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Indice degli argomenti Toggle Dallo sviluppo delle rinnovabili in Italia all’attenzione sui costi energeticiAttilio Piattelli, siamo pronti per la transizione energetica?I nodi da risolvere per riuscire intanto a centrare gli obiettivi del PNIEC?Rilancio del nucleare e principio della neutralità tecnologicaCome si deve agire per una maggiore indipendenza del gasNel 2025 su cosa sarà impegnato il Coordinamento FREE? Promuovere lo sviluppo delle rinnovabili in Italia è un’impresa necessaria, ma complicata. L’ultimo report di Legambiente “Scacco matto alle Rinnovabili” ha ipotizzato che il nostro Paese rischia di raggiungere l’obiettivo PNIEC di 80 GW nel 2038, in ritardo di 8 anni sui tempi previsti. Lavorare sulla transizione energetica è lo scopo per cui è nato il Coordinamento FREE (acronimo di Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica), finalizzato a intende promuovere lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica “nel quadro di un modello sociale ed economico ambientalmente sostenibile”. Nato nel 2012, oggi raccoglie più di venti associazioni, oltre ad altri enti e associazioni aderenti (senza ruoli decisionali). Per questo è la più grande associazione del settore presente in Italia. Malgrado la recente dipartita di Elettricità Futura e di ANEV, resta una voce autorevole per portare avanti, in modo coordinato e coeso, le ragioni della transizione energetica. Le azioni intraprese: dallo sviluppo delle rinnovabili in Italia all’attenzione sui costi energetici Proprio in queste settimane ha presentato alla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto Legge 28/02/2025 n. 19, relativo alle misure urgenti in favore delle famiglie e delle imprese di agevolazione tariffaria per la fornitura di elettricità e gas – una serie di osservazioni e proposte di miglioramento. L’intento è garantire maggiore tutela ai consumatori, favorire la competitività del sistema produttivo, rafforzare la sicurezza energetica, aumentare la trasparenza nel mercato energetico e favorire lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Per questo sottolinea l’importanza di aumentare la quota di energia rinnovabile in Italia oltre il 60%. Inoltre ha richiesto di rendere strutturali le detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica fino al 2030 con aliquote in grado di consentire un equilibrio dei conti pubblici. Il contesto geopolitico, non facile, unito alle diverse misure che non stanno favorendo l’evoluzione delle FER (dal Testo Unico alle Aree Idonee), alla promozione del nucleare, pare complicare ulteriormente la diffusione di fotovoltaico, eolico & C. Per questo, incontrando a KEY il presidente del Coordinamento FREE, Attilio Piattelli, abbiamo voluto comprendere con lui a che punto siamo del percorso. Attilio Piattelli, siamo pronti per la transizione energetica? «Ormai i trend internazionali dimostrano che, dal punto di vista tecnologico, le fonti rinnovabili, soprattutto eolico e fotovoltaico, hanno raggiunto un livello di competitività tale e di affidabilità tecnologica che ci possono permettere di fare la transizione, in abbinamento con gli accumuli. Avevamo ancora un problema sul costo delle soluzioni di energy storage che, invece, negli ultimi anni è sceso drasticamente. Quindi, la combinazione tra eolico, fotovoltaico e accumuli può fornire una spinta rilevante alla produzione di energia elettrica da FER e passare a un percorso di elettrificazione dei diversi consumi per rendere possibile il passaggio alle rinnovabili». Cosa manca ancora? «Occorre lavorare molto sugli accumuli di lunga durata, bisogna far sì che l‘idrogeno verde possa diventare più economico, idem si deve lavorare sui combustibili sintetici che possono rappresentare un’alternativa per la mobilità pesante. Però ci siamo quasi: sono presenti tutte le condizioni». Sullo sviluppo delle rinnovabili in Italia, quali sono i nodi da risolvere per riuscire intanto a centrare gli obiettivi del PNIEC? «Il mercato è molto reattivo, si espande velocemente, lo si è notato con le richieste di connessione per i nuovi impianti da fonti rinnovabili che in pochi anni hanno quasi raggiunto 350 GW. Questo, da un lato, testimonia un certo dinamismo, dall’altro può far insorgere dei problemi, sotto forma di congestioni, nella fiducia che gli operatori hanno del mercato e del contesto nel quale ci si muove. Dal punto di vista normativo bisognerebbe sicuramente fare di più, nel senso che gli obiettivi sono condivisibili e definiti a livello europeo, come pure a livello nazionale e istituzionale, quindi c’è accordo pieno. Ultimamente, però, sono state prese delle decisioni che paiono andare un po’ in controtendenza. Penso, per esempio, al DL Agricoltura, al Decreto “Aree Idonee” che lanciano dei segnali contrastanti, dando la sensazione che si voglia un po’ frenare. Tutto questo andrebbe risolto con maggior decisione, anche intervenendo su problematiche emergenti, soprattutto sul Decreto “Aree Idonee”. Quest’ultimo ha delegato troppo alle regioni col risultato di avere regolamentazioni completamente diverse le une dalle altre. Inoltre, occorre essere più rapidi e reattivi a livello istituzionale nel correggere delle evidenti storture che creano problemi, come il già citato problema della congestione delle reti». Sul nucleare e sul rinnovato stimolo politico nell’accelerarne il rilancio, viene spesso citato il rispetto del principio della neutralità tecnologica. Ma è davvero una narrativa corretta? «Spesso