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A cura di: Pierpaolo Molinengo Indice degli argomenti Toggle Bonus auto elettriche, al via la piattaforma SogeiQuali limiti di reddito vanno rispettatiCome deve essere inviata la richiestaGli aiuti serviranno davvero a passare all’elettrico?E-mobility: Italia ancora indietro rispetto all’Europa Prende ufficialmente il via, a partire dalla metà del mese di ottobre, il bonus auto elettriche: verrà attivata, infatti, la piattaforma attraverso la quale inviare la richiesta. Il decreto attuativo che formalizza l’avvio dell’incentivo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 8 settembre. Le risorse necessarie per finanziare l’agevolazione arrivano dal Pnrr: l’obiettivo è quello di incentivare le persone fisiche e le microimprese a cambiare auto. Per poter ottenere il contributo, che verrà erogato sotto forma di sconto in fattura, è necessario risiedere – o avere la sede sociale – in determinate aree urbane. Il bonus auto elettriche è strettamente legato alla rottamazione di un veicolo endotermico vetusto. L’ammontare dell’agevolazione varia a seconda del reddito del richiedente e della categoria del veicolo che si ha intenzione di acquistare: lo sconto può arrivare fino a 11.000 euro per i privati. Bonus auto elettriche, al via la piattaforma Sogei La piattaforma Internet attraverso la quale richiedere il bonus auto elettriche sarà disponibile a partire dal prossimo 15 ottobre 2025: gestita da Sogei, la procedura sarà interamente online, e permetterà fin da subito a privati e microimprese di chiedere il contributo. Per far in modo che tutto possa funzionare alla perfezione, i concessionari si sono potuti accreditare tra il 18 ed il 23 settembre: all’interno del database, quindi, sono stati già inseriti i punti vendita e i veicoli ammessi all’agevolazione nel pieno rispetto delle disposizioni e delle direttive emanate dal Ministero dell’Ambiente e delle Sicurezza Energetica. Hanno la possibilità di accedere al bonus auto elettriche i soggetti in possesso dei seguenti requisiti: le persone fisiche devono avere la residenza in un’area urbana funzionale: sono, per intenderci, le città con più di 50.000 abitanti e le aree adiacenti di pendolarismo; anche le microimprese devono avere la sede legale nelle aree urbane funzionali. Per poter accedere al contributo, in entrambi i casi, è necessario rottamare un veicolo endotermico – a benzina o diesel – fino ad Euro 5. L’intento di fondo è sostenere la transizione verso la mobilità elettrica e accelerare la sostituzione dei mezzi più inquinanti, andandoli a rimpiazzare con dei mezzi a zero emissioni. Quali limiti di reddito vanno rispettati L’importo del bonus veicoli elettrici varia a seconda del reddito di chi lo richiede: in questo contesto un documento importante è l’Isee. Le persone fisiche, nel momento in cui acquistano un veicolo elettrico di categoria M1, hanno la possibilità di ottenere uno sconto sul prezzo finale d’acquisto (il quale non potrà essere in alcun caso superiore a 42.700 euro iva inclusa): che può arrivare fino a 11.000 euro nel caso in cui il richiedente abbia un Isee inferiore a 30.000 euro; che si limiterà a 9.000 euro qualora l’Isee fosse compreso tra 30.000 e 40.000 euro. L’incentivo è previsto anche per le microimprese, che potrà essere utilizzato per acquistare dei veicoli elettrici commerciali che rientrano nelle categorie N1 e N2. Lo sconto, per questi beneficiari, potrà essere pari al 30% del prezzo, fino ad un tetto massimo di 20.000 euro. Come deve essere inviata la richiesta La richiesta del contributo, che verrà erogato sotto forma di sconto in fattura, deve essere effettuata in prima persona dall’interessato. Non è il concessionario a presentare la domanda, ma l’acquirente. Per farlo è necessario utilizzare la piattaforma Sogei, che agisce per nome e conto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Per riuscire a completare la procedura, i richiedenti predisporre un’autocertificazione nella quale venga attestato: la loro residenza in un’area urbana funzionale (per le persone fisiche); la