a 57 progetti di dimensioni superiori a 10 MW al mese. Complessivamente, le richieste annuali sono aumentate da poco più di 200 progetti totali nel 2021 a 500 nel 2022, per poi quasi raggiungere quota 700 nel 2023. Un aspetto cruciale, anche in termini di “accettazione sociale”, riguarda la dimensione media dei nuovi progetti nel settore fotovoltaico, che è aumentata nel corso degli anni: da 30 a oltre 40 MW per progetto. Di conseguenza, nel 2023, un terzo dei nuovi impianti rinnovabili rientra nella categoria utility scale. Occupazione del suolo minima Lo studio analizza uno degli argomenti più comunemente avanzati da coloro che sono contrari alle fonti rinnovabili: l’occupazione del suolo da parte degli impianti green. Tuttavia, secondo la ricerca di Althesys, questo argomento si rivela semplicemente infondato. “Spesso si sente dire che vi è un’eccessiva occupazione di suolo,” si legge nello studio, “ma alla fine del terzo trimestre del 2023 risultava pari a qualcosa più di 16.000 ettari (fonte GSE). Questo significa che la superficie agricola utilizzabile (SAU) occupata dagli impianti rinnovabili equivaleva appena allo 0,13% del totale.” Il peso nelle regioni Inoltre, analizzando la stessa superficie suddivisa per regioni, emerge che l’area occupata dalle fonti rinnovabili più estesa è quella della Puglia, con quasi 4.352 ettari, corrispondenti però solo allo 0,34% del territorio agricolo regionale utilizzabile. Al secondo posto si trova la Sicilia (1615 ettari, lo 0,12%), seguita dal Lazio (1585 ettari, lo 0,23%). Questa bassa incidenza percentuale non solleva preoccupazioni riguardo alla previsione di un maggiore utilizzo di impianti rinnovabili a terra nel quadro dello scenario di completa decarbonizzazione entro il 2035. Tale previsione è considerata necessaria sia per ragioni economiche che per la limitata disponibilità di superfici alternative. In particolare, nei prossimi 4-5 anni è previsto un aumento significativo degli impianti a terra, invertendo l’attuale quota del 40% di impianti terrestri (su incolti, terreni ex industriali e urbani abbandonati) rispetto al 60% di impianti non terrestri (su tetti residenziali, parcheggi, ecc.). Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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