si utilizza il concetto di neutralità tecnologica per far passare che tutto è possibile. In realtà ogni scelta ha delle ricadute di varia natura e quindi le si deve mettere sul tavolo tutte per poter poi parlare realmente di neutralità tecnologica. Ogni volta che si fa una scelta, è necessario analizzare ogni aspetto. Penso, a questo proposito, al nucleare: se si deve puntare alla decarbonizzazione, il nucleare può essere una soluzione. Tuttavia, occorre considerare diversi aspetti riguardanti problematiche di sicurezza che bisogna considerare, altrimenti ci si concentra su un solo aspetto senza considerarne altri altrettanto rilevanti. All’interno del Coordinamento FREE, ci sono posizioni – sotto forma di associazioni – totalmente contrarie al nucleare (come Legambiente). Noi la vogliamo intendere da un punto di vista scientifico, analizzando tutti gli elementi. Tuttavia, oggi quello che manca, se possiamo fare una critica a ciò che ci è stato presentato dal punto di vista governativo, è proprio la scientificità di ciò che ci è stato proposto. È stata illustrata una soluzione nucleare semplicemente sotto forma di una riduzione di costi complessivi rispetto a uno scenario 100% rinnovabile, che si dice essere fattibile. Il PNIEC non mette in discussione la fattibilità di questo scenario, ma ne fa soltanto una questione di costi. Da parte nostra, vorremmo vedere gli studi e comprendere effettivamente come siano stati valutati i costi. Questo non ci è ancora stato permesso». Cosa chiedete, quindi? «A distanza ormai di 7-8 mesi da quando è stato presentato il PNIEC vorremmo che fossero resi pubblici le analisi di fattibilità anche perché si tratta di una scelta di carattere politico e in termini di strategia energetica rilevante per l’Italia. Quindi, queste scelte, a mio parere, vanno fatte in maniera ponderata sulla base di valutazioni accurate, confermate – ripeto – da studi. Tutti questi aspetti oggi non li abbiamo. Successivamente, subentrano altri aspetti: sicurezza, maturità tecnologica rispetto a quanto si va a proporre. Penso, per esempio, agli small modular reactor. Ci sono circa un’ottantina di progetti (AIEA ne conta più di 80 in fase di sviluppo – nda), ma poi effettivamente non sono mai stati realizzati, almeno in Occidente. Ce ne sono soltanto due, in Russia e in Cina di cui, però, si hanno poche informazioni. Quindi, complessivamente, ci troviamo di fronte a uno scenario presentato come un’opportunità di decarbonizzazione e per accelerare la transizione energetica, ma che ha dei numeri lato economico non dimostrati. Inoltre non si sono affrontati gli aspetti di sicurezza e non si fanno i conti con una tecnologia che in questo momento il mercato non è in grado di proporre». Cosa occorrerebbe fare, allora? «Forse sarebbe meglio dire: “facciamo ricerca e decidiamo sul nucleare quando avremo delle certezze”». A proposito di gas, di cui l’Italia è uno dei Paesi a più forte tasso di dipendenza (oltre il 70%), come si deve agire per una maggiore indipendenza? «È indubbio che se dicessimo domani di togliere il gas, non possiamo farlo. Non sarà possibile toglierlo fino a quando il livello di accumuli non sarà tale da permetterci di sopperire a quello che oggi è la funzione del gas, che è in grado di fornire una sicurezza al sistema elettrico, intervenendo quando necessario, specie contando su fonti rinnovabili non programmabili, come fotovoltaico ed eolico. Tuttavia, questo inconvenienti si risolvono nel momento in cui si inseriscono gli accumuli. Ci sono già delle esperienze rilevanti a livello internazionale che stanno fornendo dei risultati molto interessanti e incoraggianti. Penso, per esempio, alla California, che grazie allo storage ha permesso di spostare buona parte della produzione fotovoltaica nelle ore serali. In Italia, ciò che possiamo fare è ridurre progressivamente il contributo del gas fino ad annullarlo completamente. È un percorso attuabile in funzione di quanto veloci saremo con lo sviluppo delle rinnovabili in Italia e con i sistemi di accumulo». Nel 2025 su cosa sarà impegnato il Coordinamento FREE? «Stiamo cercando di lavorare in tutte le direzioni che permettono di promuovere la transizione energetica e questo lo possiamo fare con la collaborazione di tutte le associazioni socie e aderenti. A tale proposito, vorrei richiamare il Green Energy Day, evento giunto alla seconda edizione (si terrà il prossimo 12 aprile), una giornata della Transizione Energetica dove si prevede che scuole, famiglie e, più in generale, tutti coloro che fossero interessati, potranno visitare un impianto FER o un’azienda che abbia già intrapreso un percorso di efficientamento energetico e di decarbonizzazione. È un’opportunità che vogliamo portare avanti con ancora maggiore forza. Stiamo lavorando, e continuiamo a farlo, sull’informazione verso i giornalisti, con la convinzione che la comunicazione (corretta) sia fondamentale. Vorrei ricordare che il nostro compito è svolgere studi. Stiamo lavorando per presentare, nel 2026, un libro bianco della Transizione energetica, che intende mettere a fattor comune le competenze e i dati a disposizione di tutte le associazioni per presentare una panoramica a livello internazionale, europea e nazionale, con un focus molto approfondito sull’Italia, che possa permetterci, di anno in anno, di verificare l’evoluzione in atto, in maniera semplice, contando su un documento esaustivo». Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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