targa del veicolo che si ha intenzione di rottamare, che deve essere intestato da almeno 6 mesi; l’eventuale volontà di trasferire il bonus ad un altro componente del nucleo familiare; le microimprese, inoltre, devono attestare la propria regolarità fiscale e contributiva. Il fatto che le richieste vengano gestire centralmente dalla piattaforma Sogei assicura che il controllo venga effettuato in modo uniforme e che le pratiche siano istruite in modo rapido. Gli aiuti serviranno davvero a passare all’elettrico? Quanto gli incentivi potranno servire effettivamente a far passare gli automobilisti all’elettrico? Secondo una recente analisi effettuata dal Centro Studi di AutoScout24, il 38% di quanti hanno intenzione di cambiare auto vorrebbero passare ad un modello elettrico, con il 69% di questi soggetti che ha intenzione di utilizzare gli incentivi. La fotografia mette in evidenza come il bonus auto elettriche sia importante per far crescere il settore e per il rinnovo del parco circolante. Le auto destinate alla rottamazione mediamente hanno un’età di 14 anni. Senza le agevolazioni sei automobilisti su dieci hanno ammesso di non voler acquistare un’auto elettrica. “Il nostro ultimo studio mostra come il mercato delle auto nuove, e in particolare quello dell’elettrico, sia ancora fortemente condizionato da fattori esterni – spiega Sergio Lanfranchi, Centro Studi di AutoScout24 -. Oggi quattro italiani su dieci sceglierebbero un’auto elettrica soprattutto grazie agli incentivi statali: la leva principale resta quindi la convenienza economica, più che la reale sensibilità ambientale. Questo significa che, in assenza di interventi strutturali capaci di rendere questa alimentazione davvero competitiva, al termine dei bonus è molto probabile che le vendite tornino ai livelli precedenti. Per consolidare il mercato, è fondamentale che le vetture elettriche rispondano alle esigenze di mobilità degli italiani: servono prezzi più accessibili, con l’usato che potrà avere un ruolo importante, e soprattutto una rete capillare di infrastrutture di ricarica e servizi dedicati. Solo così la mobilità elettrica potrà diventare una scelta stabile e diffusa.” E-mobility: Italia ancora indietro rispetto all’Europa Gli incentivi appena attivati si inseriscono in un contesto in cui l’Italia sconta ancora un significativo ritardo rispetto alla media europea nella diffusione dell’e-mobility. Secondo l’ultimo eReadiness Study 2025 di PwC Strategy&, condotta su circa 18.000 interviste CAWI in 28 Paesi, nel primo semestre dell’anno le immatricolazioni di veicoli elettrici (BEV e PHEV) hanno rappresentato appena il 10,5% del totale, a fronte del 24% registrato nell’UE-27, con picchi che superano il 60% nei Paesi del Nord Europa. Nonostante il 90% dei proprietari italiani di auto elettriche si dichiari soddisfatto dell’esperienza di guida, restano criticità legate all’autonomia delle batterie, ai tempi di ricarica e al costo dei veicoli, fattori che pesano soprattutto nelle fasce di mercato più popolari, come le utilitarie e le compatte. I numeri comunque ci dicono che siamo indietro: nel primo semestre 2025 le immatricolazioni di auto elettriche in Italia e nell’UE-27 risultano inferiori del 47% rispetto alle previsioni 2021, segnalando un forte ritardo sugli obiettivi europei: con questo ritmo, il taglio del 55% delle emissioni di CO₂ verrebbe raggiunto solo nel 2032 e la neutralità climatica non prima del 2040, ben oltre la scadenza fissata al 2035. Sul fronte infrastrutturale, l’Italia ha aumentato i punti di ricarica ultra-fast, ma questi rappresentano solo il 7% del totale, contro il 17% della Germania e l’11% di Francia e Regno Unito. Anche la penetrazione della ricarica pubblica resta limitata, con appena 1,4 punti ogni 1.000 vetture. In questo quadro, strumenti come il bonus nazionale possono rappresentare una spinta fondamentale, ma sarà necessario un impegno congiunto di istituzioni, costruttori e utilities per trasformare la domanda potenziale in vendite effettive e colmare il gap con il resto d’Europa. 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